LURIA, Salvatore

LURIA, Salvatore

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 66 (2006)
di Federico Di Trocchio

LURIA, Salvatore (Salvador Edward). - Nacque a Torino il 13 ag. 1912 da Davide, discendente di un'antica famiglia di ebrei sefarditi e titolare di una piccola azienda litografica, e da Ester Sacerdote. Compì i primi studi al liceo M. d'Azeglio dove subì in particolare l'influenza di A. Monti, docente di letteratura italiana e latina, figura notevole nel panorama intellettuale e politico dell'epoca, vicino al liberalismo di G. Salvemini e P. Gobetti.

Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di medicina, dove alla scuola dell'istologo Giuseppe Levi apprese l'uso rigoroso di tecniche e metodi sperimentali. Conseguita la laurea nel 1935 e assolti gli obblighi militari, nel 1937 si trasferì a Roma dove, per suggerimento e con la presentazione di U. Fano, fu accolto dal gruppo di E. Fermi per completare la specializzazione in radiologia, iniziata a Torino, e studiare contemporaneamente fisica.

A Roma si legò soprattutto a E. Amaldi e a F. Rasetti, che nel 1938 gli segnalò i primi lavori di M. Delbrück nei quali, pur rifiutando una completa riduzione della biologia alla fisica e alla chimica, si affrontavano i problemi biologici con i metodi tipici di quelle discipline e soprattutto si sottolineavano le analogie tra il gene e le grandi macromolecole note. Nello stesso anno il L. conobbe, e collaborò con lui per breve tempo, il virologo romano G. Rita, che lo introdusse allo studio dei batteriofagi.

L'emanazione, nel 1938, delle leggi razziali gli impedì di usufruire di una borsa di studio in radiologia presso la University of Berkeley. Decise comunque di lasciare l'Italia e, su invito del fisico S. De Benedetti, si trasferì all'Institut du Radium di Parigi con una borsa di studio per il laboratorio Curie, dove, sotto la direzione di E. Wollman, studiò gli effetti delle radiazioni sullo sviluppo dei batteriofagi e iniziò ad applicare i metodi statistici allo studio di virus e batteriofagi.

Nel giugno 1940, con l'occupazione tedesca di Parigi, raggiunse avventurosamente Lisbona da dove si imbarcò per gli Stati Uniti, e giunse a New York il 12 settembre.

Nel chiedere la cittadinanza americana (che avrebbe ottenuto nel 1947) il L. decise anche di modificare il proprio nome in Salvador Edward.

Con l'aiuto di Fermi e di L. Dunn ottenne un posto di "research assistant in surgical bacteriology" al College of physicians and surgeons della Columbia University e l'anno dopo si incontrò con Delbrück gettando le basi di quello che sarebbe divenuto noto come "Gruppo del Fago".

Il programma cominciò a prendere corpo nel corso di un importante congresso di genetica e biochimica tenutosi nel giugno del 1941 a Long Island presso il laboratorio di biologia di Cold Spring Harbor, che rimase per anni il luogo privilegiato di incontro di una collaborazione che, per il resto, si svolse essenzialmente per corrispondenza (se si eccettuano brevi periodi di lavoro comune presso la Vanderbilt University di Nashville, dove Delbrück insegnava e dove il L. fu "Guggenheim fellow" nel 1942-43). Questo tipo di collaborazione (che coinvolse attivamente anche F.W. Putnam, L.M. Kozloff e S.S. Cohen) fu reso possibile dall'uso degli stessi sette ceppi di batteriofagi che infettano il bacillo Escherichia Coli B; questo consentiva, anche a distanza, il confronto e l'analisi dei dati emersi dagli esperimenti.

I successi più significativi emersero dallo studio delle mutazioni fagiche e batteriche, sollecitato dalla necessità di chiarire il fenomeno della resistenza batterica all'invasione dei batteriofagi attribuita allora a modificazioni chimiche dell'ospite, acquisite con un meccanismo di tipo lamarckiano.

Il L. dimostrò con una serie di eleganti esperimenti che la resistenza batterica è dovuta a mutazioni spontanee, le quali consentono a nuovi ceppi batterici di neutralizzare l'infezione virale e sopravvivere a essa. L'interpretazione matematica di tali risultati fu elaborata da Delbrück sulla base di un'intuizione del L. nata dall'osservazione, fatta nel corso di una festa da ballo, del comportamento di una slot machine.

