OLIVETTI, Roberto

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 79 (2013)

di Emilio Renzi

OLIVETTI, Roberto. – Nacque a Torino il 18 marzo 1928, primogenito di Adriano, imprenditore, e di Paola Levi. Seguirono due sorelle, Lidia e Anna.

Dopo la separazione dei genitori nel 1938, i figli vissero prevalentemente con la madre, soprattutto negli anni della guerra quando il padre era esule in Svizzera per motivi politici. Nello stesso periodo Roberto frequentò il liceo classico presso l’Istituto dei Padri scolopi alla Badia Fiesolana. Frequentò poi la facoltà di economia e commercio all’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano e il 28 giugno 1952 si laureò in statistica metodologica, relatore Francesco Brambilla, con una tesi dal titolo Le misure statistiche nell’efficienza produttiva, riportando la votazione di 99/110.

Sposò nel 1957 Vittoria Berla, da cui si divise nel 1958. Nel 1960 si unì in matrimonio a Londra con Anna Nogara, attrice , dalla quale il 6 giugno 1963 ebbe una figlia, Desire (nome di battesimo Lavinia). Nel 1983 si sposò una terza volta con Elisa-Maria Bucci Casari.

Entrato nella Ing. C. Olivetti & C., Ivrea (Torino), nel settore commerciale, diresse per un anno la filiale di Verona, per seguire poi nel 1954 un corso in business administration alla Harvard University. Al rientro in Italia nel 1955 ebbe il compito di realizzare l’ingresso della Olivetti nel calcolo elettronico. La tecnologia e il mercato dei grandi elaboratori elettronici si erano sviluppati negli Stati Uniti e in Inghilterra in concomitanza con lo sforzo bellico, ma in Italia erano interamente nuovi. Adriano Olivetti ebbe un’idea che implicava una grande visione strategica nazionale: progettare elaboratori dalle dimensioni contenute, per applicazioni tecnico-scientifiche e civili.

Roberto sviluppò sino in fondo la matrice tipica di Adriano, ossia industriale e culturale insieme: investire a lungo termine innovando nei prodotti, nei processi, nella scelta delle persone. Così nel novembre 1955 fu fondato a Barbaricina, presso Pisa, il Laboratorio di ricerche elettroniche (LRE), volutamente autonomo da Ivrea, ossia da dove imperavano i tecnici meccanici che certamente avevano contribuito a rendere la Olivetti leader europeo e seconda al mondo nel settore delle macchine per ufficio, ma proprio per questo avrebbero potuto restare legati al modello precedente.

Alla testa fu posto l’ingegner Mario Tchou, figlio di un ambasciatore cinese a Roma, cui furono affiancati altri ingegneri, tra cui Giorgio Sacerdoti, e un non grande numero di fisici e di periti industriali. Nelle sperimentazioni fu decisiva la sostituzione, voluta da Tchou, delle valvole con i più veloci ed economici transistori; per l’armonia del lavoro di squadra, contò la personalità comprensiva e discreta di Roberto. Si giunse nel 1957 alla costruzione di un prototipo e nel 1959 all’immissione sul mercato nazionale della classe di elaboratori ELEA (Elaboratore elettronico aritmetico). Al primo, l’Elea 9003 , seguirono il 6001 e 4001, tutti nelle versioni gestionale e tecnico-scientifica. Il Laboratorio, nel frattempo, era stato trasferito a Borgolombardo presso Milano (in seguito a Pregnana Milanese). La Divisione elettronica Olivetti fu formalizzata nel 1959 e affidata a Roberto, che ebbe un ruolo decisivo anche nella fondazione, assieme all'italiana Telettra e alla statunitense Fairchild, della società SGS (Società Generale Semiconduttori), a Milano nel 1957, per la produzione nazionale di componenti elettronici. La società, poi venduta nel 1968 e pur attraverso molteplici trasformazioni, è comunque all'origine della multinazionale italo-francese STMicroelectronics.

