Senegal

Senegal

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Senegal Stato dell’Africa occidentale che si affaccia sull’Oceano Atlantico, all’estremità occidentale del continente africano, e confina a N e a NE con la Mauritania, a E con il Mali, a S con la Guinea e la Guinea-Bissau. Nella sezione meridionale la continuità del territorio del S. è parzialmente interrotta per l’interposizione di quello della Gambia, una stretta e lunga striscia che si estende in senso O-E seguendo la valle dell’omonimo fiume.

1. Caratteristiche fisiche

Nel complesso il territorio si presenta come una vasta pianura che si innalza soltanto, e di poco (non oltre i 500 m s.l.m.), nell’angolo sud-orientale del paese, dove giungono le ultime pendici settentrionali del massiccio guineano del Futa Gialon. La pianura è costituita da una coltre di sedimenti calcarei, marnosi e argillosi depositati nel Terziario in un bacino di acque poco profonde, formatosi in seguito all’erosione e allo spianamento di formazioni marine del Paleozoico, sovrapposte a un basamento di rocce precambriane. La costa, bassa e sabbiosa, risulta divisa in due tratti dalla penisola del Capo Verde, antica isoletta vulcanica saldata alla terraferma.

Compreso tra le latitudini di 12° e 17° N, il S. risente di influenze varie (equatoriali e tropicali, oceaniche e continentali) che sono all’origine di una differenziazione climatica insolita in un paese di così limitata estensione. Le differenze non riguardano tanto le temperature, la cui media è dappertutto molto elevata (oltre 25 °C, con limitate escursioni termiche), quanto le precipitazioni. Infatti, mentre a S quantità e regime delle piogge sono tipicamente sub;equatoriali, con piovosità protratta da maggio a dicembre e non inferiore a 1300-1700 mm annui, procedendo verso N e, soprattutto, dalla costa verso l’interno, si passa progressivamente a condizioni di clima tropicale arido (non più di 400 mm annui concentrati in 2-3 mesi), addirittura predesertico nell’ampia parte del paese, più di un quarto, che rientra nell’area saheliana. In quest’area si sono verificate frequenti e ricorrenti crisi di siccità accentuata, che negli anni 1970 e 1980 hanno fatto parlare di un vero e proprio processo di desertificazione (➔ Sahel).

La scarsità delle precipitazioni spiega la povertà della rete idrografica di cui l’elemento più importante è il fiume Senegal che peraltro, nonostante dia nome al paese, lo interessa esclusivamente lungo il confine settentrionale. Tra gli altri corsi d’acqua i principali sono il Saloum, nella sezione centrale, e la Casamance, in quella meridionale.

La vegetazione naturale risente delle diversità climatiche e passa dalla densa foresta pluviale subguineana, ricca di formazioni a mangrovie lungo le coste, alla meno densa foresta-parco, alla savana, alla steppa predesertica.

2. Popolazione

Gli abitanti del S. sono etnicamente molto differenziati, sebbene siano per la maggior parte riferibili al ceppo sudanese. Il gruppo di gran lunga più numeroso (oltre il 40% della popolazione totale) è quello degli Uolof, presenti in un’area molto vasta a N della Gambia; i Serer (poco meno del 15%) sono diffusi in una zona, pure molto ampia, a E e SE del Capo Verde; i Toucouleur (10%) sono presenti nella valle del Senegal e nell’alta Casamance; nella media Casamance sono insediati i Mandingo e nella bassa i Diola. Tutti questi gruppi sono sedentari; praticano invece un genere di vita nomade o seminomade la maggior parte dei Fulbe.

All’inizio del 20° sec. i Senegalesi erano meno di 1 milione. Nel 1970 erano già 4 milioni; e la crescita è continuata a ritmo molto sostenuto, con un tasso di incremento annuo che nel decennio 1970-80 era ancora del 2,9%, e che solo in seguito si è assestato intorno al 2,5% Il sovraccarico demografico determina un costante flusso emigratorio verso paesi europei, tra i quali l’Italia, cui peraltro si contrappone un’immigrazione da altri Stati saheliani. La densità (69,7 ab./km2) risulta elevatissima nella zona del Capo Verde, per effetto della presenza dell’agglomerazione urbana della capitale, si mantiene su valori alti o comunque superiori alla media in quasi tutta la parte occidentale del paese e scende a valori minimi nelle aree saheliane più interne. La rete urbana, squilibrata e disorganica, ripete lo stesso andamento. Dakar, l’unica metropoli (2.243.400 ab. nel 2007), e le altre città più notevoli (Thiès, Saint-Louis, Kaolack, Ziguinchor) si trovano sulla costa o in prossimità di essa; all’interno l’unico centro urbano di una certa rilevanza è Tambacounda.

