MAUGERI, Salvatore

MAUGERI, Salvatore

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 72 (2008)
di Giuseppe Armocida

MAUGERI, Salvatore. – Nacque ad Aci Catena, nel Catanese, il 17 nov. 1905 da Orazio e da Lucia Pennisi.

Superato il primo ciclo di studi, si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Catania. Allievo del patologo e clinico medico L. Preti, che seguì nei trasferimenti universitari, concluse i corsi a Parma, conseguendovi la laurea col massimo dei voti e la lode il 10 luglio 1929. Abilitato all’esercizio della professione presso l’Università di Messina, nel 1930, usufruendo di una borsa di studio, frequentò l’Istituto di anatomia patologica di Friburgo in Brisgovia diretto da Ludwig Aschoff; l’anno successivo, grazie alla conferma della borsa, fu ancora in Germania, presso gli istituti universitari di chimica fisiologica di Tubinga e di immunologia di Berlino, diretti rispettivamente da F. Knoop e da E. Friedberger; nel 1932, infine, fu ospite dell’istituto di igiene e batteriologia dell’Università di Monaco diretto da C. Kisskalt. Il M. poté in tal modo non solo completare nel migliore dei modi la propria formazione, ma stringere altresì preziose relazioni scientifiche e culturali in ambito europeo. Nell’istituto di patologia speciale medica dell’Università di Parma il M. divenne assistente incaricato a partire dal biennio 1930-31, volontario in quello successivo, straordinario nel 1932-33; in questo stesso biennio fu giudicato meritevole dell’assegnazione di una borsa di studio di perfezionamento all’estero bandita dal ministero dell’Educazione nazionale. Sempre a Parma fu nominato assistente effettivo dell’istituto universitario di clinica medica, alla cui direzione era stato chiamato Preti, nel 1933-34; quindi, conseguita nel 1934 la libera docenza in patologia speciale medica, dal 1935 cominciò a svolgere corsi liberi di vari argomenti di tale disciplina. Di Preti, al quale era stato affidato l’insegnamento della medicina del lavoro e la direzione della clinica nell’Università di Milano, il M. divenne poi assistente effettivo presso la nuova cattedra nel 1935-36 e aiuto effettivo nel 1937-38; nella nuova sede, inoltre, tenne ancora corsi liberi di patologia speciale medica e, conseguita nel 1937 la maturità scientifica, nel 1938-39 per decreto ministeriale fu incaricato dell’insegnamento della medicina preventiva.

La felice disposizione del M. allo studio dei problemi biologici e clinici ne favorì il precoce approccio alla ricerca scientifica: ancora studente e giovane medico, cominciò a lavorare su una serie di caratteristiche chimico-fisiologiche del sangue che avrebbero costituito la prima parte della sua attività scientifica. Dei numerosi lavori pubblicati in tale periodo si ricordano qui, come esempi significativi: Sopra un metodo di estrazione di insulina dal sangue utilizzabile a scopi clinici, in L’Ateneo parmense, I (1929), pp. 113-117; Sulla presenza nel sangue di una sostanza ipoglicemizzante, in Pathologica, 1929, vol. 22, pp. 178-182; Sulla formazione extraepatica di bilirubina, in Giorn. di clinica medica, XII (1931), pp. 239-248; Die pulmonogene Entstehung des Ikterus. Beiträg zur Kenntnis der extrahepatischen Bilerubibildung, in Beiträge zur pathologischen Anatomie und zur allgemeinen Pathologie, LXXXVI (1931), pp. 375-386; Le conoscenze attuali sul metabolismo dell’acido ossalico, in La Riforma medica, XLVIII (1932), pp. 594-598; Weitere Beiträge zum immunologischen Verhalten des Normalseruums; zur Entstehung des Komplements und Normalambozeptors gegen Hammelblütkörperchen beim Menschen, beim Schwein und bei der Ratte, in Zeitschrift für Immunitätsforschung und experimentelle Therapie, 1932, vol. 74, pp. 473-482; Un metodo semplice per la determinazione del calcio nel sangue, in Giorn. di clinica medica, XIII (1932), pp. 379-382; Sulle nuove reazioni di Maurizio Ascoli per la diagnosi di tumore, ibid., XVI (1935), pp. 528-532.

