Scioglilingua

    Enciclopedia dell'Italiano (2011)

di Stefano Bartezzaghi

scioglilingua

1. Definizione

Lo scioglilingua è un gioco verbale (➔giochi di parole) in cui si è richiesti di ripetere una o più volte, il più velocemente possibile, una frase solitamente nonsense che presenta diverse difficoltà di pronuncia. Tali difficoltà sono dovute alla ripetizione e alla permutazione, all’interno della frase, di gruppi di suoni di non facile articolazione. Lo sfidato, specie con l’aumentare della velocità dell’esecuzione, è indotto a commettere con frequenza quei lapsus (per anticipazione, scambio, sostituzione, omissione, aggiunta) che nel discorso quotidiano sono invece occasionali, sino a non riuscire a completare la frase.

Per una quantità probabilmente maggioritaria di parlanti, risultano funzionare come scioglilingua anche singole parole come aeroplano, interpretare, meteorologia, tipicamente realizzate nel parlato inaccurato come areoplano, interpetrare, metereologia. Per scioglilingua si intende però solo il caso in cui vi è una sfida scherzosa a ripetere frasi costruite artificialmente, e depositate nella tradizione del folklore verbale al pari di ➔proverbi, ➔modi di dire, filastrocche e conte infantili.

Il nome del gioco, sottilmente antifrastico, pare alludere a una proprietà di esercizio pedagogico che infatti ha nelle scuole di recitazione. La sua origine è però sicuramente popolare, visto che esso è presente nelle tradizioni dialettali di tutta Italia e in quelle linguistiche di tutto il mondo (esistono scioglilingua cinesi basati su sillabe in cui varia solo l’altezza dell’➔intonazione sulla vocale). Ha spesso la forma del proverbio (formula rituale e condivisa, senza variazione; riferimento a norme generali), ma è usualmente un nonsense, di tipo moderato o radicale.

2. Il nonsense

Nel nonsense moderato lessico e sintassi sono regolari, mentre la semantica è tautologica o comunque anodina:

(1) Oggi seren non è,

domani seren sarà e se non sarà seren

si rasserenerà

Nel nonsense radicale sono invece presenti vistose anomalie lessicali o sintattiche:

(2) Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi?

Una terza possibilità, collegabile alla tradizione francese della contrepèterie, è quella in cui lo scioglilingua propizia un errore che fa pronunciare allo sfidato una parola tabu (➔tabu linguistico):

(3) Dietro quel palazzo c’è un povero cane pazzo; date un pezzo di pane a quel povero pazzo cane

Cambia così di segno il dileggio cui viene sottoposto chi sbaglia, essendo il tabu del nonsenso meno marcato del tabu dell’oscenità. Per la Francia è stato calcolato che lo scioglilingua

(4) M. de Coutufon dit à Mme de Foncoutu: il n’y a pas plus loin de Coutufon à Foncoutu que de Foncoutu à Coutufon

«Il signor de Coutufon dice alla signora de Foncoutu: non c’è maggior distanza da Coutufon a Foncoutu che da Foncoutu a Coutufon»

produce sei combinazioni sillabiche, di cui il solo tout confus («tutto confuso») non ha esito osceno (Étienne 1957).

3. Difficoltà

La componente fondamentale dello scioglilingua è la difficoltà articolatoria, che è sempre presente nel gioco. Oltre a questa, Venier (2002) individua altre due componenti accessorie.

(a) La prima è la possibilità che lo scioglilingua condensi i tratti distintivi di una lingua e ne ritragga quindi le caratteristiche fonologiche. La nasalità della lingua francese è ben rappresentata nello scioglilingua Didone dîna, dit-on, du dos d’un dodu dindon «Didone cenò, si dice, con la schiena di un tacchino grasso». A questo tipo di scioglilingua si può assimilare lo scibboleth, la frase che «per le sue particolari difficoltà di pronuncia da parte degli stranieri, è impiegata da una comunità come proprio contrassegno linguistico» (Beccaria 1994). Lo scibboleth funziona come uno scioglilingua relativo: spesso la difficoltà è data da un solo fonema e non dall’incontro di fonemi (che può impacciare anche i parlanti nativi).

