di Giacomo Martina
Pio IX, beato
Giovanni Maria Mastai Ferretti, ultimo di nove figli, nacque a Senigallia il 13 maggio 1792, dal conte Girolamo e da Caterina Solazzi, in una famiglia di agiati proprietari agrari della piccola nobiltà locale. I Mastai godevano fama di devotissimi cristiani, ma aperti ai tempi, portati a farsi avanti, fra papalini e giacobini, anche al di sopra delle proprie capacità, con figli e nipoti sposati in modo non sempre fortunato. La famiglia contava due vescovi, Andrea, ordinario di Pesaro, e Paolino, curiale a Roma. Verso i dieci anni, il ragazzo fu colpito da una grave forma di epilessia, che fra alti e bassi lo tormentò fin verso i trent'anni (per l'ordinazione fu necessaria una speciale dispensa e l'obbligo di un assistente alla messa), gli impedì studi regolari, e cessò solo nei primi anni di sacerdozio. Restò nel Mastai una forte emotività, che se nei momenti migliori lo rendeva simpatico, cordiale, estroso, con una punta di inatteso umorismo, nelle serie difficoltà poteva portarlo a una inaspettata severità e durezza. Nella giovinezza, a Bologna e Roma, in quegli anni politicamente incerti, con una scarsa salute che gli bloccava varie strade, Giovanni Maria ebbe delle crisi affettive: si trattò di qualche turbamento interiore, superato presto per la sincera pietà del giovane, senza alcun cedimento morale. Tutti anzi notarono l'illibatezza del Mastai, la sua profonda pietà, la sua vivace intelligenza, il suo spirito di sacrificio. Nel 1816, a Roma, a contatto con ottimi sacerdoti dell'Urbe, il giovane maturò la sua decisione: farsi sacerdote, non per speranza di una carriera, ma per motivi ascetici e pastorali. Dopo tre anni di studi al collegio romano, in tempi difficili, quando molte cose ricominciavano da zero, nel 1819 Mastai venne ordinato, e si dedicò all'assistenza a giovani poveri nel collegio romano detto "Tata Giovanni" e in missioni popolari nel Lazio e nelle Marche. Il giovane prete, sentito parlare di una spedizione per il Cile, interpretata ingenuamente come un'iniziativa missionaria più che diplomatica, ottenne di esservi aggregato come segretario del principale responsabile, monsignor Muzi. La missione partì da Genova nell'ottobre 1823, e, attraverso le Ande, giunse a Santiago nel marzo 1824, ma fallì interamente per il giurisdizionalismo delle autorità cilene e per l'intransigenza del Muzi, che fece ritorno a Roma nel luglio 1825. Muzi venne sostanzialmente messo da parte, mentre Mastai conservò la fiducia della Santa Sede per la prudenza e la serietà mostrate in quei mesi. Venne così nominato nell'autunno 1825 presidente dell'Istituto S. Michele, la più importante opera assistenziale dell'Urbe, nel 1827 vescovo di Spoleto, nel 1832 arcivescovo di Imola (in una regione nota per il suo anticlericalismo e la tendenza alla violenza), alla fine del 1840 cardinale. Il pastore in quel periodo romagnolo mostrò il suo stile, moderato, realista, aperto, e si guadagnò la simpatia di molti, anche dei liberali moderati, per il suo carattere affabile, per le sue convinzioni sull'inefficienza dell'amministrazione gregoriana, sulle esigenze oggettive di un cambiamento di indirizzo. "Odio e abomino [...] i pensieri [...] dei liberali, ma il fanatismo dei cosiddetti papalini non mi è sicuramente simpatico. Il giusto mezzo [...] cristiano sarebbe quella via che amerei battere coll'aiuto del Signore: ma ci si riescirà?", aveva scritto nel giugno 1833. Proprio fra il 1830 e il 1846, per reazione alla chiusura gregoriana, sotto l'influsso di varie opere uscite quegli anni, si era sviluppato il moderatismo, e, parallelamente, il neoguelfismo, che sperava di fare del papato il perno del rinnovamento italiano. Mastai aveva letto o scorso alcune delle opere fondamentali del momento, Il Primato del Gioberti (1843), Le Speranze d'Italia del Balbo (1844), Degli ultimi casi di Romagna del d'Azeglio (1846), ne aveva parlato con laici e sacerdoti, era al corrente dei problemi dell'ora. Nel conclave, aperto la sera del 14 giugno dopo tredici giorni di sede vacante, fra i