Lingua ufficiale è il francese, ma la maggior parte della popolazione usa comunemente lingue sudanesi, di cui la più diffusa è quella uolof. Il 94% dei Senegalesi professa la religione islamica; il resto è piuttosto superficialmente cristianizzato o segue culti animisti.

3. Condizioni economiche

Durante il periodo coloniale il S. godette di condizioni particolari in quanto considerato la colonia-guida, modello per il resto dell’Africa Occidentale Francese (della quale Dakar era il capoluogo). Gli effetti di tali condizioni dopo il conseguimento della piena indipendenza (1960) furono in parte positivi in parte negativi: da un lato, infatti, il S. si ritrovò dotato di una serie di infrastrutture (ferroviarie, portuali, urbane) relativamente efficienti, ancorché concepite al servizio degli interessi della madrepatria; dall’altro soffriva di carenze di materie prime alimentari ed era soggetto a tutti i rischi della monocoltura, perché il territorio era stato riorganizzato dai Francesi pressoché esclusivamente in funzione della coltivazione di un tipico prodotto di esportazione come l’arachide, con drastica riduzione delle colture di sussistenza. In seguito l’economia ha conosciuto una certa diversificazione, con lo sviluppo della pesca, del turismo e di alcuni settori dell’industria manifatturiera, senza però riuscire a evitare un deficit di bilancio cronicamente elevato, soprattutto a causa di un ipertrofico e costoso apparato pubblico, e un forte indebitamento con l’estero. Pertanto le rimesse degli emigrati e gli aiuti internazionali sono di fondamentale importanza nel quadro economico.

Per quanto riguarda l’economia agricolo-allevatrice è possibile distinguere nel S. diverse regioni: una, molto ampia, corrispondente alla parte occidentale del paese a N della Gambia, in cui prevale nettamente la coltura dell’arachide; un’altra, stretta e lunga, che si estende a N e a NE, nella valle del Senegal, coltivata in parte a cereali e in parte a legumi, nella quale sono state progettate, e parzialmente attuate, moderne opere irrigue; una terza nella Casamance, dove i Diola hanno conservato una risicoltura tradizionale, peraltro molto curata; infine l’ampia zona saheliana, dove è praticato il nomadismo pastorale. I principali prodotti agricoli sono l’arachide (427.100 t nel 2007), il miglio (362.900 t), il riso (215.200 t), i fagioli, il cotone, la canna da zucchero. I bovini sono oltre 3 milioni di capi, gli ovini circa 5 milioni, i caprini 4,3 milioni. La pesca, soprattutto fluviale, ha fornito 421.517 t di pescato nel 2007. Le risorse minerarie sono limitate ai fosfati, peraltro molto abbondanti (regione di Thiès), attivamente estratti ed esportati. Le principali industrie (molte legate alla produzione agraria, in particolare a quella dell’arachide) sono concentrate in massima parte nell’agglomerazione di Dakar, dove si trovano fabbriche di autoveicoli, stabilimenti tessili, cementifici e cantieri navali.

Il turismo, al quale il paese si è aperto fin dalla fine degli anni 1960, è un settore in crescita (866.000 ingressi nel 2006). Il S. dispone di una rete stradale di 15.000 km, di circa 900 km di ferrovie, dei grandi porti di Dakar e di Saint-Louis e di quattro aeroporti, di cui quello della capitale svolge funzioni internazionali.

storia

Già parte dei grandi imperi sudanesi del Ghana (fino all’11° sec.) e del Mali, nel 14° sec. la regione del S. costituì sulla costa occidentale dell’Africa un impero autonomo. Esplorata dai Portoghesi nel 15° sec., la costa senegalese costituì il punto di partenza nel 17° sec. per la penetrazione francese in Africa. Nel 1817 la Francia ottenne definitivamente il territorio, conteso da Gran Bretagna e Paesi Bassi, ma un’occupazione effettiva ebbe luogo solo nella seconda metà del secolo. Nel 1895 il S. entrò a far parte dell’Africa Occidentale Francese (AOF).

