
04/05/2011 – Il primo maggio 2011, a poco più di sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile 2005, Papa Giovanni Paolo II è stato beatificato.
La cerimonia arriva a conclusione di un iter abbreviato, voluto dall’attuale Pontefice Benedetto XVI: Papa Ratzinger ha avviato la causa per Karol Wojtyla poco dopo la sua morte, anziché attendere i cinque anni previsti dalle norme del diritto canonico. La decisione è legata all’attribuzione a Giovanni Paolo II di un miracolo: la guarigione dal morbo di Parkinson di Suor Marie Simon Pierre Normand. Il riconoscimento del titolo di Beato è il tributo a una figura religiosa di enorme rilevanza per la Chiesa cattolica: Papa Wojtyla ha avuto un ruolo fondamentale sia nella rivitalizzazione dell’unità del mondo cattolico, che nelle vicende politiche del suo tempo.
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Aggiornamento
Lo scorso primo maggio Papa Benedetto XVI ha celebrato in Vaticano la cerimonia che ha riconosciuto al suo predecessore Giovanni Paolo II il titolo di Beato. La scelta del giorno non è casuale: la data coincide con la domenica in Albis, ossia la prima successiva alla Pasqua, giorno in cui Karol Wojtyla ha istituito la festa della Divina Misericordia. Sei anni fa il Pontefice morì proprio in concomitanza di questa ricorrenza.
Per beatificazione si intende la concessione formale, da parte della Chiesa, dell’ascensione al Paradiso di una persona defunta. Affinché ciò avvenga, sono necessari un debito riconoscimento delle sue virtù teologiche e cardinali e un miracolo ottenuto grazie all’intervento del candidato.Nel caso di Giovanni Paolo II, l’evento riconosciuto come miracoloso è la guarigione dal morbo di Parkinson di Suor Marie Simon Pierre Normand, appartenente alla congregazione delle “Piccole suore della maternità”. L’avvenimento è datato 3 giugno 2005, due mesi dopo la morte del Pontefice: la religiosa, gravemente malata dal 2001, guarì inspiegabilmente in seguito alla richiesta dell’intercessione di Wojtyla.
Il processo che ha portato alla beatificazione di Giovanni Paolo II rappresenta un’eccezione rispetto all’iter tradizionalmente adottato: l’avvio della causa di beatificazione ha luogo, di norma, almeno cinque anni dopo la morte della persona in questione. Papa Benedetto XVI, invece, diede inizio alla procedura il 28 giugno del 2005. A motivare la scelta di Joseph Ratzinger fu soprattutto l’aura di santità che accompagnò la figura di Wojtyla anche prima della sua morte e l’eccezionalità religiosa, storica e culturale del suo papato, universalmente riconosciuta da Chiesa e società civile.
Un precedente simile si è avuto dopo la morte, nel 1997, di Madre Teresa di Calcutta.
Allora al soglio pontificio c’era proprio Papa Giovanni Paolo II: anche per la religiosa albanese fu fatta richiesta di canonizzazione, ma Wojtyla decise di avviare la causa di beatificazione, derogando, però, alla regola canonica che stabiliva il termine di cinque anni dalla morte. Madre Teresa è stata, infatti, beatificata il 19 dicembre 2003.
L’iter di beatificazione
Il procedimento di beatificazione è scandito da alcune tappe fondamentali: la prima è la promozione di inchieste relative alla santità, ai miracoli e agli scritti del candidato da parte del Postulatore Generale della causa (in questo caso, monsignor Slawomir Oder), che a sua volta sceglie un Vice-Postulatore. Gli atti dell’indagine canonica sono, poi, inviati alla Congregazione del Culto, che esamina i documenti riguardanti l’introduzione della causa. La causa vera e propria è, in seguito, discussa da una commissione che analizza il possesso delle virtù da parte della persona in questione e ne prova i miracoli. Se la maggioranza dei consultori è favorevole alla beatificazione, il Papa emette un decreto che fissa le modalità della beatificazione.
Per ciò che riguardaGiovanni Paolo II, gli atti relativi al miracolo a beneficio della suora francese, scelto tra oltre 270 segnalazioni, sono stati sottoposti all’esame scientifico della consulta medica del dicastero delle Cause dei Santi il 21 ottobre 2010. La valutazione teologica del caso è stata effettuata il successivo 14 dicembre. I consultori teologi, all’unanimità, hanno riconosciuto “l’unicità, l’antecedenza e la coralità dell’invocazione rivolta a Giovanni Paolo II, la cui intercessione era stata efficace ai fini della prodigiosa guarigione”. L’11 gennaio 2011 il miracolo è stato riconosciuto dai cardinali e dai vescovi della congregazione delle Cause dei Santi, fino ad arrivare a oggi. A Papa Wojtyla erano già stato conferiti i titoli di Servo di Dio il 2 aprile 2007 e di Venerabile il 19 dicembre 2009, due tappe che scandiscono il percorso di beatificazione.
La beatificazione è un gradino intermedio verso la canonizzazione, ossia la sentenza con la quale un Beato è elevato a Santo.
Già a poche ore dalla morte, i fedeli e alcuni alti prelati chiesero di aprire direttamente un processo per la santificazione di Giovanni Paolo II, senza passare per la beatificazione. Prima dell’apertura del Conclave che avrebbe eletto l’attuale Papa, il cardinale slovacco Jozef Tomko si fece promotore di una raccolta di firme tra i porporati per chiedere al futuro Pontefice l’apertura del processo canonico. La richiesta fu presentata dall’allora cardinale vicario di Roma Camillo Ruini a Benedetto XVI, immediatamente dopo la sua elezione.
Joseph Ratzinger prese in considerazione l’ipotesi, ma stabilì di procedere con la beatificazione. Un precedente simile si era verificato già con Papa Giovanni XXIII, anche lui acclamato “santo subito” poco dopo la morte: tuttavia il suo successore Paolo VI optò per il regolare percorso.
All’indomani della beatificazione, si è tornato a parlare di un’accelerazione dei tempi di canonizzazione per Wojtyla. Secondo le regole canoniche, però, affinché un Beato sia riconosciuto Santo è necessaria l’attestazione formale di un secondo miracolo.
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