(b) La seconda componente accessoria si osserva negli scioglilingua che mettono in campo evocazioni fonosimboliche e onomatopee. In Lombardia e in Emilia si ripete il famoso e martellante:

(5) – Ti che te tàchet i tac, tàchem i tac a mi – Mi tacàt i tac a ti, che te tac i tac? Tàchete ti i to tac, ti che te tàchet i tac

« – Tu che ti attacchi i tacchi, attaccami i tacchi a me – Io attaccarti i tacchi a te, che ti attacchi i tacchi? Attàccatteli tu, i tuoi tacchi, tu che ti attacchi i tacchi»

In quest’ultimo caso, il gioco ruota su sei fonemi, con una riduzione drastica dei mezzi a disposizione che esalta l’espressività percussiva dello scioglilingua.

Lo scioglilingua adotta le principali figure di somiglianza fra parole: la paronomasia e l’anagramma imperfetto di «Sopra la panca la capra campa; sotto la panca la capra crepa»; l’allitterazione di «Trentatré trentini entrarono in Trento tutti trentatré trotterellando» o di «Tre tigri contro tre tigri»; il bisticcio di «Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo»; l’assonanza e la consonanza di «Sul tagliere taglia l’aglio / non tagliare la tovaglia ...». Commentando la presenza di parole particolarmente lunghe negli scioglilingua, Dossena (2004) ha notato che «la famosa parola precipitevolissimevolmente sembra rappresentare la situazione di chi si inceppi e riprenda suoni già pronunciati: precipit-EVOL-issim-EVOL-mente».

Lo scioglilingua si genera dalla ripetizione ossessiva di parti di parole: determina confusione con il continuo ripresentarsi dell’uguale e del simile e finisce per condensare in una formula artificiale, come un modello di laboratorio o un modellino da gioco, la massima concentrazione possibile di funzione poetica del linguaggio. Pur all’interno di una situazione di gioco, lo scioglilingua compie un passaggio dal linguaggio discorsivo al nonsense, moderato o radicale, e un secondo passaggio di qui all’impronunciabilità. Arriva dunque a lambire quella nozione di «distruzione del linguaggio» evocata da Ferdinand de Saussure (Starobinski 1971), teorizzata da Jean Baudrillard (Baudrillard 1976) e associata da Giampaolo Dossena (1991 e 2004) a diversi generi di gioco verbale.

Studi

Baudrillard, Jean (1976), L’échange symbolique et la mort, Paris, Gallimard (trad. it. Lo scambio simbolico e la morte, Milano, Feltrinelli, 1979).

Beccaria, Gian Luigi (dir.) (1994), Dizionario di linguistica, Torino, Einaudi.

Dossena, Giampaolo (1991), Garibaldi fu ferito, Bologna, il Mulino.

Dossena, Giampaolo (2004), Il dado e l’alfabeto. Nuovo dizionario dei giochi con le parole, Bologna, Zanichelli.

Etienne, Luc (1957), L’art du contrepet. Petit traité à l’usage des amateurs pour résoudre les contrepèteries proposées et en inventer de nouvelles, Paris, J.-J. Pauvert.

Starobinski, Jean (1971), Le mots sous le mots. Les anagrammes de Ferdinand de Saussure, Paris, Gallimard (trad. it. Le parole sotto le parole, Genova, Il Melangolo, 1982).

Venier, Federica (2002), Aì a u. Un campione di scioglilingua romanzi, in La parola al testo. Scritti per Bice Mortara Garavelli, a cura di G.L. Beccaria & C. Marello, Alessandria, Edizioni dell’Orso, vol. 2º, pp. 671-677.

Approfondimenti

SCIOGLILINGUA > Enciclopedia Italiana (1936)

SCIOGLILINGUA. - Con questo nome s'indicano giuochi di parole, combinati, spesso ricorrendo all'allitterazione e comunque difficili a pronunziare, talvolta anche privi di senso e che debbono essere recitati rapidamente. Duplice il loro scopo, servend... Leggi

Invia articolo Chiudi