Philosophiae naturalis principia ma-thematica

Philosophiae naturalis principia ma-thematica

Dizionario delle Scienze Fisiche (1996)

Philosophiae naturalis principia mathematica ⟨filosofie naturalis princìpia matemàtica⟩ [Lat. "Principi matematici della filosofia naturale"] Titolo dell'opera più celebre di I. Newton, pubblicata nel 1687 a cura della Royal Society di Londra, che può essere considerata come il primo trattato di fisica moderna, fondamento e punto di partenza dello sviluppo successivo di questa scienza. I precedenti manoscritti De motu di Newton, nei quali è fissato il contenuto delle lezioni di meccanica tenute negli anni Ottanta, mostrano la maturazione simultanea delle grandi questioni dinamiche, poi sintetizzate e risolte nel primo libro dei Principia (leggi del moto, moti curvilinei ed ellittici, leggi dell'urto, calcolo delle forze centrali, moti dei pendoli). Il libro secondo, dedicato ai moti di solidi in mezzi resistenti, sottintende una confutazione minuziosa e sistematica della fisica cartesiana del plenum, che falsava il comportamento reale dei corpi in movimento entro fluidi e rendeva indimostrabili sul piano fisico le leggi di Keplero; qui, inoltre, Newton sviluppa un gran numero di teoremi relativi all'idrodinamica. Mentre i primi due libri hanno una struttura assiomatica "razionale" e deduttiva, il terzo, a partire da tali premesse, sviluppa induttivamente la costituzione dell'Universo (De systemate mundi): Newton rifonde entro linee semplici ed eleganti la dottrina eliocentrica copernicana, integrandola con i dati della contemporanea astronomia d'osservazione; dopo aver "dimostrato" le leggi di Keplero sulla base dei principi della dinamica da lui formulati, Newton sviluppa le teorie del moto della Luna e delle maree, il problema dei tre corpi, i calcoli relativi alle traiettorie delle comete. La prima edizione dei Principia (di circa mille copie), che ebbe ampia diffusione europea, anche se pochi furono in grado d'intenderli, conteneva i celebri scholia sul tempo e sullo spazio "assoluti", sui quali si fondava il principio d'inerzia; non conteneva lo scholium generale, in cui Newton svela lo sfondo metafisico-teologico del suo concetto di spazio (sensorium divinitatis), direttamente desunto dalla tradizione platonizzante e che, insieme a notevoli aggiunte, correzioni e modifiche, fu inserito nella seconda edizione, apparsa nel 1713 e curata da R. Cotes. Una terza edizione, ancora in latino, comparve nel 1720; del 1729 è la traduzione inglese e del 1739-42 è la cosiddetta edizione "gesuitica" (in realtà opera dei frati minori T. Le Seur e F. Jacquier, autori di un importante e fortunato commento); l'edizione critica definitiva, che registra tutte le varianti inserite, per volere di Newton, nella 2a e 3a edizione da Cotes e da Pemberton, è stata curata, nel 1971, da A. Koyré e L. Cohen.

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