Successivamente si dedicò in modo esclusivo alla medicina del lavoro, una disciplina alla quale si era formato nel periodo in cui si affermava la rinnovata politica igienico-sanitaria del fascismo, che aveva consolidato le proposte d’inizio secolo per la protezione dei lavoratori dalle malattie professionali. Ne sono espressione i lavori pubblicati dopo il trasferimento all’Università milanese, fra cui: Sopra un metodo semplice per la determinazione del piombo nelle urine, in La Medicina del lavoro, 1936, vol. 27, pp. 33-38, in collab. con L. Preti; L’azione del calcio e del magnesio nell’eliminazione urinaria del piombo, ibid., pp. 38-50; Il ricambio emoglobinico nell’anemia saturnina, ibid., 1940, vol. 31, pp. 97-105; La prevenzione delle dermatosi professionali, ibid., pp. 193-197; Contributo allo studio del solfocarbonismo. Nota I. Caratteri e natura dell’anemia, in Gazzetta degli ospedali e delle cliniche, XLI (1940), pp. 563-566; Attualità della medicina del lavoro, in Rass. di medicina industriale, XII (1941), pp. 285-297.

Nel 1941, dopo aver conseguito la libera docenza in medicina del lavoro, il M., vinto il relativo concorso, fu chiamato alla direzione della neoistituita cattedra della specialità dell’Università di Padova. Dovette allora affrontare un periodo duro, soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando, per aver mantenuto la residenza a Milano, fu costretto a continue estenuanti trasferte nell’ateneo veneto, dove, non potendo disporre di una sede autonoma, soffrì anche il disagio di lavorare come ospite presso l’istituto di clinica medica. Tuttavia, grazie alle non comuni doti di tenacia e capacità organizzativa, nel 1952 riuscì a realizzare l’istituto di medicina del lavoro dell’Università di Padova; inoltre, grazie a un’accorta collaborazione col mondo finanziario e industriale, riuscì a ottenere finanziamenti in favore dello sviluppo della disciplina. L’incontro, nel 1953, con il finanziere Michelangelo Virgillito, infatti, fu la premessa per quella che sarebbe stata la sua principale opera: l’istituzione, nel 1955, di una nuova cattedra di medicina del lavoro nell’Università di Pavia, la cui direzione assunse come professore ordinario nel 1956.

L’insegnamento della disciplina in questo ateneo, che dopo la partenza di L. Devoto era stato affidato per alcuni anni ai corsi liberi tenuti da C. Chiri, fu riattivato e potenziato dal M.: egli si adoperò, infatti, per dar vita a una convenzione ventennale fra l’Università e la Società Liquigas, il cui presidente Virgillito assicurava anche i finanziamenti per la costruzione, su un’area concessa dalla stessa Università, di un istituto destinato a ospitare la nuova cattedra e un centro clinico e di ricerca, che sotto la sua guida avrebbe poi avuto uno straordinario sviluppo. Dette al suo insegnamento un indirizzo eminentemente pratico e formativo, secondo l’orientamento programmatico delineato nella prolusione che inaugurò il suo corso, il 24 febbr. 1956 (Sviluppi e compiti della medicina del lavoro, in Folia medica, XXXIX [1956], pp. 197-216): da un lato stimolare nei giovani medici la sensibilità a cogliere i segni anche sfumati di possibili patologie da lavoro valutandoli in base a una accurata diagnostica differenziale, dall’altro favorire lo sviluppo tra lavoratori, imprese e medici di una coscienza sanitaria, organizzativa, sociale e di ricerca nel campo della patologia e della clinica del lavoro.

