CANCELLIERI, Pietro de'

CANCELLIERI, Pietro de'

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 17 (1974)
di Maria Laura Iona

CANCELLIERI, Pietro de'. - Nacque a Trieste da Cristoforo e da Giustina dei Pellegrini, intorno alla metà del XV secolo.

La sua famiglia, originaria di Sassuolo Modenese, si era stabilita a Trieste dal 1420, quando Pietro de' Montecchi vi era stato chiamato alla carica di cancelliere comunale, assumendo in seguito anche l'ufficio di "rector scholarum". Anche il figlio, Cristoforo, padre del C., divenne cancelliere, dopo esser stato, per breve tempo, notaio del maleficio. Assertore dell'autonomia comunale, Cristoforo prese parte attiva alla vita politica; nel 1463, durante la lotta ingaggiata da Trieste per la difesa delle rotte commerciali che dal suo porto erano state deviate verso territori controllati da Venezia, comandò una formazione di duecento uomini, con cui affrontò in campo aperto i Veneziani, costringendoli a riparare nella vicina Capodistria. Cristoforo trovò la morte nel 1408, combattendo contro gli assalitori imperiali; subito dopo Trieste fu messa a ferro e fuoco ed a stento la moglie con i due figli, Giovanni Battista e Pietro, riuscì a rifugiarsi nel convento della Cella. Giustina passò più tardi a nuove nozze con Stefano Renk, altro "rector scholarum", che la aiutò nel ricupero e nell'amministrazione dei beni dei figli di primo letto. Da lui ebbe altri due figli, Maria e Girolamo. Quando nacque il C. al nome "de Monticulis", ormai alla terza generazione triestina, s'era sovrapposto quello di "de Cancellariis", talvolta accompagnato dall'indicazione della provenienza geografica, "de Saxolo".

Sulla vita del C. abbiamo scarse notizie. Di temperamento violento, tanto da esser chiamato "Pietro Pericoloso", subì il 22 genn. 1500 un processo per agguato e percosse a un Agostino, milite del prefetto imperiale Erasmo Brasca, ma venne assolto per insufficienza di prove. Si potrebbe pensare ad un movente politico, se non che nell'agosto successivo gli si offrì l'occasione di confermare il suo carattere litigioso: infatti venne alle mani con Bitino de Tomize, maestro marinaio, che gli aveva rifiutato la mano della figlia e per di più l'aveva ingiuriato e tacciato di fannullone. Nello scontro il de Tomize riportò una ferita al braccio così profonda da doversi far amputare la mano; il C. riuscì a scampare alla prescritta pena del taglione, ma non al bando perpetuo, che gli venne comminato nonostante una lunga ed elegante autodifesa, che presentò personalmente. Non sembra che il C. abbia atteso la fine del processo, poiché la sentenza venne pronunciata in contumacia; ma è evidente che la pena gli fu ben presto condonata, poiché nel 1501 lo si trova nuovamente a Trieste e addirittura come provveditore del Comune.

