JACINI, Stefano

JACINI, Stefano

Enciclopedia Italiana (1933)
di Alberto Maria Ghisalberti

JACINI, Stefano. - Nato a Casalbuttano (Cremona) il 20 giugno 1827, morto a Milano il 24 marzo 1891. Studiò diritto ed economia a Berna, a Milano, in Germania e perfezionò le sue conoscenze con lunghi viaggi nell'Europa Settentrionale e in Oriente. Liberale moderato e incline più agli studî che alla politica militante, non partecipò ai moti del 1848. Cominciò a farsi notare con alcuni saggi sulle condizioni economiche della Lombardia (La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia, Milano 1856; Sulle condizioni economiche della provincia di Sondrio, ivi 1858). A lui chiese il Cavour un rapporto sul Lombardo-Veneto, che fu una grave requisitoria contro il governo austriaco. Dalla VII alla X Legislatura fu deputato di Pizzighettone. Uomo di destra, nel 1860 fu ministro dei Lavori pubblici con il Cavour, cui fu di grande aiuto nell'opera di riordinamento amministrativo del nuovo regno. Si dimise dopo le elezioni del 27 maggio 1861, nelle quali rimase in ballottaggio con C. Cattaneo. Propugnò il traforo del Gottardo (L'Italia e la Svizzera nella questione della ferrovia delle Alpi Elvetiche, Milano 1863) e dopo la Convenzione di settembre, che realizzava idee che gli erano care (La questione di Roma nel 1863), entrava quale ministro dei Lavori pubblici nei due gabinetti Lamarmora (28 settembre 1864-20 giugno 1866), nei quali si segnalò per feconde riforme legislative e per i grandi lavori promossi o attuati. Notevole fu anche il suo concorso nell'azione diplomatica che portò all'alleanza con la Prussia. Ministro anche con il Ricasoli, si dimise il 17 febbraio 1867, consacrandosi di nuovo all'attività parlamentare e agli studî. Uscirono allora Due anni di politica italiana (Milano 1868), esame dell'opera del governo dalla Convenzione di settembre alla liberazione del Veneto, e Sulle condizioni della cosa pubblica in Italia dopo il 1866 (Firenze 1867), lettera di addio ai suoi elettori, nella quale si affermava favorevole a un largo decentramento amministrativo. Nominato senatore nel 1870, non approvò l'occupazione di Roma e parlò in Senato contro il trasporto della capitale. Il dissenso con il governo, allora e più tardi, e il suo accentuato conservatorismo, non gl'impedirono di essere ascoltato interprete e relatore di molte importanti questioni. Cercò di chiarire la posizione dell'Italia nella questione orientale con Un po' di commento sul trattato di Berlino (Roma 1878) e dettò le linee di un programma conservatore in: I conservatori e l'evoluzione naturale dei partiti politici (Milano 1879). Nominato conte al compiersi del traforo del San Gottardo (1880), posto a capo della grande inchiesta agraria, fu di questa l'ordinatore e il relatore. A render conto dell'opera della commissione creata dal parlamento pubblicò dapprima i Frammenti dell'inchiesta agraria (Roma 1883), cui tenne dietro la notevole Relazione finale sui risultati dell'inchiesta agraria (ivi 1884).

Bibl.: B. Bracci, S. J., in Rassegna nazionale, 1° aprile 1891; O. Scalvanti, ibid., 1° luglio 1891; S. Jacini, Un conservatore rurale della nuova Italia, voll. 2, Bari 1926.

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