BONVICINI (Buonvicini, Bonvicino, Buonvicino), Pietro

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 12 (1971)

di Amerio Tardito

BONVICINI (Buonvicini, Bonvicino, Buonvicino), Pietro. - Di famiglia originaria della Valsolda, nacque a Lugano verso il 1741. Svolse la sua prima attività come aiuto di Filippo Nicolis di Robilant per la parrocchiale di Caraglio (1771-1779) e per il pal. Gozzani di S. Giorgio (municipio) a Casale (facciata e atrio, 1778).

Non si può stabilire, per dette opere, l'entità del suo contributo che forse poté influire su taluni elementi decorativi, specie a Casale. Risulta solo che i lavori vennero eseguiti sotto la sua direzione; la facciata riprende lo Iuvara del primo periodo, con un classicismo lievemente freddo nelle paraste accoppiate.

Ove agisce personalmente il B. mostra di preferire alle forme misurate del Robilant un vittonismo sulla base "di raffinati sviluppi rococò" (Carboneri) non lontani da C. A. Rana, col quale lavorò nella parrocchiale di Strambino (1780-81).

Il suo capolavoro è forse da considerarsi la chiesa di S. Michele di Torino con l'annesso convento e la casa (Cibrario, p. 341; Paroletti).

Elegante e armoniosa costruzione, la chiesa di S. Michele sorse come cappella dei padri trinitari scalzi nell'isolato detto di S. Pasquale. Essa richiama la parrocchiale dell'Assunta a Grignasco del Vittone (Lange) e anche il primo progetto vittoniano per S. Chiara (Mallè). Il B. presentò per questo edificio al Congresso degli edili torinesi tre progetti (non pervenuti); quello eseguito è un quarto progetto in tre tavole, esistente nell'Archivio com. di Torino. Nella prima tavola è la pianta della chiesa con la proiezione degli stucchi delle volte, la posizione degli altari e degli stalli del coro; essa porta la data 10 maggio 1784. Nella seconda tavola (firmata e datata 21 marzo 1785) è rappresentata la parte che dà verso via M. Gioda, con il prospetto della chiesa, con il convento a quattro piani a destra, cui segue la facciata della casa o fabbrica, a cinque piani. Nella terza tavola è la facciata del convento verso via Cavour. Il complesso planimetrico degli edifici dell'intero isolato è riportato in una copia del 31 maggio 1788 (Arch. di Stato di Torino, Sez. II). La prima pietra fu posta il 21 ag. 1784. Se il convento e la casa vennero condotti a termine in breve tempo, la chiesa rimase purtroppo incompleta nella facciata a mattoni in vista, che avrebbe dovuto invece essere rivestita in pietra e adornata di statue e nicchie (queste ultime furono costruite). L'interno esagonale, a quattro cappelle laterali, presenta eleganti decorazioni in stucco.

Nel 1788 il B. scrisse le osservazioni al progetto del Robilant per il palazzo Carignano e l'anno dopo disegnò il rammodernamento della casa della contessa di Carpeneto all'ingresso di Rivoli (detta villa Juva, ora Cavalli d'Olivola: lavori eseguiti nel 1798). Nel 1789 riprese i progetti dello Iuvara per la chiesa di S. Filippo a Torino, forse con l'intenzione di ultimarne i lavori; ne disegnò una grande planimetria che dà un'idea esatta della costruzione alla fine del sec. XVIII ed uno studio per la sopraelevazione del campanile di fianco al presbiterio, nonché il progetto di costruzione della sacrestia, modificato rispetto a quello ideato dallo Iuvara (Biblioteca dei pp. filippini, S. Filippo, Torino). Questi progetti non furono però attuati e la chiesa fu successivamente trasformata in caserma (Chevalley, 1942). Nell'Archivio comunale di Torino esiste una pianta del B., firmata e datata 1792, "per la rimodernazione della casa del sig. negoziante Pietro Rignon". Diede inoltre i disegni per la confraternita del Nome di Gesù a Rivarolo Canavese e quelli dei confessionali e di altri particolari nella chiesa stessa, oltre che del palazzo Luda di Cortemiglia a Carmagnola (Giordano). Tra le numerose opere che gli sono attribuite (C. Brayda - L. Coli - D. Sesia; Simona, p. 250) si ricorda la chiesetta torinese di S. Pelagia (via S. Massimo) da altri data al Robilant.

Il B. morì a Torino nel 1796 alla "florida età di poco oltre cinquanta anni" (Bianchi).

Fonti e Bibl.: Docc. e dis. relativi al B. sono reperibili a Torino nell'Archivio di Stato e in quello comunale, nella Biblioteca dei pp. filippini a S. Filippo e a Carmagnola presso i signori Luda di Cortemiglia.

Si veda, inoltre, L. Cibrario, Storia di Torino, Torino 1846, II, pp. 341, 622; M. Paroletti, Turin à la portée de l'étranger, Turin 1826, p. 108; G. Bianchi, Gli artisti ticinesi, Lugano 1900, p. 33; G. Chevalley, L'architettura,gli architetti e la decorazione delle ville piemontesi del XVIII sec., Torino 1912, p. 57; A. Bonino, Il Barocco piemontese nel Cuneese, in Miscellanea Cuneese, CXI (1930), pp. 137-139; A. E. Brinckmann, Novum Theatrum Pedemonti, Düsseldorf 1931, tavv. 234, 235, 236; L. Simona, Artisti della Svizzera Italiana, II, Torino e Piemonte, in Anzeiger für schweizerische Altertumskunde, XXXIV (1932), pp. 245, 249 s.; A. Lange, La Chiesa di S. Michele dei Trinitari Scalzi e i disegni di P. B., in Boll. del Centro di studi arch. e art. del Piemonte, I (1941), pp. 169-177; G. Chevalley, Vicende costruttive della chiesa di S. Filippo Neri,ibid., II (1942), p. 94; M. Kirchmayr, Chiesa di S. Michele, Torino 1961; L. Mallè, Le arti figurative in Piemonte, Torino 1962, pp. 302, 311, 314-16, 358; Schede Vesme, I, Torino 1963, pp. 159 s.; N. Carboneri, in Mostra del Barocco Piemontese, I, Architettura e scenografia, Torino 1963, pp. 80 s.; C. Brayda - L. Coli - D. Sesia Ingegneri e architetti del Sei e Settecento in Piemonte, in Atti e Rass. tecnica della Soc. degli ing. e archit. in Torino, XVII (1963), pp. 19 s. (dell'estratto); V. Giordano, Il B. in un palazzo di Carmagnola, in Antichità viva, VII (1968), 1, pp. 58-65; Istituto di archit. tecnica del Politecnico di Torino, Forma urbana ed architettura nella Torino barocca…, I-III, Torino 1968, ad Indices.

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