Dopo aver ottenuto l’autogoverno nell’ambito della Comunità francese (1958), il paese approdò all’indipendenza nel 1960 unitamente al Sudan Francese all’interno della Federazione del Mali, scioltasi dopo due soli mesi. Nel 1960 il S. fu ammesso all’ONU come Stato a sé. Presidente della Repubblica fu eletto L.-S. Senghor, leader dell’Union Progressiste Sénégalaise (UPS), mentre come primo ministro fu designato l’economista musulmano di idee radicali Mamadou Dia, destituito nel 1962. Dopo l’adozione di una nuova Costituzione, che aboliva la carica di primo ministro, le elezioni legislative del 1963 fecero registrare la schiacciante vittoria dell’UPS; nell’arco di tre anni tutti i partiti vennero messi fuori legge o inglobati in quello del presidente e nel 1966 si costituì di fatto un regime a partito unico, ispirato a un socialismo moderato. Nel 1970 venne ripristinata la carica di primo ministro, affidata ad A. Diouf.

Dopo la reintroduzione del multipartitismo nel 1976, le elezioni generali del 1978 videro la netta affermazione di Senghor e del Parti Socialiste (PS, nuova denominazione dell’UPS). Nel dicembre 1980 Senghor si ritirò dalla vita politica e le sue funzioni furono assunte da Diouf; eletto presidente nel 1983, quest’ultimo abolì nuovamente la carica di primo ministro, suscitando le proteste dei partiti di opposizione, sfociate in una serie di disordini. Sul piano internazionale, gli stretti rapporti esistenti con la Gambia favorirono nel 1981 l’intervento di truppe senegalesi in quel paese, su richiesta del locale governo, per reprimere una sollevazione militare; nel 1982 fu istituita la Confederazione del Senegambia, dissoltasi nel 1989. Sempre nel 1989 si aprì una grave crisi con la Mauritania, che portò alla rottura delle relazioni diplomatiche sino al 1992. Sul piano della politica interna la graduale liberalizzazione delle istituzioni avviata nella seconda metà degli anni 1980 non fu ritenuta sufficiente dai partiti di opposizione, che contestarono la regolarità delle elezioni del 1988, vinte ancora da Diouf e dal PS.

Ai primi del 1991 un emendamento alla Costituzione reintrodusse la carica di primo ministro. Nelle elezioni presidenziali del 1993 Diouf fu riconfermato, ma gli anni 1990 segnarono il progressivo declino del PS: a incrinare l’egemonia dei socialisti furono, da un lato, il crescente malcontento per la politica economica dei vari governi, dall’altro, l’inasprirsi del conflitto nella regione meridionale della Casamance, dove alla rivolta armata, propugnata dal secessionista Mouvement des Forces Démocratiques de la Casamance (MFDC), il governo aveva risposto con una violenta repressione. Le elezioni presidenziali del 2000 videro l’affermazione del candidato del Parti Démocratique Sénégalais (PDS), A. Wade. Tra il 2001 e il 2003 vennero introdotte alcune riforme istituzionali, in particolare una nuova Costituzione limitò a due i mandati presidenziali consecutivi, consentendo al tempo stesso al presidente di sciogliere il Parlamento in caso di stallo politico. Nel 2004 venne abolita la pena di morte. Alla fine del 2004 venne firmato un nuovo accordo tra il governo e i separatisti della Casamance, sulla base del riconoscimento dell’autonomia della regione nel quadro dello Stato senegalese. Nell’estate 2006 l’esercito senegalese sferrò un attacco contro la fazione dei separatisti che non aveva accettato il processo di pace. Nel 2007 Wade fu riconfermato; quattro mesi dopo l’alleanza che lo appoggiava ottenne una netta vittoria alle elezioni parlamentari, boicottate dalle forze di opposizione. Rafforzato anche sul piano internazionale, Wade nel 2010 ha potuto annunciare l’acquisizione della sovranità sull’intero territorio senegalese, con la presa di possesso delle basi militari rimaste alla Francia dopo la fine del regime coloniale. Nel 2012 una delibera del consiglio costituzionale, chiamato a decidere sull'ammissibilità dei candidati alle presidenziali in programma nel mese di  febbraio, ha consentito a Wade di concorrere  per il terzo mandato, nonostante una riforma costituzionale limiti i mandati a due. Al secondo turno delle consultazioni, tenutosi nel marzo 2012, Wade è comunque risultato sconfitto al ballottaggio dall'ex premier e suo braccio destro M. Sall, il quale alle elezioni amministrative tenutesi nel giugno 2014 ha visto l'Alleanza per la democrazia, partito di cui è stato fondatore nel 2008, affermarsi in oltre 400 comunità, contro le 29 controllate nel 2009.

