COLONNA PAMPHILI, Pietro

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 27 (1982)

di Irene Cotta Stumpo

COLONNA PAMPHILI, Pietro. - Nacque in Roma il 7 dic. 1725 dal principe Fabrizio Colonna di Paliano, gran contestabile del Regno di Napoli, e Caterina Salviati. Terzogenito di ben sedici figli, fu avviato insieme al secondogenito Marcantonio alla carriera ecclesiastica. Nel 1747 il principe Camillo Pamphili Aldobrandini dispose nel suo testamento l'assegnazione di un capitale di 150.000 scudi per fondare una prelatura a favore di membri della casa Colonna discendenti dal principe Fabrizio, essendo quest'ultimo figlio della principessa Olimpia Pamphili, con l'obbligo per il titolare della prelatura di assumere anche il nome della famiglia Pamphili. Il C., che fu il primo titolare della prelatura, aggiunse quindi al suo il nome dei Pamphili.

La sua carriera ecclesiastica fu ancora più rapida di quella del fratello Marcantonio. Il 18 febbr. 1748 ottenne l'ufficio di abbreviatore apostolico e due anni più tardi, il 9 luglio 1750, si addottorò in utroque iure presso la Sapienza. Sempre nello stesso anno il C., già clericus Camerae, fu annoverato fra i referendari di Segnatura e aggregato al Collegio dei protonotari apostolici, nel numero dei partecipanti. Ma insieme a tali uffici di carattere venale il C. ricoprì successivamente vari incarichi, distinguendosi sempre non tanto per le sue effettive capacità quanto per lo zelo dimostrato nel loro svolgimento. Nel 1753 fu quindi presidente della Congregazione delle Acque, poi delle Ripe, relatore (ponente) di quella dell'Immunità e infine commissario generale delle Armi. Il 27 genn. 1760 ricevette l'ordinazione sacerdotale.

Non stupisce quindi la sua nomina, avvenuta il 4 marzo del 1760, a nunzio a Parigi. Pur essendo infatti il C. suddito del Regno di Napoli, del quale aveva ricevuto la cittadinanza il 24 luglio 1754, e di una casa assai vicina alla corte di Madrid, durante lo svolgimento dei suoi incarichi aveva saputo crearsi la fama di elemento sagace e prudente, evitando inoltre di prendere posizione sul delicato problema dei gesuiti. Proprio in vista della sua nomina a nunzio, il 28 genn. 1760 Clemente XIII lo nominò vescovo di Colossi in partibus, consacrandolo egli stesso il 16 febbraio. E, per accrescerne il prestigio, lo nominò pochi giorni dopo assistente al soglio pontificio (20 febbraio).

Il C. resse la nunziatura di Parigi per sei anni, dal settembre 1760 al settembre 1766, anni assai difficili durante i quali si verificarono fatti di notevole portata politica, primo fra i quali l'espulsione dal regno della Compagnia di Gesù in seguito all'arrêt del 6 ag. 1762 del Parlamento di Parigi. L'atteggiamento del C. durante tali anni è ben testimoniato non solo dalla sua copiosa corrispondenza con la segreteria di Stato ma anche da una preziosa Breve e succinta Istruzzione per il Nunzio apostolico di Francia, da lui stesso redatta, su richiesta di Roma, poco prima di lasciare la nunziatura, nei mesi di marzo e aprile 1766.

L'Istruzzione si divide in quattro parti per un totale di sessanta pagine scritte: nella prima vi è una descrizione della corte e del governo di Francia; nella seconda si tratta del clero francese, regolare e secolare; la terza riassume gli affari più importanti in corso e l'ultima è una sorta di vera e propria guida pratica sul comportamento personale del nunzio. Tutta l'abilità diplomatica e la prudenza della condotta del C. verso la corte e il governo e verso il clero francese emergono con chiarezza dalla lettura dei suoi dispacci.

Già poco dopo il suo arrivo a Parigi l'abilità politica del C. era apparsa chiaramente del resto, quando, a proposito dell'arrêt del Parlamento di Parigi dell'8 maggio 1761, che condannava il superiore generale della Compagnia di Gesù in Martinica, La Vallette, a pagare 1.502.200 lire ai commercianti marsigliesi Liancy e Gouffre e le spese del processo; che suscitò tanto scalpore nell'opinione pubblica francese, così scriveva a Roma: "Questa lite si sarebbe dovuta comporre ad ogni costo... poiché la più gran parte del pubblico ne trae conclusioni poco favorevoli per i gesuiti".