cinquanta cardinali presenti (su sessantadue) emersero subito due correnti: i "gregoriani", che miravano al Lambruschini, segretario di Stato del papa defunto e notoriamente conservatore; i fautori di un indirizzo più conciliante, con a capo il cardinal Polidori, fraternamente amico del Mastai da decenni, e il cardinal Micara, capo riconosciuto dell'opposizione occupava. Del resto tutti ormai sapevano che la sua morte non era lontana. Il pontefice non riuscì comunque a liberarsi dalle maglie di un sistema che non approvava. Tra i nuovi membri del Collegio, incontriamo due gesuiti, Tarquini, il canonista del Collegio Romano, fortemente chiuso, fermo alla tesi e ignaro dell'ipotesi, ma che aveva prestato un diuturno aiuto alla Santa Sede, e Franzelin, che tanta parte aveva avuto nel concilio. Il papa avrebbe voluto promuovere anche il Perrone, ma si arrese davanti alla resistenza del generale dei Gesuiti, Beckx. I cardinali di quegli anni provengono da due strade. Gli uni hanno servito a lungo la Santa Sede come fedeli ed intelligenti funzionari, segretari di Congregazioni (Bizzarri, Caterini, Recanati, Barnabò, Capalti, Cagiano de Azevedo...), giudici coscienziosi (Marini, Bofondi...), nunzi in importanti capitali (Altieri, Ostini, Viale Prelà, De Luca, Fornari, Sacconi, Chigi, Falcinelli Antoniacci, Di Pietro...). Altri si erano mostrati efficienti pastori, in Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo... Ovviamente, tutti avevano servito con fedeltà, con intelligenza, e condividevano la mentalità curiale: erano sostanzialmente degli intransigenti. Le beatificazioni e le canonizzazioni di quegli anni rivelano un preciso indirizzo: riaffermazione di un ideale altissimo, di contrapposizione alla società del tempo, ma anche difesa della Chiesa, e impegno per l'unità dei fedeli. Non a caso proprio nel 1862 e nel 1867 P. celebrò le canonizzazioni più significative: ventisei martiri del Giappone, diciannove olandesi, martiri di Gorkum, nei Paesi Bassi, alla fine del Cinquecento, Giosafat Kunciewyicz, di Plock in Polonia, dell'inizio del Seicento, Pietro d'Arbues, inquisitore medievale ucciso nel Quattrocento. Quest'ultima canonizzazione suscitò polemiche fra quanti vi scorgevano un'esaltazione dei metodi dell'Inquisizione (Döllinger) e chi vi riconosceva uno stimolo alla necessaria difesa contro gli ebrei. Il 9 gennaio 1878 dopo pochi giorni di malattia morì a Roma Vittorio Emanuele II, dopo aver pronunciato una generica dichiarazione di fedeltà alla Chiesa, sufficiente per i conforti religiosi. I funerali, il 17, divennero intenzionalmente una solenne celebrazione di Roma capitale d'Italia, quasi una nuova Porta Pia. Meno di un mese dopo, il 7 febbraio, ancora una volta dopo una breve malattia, anche P. moriva. Si contrapposero così a poca distanza di tempo due solenni funerali. Il pontificato romano e il Regno d'Italia, la Chiesa cattolica e il mondo moderno, si fronteggiavano ancora una volta. Al di là dei contrasti, le due parti si ergevano nella loro forza. Tra il Vaticano e il Quirinale seguitava a scorrere il Tevere, quasi a significare la continuità e l'incessante divenire della storia. Il lungo pontificato si chiudeva con un bilancio complesso. Si ebbe una larga vittoria sui residui del gallicanesimo e del giuseppinismo, un netto miglioramento del clero secolare e regolare, un'importante affermazione della pietà antigiansenistica, promossa dal papa con il suo esempio e il suo calore (devozione a Maria, al Sacro Cuore, di cui nel 1856 venne resa universale la festa, incoraggiamento alla consacrazione al Sacro Cuore...). I cattolici furono stimolati nella lotta contro la laicizzazione. Si ebbe una chiara affermazione dell'indipendenza della Chiesa, e in particolare della Santa Sede, una netta vittoria dell'ultramontanesimo, che oltre tutto rompeva ogni tendenza al particolarismo. Ad esso si sostituiva finalmente un sincero universalismo: ci si sentiva cattolici non perché nati in quel paese e battezzati in quella parrocchia, ma perché fedeli al vescovo di Roma, vicario di Cristo. Si