Raab

1970

di Angelo Penna

Raab. - Nome di na cananea di Gerico. La Bibbia la presenta come meretrice; ma il contesto suggerisce anche una seconda attività, ossia quella di ostessa o albergatrice.

Nella sua casa si recarono i due esploratori inviati da Giosuè oltre il Giordano, dal territorio di Moab. La donna li trattenne durante la notte; quando il re di Gerico mandò ad arrestarli, li nascose e quindi li aiutò a ritornare al di là del fiume (los. 2, 1 ss,). Dopo la conquista della città, R. venne ricompensata: nella distruzione generale Giosuè lasciò in vita " Rahab... meretricem et domum patris eius et omnia quae habebat... et habitaverunt in medio Israël usque in praesentem diem " (Ios. 6, 25). R. non è più ricordata nell'Antico Testamento; invece è menzionata tre volte nel Nuovo e perciò ricorre spesso in scrittori cristiani. Come moglie di Salmon (Ruth 4, 13 e 17-22), R. entrò nella genealogia del Messia (Matt. 1, 5). Il contrasto fra tale dignità e la professione della donna suggerì molte riflessioni agli scrittori ascetici. Insistendo sul medesimo particolare (accoglienza e protezione degli esploratori), si proclamò la fede di R. (Hebr. 11, 31) oppure se ne esaltò la buona azione (Iac. Epist. 2, 25).

D. colloca R. nel cielo di Venere, cioè fra gli spiriti amanti; essa gli è presentata da Folchetto di Marsiglia, il quale approfitta della menzione della Terrasanta per inveire contro Firenze e contro il papa, che pensano solo al guadagno invece di organizzare una crociata (Pd IX 112-142). Il poeta descrive R. come dotata di uno splendore eccezionale, segno della sua beatitudine; egli non specifica il motivo della salvezza di R., ma non è difficile individuarlo dal contesto: non è tanto la buona azione o la fede (come nella lettera di Giacomo e in quella agli Ebrei) quanto piuttosto l'amore. Implicitamente il poeta suppone un radicale cambiamento nell'oggetto dell'amore di R., come avviene per alcune meretrici ricordate nel Vangelo (cfr. Luc. 7, 36-50).

Enciclopedia Dantesca