pubblicità Divulgazione, diffusione tra il pubblico. In particolare, l’insieme di tutti i mezzi e modi usati allo scopo di segnalare l’esistenza e far conoscere le caratteristiche di prodotti, servizi, prestazioni di vario genere predisponendo i messaggi ritenuti più idonei per il tipo di mercato verso cui sono indirizzati
Nel diritto civile, la p. soddisfa l’esigenza di certezza nei rapporti giuridici, esonerando, per i fatti che ne formano oggetto, dall’onere della prova quando si vogliano far valere i singoli diritti derivanti dai fatti stessi. Oltre alla funzione di portare a conoscenza dei terzi certe vicende, la p. ha, infatti, funzione probatoria, fino a querela di falso, della dichiarazione ricevuta dal pubblico ufficiale addetto alla tenuta del pubblico registro.
La p. patrimoniale ha come oggetto i beni immobili e i beni mobili registrati e si attua nelle forme della trascrizione, dell’iscrizione e dell’annotazione, le quali, pur con diversità di effetti giuridici trovano tuttavia il loro momento unificante nel fatto che si riferiscono al compimento di atti traslativi di diritti reali sui beni. La p. patrimoniale si effettua in
Per quanto riguarda invece la p. relativa alle persone occorre distinguere a seconda che si tratti di persona fisica, nel qual caso la p. si realizza attraverso i registri dello stato civile, nei quali risultano inseriti tutti i fatti e le vicende che concernono la persona, dalla nascita alla morte, o di persona giuridica, nel qual caso la p. si attua attraverso gli appositi registri.
P. commerciale è ogni forma di comunicazione volta a promuovere la vendita di beni o la prestazione di servizi da parte di un operatore economico (art. 2, lett. a, d. legisl. 145/2007). Il Codice del consumo la fa rientrare nella più ampia nozione di «pratica commerciale» e aggiunge che tale pratica è ingannevole se contiene informazioni non rispondenti al vero o idonee a indurre in errore, ed è scorretta se contraria alla diligenza professionale.
Il divieto generale di p. ingannevole è stato introdotto nel 1992 con il d. legisl. 74/1992 di attuazione della direttiva CE 540/1984. Attualmente, abrogato il citato decreto, la materia rientra nella disciplina dettata dagli art. 18-27 del d. legisl. 206/2005 (Codice del consumo), come modificato dal d. legisl. 146/2007, relativo alla tutela dei consumatori nei confronti delle pratiche commerciali sleali e/o aggressive, e in quella prevista dal d. legisl. 145/2007 per la tutela dei professionisti nei confronti della p. ingannevole e della p. comparativa scorretta. Infine, ove ne ricorrano i presupposti, la p. ingannevole può integrare anche un’ipotesi di concorrenza sleale nei rapporti fra professionisti, ex art. 2598 c.c. Il potere di inibire gli atti di p. ingannevole è attribuito all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che può avvalersi della
La p. è una tecnica di comunicazione intenzionale, persuasoria, di massa, finalizzata, attraverso una serie di strumenti e strategie, alla commercializzazione di prodotti e servizi; può anche essere veicolo di comunicazioni di interesse sociale o mirare a ottenere l’adesione a un sistema ideologico (propaganda politica e religiosa).
Originariamente, la p. svolgeva un ruolo soltanto informativo, cioè quello di far conoscere l’esistenza di un prodotto (esempi in questo senso si possono anche trovare nell’antichità: annunci scritti di
È stato lo sviluppo della produzione industriale a determinare una trasformazione della p., che fu portata a richiamare l’attenzione del pubblico su un determinato prodotto, mettendone in luce le caratteristiche che lo differenziavano dai prodotti concorrenti. Contemporaneamente sono cresciuti i mezzi per diffondere e far affermare un marchio o un messaggio: la stampa a colori, la fotografia, le inserzioni su giornali e riviste, le facilitazioni postali, le insegne luminose, i film, la radio e la televisione, e, più recentemente,
Il primo passo del fare p. a un bene di consumo e alla marca di produzione è stabilire il piano di marketing (➔), che consiste nello studio del loro posizionamento (brand position e brand image), cioè nell’analisi delle caratteristiche del prodotto e della marca, in modo da individuare una fascia di probabili consumatori (target group), decidere la strategia creativa (copy strategy), da cui dipende la possibilità di imporre il prodotto su vasta scala, i criteri di distribuzione (trade) e i canali pubblicitari, e le eventuali attività di sostegno, come la promozione, sponsorizzazione, il direct marketing, i rapporti con la stampa specializzata (ufficio stampa); tutto questo costituisce una campagna pubblicitaria, della quale è necessario stimare anche l’entità dei costi di produzione e i livelli di profitto.