era compreso che il papa ha il primato di giurisdizione su tutta la Chiesa, e che come tale non può essere soggetto a nessuno, nemmeno al sovrano italiano. A tutto questo si contrapponeva però una forte chiusura nei confronti del mondo e della cultura moderna, la difficoltà di liberarsi da certe forme tradizionali di insegnamento e di studio, che apparivano in contrasto con recenti progressi scientifici (archeologia, paleontologia, nuova visione della storia primitiva...). Il mondo e la cultura ecclesiastica restavano in ritardo. Più grave era la tensione fra le due parti, fra il papa, chiuso in Vaticano, e l'Italia, portata anche dalle circostanze ad un'accentuata laicizzazione. Questa non si limitava a proclamare l'indipendenza dello Stato, ma soffocava la libertà della Chiesa, la voleva esclusa da ogni forma di vita sociale, la chiudeva in sacrestia, si mostrava incapace di coglierne la cultura, di ammirare le grandezze della Roma cristiana e di quella rinascimentale. Del resto la tensione fra la Roma papale e l'Italia, fra il Vaticano e il Quirinale, si sarebbe aggravata proprio sotto Leone XIII. P. è stato proclamato beato il 3 settembre 2000. fonti e bibliografia
Per le fonti inedite resta fondamentale l'A.S.V., con i suoi vari fondi. Ricordiamo: Archivio particolare di Pio IX. Oggetti vari (oltre duemiladuecento pezzi numerati: fra essi, anche l'autografo della prima redazione dell'allocuzione del 29 aprile); Archivio particolare di Pio IX. Sovrani e particolari (corrispondenza con diversi sovrani, divisa per Stato, e con personaggi diversi: corrispondenza di P. con Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, Francesco Giuseppe, Leopoldo II, Ferdinando II, Francesco II, Guglielmo I...); Epistolae ad Principes (divise anno per anno in Registra e Positiones et minutae); Epistolae Latinae; Segreteria di Stato. Epoca moderna (carteggi, divisi, anno per anno, secondo gli argomenti, indicati secondo rubriche numerate). Dal 1848 sono importanti le rubriche: 1 (Sommo Pontefice); 2 (Cardinali); 3 (Arcivescovi e vescovi); 165 (Notizie politiche diverse); 242 (Questioni di alta diplomazia); 247 (Nunziatura di Vienna); 248 (Nunziatura di Parigi); 249 (Nunziatura di Madrid); 253 (Nunziatura di Firenze); 255 (Nunziatura di Monaco); 256 (Nunziatura di Bruxelles); 283 (Vescovi esteri: fra questi si intendono, dopo il 1860, anche i vescovi italiani). Sempre tra i fondi della Segreteria di Stato è possibile consultare gli Spogli di Cardinali e Officiali di Curia. Archivi delle varie Nunziature (versate periodicamente dalla sede della Nunziatura all'A.S.V.); Archivio della Congregazione del Concilio (Positiones, Relationes dioecesium, Positiones Archivi Secreti); Congregazione dei Vescovi e Regolari; Congregazione della Disciplina Regolare; Congregazione sopra lo Stato dei Regolari; Congregazione dei Riti (con gli atti dei processi di canonizzazione); Archivio del Concilio Vaticano I (inedite le lettere di adesione dei vescovi assenti il 18 luglio 1870, ecc.). Fuori dell'A.S.V. sono importanti l'Archivio detto un tempo degli Affari Ecclesiastici Straordinari, ora Archivio del Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa (ordinato per anni, per "positiones", con molte "positiones" stampate che riassumono gli argomenti importanti discussi nelle sedute: fondamentale per i concordati e per le controversie con i vari Stati); Archivio del Sant'Uffizio (aperto dal 1998, consultabile per i documenti sino al 1903: importante per molte questioni, come la causa di Rosmini, finita nel 1854, la preparazione del Sillabo...); Archivio della Congregazione dell'Indice (anch'esso aperto, dal 1998, sino al 1903: cfr. atti per la condanna di Rosmini nel 1849, ecc.); Archivio della Congregazione di Propaganda, ora Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (diviso in varie serie, Atti, Scritture riferite nelle Congregazioni Generali, Scritture riferite nei Congressi: importante per le discussioni sul patronato portoghese e le vicende connesse); Archivio della Congregazione per la Chiesa Orientale.
