Iscrittosi tredicenne all’Università di Pavia, si laureò in giurisprudenza nel 1807. Poco propenso per la pratica legale, si avviò verso gli studi medici, abbandonati però per un’invincibile repulsione verso le dissezioni anatomiche. Si dedicò quindi alla fisica e alla matematica, frequentando a Pavia le lezioni e le dimostrazioni sperimentali di A. Volta e P. Configliachi e guadagnandosi da vivere come ripetitore privato di queste materie. Nel 1817 la vita professionale del M. ebbe una svolta quando Volta, direttore della facoltà filosofica dell’ateneo pavese, lo nominò aggiunto stipendiato alle cattedre di matematica elementare e fisica generale e sperimentale (Epistolario di Alessandro Volta, V, p. 337). L’anno successivo vinse il concorso per la cattedra di «fisica con la matematica applicata» nello stesso ateneo (ibid., p. 366).
Nel 1821 fu nominato professore per lo stesso insegnamento nel liceo S. Caterina (l’attuale Marco Foscarini) a Venezia, dove rimase fino al 1835 (dal 1826 fu anche bibliotecario). Importante fu il suo ruolo nel funzionamento del gabinetto di fisica, che orientò in misura considerevole verso le proprie aree di ricerca.
Nel 1836 il M. lasciò Venezia per passare alla cattedra di fisica sperimentale offertagli l’anno precedente dall’Università di Modena. Ebbe subito doppia incombenza didattica, nella facoltà fisico-matematica e nella facoltà medica, cui si aggiunse nel 1844 la nomina a bibliotecario. Nel 1848, per effetto di una riforma cui egli stesso partecipò come membro della commissione per nuovi piani di studio, la sua cattedra fu denominata «fisica particolare e sperimentale». Tenne tale insegnamento nelle classi fisico-matematica e medico-chirurgica, derivate dalle due corrispondenti facoltà, e in una classe filosofica di nuova istituzione. Dal 1848 al 1864 presiedette sia la classe fisico-matematica sia la filosofica. Nel 1859 ottenne il pensionamento, mantenendo il titolo di professore con facoltà di dare lezioni a sua discrezione e di usare il gabinetto di fisica universitario.
Il M. ebbe anche incarichi extraccademici: nel periodo veneziano fu nella giuria dei premi di incoraggiamento all’industria del Regno Lombardo-Veneto; in quello modenese presiedette la commissione per l’applicazione del sistema metrico decimale negli Stati estensi. Quest’ultimo ufficio, tenuto dal 1849 per nove anni, risultò gravoso e compromise la sua produzione. Fu socio di numerose società scientifiche, tra le quali – dal 1833 – la Società italiana delle scienze o Accademia dei XL, che presiedette dal 1844 al 1866, l’Académie des sciences dell’Institut de France (dal 1838 fu tra i 6 corrispondenti della sezione di fisica) e l’Accademia di scienze, lettere e arti di Modena (dal 1841).
Pur con l’arbitrarietà insita in ogni ordinamento tematico, i 10 raggruppamenti adottati nell’edizione del 1874 danno un’idea significativa delle aree scientifiche in cui il M. si cimentò: studi sugli elettromotori (pile); teoria degli elettromotori; galvanometro e reelettrometro; correnti indotte e derivate; azione magnetizzante delle correnti elettriche istantanee; magnetismo; elettro-plastica, elettro-grafia ed elettro-metallocromia; elettro-fisiologia ed elettro-terapia; analogie tra elettricità e luce; memorie di argomento vario.