Le morti improvvise di Adriano Olivetti, il 27 gennaio 1960, e di Mario Tchou, il 9 novembre 1961, unitamente a una crisi del bilancio aziendale, turbarono profondamente la situazione. Il capitale era diviso tra 6 rami familiari e non si trovò nessuna unione sul nome di Roberto. Si succedettero soluzioni di compromesso e sostituzioni di vertice, che non nascosero la reale debolezza della leadership. Roberto si impegnò in viaggi presso le maggiori società elettroniche europee alla ricerca di accordi e, in prospettiva, dell’embrione di un polo europeo, la ipotizzata Società Elettronica Europea; ma le singole risposte, anche per i vincoli con le rispettive politiche strategico-militari, furono nulle (Gemelli- Squazzoni, 2005, p. 298). La crisi fu risolta dall’esterno tramite l’intervento di un ‘sindacato di controllo’, egemonizzato dalla Fiat, e la Divisione Elettronica fu venduta il 31 agosto 1964 alla statunitense General Electric.

Con ciò andò dissolta l’industria elettronica italiana tout court. Obiettivo della manovra fu «operare per normalizzare l’eccezionalità olivettiana» (ibid., p. 281). All’Olivetti, e a questo punto in Ivrea, rimase un piccolo gruppo di ricercatori del gruppo ELEA, guidati dall’ingegner Pier Giorgio Perotto (1930-2002), che sviluppò una calcolatrice da tavolo, chiamata Programma 101. Presentata a New York nel 1965, fu salutata dagli americani come primo personal computer al mondo.

Nel 1967 la crisi finanziaria poteva dirsi superata ma nemmeno la nomina nello stesso anno di Roberto ad amministratore delegato valse a inverare la sua intuizione di spostare il baricentro dell’impresa, della sua cultura e organizzazione, dalla meccanica all’elettronica.

Nell’Introduzione al volume Verso una società dell’informazione. Il caso giapponese, pubblicato per sua volontà dalle Edizioni di Comunità della Fondazione Olivetti (Milano 1974), scrisse: «Il punto di arrivo di una società basata sulla più larga diffusione dell’informazione è una generale esplosione delle capacità creative dei cittadini» (p. 9).

Uscito dalla Ing. C. Olivetti & C. nel 1978, dopo poco che era subentrata una nuova proprietà nella persona di Carlo De Benedetti, divenne direttore generale della Fi.Me (Finanziaria Meridionale, Roma). Fu attivo in varie istituzioni culturali, tra cui la presidenza nel 1962 della Triennale di Milano. Diede un contributo di idee (e concreto) alla fondazione della casa editrice Adelphi.

Morì a Roma il 27 aprile 1985.

Fonti e Bibl.:Le carte di Roberto Olivetti sono depositate con quelle della Società Ing. C. Olivetti & C. presso l’Associazione Archivio storico Olivetti, Ivrea (Torino), www.arcoliv. org. La biblioteca personale e altre carte presso la Fondazione Adriano Olivetti, Roma (www.fondazioneadrianoolivetti.it). R. Olivetti, Nuove macchine Olivetti per la gestione contabile e scientifica, in Stile industria. Rivista internaz. di disegno industriale, 1962, n. 37, pp. 3 s.; The Olivetti P101 Case, in Harvard Cases History, 1966, passim; L. Soria, Informatica: un’occasione perduta, La Divisione elettronica Olivetti nei primi anni del centrosinistra, Torino 1979, pp. 45-95; R. O., a cura di D. Olivetti, «Quaderni della Fondazione Adriano Olivetti», n. 48, Roma 2003; G. Gemelli - F. Squazzoni, Informatica ed elettronica negli anni Sessanta. Il ruolo di R. O. attraverso l’Archivio storico della Società Olivetti, in Politiche scientifiche e strategie d’impresa Le culture olivettiane ed i loro contesti, a cura di G. Gemelli, «Quaderni della Fondazione Adriano Olivetti», n. 51, Roma 2005, pp. 257-308. (http://www.fondazioneadrianolivetti.it/_images/pubblicazioni/quaderni).

 

Invia articolo Chiudi