Gli ippodromi: da Bisanzio agli impianti “storici” del nostro Paese

GLI IPPODROMI: DA BISANZIO AGLI IMPIANTI “STORICI” DEL NOSTRO PAESE

24/01/2012 – Nati nell’antica Grecia, ridisegnati dai romani e celebrati nei fasti di Costantinopoli, gli ippodromi sono, ancora oggi, molto popolari nel nostro Paese, dove sono attive 43 strutture che ricevono finanziamenti pubblici. Presentano leggere differenze a seconda se destinati al trotto o al galoppo e hanno ampie tribune per ospitare gli spettatori, che possono effettuare scommesse durante la gara.
Numerosi anche gli ippodromi “storici”, da quello delle Capannelle di Roma quello di Livorno.
Attualmente, il settore vive un periodo di difficoltà: il taglio dei fondi statali ha provocato la chiusura dell’impianto di Bologna e c’è il rischio che molti altri ippodromi sospendano a breve le competizioni.

Le caratteristiche degli ippodromi

Nell’antica Grecia erano dei campi destinati alle corse dei cavalli e dei carri; in epoca romana diventano delle vere e proprie strutture, simili a quelle dei circhi. Tra gli ippodromi più famosi dell’antichità, c’è quello di Bisanzio: iniziato da Settimio Severo e completato da Costantino, si trova nell’odierna Istanbul. Unisce il nome greco a una struttura di impostazione romana e svolgeva la doppia funzione di luogo di gara e teatro di dibattito politico. Qui si confrontarono, infatti, le principali fazioni della città ed è questo il luogo centrale della famosa rivolta di Nika, una sommossa popolare contro l’imperatore Giustiniano I, avvenuta nel 532 d.C., poi repressa nel sangue. Oggi dell’antica struttura sono visibili solo pochi resti. Alcuni secoli più tardi, la passione per l’ippica animò i famosi tornei medievali e, successivamente,quelli cavallereschi del Rinascimento. Verso la metà dell’800, le gare si trasformano da fenomeno di massa a uno sport destinato a pochi intenditori: iniziano a svilupparsi strutture specializzate come gli ippodromi. Alla fine del XIX secolo, l’ippica è regolamentata in Italia attraverso tre enti tecnici: il Jockey Club (1881), l’Encat (Ente nazionale corse al trotto - 1885), e lo Steeple Chase (1892).Nel 1932 nasce l’UNIRE (Unione nazionale per l’incremento delle razze equine), allo scopo di propagandare l’allevamento e sovraintendere tutta l’attività ippica.

La struttura degli ippodromi moderni prevede una pista, tribune per gli spettatori, scuderie e un’area destinata a servizi, direzione e amministrazione. La differenza principale tra i vari ippodromi è nel tipo di competizione che ospitano: le piste per il trotto sono generalmente in sabbia e misurano tra gli 800 e i 1.000 metri; quelle per il galoppo sono, invece, ricoperte di erba e hanno una lunghezza di circa 1.000 metri. Le corse a ostacoli o sulle siepi si svolgono di solito su questo genere di pista. Anche se la maggior parte delle strutture è dedicata unicamente al trotto o al galoppo, esistono, però, dei casi in cui uno stesso ippodromo può ospitare entrambe le tipologie di gara.

Al 1948 risale il Totip (abbreviazione di totalizzatore ippico), un gioco che permetteva di scommettere sull’esito delle corse di cavalli. Il concorso è stato poi sospeso nel 2007.

Gli ippodromi “storici”

Il nostro è un paese con una lunga tradizione ippica. Uno dei più antichi ippodromi italiani è quello di Capannelle, a Roma: inaugurato nel 1881 e ricostruito nel 1926, ospita gare di galoppo. Attualmente il comprensorio si estende per circa 140 ettari e ha una ricettività di 20mila persone. Prende il nome dalla zona di Roma in cui è collocato. Qui si svolge la celebre gara Derby, riservata ai puledri di tre anni e tra le competizioni equine più prestigiosa al mondo. Del 1894 è, invece, l’ippodromo “Federico Caprilli” di Livorno, anch’esso destinato al galoppo: la struttura occupa oltre 180mila metri quadrati, può accogliere 10mila spettatori ed è lunga 1.250 metri. Anche l’ippodromo del Poetto di Cagliari ha una lunga tradizione: inaugurato nel 1929, vide nel 1938 il fantino Tonino Gutierrez superare il record del mondo di salto ad ostacoli. La struttura ha una collocazione suggestiva, in uno spazio di 24 ettari tra la spiaggia del Poetto e il parco nazionale del Molentargius e ha una pista di 1.600 metri, adibita anche per il salto ad ostacoli. Più o meno negli stessi anni è edificato l’ippodromo Arcoveggio di Bologna, aperto nel 1932. In Italia, Bologna ha avuto un ruolo da protagonista grazie alla passione e all’alto grado di specializzazione dei suoi allevatori. Qui sono ospitate soprattutto gare di trotto: la pista è lunga 800 metri e l’area che ospita il pubblico ha una capacità di 12mila persone. L’ippodromo ha chiuso la propria attività lo scorso 31 dicembre. Un altro celebre ippodromo è quello della Favorita di Palermo, nato nel 1953, con un impianto di trotto diviso in una pista da corsa di 1.000 metri e una da allenamento con un percorso complessivo di 800 metri.

Varenne, “il capitano”

Ed è proprio in Italia, per la precisione a Zenzelino, nel ferrarese, che nasce Varenne (il nome è quello della strada parigina dove ha sede l’ambasciata italiana), soprannominato “il capitano” per le sue enormi capacità, che lo hanno portato a collezionare una serie di vittorie nelle più importanti competizioni nazionali e internazionali. Solo per citarne qualcuna, il primo successo è al Gran Premio Nazionale di Milano; nel 2001 vince l’Encat e trionfa al Grand Prix d’Amerique a Parigi, diventando il trottatore più famoso al mondo. Dopo aver vinto 45 gare, a settembre 2002 è andato in pensione.


La crisi e la chiusura degli ippodromi

Con l’inizio dell’anno, sono scattati i tagli dei finanziamenti pubblici agli ippodromi, passati dai 150 milioni del 2011 ai 40 milioni del 2012, per una diminuzione complessiva delle risorse del 70% negli ultimi cinque anni e del 40% dei montepremi. Le nuove misure hanno determinato la chiusura dell’ippodromo di Arcoveggio e stanno mettendo in difficoltà tutto il settore. Lo scorso 2 gennaio 150 operatori ippici hanno occupato gli uffici dell’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ex UNIRE), in segno di protesta contro la crisi che sta attraversando il settore. Chiedono misure che consentano di ridistribuire le risorse, per evitare la contrazione del numero di competizioni e impianti.


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