superstizione

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superstizione Il fatto di avere credenze e compiere pratiche che, nella valutazione della cultura e delle religioni superiori, ufficiali e dominanti, sono ritenute frutto di errore e d’ignoranza, di convinzioni e istituzioni inferiori e sorpassate.

Riguardo alle origini delle s. nell’ambiente di una determinata religione, in generale si può dire che la s. risponde a esigenze che non trovano soddisfazione nell’ambito della religione dominante (per es., le esigenze di religiosità soggettiva in una religione prevalentemente preoccupata dello Stato, o le esigenze di immediata protezione in una religione che svaluta il benessere terreno rispetto a una vita futura ecc.). Molto spesso si tratta di esigenze sopravvissute da una fase anteriore alla formazione della religione ufficiale e questo spiega come la s. abbia quasi sempre un carattere culturalmente arretrato e inferiore. Per la stessa ragione, mentre ogni religione è un tutto organico, le s. che sopravvivono da civiltà anteriori e ormai disintegrate sono atteggiamenti isolati e fossilizzati, privi di un vero senso religioso. Nel mondo culturale odierno, bisogna distinguere la concezione dottrinale della s. secondo l’insegnamento della religione ufficiale e la fenomenologia storica delle s. esistenti.

Per la Chiesa cattolica la s. comprende ogni atto di culto falso e superfluo, per es., di reliquie non ufficialmente riconosciute, le preghiere a fini illeciti ecc., i riti celebrati in privato, la divinazione (distinta dal vaticinio ispirato), la magia (per es., uso di talismani, distinti dagli oggetti benedetti) ecc. La Chiesa combatte le s. sin dalle sue origini, ma di fronte a certe s. troppo radicate nella tradizione popolare ha adottato un metodo diverso, assecondandole formalmente, ma assorbendole, mediante una reintegrazione sostanziale, nella propria pratica; quest’atteggiamento si manifesta non soltanto nei riguardi di riti campestri (per es., processione intorno al campo per la fertilità, riti per la pioggia) o di forme di devozione popolare pagana (per es., l’uso di ex voto), ma fin nella conservazione dei luoghi sacri e delle feste della religione pagana.

Dal punto di vista fenomenologico si distingue tra le s. a seconda della forma di religione da cui traggono origine. A prescindere da ogni concezione evoluzionistica della successione di diverse forme di religione, si può constatare che a tutt’oggi sopravvivono s. che rispondono a una forma animistica della religione (per es., la credenza di geni, spiriti, demonietti, fate, che interverrebbero negli affari spiccioli della vita quotidiana e di fronte ai quali sarebbe necessario osservare un comportamento particolare), altre in cui domina un orientamento magico (come nelle fatture, o nei riti di propiziazione, per es., per l’inaugurazione di una nuova casa ecc., o nell’attribuire facoltà particolari a determinate persone, indovini, guaritori, streghe ecc.). Le s. relative ai sogni, ai numeri speciali, a certe materie ecc. sono spesso residui di concetti una volta organicamente appartenuti a religioni più antiche.

Un tipo particolare di s. è la cosiddetta s. di classe, cioè le s. in vigore presso determinate classi sociali (per es., cacciatori, pastori, contadini ecc.): anche le loro origini sono per lo più antichissime e religiose (alcune s. di cacciatori nell’Europa moderna hanno riscontri precisi con usanze religiose dei più primitivi popoli di cacciatori, nella cui religione esse s’inquadrano).

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