La promozione è una forma di p. rivolta sia alla distribuzione (trade promotion) sia al consumatore (consumer promotion), al fine di incentivare l’accesso di una marca o di un prodotto nei canali distributivi, con sconti sull’acquisto, omaggi, confezioni di prova, condizioni speciali per il consumatore al dettaglio. La sponsorizzazione è una forma di comunicazione pubblicitaria che promuove la conoscenza di una marca o l’acquisto di un prodotto attraverso eventi o manifestazioni che godono a loro volta di una grande affluenza di pubblico e dell’attenzione dei media; la sponsorizzazione avviene con un contributo economico da parte dello sponsor, per la realizzazione totale o parziale dell’evento, oppure con l’offerta di servizi, in cambio di un ritorno d’immagine. Il direct marketing consiste nella vendita e distribuzione del prodotto al consumatore, tramite contatto diretto, o per via postale, o con la distribuzione di cataloghi, dépliant, coupon, o, in misura/">misura sempre crescente, attraverso le reti telematiche. L’ufficio stampa esplica attività di comunicazione, diretta o mediata, per conto di imprese e aziende, manifestazioni (cinema, teatro, musica, sport, convegni, iniziative culturali), personaggi, enti pubblici e privati, allo scopo di promuovere l’attività o l’immagine del cliente, attraverso articoli, recensioni, interviste, servizi radiotelevisivi.
Nell’agenzia di p. la parte operativa viene svolta dall’account, addetto ai clienti, al coordinamento della ricerca, al controllo dei vari reparti e responsabile dello sviluppo della strategia di comunicazione e degli investimenti del budget. Il settore dei creativi si occupa della realizzazione artistica del messaggio pubblicitario. Ne fanno parte i copywriters, autori delle forme e dei contenuti della p. (idee, testi, story board degli spot ecc.), e gli art directors, che coordinano
A seconda dei mezzi attraverso cui la p. viene diffusa si distinguono p. affissionale, murale, giornalistica (o a mezzo stampa), luminosa, radiofonica, televisiva, cinematografica.A queste forme si aggiungono la p. redazionale, inserita a pagamento in giornali e riviste, ma in forma di articolo informativo, di notizia obiettiva; la p. economica o piccola p., insieme di brevi annunci a carattere di domanda-offerta di beni e servizi, pubblicati in apposite pagine di giornali e riviste; la p. dinamica, affissa sui mezzi di trasporto urbani; la p. on line, costituita prevalentemente dal banner, striscione elettronico contenente un’immagine o un’animazione, e dai collegamenti (link) ai siti degli inserzionisti suggeriti da portali e motori di ricerca.
La p. ha attratto l’attenzione degli economisti soltanto in epoca recente, dato che l’attività pubblicitaria presuppone da parte di chi vi ricorre (impresa o gruppo di imprese) un certo potere di mercato. L’impresa operante in un sistema di concorrenza perfetta non avrebbe infatti convenienza alcuna a ricorrervi sia per la sproporzione esistente tra gli investimenti necessari per una campagna pubblicitaria e gli effetti utili ricavabili, sia perché i risultati della p. andrebbero a vantaggio anche di tutte le imprese venditrici dello stesso prodotto, dato che la partecipazione minima di ogni impresa all’offerta globale e l’omogeneità del prodotto offerto dalle varie imprese concorrenti sono tra i presupposti della perfezione di un mercato; né grande importanza può annettere alla p. l’impresa in condizioni di monopolio, essendo per definizione il suo prodotto insostituibile o scarsamente sostituibile. È naturale quindi che la teoria economica abbia cominciato a considerare la p. soltanto quando, di fronte alle due ipotesi classiche di concorrenza e monopolio, si sono venute moltiplicando le situazioni intermedie di concorrenza imperfetta o monopolistica; il primo a occuparsene espressamente è stato E.H. Chamberlin, l’economista che ha visto nella progressiva differenziazione dei prodotti la causa determinante della crescente imperfezione dei mercati. Ogni impresa, differenziando o creando nei consumatori un’immagine del proprio prodotto, può conquistare cioè un certo potere di mercato, ma rimane nello stesso tempo esposta alle azioni delle altre imprese che offrono prodotti similari; per massimizzare il suo profitto deve quindi considerare tre variabili: prodotto, prezzo e spese di pubblicità. La concorrenza tra le imprese, oltre che nel modo tradizionale (variazioni di prezzo), può manifestarsi in forme nuove (modifica del prodotto e attività pubblicitaria), indicate globalmente con l’espressione inglese no-price competition.
Degli effetti della p. sulla domanda e sul ricavo totale si sono occupati, tra gli altri,