BORLETTI, Senatore

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 12 (1971)

di Alceo Riosa

BORLETTI, Senatore. - Nato a Milano il 20 nov. 1880 da Romualdo e da Giovanna Balicco, frequentò il R. istituto tecnico Carlo Cattaneo, conseguendo nel 1898 il diploma di ragioniere. Entrò quindi nell'azienda paterna, produttrice di filati di canapa e lino, interessandosi soprattutto ai rapporti con l'estero: nel 1911 fondò a Gand il Comptoir belge de l'industrie textile. Frattanto aveva assunto la gerenza della Società anonima Enrico Dell'Acqua e C. (1910), che risollevò in breve tempo da una situazione di crisi. Nel 1914 era presidente delle Filature e tessiture riunite, consigliere delegato della Società anonima Enrico Dell'Acqua e C., consigliere della Filatura lombarda di lino e canapa e della Società anonima Candiani Ellena. In seguito egli estese la sua attività ad altri settori industriali, fondando nel 1917, assieme al fratello Romualdo, le Officine Borletti per la fabbricazione degli orologi - che furono adibite durante la guerra alla produzione di spolette per proiettili - e il 27 settembre dello stesso anno costituì la Rinascente, società per l'esercizio dei grandi magazzini.

I guadagni ottenuti dal B. con le commesse belliche furono senz'altro ingenti, se una voce autorevole e, almeno nel caso specifico disinteressata, come quella del direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, lamentava in una lettera privata del 21 sett. 1917a Luigi Einaudi lo scandalo suscitato tra l'opinione pubblica dal "caso dei Borletti che guadagnano cifre pazze facendo spolette" (L. Albertini, Epistolario1911-1926, II, p. 767).

Di sentimenti accesamente nazionalisti e amico di D'Annunzio, il B. favorì l'impresa fiumana mediante cospicui finanziamenti. Un ruolo di particolare rilievo svolse nella soluzione del famoso incidente del piroscafo "Cogne" sequestrato nell'ottobre 1920da alcuni legionari, e di cui D'Annunzio propose al governo italiano la restituzione in cambio di una ingente somma di danaro, necessaria a risolvere i bisogni più urgenti della cittadinanza fiumana. Incaricato delle trattative, il B. cercò di accordarsi col governo nella ricerca di finanziamenti per il riscatto. Risoltosi senza esito questo tentativo, egli costituì allora a Milano di propria iniziativa un sindacato di finanziatori industriali, grazie al quale fu possibile finalmente raccogliere la somma di L. 12.000.000, richiesta da D'Annunzio. Strettamente legato al mondo finanziario, il B. rimase implicato, in qualità di consigliere d'amministrazione, nel disastro della Banca di sconto.

Costituita allo scopo di sorreggere le spese di guerra con capitali esclusivamente italiani, la Banca di sconto fu travolta nel 1921 dal crollo dell'Ansaldo, nella quale aveva investito ingenti capitali, tanto da costringere l'allora presidente del consiglio Bonomi a ordinarne la moratoria. Nel marzo 1922 il B.e gli altri amministratori furono sottoposti a procedimento penale, il cui dibattimento di fronte all'Alta corte di giustizia ebbe inizio nell'aprile 1924.Ragioni di carattere politico ebbero indubbiamente un peso non trascurabile nella sentenza assolutoria a favore di tutti gli imputati, che concluse nel 1926 il processo.

Divenuto intanto proprietario del quotidiano milanese Il Secolo, ilB. lo trasformò in organo fiancheggiatore della politica fascista. In armonia con le direttive del regime, rivolte a demolire la figura morale dei maggiori rappresentanti antifascisti, egli ispirò la violenta campagna diffamatoria, intrapresa dal giornale agli inizi del 1925contro Luigi Albertini, contribuendo a provocarne l'allontanamento dalla direzione del Corriere della Sera.

Il Secolo, assieme al Tevere ed al Popolo d'Italia, pubblicò una serie di articoli in cui si accennava al dissesto finanziario subito dal padre di Luigi Albertini trentacinque anni prima, e si accusava quest'ultimo di non essersi mai curato di saldare i debiti paterni. Non fu difficile ad Albertini scagionarsi dall'accusa, dimostrando che la dichiarazione di fallimento dell'azienda paterna aveva dato luogo a un concordato convenuto coi creditori e puntualmente eseguito.

Nel frattempo il B. aveva conquistato un posto preminente nel campo dell'industria della canapa e del lino grazie al controllo esercitato sulla Società anonima finificio e canapificio nazionale, la più grossa azienda italiana del settore, di cui ottenne la carica di presidente nel 1920 per mantenerla sino alla morte.

Già nel secondo decennio del secolo l'industria della canapa e del lino presentava, a differenza degli altri rami dell'industria tessile, un altissimo grado di concentrazione, che toccò il suo culmine nel 1920 con la creazione, favorita dal B., di un potente trust ruotante intorno al Linificio e canapificio nazionale, e a cui aderirono quasi tutte le industrie del settore. Questo processo permise un sensibile sviluppo della produzione nazionale, ma non poté impedire le negative ripercussioni della crisi mondiale, che provocarono una diminuzione del fatturato da 949.000a 545.000 quintali. Ma già nel 1935la produzione pervenne a 650.000quintali, destinati ad aumentare a 800.000 nell'anno successivo, grazie sia alle commesse statali imposte dalla necessità di rifornire le truppe operanti in Abissinia sia al regime autarchico rivolto a sostituire con materia prima italiana le fibre estere. Non a torto quindi la propaganda antifascista indicava nel B. uno dei rappresentanti del mondo industriale maggiormente legati alla politica fascista, dalla quale avevano tratto i più lauti benefici.