Anche sugli altri affari in corso il C. suggeriva d'adoperare grande prudenza: da quello della riforma della Congregazione benedettina di Saint-Maur, che avrebbe potuto portare a una grave rivoluzione nelle regole e nella disciplina monastica dello stesso Ordine, a quello della legittimità del matrimonio dei protestanti e dell'abolizione dell'interdizione dei matrimoni fra cattolici e luterani che lo Choiseul aveva concesso nel 1762 in Alsazia. Quest'ultima misura, molto sentita dalla pubblica opinione come esempio della politica di tolleranza, si voleva estendere nel 1765 a tutti i protestanti francesi. E giustamente il C. suggeriva la prudenza ricordando che "è lo spirito della nuova filosofia che tende a favorire la tolleranza di tutte le religioni".

Oggetto infine di costante attenzione da parte del nunzio era la "guerra continua ed implacabile" che i giansenisti facevano al celebre formulario di Alessandro VII e alla costituzione Unigenitus, che dovevano essere "accettati" da quanti in Francia ottenevano l'ordinazione sacerdotale o aspiravano ai gradi della Sorbona e ai benefici ecclesiastici. Nel 1764 si giunse ad una vera e propria rottura fra il Parlamento di Parigi, che voleva proibire tale "accettazione", e il clero di Francia, tanto che il Parlamento fu costretto dall'intervento del re, l'anno seguente, ad accettare la pubblicazione degli Atti dell'assemblea del clero, che aveva inizialmente voluto impedire.

L'azione del C. a Parigi, abile e prudente, incontrò sempre l'approvazione di Roma. Nel concistoro del 26 sett. 1766 Clemente XIII creò il C. cardinale del titolo di S. Maria in Trastevere inviando a Parigi mons. Cerri con la berretta cardinalizia. Tornato a Roma, il C. fu aggregato a numerose Congregazioni cardinalizie: a quella di Propaganda, del Concilio, di Avignone, di Loreto, dell'Immunità, dei Vescovi e Regolari, della Concistoriale. Già titolare di numerosi benefici e commende abbaziali, ricevette nell'aprile 1767 anche la commenda dell'abbazia delle Tre Fontane a Roma e dal 1776 divenne protettore dell'Ordine agostiniano e del Collegio greco. Nel 1772 Clemente XIV l'incaricò della visita della diocesi di Nepi e Sutri che il C. condusse per ben due anni con grande zelo.

Partecipò ai due conclavi del 1769 e del 1774 e in quest'ultimo insieme con il fratello Marcantonio ottenne nei primi scrutini numerosi voti, ma ben presto, tramontata la candidatura del fratello, appoggiò quella del cardinale Braschi.

Morì ancora giovane il 4 dic. 1780 a Verona, dove si trovava per accompagnare il corteo nuziale di suo nipote il principe Filippo Colonna e di Caterina Luisa di Savoia Carignano.

Fonti e Bibl.: Arch. Segr. Vat., Acta Cam. 35, f. 248; 39, f. 144; Secr. brev. 3659, f. 175; 3471, ff. 3, 16; Arch. Caerim., 603, f. 36; Proc. Dat. 137, f. 29; Segreteria di Stato, Nunziatura Francia, voll. 450-455, sett. 1760-sett. 1766 (nel vol. 455, ff. 1-60, la Breve e succinta Istruzzione..., sopra ricordata); Archivio di Stato di Roma, Presidenza delle Acque, 1753-1759; Roma, Archivio Colonna, Fondo Pietro Colonna Pamphili. Cfr., inoltre, lo schedario dell'arch. curato da C. De Cupis per l'Accad. di S. Luca e attualm. conservato presso la Società romana di storia patria; A. Coppi, Memorie colonnesi…, Roma 1855, pp. 410 s.; P. Colonna, I Colonna dalle origini all'inizio del sec. XIX, Roma 1927, pp. 305 s.; L. von Pastor, Storia dei papi..., XVI, 1-3, Roma 1933-34, ad Indicem; P. Vial, L'Eglise de France vue par le nonce en 1766, in Cahiers d'histoire... (Universités de Clermont - Lyon - Grenoble), VIII (1963), I, pp. 107-124; Sacrae Congregationis de Propaganda Fide. Memoria rerum, I, 2, Freiburg im Breisgau 1972, pp. 161-164; G. Moroni, Diz. di erudiz. stor.-eccles., XIV, p. 309 e ad Indicem; E. Ritzler-P. Sefrin, Hierarchia catholica..., VI, Patavii 1958, pp. 24, 47, 56, 174.

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