L'articolo che il L. pubblicò insieme con Delbrück (Mutations of bacteria from virus sensitivity to virus resistance, in Genetics, XXVIII [1943], pp. 491-511) conteneva l'enunciato del cosiddetto "test di fluttuazione", uno dei concetti basilari della biostatistica, che nel 1979 costituirà anche il fondamento della spiegazione della resistenza delle cellule tumorali alla chemioterapia; il significato dell'articolo andava tuttavia ben oltre, poiché dimostrava che batteri e fagi disponevano dello stesso meccanismo di eredità biologica degli organismi superiori, un carattere che li candidava immediatamente come il materiale più adatto per chiarire la natura del gene.

Nel gennaio del 1943 il L. fu chiamato alla Indiana University a Bloomington, dapprima (1943-45) come "instructor", poi come "assistant professor" (1945-47) e infine come "associate professor" di batteriologia: in quella sede il L. rimase fino al 1950, quando fu chiamato come professore di microbiologia presso la University of Illinois a Urbana-Champaign. A Bloomington il gruppo del Fago si arricchì con l'apporto di A.D. Hershey, che fino ad allora si era occupato di batteriofagi presso la Washington University of St. Louis, mentre il L. teneva i primi corsi di virologia da cui uscirono numerosi suoi allievi tra i quali i futuri premi Nobel J. Watson e R. Dulbecco.

A Bloomington il L. incontrò la psicologa Zella Hurwitz, figlia di ebrei immigrati dalla Bielorussia, che sposò nel 1945 e dalla quale nel 1948 ebbe l'unico figlio, Daniel. Fu un'unione per molti aspetti esemplare e fondata, oltre che su un profondo legame affettivo, anche sulla condivisione di ideali culturali e politici che li posero talora in contrasto con il loro ambiente e con gli organismi governativi.

All'Università dell'Illinois il L. compì gli ultimi studi sulle mutazioni e nel 1952 scoprì casualmente, insieme con l'allieva M.L. Human, il fenomeno di restrizione e modificazione mediante il quale segmenti del DNA sono separati e modificati secondo modalità definite e controllabili (A non-hereditary, host-induced variation of bacterial viruses, in Journal of bacteriology, LXIV [1952], pp. 557-569; Host-induced modifications of viruses, in Cold Spring Harbor Symposium of quantitative biology, XVIII [1953], pp. 237-244). La scoperta, poi generalizzata da G. Bertani, aprì la strada allo studio degli enzimi di restrizione, che sarebbero divenuti parte delle tecniche di ingegneria genetica.

L'impegno del L. nella politica si intensificò proprio negli anni del maccartismo, tanto che nel 1953 gli fu negato il passaporto per recarsi al congresso annuale della Society for General Microbiology a Oxford; successivamente le sue posizioni critiche nei confronti dell'intervento americano nel Vietnam, del budget del dipartimento della Difesa, dei costi sostenuti per le imprese spaziali, nonché la battaglia per il riconoscimento dei rischi connessi all'uso dell'energia nucleare resero difficile il finanziamento delle sue ricerche; in particolare gli fu impossibile per anni accedere ai fondi dei National Institutes of Health che lo avevano incluso nel 1969 in una lista di 48 scienziati da non sostenere. La sua ferma condanna della politica israeliana, e in particolare dell'intervento in Libano, nel 1982, lo porrà anche in contrasto con molte istituzioni ebraiche americane.

Nel 1958 aveva accettato di trasferirsi al Massachusetts Institute of technology (MIT) e si stabilì con la famiglia presso Boston, nel sobborgo di Lexington dove sarebbe rimasto per il resto della sua vita.

Al MIT fu dapprima (1959-64) professore di microbiologia, poi (1964-70) "Sedgwick professor of biology" per divenire "Institute professor" nel 1970 e, infine, professore emerito. Lì fondò nel 1972 e diresse fino al 1985 il Center for Cancer Research, dove chiamò come collaboratori Ph. Robbins e D. Baltimore.

Nel 1969 gli fu assegnato, insieme con Delbrück e Hershey, il premio Nobel per la fisiologia e la medicina per le scoperte sul meccanismo di replicazione e sulla struttura genetica dei virus.