La fama del C. è legata ad una cronaca triestina, nota ancora nel sec. XVIII, della quale rimangono ora soltanto dei brani, conservatici in una trascrizione secentesca di tal Camnich, che la trasse da un libretto malandato "di ser Pietro Cancellieri" (ms. 12A6/2 della Bibl. civica di Trieste; edita dal Marsich, 1968). Essi comprendono dapprima il periodo che va dal 1441 al 1498, seguito da una cronaca degli anni 1542-44, aggiunta da altri. I frammenti pervenutici sono infine conclusi da un brevissimo riassunto della storia triestina dalla fondazione della città a Rodolfo d'Asburgo: si narra cioè di Troilo, fondatore di Membria, poi chiamata Trieste, cacciato da un re Carlo, poi di un assedio veneziano con conseguente esodo dei Triestini, che sarebbero andati a fondare Lubiana; infine, di una richiesta di soccorso a Rodolfo d'Asburgo per cacciare i Veneziani e di uno stratagemma del cancelliere di Trieste per aprire le porte ai soccorritori. Tutti "guai" che si sarebbero susseguiti nel volgere di 186 anni. In complesso, tale riassunto di storia triestina è una contaminazione di episodi e personaggi passati ormai alla leggenda e raccolti con notevole acribia; né, per questa parte così popolaresca, si crede di poter pensare a fonte diversa da quella della tradizione orale, ché troppe sono le deformazioni. Ci si chiede invece quali possano esser state le fonti della narrazione dal 1441 in poi, che non sembra aver preso da alcun'altra cronaca. Ma se ben si osserva, si tratta di brevi notizie, una specie di elenco delle calamità, forse anche queste raccolte dalla viva voce dei più anziani (l'incendio del 1441, le epidemie del 1467, 1478 e 1497, le cavallette del 1475, i Turchi del 1476 e 1498, gli Ungari del 1481, la tempesta del 1489 e la carestia del 1490), intercalate a qualche brano un po' più lungo, non sempre in esatta prospettiva cronologica. Forse per gli episodi bellici del 1459 e le scorrerie dei Turchi, il C. potrebbe aver avuto accesso alla documentazione del Comune, durante gli incarichi ricoperti, mentre si tratta di vicende di famiglia per quelli del 1463 e 1468; quelli successivi sono basati anche su ricordi personali. Certamente le parti migliori della cronaca sono quelle legate alla diretta esperienza del C.: la concisa ma patetica descrizione della Trieste affamata nell'assedio del 1463; l'assalto alla città da parte dei fuorusciti, aiutati dal capitano imperiale nel 1468, e la morte del padre in battaglia; l'elenco di ciò che si trovava in casa, in cantina e nella bottega al momento del sacco.

La paternità della cronaca, già attribuita dallo Scussa a Pietro senior, fu restituita al C. dallo Szombathely, che osservò come molti avvenimenti fossero posteriori alla morte del senior.

Nel 1512 il C. fece testamento; dello stesso anno è l'annotazione della morte accanto al suo nome nell'elenco dei membri del Consiglio cittadino. Aveva avuto un figlio, Cristoforo, che ci è noto dal testamento del fratello del C., Giovanni Battista.

I rapporti fra i due fratelli non dovevano essere buoni, poiché Giovanni Battista, nel testamento stilato nel febbraio 1501, in procinto di un pellegrinaggio a Roma (dopo aver subito la scomunica per aver accoltellato un altro sacerdote), usava tutte le precauzioni giuridiche affinché nulla del suo patrimonio, fuorché due ducati, andasse al C., mentre lasciava al fratellastro, Girolamo Renk, erede universale, addirittura il compito di recuperare dal C. masserizie, materiali vari e la quota delle rendite dei beni paterni. Giovanni Battista era stato canonico di Lubiana e di Trieste; era titolare della pieve di Crusizza sul Carso e di alcuni benefici ecclesiastici. Proprietario di una casa ben fornita di suppellettili ed attrezzi, possedeva anche un certo numero di strumenti musicali ed una notevole biblioteca, di circa 180 volumi. È piaciuto supporre che da giovane fosse stato alla scuola di Battista, figlio del Guarino, dove avrebbe appreso la passione per le lettere. Egli affidava infatti all'erede l'incarico di pubblicare un suo commento alle tragedie di Seneca, che aveva corretto e preparato per la stampa; aveva inoltre elaborato dei commenti a Sallustio ed alle Tuscolane ciceroniane e compilato un indice del De situ orbis di Strabone. I suoi interessi, riflessi nella biblioteca, andavano dal diritto canonico e civile a testi sia classici che del pensiero scolastico, ma non mancavano opere scientifiche, specialmente di astronomia e di geografia, e qualche volume in lingua tedesca. Pochi i manoscritti, per lo più di suo pugno, e in maggior parte le opere in impressis, delle quali le prime edizioni erano da poco comparse, e perciò non eredità familiare, ma acquisti di propria scelta. Egli resta quale testimonianza del buon livello della cultura di Trieste, che a quei tempi era stata ravvivata dalla presenza di un vescovo come E. S. Piccolomini.