In pochi anni il M. avviò puntualmente le linee programmatiche che aveva esposto: ottenute le necessarie convenzioni con le maggiori industrie della città e del territorio, il 12 maggio 1960 inaugurò in via Boezio, nel centro di Pavia, l’istituto di clinica del lavoro e nel 1965 dette vita alla fondazione «Clinica del lavoro», ente giuridico di diritto privato, riconosciuta, con decreto interministeriale del 21 nov. 1969, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. In linea col crescente sviluppo scientifico della disciplina e con la nuova tendenza a eliminare i fattori di rischio piuttosto che monetizzarne i danni conseguenti, con la sua opera didattica e clinica il M. favorì le ricerche sulla tecnologia e sull’igiene industriale, sui potenziali agenti tossici e lesivi legati all’attività lavorativa, sulle strategie preventive. Organizzò un laboratorio di igiene industriale per il monitoraggio delle esposizioni all’ambiente di lavoro e mise in atto una attiva collaborazione con enti pubblici nazionali, quali l’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), l’Istituto superiore di sanità (ISS), l’Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro (ISPESL) per studi su temi di interesse comune. Nel 1969 l’attivo interessamento di Teresa Gallesi gli consentì di istituire un Centro di riabilitazione ospedaliera a Veruno, cui fece seguito negli anni Settanta la realizzazione di altri centri riabilitativi per le diverse patologie (neuromotoria, cardioangiologica, respiratoria) in diverse regioni d’Italia. Brillante caposcuola, formò numerosi, validi allievi, alcuni dei quali raggiunsero le cattedre universitarie o i primariati ospedalieri.

Pubblicò un gran numero di lavori scientifici riguardanti i diversi settori della sua specialità: tra questi si ricordano la trattazione della terapia della patologia del lavoro (Terapia delle malattie da lavoro, in Terapia medica. Manuale pratico per medici e studenti…, III, Parte speciale, Torino 1945, pp. 552-573, con Formulario, p. 641), lo studio sulla citogenetica e sugli aspetti anatomo-funzionali del midollo osseo e inquadramento nosologico delle emopatie benzoiche (Caratteristica ed evoluzione dell’emopatia benzoica, in La Medicina del lavoro, LVI [1965], pp. 544-560, in collab. con R. Colombi et al.), le ricerche sulla silicosi (La mediastinite silicotica, in Folia medica, XXXVI [1953], pp. 136-143; Obiettivi e possibilità cliniche e pratiche nella diagnostica della insufficienza respiratoria dei silicotici, in Minerva medica, XLVII [1956], pp. 1099-1114, in collab. con E. Capodoglio - M. Salvini), le osservazioni cliniche sulla insufficienza respiratoria (La diagnostica differenziale delle insufficienze respiratorie nelle pneumopatie croniche, in Giorn. di clinica medica, XXXVII [1956], pp. 1373-1422, in collab. con E. Capodoglio - M. Salvini; Coma da scompenso respiratorio, in Minerva medica, LIII [1962], pp. 2899-2901; Gli aspetti sociali dell’insufficienza respiratoria, ibid., LX [1969], pp. 1506 s.), sui problemi del solfocarbonismo e dei rischi da contaminazione radioattiva (Nuovi orientamenti nella patogenesi dei solfocarbonismi, in Lavoro umano, 1971, vol. 23, pp. 197-213; Rischi da contaminazione radioattiva interna. Problemi attuali e prospettive, ibid., 1973, vol. 25, pp. 33-50).

Il M. morì a Milano il 24 febbr. 1985.

Dal matrimonio con Luisa Cavallero erano nati i figli Aldo e Umberto, che proseguì la sua opera nell’Università e nella «Fondazione Salvatore Maugeri. Clinica del lavoro e della riabilitazione» nata con decreto ministeriale del 30 maggio 1995.

Fonti e Bibl.: Necr., in Giorn. italiano di medicina del lavoro, VII (1985), pp. n.n.; S. Maugeri, Curriculum vitae e riassunto dei lavori scientifici, Fidenza 1940; R. Masera, Ricordo del prof. S. M., Pavia 1992; L. Ambrosi, Tra medicina del lavoro e riabilitazione: S. M. precursore di un nuovo modello sanitario di eccellenza, in Giorn. italiano di medicina del lavoro ed ergonomia, XXVIII (2006), pp. 137 s.; G. Armocida, L’opera di S. M. nella medicina del lavoro del suo tempo, ibid., pp. 133-136; B. Zanobio, L’uomo, il medico, lo scienziato: un ricordo di S. M., ibid., pp. 131 s. G. Armocida

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