I suoi interessi si erano nel frattempo estesi dai fagi alle colicine, proteine virulente che uccidono rapidamente i batteri sconvolgendone la fisiologia. Un decennio di studi compiuti insieme con numerosi collaboratori (K. Fields, A. Jetten, Ch. Plate, J. Suit, M. Weiss e S.J. Schein) fornì dati importanti sulla biochimica delle membrane batteriche (Colicins and the energetics of cell membranes, in Scientific American, CCXXXIII [1975], pp. 30-37).

Nel corso della carriera il L. fu insignito, oltre che del premio Nobel, di numerosi altri riconoscimenti: il premio Lenghi attribuito dall'Accademia nazionale dei Lincei (1965), il Louisa Gross Horwitz Prize della Columbia University (1969) e, nel 1974, il National Book Award per la saggistica scientifica per il libro Life. The unfinished experiment, New York 1973; trad. it., La vita. Un esperimento non finito, Bologna 1977). Nel 1984 pubblicò a New York A slot machine, a broken test tube. An autobiography, tradotto in italiano con il titolo Storie di geni e di me (Torino 1984). Il L. fu autorevole e attivo membro di numerose società (in particolare della American Association for the advancement of science, e della American Philosophical Society), fu vicepresidente (1966-67) e poi presidente (1967-68) della American Society for microbiology.

Nel corso del soggiorno francese aveva sviluppato un vivo interesse per la poesia e nel corso degli anni le sue conoscenze di letteratura erano divenute tali da consentirgli di tenere fino al 1972 seminari di storia e critica della letteratura per gli studenti del primo anno. Fu anche pittore e scultore dilettante, mentre ebbero una certa fortuna il libro di divulgazione sopra citato (Life) e l'introduzione generale allo studio della biologia scritta insieme con Stephen J. Gould e S.S. Singer (A view of life, Menlo Park, CA, 1981; trad. it., Una visione della vita. Introduzione alla biologia, Bologna 1989). Le sue straordinarie doti didattiche possono essere ancora apprezzate attraverso la trascrizione di un ciclo di lezioni tenute al MIT (36 Lectures in biology, Cambridge, MA, 1975).

Il L. morì per attacco cardiaco il 6 febbr. 1991 nella sua casa di Lexington.

Fonti e Bibl.: Le carte del L. furono donate in varie riprese, a partire dal 1985, alla American Philosophical Society of Philadelphia (Ms. Coll., 39) e includono (Box 43) una bibliografia completa: Miscellaneous reprints, including a bibliography (Call no.: 574 Pam L.). Necr., in Corriere della sera, 7 e 8 febbr. 1991; La Stampa, 8 febbr. 1991; Chicago Tribune, 8 febbr. 1991; Los Angeles Times, 7 febbr. 1991; Washington Post, 8 febbr. 1991; H.F. Judson, S.E. L., in Lancet, CCCXXXVII (1991), p. 606; J.D. Watson, S.E. L., in Proceedings of the American Philosophical Society, CXLIII (1991), pp. 681-683; G. Bertani, S.E. L. (1912-1991), in Genetics, CXXXI (1992), pp. 1-4. In occasione del Nobel, si vedano: New York Times, 17 0tt. 1969; Time, 24 ott. 1969; nonché Corriere della sera, 17 e 22 ott. 1969. Phage and the origins of molecular biology, a cura di J. Cairns - G.S. Stent - J.D. Watson, New York 1966, passim; L. Fermi, Illustrious immigrants. The intellectual migration from Europe 1930-1941, Chicago-London 1968, passim; D. Fleming, Emigré physicists and the biological revolution, in Perspectives in American History, II (1968), pp. 152-189 (rist., in D. Fleming - B. Bailyn, The intellectual migration: Europe and America, 1930-1960, Cambridge, MA, 1969, ad ind.); N.C. Mullins, The development of a scientific speciality, in Minerva, X (1972), pp. 51-82; C. Barigozzi, La stanza di genetica. Storia di un naturalista, Luino 1981, passim; R. Levi-Montalcini, Elogio dell'imperfezione, Milano 1987, ad ind.; R. Dulbecco, Scienza, vita e avventura, Milano 1989, pp. 132-156.

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