Giro d’Italia, in corsa per la maglia rosa

GIRO D’ITALIA, IN CORSA PER LA MAGLIA ROSA

16/05/2011 - È dal 1909 che il quotidiano sportivo La Gazzetta dello sport organizza il Giro d’Italia, la più famosa e prestigiosa corsa ciclistica a tappe che si svolge sul suolo italiano. Da oltre un secolo, dunque, appassionati e non hanno imparato che il corridore in testa alla classifica provvisoria indossa una maglia di colore rosa: una scelta in qualche modo promozionale, visto che richiama proprio il colore delle pagine della Gazzetta (conosciuta anche come la rosea).

Il Giro d’Italia ha avuto – e ha ancora – il grande merito di unificare il Paese sotto il profilo sportivo, andando a valorizzare il territorio nazionale nelle sue pieghe più recondite e facendo conoscere, anche all’enorme pubblico televisivo, luoghi e popolazioni che altrimenti difficilmente finirebbero sotto i riflettori dei mezzi di informazione.

Il Giro ha visto inoltre, nel corso di oltre cent’anni di storia, le grandi sfide di campioni come Bartali e Coppi, Merckx e Gimondi, Saronni e Moser, Indurain e Bugno, Pantani contro tutti e tanti altri. Dualismi che hanno fatto discutere, schierare le opposte tifoserie, sempre all’insegna della sportività e del rispetto di questi atleti leggendari.


Aggiornamento

È grande infatti la passione che decine di migliaia di sostenitori manifestano lungo le strade del Giro, al passaggio della carovana composta da automobili d’appoggio, motociclette delle forze dell’ordine, elicotteri che riprendono la corsa dall’alto. E soprattutto al passaggio dei ciclisti, atletici nel loro sforzo intenso e nelle loro magliette variopinte.

Anche il colore delle maglie ha un significato al Giro d’Italia. La più famosa, come detto quella rosa, va al leader provvisorio della corsa. La maglia rosa può cambiare anche di giorno in giorno, a seconda dei distacchi che i vari corridori si infliggono a vicenda.

C’è poi la maglia verde, quella del miglior scalatore, ovvero il ciclista che va più forte in salita e riesce a vincere il maggior numero di Gran Premi della montagna (traguardi speciali intermedi, posti sulle cime più alte di ogni tappa). Di grande importanza vi è anche la maglia ciclamino (dal 2010 diventata maglia rossa) destinata al leader della classifica a punti (miglior piazzamento per ogni singola tappa), e la maglia bianca per il miglior giovane, ritornata dal 2007 e considerata da ciclisti e addetti ai lavori molto significativa.

Oltre a queste maglie, nel corso degli anni sono state messe in palio casacche particolari: la più famosa (oggi non più utilizzata) era la cosiddetta maglia nera, che contrassegnava l'ultimo in classifica. Una sorta di “brutto anatroccolo” che incuteva tenerezza al passaggio tra i tifosi, ma che forse non piaceva molto agli sponsor.

Il record di vittorie è condiviso da tre ciclisti, ognuno con 5 vittorie: gli italiani Alfredo Binda, vincitore tra il 1925 e il 1933, Fausto Coppi, vincitore tra il 1940 e il 1953 e il belga Eddy Merckx, che vinse tra il 1968 e il 1974. Per quel che riguarda le vittorie di tappa, il record appartiene al velocista toscano Mario Cipollini, che nell'edizione del 2003 riuscì a superare il record di 41 vittorie che dagli anni '30 apparteneva ad Alfredo Binda (a quest'ultimo rimangono i record di vittorie di tappa in una stessa edizione, 12 tappe su 15 nel 1927, e di vittorie di tappa consecutive, ben 8 nel 1929).


Il processo alla tappa

Il Giro d’Italia è stato anche la palestra per moltissimi giornalisti sportivi e personaggi televisivi che si affacciavano per la prima volta sugli schermi. La più famosa trasmissione collegata al Giro è stata Il processo alla tappa, un programma televisivo che, nella sua prima edizione, negli anni Sessanta, rivoluzionò il modo di trattare lo sport in tv. È stata infatti una delle trasmissioni della Rai a introdurre una vera e propria rivoluzione tecnologica, grazie all’impiego per la prima volta della moviola (per chiarire eventuali dubbi su un arrivo contrastato) e del radio-telefono (per riproporre, alla fine della tappa, collegamenti effettuati durante la corsa).

Andando in onda dopo la conclusione di ogni tappa, corridori, direttori sportivi, giornalisti si alternavano – da un palco improvvisato nei pressi della linea del traguardo – a commentare la corsa appena terminata. La prima edizione, creata e condotta da Sergio Zavoli (che già aveva proposto questa trasmissione in radio dal 1958) è stata quella legata al Giro d'Italia del 1962, che ebbe subito uno straordinario successo. Oltre a Sergio Zavoli, a commentare di fronte alle telecamere si sono alternati grandi personaggi come Gianni Brera, Enzo Biagi e Indro Montanelli. Così come commentatori famosi come Enrico Ameri (poi passato al calcio) e Adriano Dezan, voce storica delle corse ciclistiche.

Il programma piacque perché, oltre ad analizzare tecnicamente la tappa, raccontava piccole storie di umili gregari, di massaggiatori, meccanici, corridori di secondo piano. Tutti personaggi che a volte, anche per un solo giorno, erano riusciti a uscire dalla mediocrità con un'impresa.

Per approfondire l’argomento ciclismo e Giro d’Italia, leggi le voci enciclopediche qui a fianco e i link alle risorse, nazionali e internazionali, presenti in Rete.

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