Nel marzo 2016 è stata approvata dal 63% degli elettori la riforma costituzionale voluta da Sall che prevede la riduzione del mandato presidenziale da sette a cinque anni.

arte e architettura

Le influenze coloniali si sono diffuse soprattutto nelle aree urbane, mentre nelle aree rurali si è assistito al perdurare della tradizione autoctona. Alcuni esempi di architettura del 18° e 19° sec. restano a Gorée (Dakar) e a Saint-Louis (Grande Moschea, 1825-47); la tradizione locale di edifici abitativi o commerciali a un piano prosegue in realizzazioni come il complesso Women’s Centre nei sobborghi di Rufisque (2001, Hollmén-Reuter-Sandman Architects), con costruzioni agglomerate intorno a una corte aperta. A Dakar si associa un’architettura pubblica di stile coloniale francese o ibrido (Cathedrale du Souvenir Africain, 1929-36; Institut Français d’Afrique Noire, 1936; Palais du Président de la Republique, 1953; Palais de Justice, 1954-58) a grandi realizzazioni monumentali con tipologie islamiche o occidentali. Nuovo impulso all’architettura fu dato dalla presidenza di L.-S. Senghor (Università di Dakar e Saint.-Louis; Musée Dynamique a Dakar, 1966), con lo sviluppo di centri polifunzionali, costruzioni pubbliche o commerciali, come l’edificio a torre sede della BCEAO (1977), che accoglie suggestioni moderniste e decorazioni locali.

L’ideologia culturale della negritudine, sostenuta da Senghor, è stata tra il 1960 e il 1980 alla base della ricerca artistica, espressa prevalentemente nella pittura, in una simbiosi tra tradizione grafica e tecniche proprie della cultura europea. A Dakar, fino al 1967, il dipartimento di arti plastiche dell’École nationale des beaux-arts fu diretto da Iba Ndiaye, maestro di grande talento formatosi in Francia, che tuttavia non aderì al movimento della negritudine; l’Atelier des Recherches Plastiques Nègres fu diretto da Papa Ibra Tall, autore di dipinti e arazzi di grande effetto cromatico e decorativo. Nel 1966 si tenne a Dakar il primo Festival des Arts Nègres e fu inaugurato il Musée Dynamique. Il sostegno di Senghor diede grande impulso alle arti, limitandone tuttavia la libertà, per cui si formò una corrente non conforme all’ideologia ufficiale che trovò spazio con la galleria Tenq e poi con il laboratorio Agit-Art diretto da El Hadji Sy, Issa Samb, Amadore Sow. Anche Mor Faye, sapiente colorista, è rimasto ai margini della scena ufficiale, ma ha avuto riconoscimento postumo con la presentazione dei suoi dipinti alla Biennale di Venezia del 1993 dove, insieme alle sue opere, sono state presentati anche le sculture di Ousmane Sow, originali interpretazioni della figura umana, e gli assemblaggi di oggetti di recupero di Moustapha Dime. Si deve ancora ricordare la vitalità della pittura sotto vetro (souweres, corruzione uolof del francese sous-verre), genere popolare introdotto in S. agli inizi del Novecento: i suoi soggetti più diffusi s’ispirano al Corano o sono immagini di capi carismatici, come nell’opera di Gora Mbegue. Questo genere pittorico è stato elaborato in maniera più sperimentale da Anta Gaye (collage e assemblage) e, con ricerche cromatico-astratte, da Serigne Ndiaye.

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