Inoltre, nel 1930 il B. acquistava, assieme a Marinotti, la gestione della SNIA-Viscosa, il massimo organismo italiano per la produzione del rayon. Data la situazione difficile in cui versava in quel momento l'azienda a causa degli eccessi speculativi della precedente gestione Gualino e della crisi mondiale, una delle prime misure prese dal B. fu la riduzione del capitale da 1 miliardo a 333 milioni svalutando ad un terzo le azioni (da 120 a 40 lire). Contemporaneamente favoriva l'accordo commerciale con altre aziende del settore mediante la creazione della Società anonima Italrayon, di cui fu presidente sino alla morte.

Nel 1935 il B. era presidente della Rinascente, del Linificio e canapificio nazionale, delle Industrie canapiere italiane, del Canapificio veneto, della SNIA Viscosa, della Società E. Dell'Acqua e C., della Serica, del Cotonificio di Cormanno, del Cotonificio del Seprio, della A. Mondadori, della Società anonima Il secolo illustrato, della Società anonima Beni immobili lombardi, della Società anonima Dominio di Bagnoli; vicepresidente della Compagnia transatlantica italiana; consigliere del Credito italiano, della Società Edison, della Migiurtina, della Navigazione libera Triestina, della Riunione adriatica di Sicurtà, della Ansaldo, della Franco Tosi, delle Aziende chimiche nazionali associate, delle Strade ferrate meridionali, della Società assicuratrice industriale, ecc.

Il B. si distinse anche nel campo filantropico, fondando tra l'altro una colonia agricola per gli orfani dei contadini morti in guerra e una casa per i grandi invalidi nervosi di guerra ad Arosio.

Fu infine presidente di numerose società culturali ed artistiche, tra cui il Comitato Italia-Francia costituitosi per lo sviluppo dei rapporti culturali tra i due paesi.

Per le sue molteplici attività e per la sua fedeltà al regime, testimoniata tra l'altro dalla sua iscrizione al Partito nazionale fascista sin dal 1924, il B. fu nominato senatore nel 1929, cavaliere del lavoro nel 1935 e conte d'Arosio nel 1937.

Morì a Milano il 13 dic. 1939.

Bibl.: Necr. in Corriere della Sera, 14 dic. 1939; Popolo d'Italia, 14 dic. 1939; Il Sole, 14 dic. 1939. Per un'informazione generale sulla vita del B. vedi inoltre Encicl. Ital., App. I e II, sub vocem; Chi è? 1936, pp. 122 s.; E. Savino, La nazione operante, Milano 1934, p. 237. Per la sua attività durante la guerra utili notizie si trovano in L. Albertini, Epistolario 1911-1926, a cura di O. Barié, Milano 1968, II, p. 767; IV, pp. 1849 s. Per l'atteggiamento del B. nei confronti della questione fiumana e del fascismo, vedi N. Valeri, D'Annunzio davanti al fascismo, Firenze 1963, passim;A. Tasca, Nascita e avvento del fascismo, Bari 1965, I, pp. 81, 200 s.; R. De Felice, Mussolini il rivoluz. 1883-1920, Torino 1965, p. 654; Id., Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-1925, ibid. 1966, p. 84; Id., Mussolini il fascista. L'Organizzazione dello Stato fascista 1925-1929, ibid. 1968, p. 252; Id., Sindacalismo rivoluzionario e fiumanesimo nel carteggio De Ambris-D'Annunzio, Brescia 1966, pp. 175 s., 196; F. Gerra, L'impresa di Fiume, Milano 1966, pp. 523 ss.; E. Santarelli Storia del movimento e del regime fascista, Roma 1967, II, p. 309. Sulle vicende del B. in qualità di consigliere d'amministrazione della Banca di Sconto, vedi C. Rossi, L'assalto alla Banca di sconto, Milano 1950, pp. 211 ss.; E. Rossi, Ipadroni del vapore, Bari 1955, pp. 135, 215. Per la polemica tra il Secolo e Luigi Albertini, vedi L. Albertini, op.cit., IV, pp. 1841, 1843, 1846; A. Albertini, Vita di Luigi Albertini, Roma 1945, pp. 203-206. Per l'attività industriale del B. vedi S. Borletti, Il problema della canapa italiana, Roma 1933; A. Fossati, Lavoro e produzione in Italia dalla metà del sec. XVIII alla seconda guerra mondiale, Torino 1951, pp. 593-96; G.Mori, Studi di storia dell'industria, Roma 1967, p. 327; G.Sessa, L'industria della canapa e del lino, in L'indipendenza economica italiana, Milano 1937, pp. 268-272. Utili, anche se non fanno esplicito riferimento al B., sono inoltre per le vicende della SNIA Viscosa e del Linificio e canapificio nazionale durante la gestione di quest'ultimo, R. Romeo, Breve storia della grande industria in Italia, Bologna 1961, p. 135; R. Morandi, Storia della grande industria in Italia, Torino 1966, pp. 227-31; R. Tremelloni, L'industria tessile in Italia, Torino 1937, pp. 208, 253 s.

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