Tra le fonti edite:
Acta Pii IX, I-IX, Roma 1846-78.
A. Mercati, Raccolta di concordati [...], I, ivi 1919.
I.D. Mansi, Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio, IL-LIII, Lipsiae 1923-27.
G.M. Croce, Una fonte importante per la storia del pontificato di Pio IX e del Concilio Vaticano I: I manoscritti inediti di Vincenzo Tizzani, "Archivum Historiae Pontificiae", 23, 1985, pp. 217-345; 24, 1986, pp. 273-363; 25, 1987, pp. 263-364.
Il Concilio Vaticano I: Diario inedito di Vincenzo Tizzani (1869-1870), a cura di L. Pásztor, I-II, Stuttgart 1991-92.
G. Martina, Verso il Sillabo. Il parere del barnabita Bilio sul discorso di Montalembert a Malines nell'agosto 1863, "Archivum Historiae Pontificiae", 36, 1998, pp. 137-81; per la Polonia, cfr. soprattutto le varie pubblicazioni documentarie di S. Olszamowska-Skowro´nska, citate in G. Martina, Pio IX (1851-1866), Roma 1986, pp. 498-99.
Tra gli studi:
R. Aubert, Il pontificato di Pio IX, Torino 1970.
G. Martina, Pio IX, I-III, Roma 1974-90.
L. Glinka, Diocesi ucraino-cattolica di Cholm [sic]. Liquidazione e incorporazione alla Chiesa russo-ortodossa, ivi 1975.
K. Schatz, Kirchenbild und päpstliche Unfehlbarkeit bei den deutschsprachigen Minoritätsbischöfen auf dem I. Vatikanum, ivi 1975.
A.B. Hasler, Pius IX. (1846-1878), päpstliche Unfehlbarkeit und 1. Vatikanisches Konzil. Dogmatisierung und Durchsetzung einer Ideologie, I-II, Stuttgart 1977.
C. Falconi, Il giovane Mastai. Il futuro Pio IX dall'infanzia a Senigallia alla Roma della Restaurazione, 1792-1827, Milano 1981.
C.G. Patelos, Vatican I et les évêques uniates. Une étape éclairante de la politique romaine à l'égard des Orientaux (1867-1870), Louvain 1981.
C. Falconi, Il cardinale Antonelli, Milano 1983.
A. Zanotti, Il concordato austriaco del 1855, ivi 1986.
K. Schatz, Vatikanum I., 1869-1870, I-III, Paderborn-München-Wien-Zürich 1992-94.
A. Rosmini, Della missione a Roma di A. Rosmini- Serbati negli anni 1848-1849, a cura di L. Malusa, Stresa 1998.
Non si possono dimenticare i numerosi studi relativi alla questione romana, alle controversie con le Chiese armena e caldea, al "Kulturkampf", al patronato portoghese, alla situazione della Chiesa in Polonia, in Brasile (lotta contro la massoneria) e nei vari paesi dell'America Latina (rinviamo alle indicazioni contenute in molte pagine dei volumi II e III su Pio IX di G. Martina e a molte importanti voci del D.H.G.E. (Audo, Bahouth, Chel´m, Hassun...) e del D.B.I. (Antonelli, Bilio, Caterini, Corboli Bussi, Curci, D'Andrea...). E rinviamo, per la bibl. precedente, al cap. I (Interpretazioni di Pio IX. Storia di una storiografia) di G. Martina, Pio IX, I, pp. 1-48.
Pio IX Giovanni Maria Mastai Ferretti (Senigallia, Ancona, 1792 - Roma 1878), papa dal 1846. Ordinato sacerdote nel 1819, dal 1823 fu per tre anni uditore di nunziatura in Cile. Nel 1825 venne nominato presidente dell’Istituto S. Michele, la più imp... Leggi
PIO IX papa. - Nato a Senigallia il 13 maggio 1792, morto a Roma il 7 febbraio 1878. Uscito da famiglia marchigiana di modesta agiatezza e di modesta nobiltà, Giovanni Maria Mastai Ferretti compì i primi studî nel collegio degli scolopî a Volterra (1... Leggi