
17/01/2012 – È definito il pianeta rosso, per le abbondanti quantità di ossido di ferro da cui è ricoperto. Marte è fra i cinque pianeti del sistema solare visibili a occhio nudo e uno dei più esplorati. Nel corso degli anni, varie scoperte - a partire dal ritrovamento di acqua - hanno dimostrano che in passato su Marte c’erano forme di vita. Il mese scorso la missione Opportunity della NASA ne ha fornito un’ulteriore prova: tracce di una forma idrata del solfato di calcio, probabilmente gesso, ritrovate su una porzione del bordo di uno dei suoi crateri, rivelerebbero la presenza di acqua liquida in passato.
Le caratteristiche e leesplorazioni precedenti
Deve il nome all’omonima divinità della mitologia romana e si distingue per il suo colore arancione-rossastro.Dopo Mercurio, Venere e la Terra è il quarto pianeta per distanza dal Sole e il settimo del sistema solare per dimensioni. Nonostante il suo diametro sia circa la metà di quello terrestre, è proprio al nostro pianeta che Marte appare più simile. Asse di rotazione e durata del giorno, nonché la presenza di vulcani, valli, calotte polari e deserti sabbiosi sono alcuni elementi comuni alla Terra, da cui il pianeta rosso si discosta, però, per la superficie ricca di crateri (dovuta alla scarsissima presenza di agenti erosivi) e il numero maggiore di meteoriti che arrivano al suolo a causa della bassa densità dell’atmosfera, che non è in grado di consumarli.
Sin dall’antichità, Marte è oggetto di analisi, da Aristotele fino a Galileo Galilei, che, nel 1609, è il primo uomo a puntare un telescopio verso il pianeta. La prima mappatura è elaborata nel 1877 dall’astronomo Giovanni Schiaparelli. Gli scritti lasciati dallo scienziato subiscono errori di interpretazione: il termine “canali”, utilizzato per descrivere i solchi della superficie di Marte, è tradotto, invece, come canali artificiali. Il fraintendimento porta a ipotizzare la presenza di acqua e, di conseguenza, di vegetazione e altre forme di vita, incentivando le ricerche.
A partire dagli anni Sessanta del secolo successivo, nell’ambito della “guerra di conquista” dello spazio tra Usa e Urss, sono proprio le due superpotenze a lanciarsi alla scoperta del pianeta rosso: nel 1964 la sonda statunitense Mariner 4 non trova particolari forme di vita; nel 1971 è la volta dell’Unione Sovietica con Mars 2 e Mars 3, che poco tempo dopo perdono, però, i contatti con la Terra. Nel 1996 sempre gli Usa completano la mappatura del pianeta con il Mars Global Surveyor.
Conferme più immediate della presenza di acqua arrivano dal satellite americano Mars Odyssey, voluto dalla NASA, che riscontra grandi quantità di idrogeno, probabilmente contenute in depositi di ghiaccio. Il lancio nel 2003 dei rover Spirit e Opportunity porta, poi, al ritrovamento di tracce d’acqua. Attualmente Spirit non è più attivo.
L’esplorazione di Marte è uno degli obiettivi dell’amministrazione Bush, che nel 2004 promuove una cooperazione tra NASA e Lockheed Martin, azienda statunitense attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa.
La scoperta della NASA
Circa un mese fa, proprio Opportunity permette di fare un’altra importante scoperta: sul bordo del cratere Endeavour è rilevata una venatura della lunghezza di 40/50 centimetri e della larghezza di un dito, ribattezzata dai geologi “Homestake”, contenente una forma idrata del solfato di calcio, verosimilmente gesso. La forma ben definita è stata interpretata come una dimostrazione della fuoriuscita di acqua liquida dalla roccia, che ha fatto sì che il gesso si depositasse.
Non è la prima volta che su Marte si trovano depositi di acqua: in precedenza erano, però, sempre mescolati ad altri materiali, accumulati attraverso il deposito di polveri e sabbie trasportati dal vento. Opportunity ha fatto, invece,rilevare un solco ben definito, in cui è facilmente riconoscibile il solfato di calcio.
L’esplorazione non finisce qui: il 26 novembre 2011 la NASA lancia il Mars Science Laboratory, denominato Curiosity, che atterrerà su Marte, per la precisione sul cratere Gale, il prossimo agosto. La durata prevista per la missione è di circa due anni. L’intento è spostarsi in un’altra area del pianeta per verificare la presenza di acqua o di altri elementi fondamentali per lo sviluppo di forme di vita.
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