setta

2006

di Paolo Ricca

setta

Un gruppo che si separa dalla comunità

Viene chiamato setta un gruppo relativamente ristretto di persone che si aggregano volontariamente e di solito assumono, da una posizione minoritaria, un atteggiamento critico nei confronti dell’ordine sociale, religioso o politico esistente. Il fenomeno delle sette è universale e compare in tutte le culture e negli ambiti più svariati, ma si parla di sette prevalentemente in riferimento ai gruppi religiosi

Sette ed eresie

Il termine setta deriva da uno dei due verbi latini sequor «seguire» (un esempio, un insegnamento) o seco «troncare» (un rapporto). Originariamente setta non aveva alcun connotato negativo: indicava semplicemente un gruppo particolare, diverso da altri, all’interno di una comunità più vasta, che poteva essere di carattere filosofico, religioso o politico. Oggi invece i termini setta e settario sono di solito usati con senso dispregiativo e vengono associati a idee di chiusura mentale, faziosità, estremismo, fanatismo, devianza. Questi connotati negativi provengono in larga misura dall’uso che di questo termine è stato fatto nella storia cristiana, quando venne etichettata e condannata come setta ogni forma di dissidenza dalla religione dominante. Setta ed eresia divennero interscambiabili e furono considerate fenomeni che minavano l’unità del corpo sociale e che quindi dovevano essere repressi. Così i gruppi qualificati come sette furono oggetto di persecuzioni, alle quali molti non sopravvissero.

Anche se il fenomeno settario è universale e compare in ogni cultura umana negli ambiti più svariati – religioso, politico, artistico, persino scientifico – ci occupiamo qui solo del suo aspetto religioso, limitatamente al cristianesimo storico. Vale la pena ricordare che il cristianesimo stesso fu, all’inizio, considerato setta: l’apostolo Paolo di Tarso lo definisce «la via che i Giudei chiamano setta» (Atti degli Apostoli 24,14).

Le prime sette cristiane

Nel corso di venti secoli di storia sono numerosissimi i gruppi cristiani catalogati come sette, quasi sempre dalle Chiese maggioritarie. Sul piano dottrinale le sette sono tra loro molto diverse: alcune si allontanano dal messaggio cristiano su questioni centrali – per esempio l’unicità di Dio, oppure la divinità di Cristo –; altre se ne allontanano su questioni marginali – è il caso della data della Pasqua, o della disputa sul fatto che il giuramento sia lecito ai cristiani oppure no –; altre ancora vivono in modo radicale talune esigenze evangeliche e perciò contestano la Chiesa dominante giudicata troppo compromessa con il potere o troppo interessata a comodità e ricchezze; altre infine mettono in luce, talvolta in modo unilaterale, aspetti trascurati o rimossi del messaggio evangelico.

Il termine setta applicato a gruppi così eterogenei si rivela dunque troppo generico per esprimere un giudizio di valore. Nella Chiesa antica furono considerati come sette il marcionismo, il montanismo e il donatismo (per menzionare solo i gruppi maggiori); nel Medioevo i catari, i valdesi, i lollardi, i fratelli del Libero Spirito, i francescani radicali (detti fraticelli), John Wycliffe in Inghilterra, Jan Hus in Boemia e i loro seguaci.

Dalla Riforma all’età contemporanea

Nel Cinquecento venivano considerati settari gli anabattisti, i mennoniti, gli hutteriti e in generale gli adepti della Riforma radicale. Nel Seicento pullulavano le sette fra i puritani e i cristiani non conformisti (nei confronti della Chiesa anglicana): tra questi i battisti – fautori della separazione tra Chiesa e Stato –, i quaccheri e altre Chiese pacifiste. Nel Settecento e nell’Ottocento, soprattutto nel mondo anglosassone, nacquero altre sette di varia natura e ispirazione: dagli avventisti all’Esercito della salvezza, dalla Christian science ai mormoni (che si collocano fuori dall’ortodossia cristiana), dalla Chiesa dei fratelli ai Testimoni di Geova (che sono una formazione giudeo-cristiana di tendenza apocalittica, esterna e alternativa a tutte le Chiese cristiane).

Nel Novecento è sorto il movimento pentecostale che, per le proporzioni assunte – attraversa ormai in varia misura l’intera cristianità ed è molto diffuso nel Terzo mondo –, è difficile considerare settario, anche se al tempo stesso per il suo dinamismo si divide e moltiplica tumultuosamente. Un utile criterio di lettura del vasto fenomeno settario nel cristianesimo storico può essere quello suggerito dall’apostolo Paolo: «Esaminate ogni cosa e ritenete il bene» (Tessalonicesi 5,21).

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