spiriti animali (animal spirits)

spiriti animali (animal spirits)

Dizionario di Economia e Finanza (2012)

spiriti animali (animal spirits) Espressione coniata da J.M. Keynes (➔) per indicare il complesso di emozioni istintive che guidano il comportamento umano, in generale, e quello imprenditoriale, in particolare. Keynes fu il primo a capire che sulla scena delle decisioni economiche, nel mondo dell’industria come in quello della finanza, ci fossero sempre,  invisibili, anche gli aspetti umorali della mente umana. Tali umori possono tendere al pessimismo, come ai tempi della grande depressione del 1929 negli Stati Uniti, quando la disperazione era il sentimento prevalente, ma il termine ha di solito una connotazione positiva, di ‘voglia di fare’, di ricominciare. È proprio l’imperscrutabile psicologia della persona a far germogliare quella sorta di «ottimismo ingenuo» che spinge un imprenditore ad allontanare l’idea di una perdita e a insistere nell’intrapresa, accantonando il pensiero di una sconfitta come «un uomo sano allontana il pensiero della morte». Nella realtà, la fiducia di cui parla Keynes, e di cui gli animal spirits sono i portatori, è l’ingrediente essenziale di ogni ripresa economica ma, secondo l’economista, vi sono circostanze in cui l’alleato più forte degli animal spirits è una politica economica attiva. In The general theory of employment, interest and money (1936), Keynes così si esprime: «A prescindere dall’instabilità dovuta alla speculazione, vi è una instabilità di altro genere, dovuta a questa caratteristica della natura umana: che una larga parte delle nostre attività positive dipende da un ottimismo spontaneo piuttosto che da un’aspettativa in termini matematici, sia morale che edonistica o economica. La maggior parte, forse, delle nostre decisioni di fare qualcosa di positivo, le cui conseguenze si potranno valutare pienamente soltanto a distanza di parecchi giorni, si possono considerare soltanto come risultato di tendenze dell’animo, di uno stimolo spontaneo all’azione invece che all’inazione, e non come risultato di una media ponderata di vantaggi quantitativi, moltiplicati per probabilità quantitative».

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