Fonti e Bibl.: Trieste, Biblioteca civica, ms. α D5, Banchus maleficiorum, XI (1462), c. 194v; XV (1500), cc. 32rv, 249r-265r, 302r; ms. 2B, Cancellaria, XV (1461), c. 104rv; XVIII (1475), c. 115r; XIX (1476), cc. 98r-106 r; ms. αDD2, (Vacchette), XVIII (1460-63), c. 9v; ms. βCC, Vicedomini, XLI (1500), c. 146 v; XLVIII (1500), pp. 39-44v; ms. βA1: Catalogus consiliariorum civitatis Tergesti maioris consilii, (1468-1557), cc. 3v, 5v, 10v, 11v; ms. 12A6/2: Cronica di Trieste dal 1445 (sic) al 1544, cc. 1-13; ms. 1/1 B4: L. de Jenner, Biografie triestine, I, c. 6; ms. 5A 1/5: G. Machorsich, Famiglie triestine, III, cc. 1v-2r; A. Marsich, Regesto delle pergamene conservate nell'Archivio del R. capitolo della cattedrale di Trieste, in Arch. triestino, n. s., X (1883), pp. 156, 358, 360 s.; L. Parentin, Regesto di 85 documentì inediti dell'Arch. capitolare di Trieste, ibid., s. 4, XXVII-XXVIII (1965-66), pp. 185 s.; I. Della Croce, Historia... di Trieste, Trieste 1698, p. 44; A. Mainati, Croniche ossia memorie storiche di Trieste sacro-profane, II, Venezia 1517, pp. 293, 296, 306 s., 310 s., 313; P. Kandler, Storia del Consiglio dei patrizi di Trieste, Trieste 1858, pp. 64, 711, 82; A. Marsich, Notizie ined. su Trieste estratte da una cronica di P. C., Trieste 1868, pp. 9-18; A. Hortis, Le additiones al libro De remediis fortuitorum di Seneca, dimostrate cosa del Petrarca e delle attin. del Petrarca con Seneca, in Archeografo triestino, n. s., VI (1878), p. 299; V. Scussa Storia cronogr. di Trieste dalla sua origine sino all'a. 1695, Trieste 1885, pp. 95 s.; I. Cavalli, Commercio e vita privata di Trieste nel 1400, Trieste 1910, pp. 213, 221-29; B. Ziliotto, La cultura letter. di Trieste e dell'Istria, I, Trieste 1913, p. 122; A. Tamaro, Storia di Trieste, I, Roma 1924, pp. 254 s., 361 s., 368, 416, 419; C. De Franceschi, L'arcadia romano-sonziaca e la Biblioteca civica di Trieste, in Arch. triestino, s. 3, XV (1929-30), pp. 182-84; F. Cusin, Documenti per la storia del confine orientale d'Italia nei secc. XIV e XV, ibid., s. 3, XXI (1936), pp. 3-131; Id., II confine orientale d'Italia nella polit. europea del XIV e XV sec., II, Trieste 1937, pp. 125, 136 s., 144, 154, 157; M. de Szombathely, Aspetti della vita di Trieste nei secc. XV e XVI, in Arch. triestino, s. 4, XX (1955-56), pp. 7 s.; XXII (1959), pp. 109 ss.; M. Beheim, Vonder Stadt Triest, a cura di M. de Szombathely, ibid., XXVII-XXVIII (1965-66), pp. 7, 9, 12 5.; M. de Szombathely, Brandello di cronaca triestina, in LaPorta Orientale, n. s., II (1966), pp. 257-65.

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