In elettrofisiologia il M. studiò diversi fenomeni relativi alla contrazione muscolare e alle sensazioni, anche in rapporto a ricerche sui possibili usi terapeutici di scariche e correnti elettriche, soprattutto nelle paralisi, come risulta da dettagliati resoconti delle cure elettriche da lui stesso somministrate a numerosi pazienti. Lavorò in questi settori dal 1827 fino agli ultimi anni di vita. Nel primo scritto di elettrofisiologia, pubblicato nel 1828, si occupò del fenomeno osservato da L. Galvani e studiato poi da Volta anche con la corrente della pila: la contrazione dei muscoli di una gamba di rana percorsa da una corrente quando il circuito in cui è inserita viene improvvisamente interrotto. Volta l’aveva attribuita a un impulso di corrente retrograda nella pila posta ad alimentare il circuito, per effetto del brusco arresto della corrente. Il M. lo confutò, proponendo uno schema basato su proprietà direzionali da lui attribuite alla corrente. Una corrente elettropositiva può essere applicata ai muscoli o ai nervi e, nel secondo caso, in direzione concorde o discorde rispetto al loro verso di diramazione nei muscoli. Con la corrente applicata ai muscoli, il M. stabilì che la direzione di circolazione era ininfluente e che c’era sempre una risposta contrattile. Con la corrente applicata ai nervi concluse invece che le contrazioni avvenivano se la corrente era concorde rispetto alla loro diramazione nei muscoli e mancavano se era discorde. Distinse le due contrazioni, con stimolo elettrico sui muscoli o sui nervi, denominandole rispettivamente «idiopatiche» e «simpatiche». Considerò l’esperimento voltiano di contrazione all’interruzione del circuito nel solo caso di corrente iniziale discorde e pose come principio che la contrazione avviene in questa situazione «allorché il fluido elettrico cessa di invadere i nervi». Quanto alle sensazioni, stabilì che esse insorgono nei due differenti casi di corrente concorde interrotta nei nervi e di semplice applicazione a essi di una corrente discorde. Si confrontò su questioni elettrofisiologiche con C. Matteucci, J.-C.-A. Peltier e L. Nobili; alcuni risultati di quest’ultimo lo obbligarono a raffinare i propri schemi in una memoria del 1834 (anticipata in parte da una del 1828), ipotizzando che la contrazione muscolare osservata all’interruzione del circuito sia da attribuire a stimolazione dei nervi, causata da moto al loro interno di elettricità precedentemente «accumulata» e non più «tenuta ferma» dal flusso di corrente che prima li invadeva. Utilizzò spiegazioni simili per le «alternative voltiane», come scelse di chiamare un gruppo di fenomeni già studiati da Volta sulla perdita e riacquisto di reattività contrattile agli stimoli elettrici da parte di muscoli sottoposti per lungo tempo a correnti dirette e inverse.
Il M. ideò due strumenti elettromagnetici: un «galvanometro moltiplicatore», descritto nel 1826, e un «reelettrometro», presentato nel 1838 ma realizzato nel 1833.
Gli studi del M. sulle correnti derivate riguardano la diramazione di una corrente quando incontra più percorsi conduttori. Dal 1825 ottenne risultati subito diffusi in Francia da D.-F. Arago e C.-S.-M. Pouillet e sfruttati da altri ricercatori per studi sulla conduzione elettrica.
Il M. morì a Modena il 9 giugno 1866.
Fonti e Bibl.: Appunti di lezioni e materiali attinenti all’insegnamento del M. a Modena si conservano nella sezione didattica dell’Archivio dell’Accademia di Modena (in riordinamento). Epistolario di Alessandro Volta: edizione nazionale, V, 1805-1827, Bologna 1955, pp. 337, 366. Il M. è considerato in tutti i lavori storici sulle accademie cui fu associato (per esempio in G. Penso, Scienziati italiani e Unità d’Italia: storia dell’Acc. dei XL, Roma 1978, ad ind.). Si vedano inoltre: G. Grimelli, Prospetto delle memorie elettriche e magnetiche pubblicate dal prof. cavaliere S. M., Modena 1844 (ne dipende, quasi interamente, I. Cantù, L’Italia scientifica contemporanea, Milano 1844, pp. 288 s.); A. Pazienti, Intorno agli studii del prof. cav. S. M., in Atti del R. Ist. veneto di scienze, lettere ed arti, s. 3, XII (1866-67), pp. 459-496; C. Razzaboni, Elogio del cav. prof. S. M., in Memorie della R. Acc. di scienze, lettere ed arti di Modena, sez. di lettere, XII (1870), pp. 109-142 (anche nell’ed. 1874 delle Memorie del M., cit., I, pp. V-XXXIII); G. Canevazzi, La Scuola militare di Modena, Modena 1920, II, p. 44; M. Pierucci, Cimeli e glorie dell’istituto di fisica di Modena, in Annuario dell’Università di Modena, Modena 1933-34, ad nomen; Un secolo di progresso scientifico italiano, 1839-1939, I, Roma 1939, pp. 556, 571, 590, 596, 610, 615, 631; Storia delle scienze, a cura di M. Gliozzi - M. Giua, Torino 1965, II, pp. 257, 270, 273 s., 281; G.C. Mor - P. Di Pietro, Storia dell’Università di Modena, Firenze 1975, I, p. 270; II, passim; M. Gliozzi, Storia della fisica, Torino 2005, pp. 614, 634-636, 639, 641, 657, 671.