SIRI

SIRI

Enciclopedia dell' Arte Antica (1997)
di D. Adamesteanu

SIRI (v. vol. VII p. 345). - Più che il nome S., la letteratura antica (Strab., vi, i, 14) menziona quelli di Siritide e di Polieion, toponimi che potrebbero riferirsi a due fasi: la prima relativa a una presenza ionica alla fine dell'VIII-inizio del VII sec. a.C., l'altra relativa a genti provenienti da Colofone in un secondo momento, databile verso la metà del VII sec. a.C. I due toponimi, com'è naturale, sono stati ubicati dagli autori antichi in prossimità dell'attuale fiume Sinni, l'antico Sìris.

Diverse fonti lasciano intendere che almeno la prima fase di S. si deve ricercare proprio verso la foce del fiume, dove, d'altronde, come è stato ipotizzato, doveva trovarsi il porto, e dove alami studiosi conducono le loro ricerche. Il sito di una vera pòlis si trova sulla lunga collina di Policoro, in mezzo a una ricca pianura cantata già nel VII sec. a.C. da Archiloco (frg. 18). Proprio la ricchezza di queste terre aveva richiamato anche le popolazioni indigene - i Choni - che avevano formato grandi e piccoli insediamenti intorno alla collina di Policoro e di S. Maria d'Anglona. Ai piedi di queste colline si sono formate le necropoli indigene della I fase dell'Età del Ferro, come quelle di Valle Sorigliano, con diverse presenze orientali nei corredi di produzione locale, mentre sui pendii di S. Maria d'Anglona i recenti scavi hanno messo in luce qualche tomba con oggetti greci arcaici. Anche queste zone, considerate dalle fonti antiche (Strab., VI, I, 10) κτίσις των 'Ροδίων, facevano parte di quella Siritide del VII sec. a.C. cantata da Archiloco. Sulla collina di Policoro i primi segni di presenza greco-orientale e insulare sono della fine dell'VIII-inizî del VII sec. a.C.: questi appaiono più densi sulla punta orientale, nella zona chiamata del Castello. Gli ultimi scavi e ricerche effettuati hanno evidenziato che la collina, con un circuito di c.a 4 km, era difesa da una fortificazione in mattoni crudi, larga m 1,80-2, oggi conservata in altezza in qualche parte fino ami. Assai probabilmente, verso la metà del VII sec., l'intera collina venne stabilmente occupata e fortificata dai Colofoni rifugiatisi in questa zona già conosciuta attraverso informazioni fornite da gente della stessa origine microasiatica, arrivata ancora prima sulla costa ionica per formare empòria come quello di Incoronata. Mentre la punta orientale era difesa già prima dell'arrivo dei Colofoni, la fortificazione centrale e occidentale può essere attribuita a questi ultimi.

Anche le poche abitazioni finora conosciute risultano costruite con mattoni crudi su uno zoccolo in pietrame irregolare, come risulta nell'area della collina e ancora più a S. La loro pianta è quasi sempre rettangolare e, come appare nel caso delle tracce rinvenute nell'area a S del Castello (Giardino murato), erano costruite anche in legno e formate solo da uno o due ambienti. La loro presenza in aree ancora più lontane dalla collina indica una pòlis formata da diverse kòmai.

Le aree sacre di S. sono distribuite all'interno e all'esterno dell'area fortificata. Mentre sulla collina è stato trovato sporadicamente qualche frammento di terrecotte architettoniche arcaiche, sul pendio della vallata meridionale sono stati messi in luce un tempio e un santuario di Demetra, quest'ultimo racchiudente anche qualche traccia di piccoli edifici (naìskoi) decorati con terrecotte architettoniche del VI sec. a.C. Il tempio, molto simile al tempio C di Metaponto e, inizialmente, anche a un altro di S. Biagio, era decorato con un fregio fittile che ha conosciuto una larga diffusione a Metaponto e nel suo territorio, fino a Sibari, Posidonia e Serra di Vaglio.

Tanto nell'area del Santuario di Demetra che nell'area del tempio vi sono chiare testimonianze che la vita di S. è continuata dalla fine dell'VIII e dai primi anni del VII sec. a.C. fino alla fine del VI sec. a.C.: vasi, statuette, terrecotte architettoniche e bronzi s'inquadrano in questo lungo periodo. Qualche altro documento (skỳphoi del tipo Bloesch C) scende fino al primo quarto del V sec. a.C., come dimostrano anche le necropoli.

La fase achea della metà del VII sec. a.C. a S. non è ben definita attraverso i rinvenimenti archeologici finora conosciuti in quest'area. Una cesura molto evidente è soltanto quella databile tra il primo e il secondo venticinquennio del V sec. a.C.

Tanto le necropoli quanto le stipi votive e i diversi rinvenimenti di vasi, statuette e bronzi dimostrano chiaramente quanto vasta sia stata l'espansione commerciale di S. lungo la fascia costiera e i fiumi Agri e Sinni. L'espansione sulla costa è documentata dall'emporio di Incoronata, mentre lungo i due fiumi vicini alla collina di Policoro le testimonianze si ritrovano nelle necropoli di Latronico, Roccanova, Alianello e Chiaromonte. Gli oggetti rinvenuti sono d'origine insulare e greco-orientale; in altri casi si tratta di riuscite imitazioni locali di tali produzioni. I vasi dell'Orientalizzante antico e qualche figura di animale in bronzo sono i migliori esempi di produzione sirita, in cui i cavalli affrontati costituiscono uno dei motivi decorativi più apprezzati dai maestri locali.

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(D. Adamesteanu)

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