t Diciannovesima lettera dell’alfabeto latino. linguistica Nell’alfabeto fenicio la t. aveva, approssimativamente, la forma di una croce di s. Andrea; ma già nell’alfabeto greco questa si raddrizzò e il taglio si spostò in cima all’asta divenuta verticale. Da allora la lettera non ha avuto modificazioni serie, tranne, nella minuscola, l’arrotondamento dell’estremità inferiore dell’asta per legarsi meglio alla lettera seguente e l’abbassamento del taglio orizzontale.
La lettera t rappresenta in italiano la consonante esplosiva dentale sorda ‹t›, che si articola come la corrispondente sonora ‹d›, appoggiando la punta della lingua contro il margine degli incisivi superiori. La t italiana è quindi, propriamente, una consonante postdentale, a differenza di altre varietà di t che, pur rientrando nella classe delle dentali, hanno un punto d’articolazione un po’ diverso (è il caso della t inglese, che è alveolare, e del th inglese, che è interdentale oltreché spirante), oppure non sono nemmeno dentali, essendo articolate sensibilmente più indietro (è il caso della t siciliana di tre, che è cacuminale). La t italiana ammette, come la maggior parte delle altre consonanti, i 3 gradi: tenue (per es., in piato), medio (per es., in pianto), rafforzato (per es., in piatto).
La t del latino classico si pronunciava come t in ogni posizione; ma verso il 3°-4° sec. d.C. si diffuse gradatamente una pronuncia assibilata dei gruppi ti + vocale; il fenomeno era favorito dalla riduzione a semiconsonante di quell’-i- prevocalica (originaria, per es., pretium, o secondaria da -e-, per es. platea passato a *platia), che in origine era vera vocale, sillabica. La pronuncia assibilata del ti atono prevocalico latino è continuata in italiano da una z sorda (per es., terzo, lat. tertius); quando il ti, oltre che seguito, è anche preceduto da vocale, l’esito normale è sempre una z sorda (e doppia), ma in parecchie parole è una g dolce: per es., prezzo e pregio, lat. pretium. Nell’Italia settentrionale e nella Romania occidentale verso gli ultimi secoli dell’unità romana si determinò la riduzione a d di tutte le t latine tra vocali, o tra vocale e liquida, all’interno di parola; questa sonorizzazione fu accolta più tardi dalla Toscana per imitazione in un buon numero di parole, che sono quindi entrate in italiano con -d- da -t- latina (per es., spada, lat. spata; lido, lat. litus). Fatta eccezione dunque per le -t- latine passate a -d- in seguito a lenizione in molte voci popolari e per le -t- latine seguite da -i- atona prevocalica passata a -z- nelle voci popolari e in quelle dotte, si può dire che per tutto il resto la t italiana continua regolarmente la t latina in ogni posizione: iniziale (per es., toro, lat. taurus); dopo consonante (per es., cento, lat. centum); davanti a liquida (per es., pietra, lat. petra); tra due vocali, scempia (per es., sete, lat. sitis) o doppia (per es., attendere, lat. attendere). I gruppi latini -bt-, -ct-, -pt- hanno lo stesso trattamento di -tt- (per es., sottrarre, lat. subtrahere; fatto, lat. factum; sette, lat. septem). Il th latino, occlusiva sorda aspirata, ricorrente solo in grecismi, è reso in italiano come t. antropologia
Cicatrice ossea riscontrata da L.-P. Manouvrier su crani neolitici trovati presso Parigi, si presume dovuta a cauterizzazione, praticata forse nel corso di riti magici o religiosi. Nel 1874 un’analoga mutilazione del cranio fu riscontrata come pratica comune presso gli indigeni delle isole della Lealtà (Melanesia). biochimica T è simbolo della timina. fisica La lettera minuscola t indica usualmente il tempo, la maiuscola T il periodo di un fenomeno periodico. In meccanica, T è usata per indicare l’energia cinetica di un punto materiale o di un sistema. In termologia, t è il simbolo di temperatura; in particolare, T indica la temperatura termodinamica.
In fisica delle particelle elementari, t è il simbolo del quark top e del relativo sapore o flavour (detto topness o truth ➔). medicina Antigene T (o sostanza T) Denominazione di diversi antigeni di cui uno estraibile dai batteri gram-negativi, uno presente alla superficie degli streptococchi emolitici di gruppo A e un altro latente negli eritrociti. Quest’ultimo, attivato per azione di alcuni batteri, può provocare l’agglutinazione degli eritrociti stessi nel vivente. Dopo la sua attivazione è a sua volta agglutinato da anticorpi specifici (agglutinazione anti-T ), presenti in quasi tutti i plasmi umani. Il duplice fenomeno è detto della poliagglutinabilità.
Le cellule nervose dei gangli spinali, chiamate anche cellule unipolari perché hanno un solo prolungamento, che si ramifica a forma di T. Con lo stesso nome sono talora indicati i granulociti neutrofili con nucleo a bastoncino.
Sottopopolazione linfocitaria (➔ immunità).
T - Diciottesima lettera dell'alfabeto italiano e diciannovesima di quello latino e di quello greco. Nell'alfabeto fenicio era la ventiduesima e ultima lettera e aveva una forma a croce di S. Andrea; invece nell'alfabeto greco il taglio si era raddri... Leggi
T
h Ottava lettera dell’alfabeto latino. linguistica Nell’alfabeto fenicio indicava la spirante kh, in quello greco primitivo la spirante laringale h, rappresentata in seguito dallo spirito aspro (‛); la riforma ortografica ateniese del 40
q Sedicesima lettera dell’alfabeto latino. linguistica Nell’alfabeto fenicio indicava una consonante enfatica, e ha conservato questo valore negli alfabeti semitici. Accolta nell’alfabeto greco primitivo con il nome di coppa, la le
u Ventesima lettera dell’alfabeto latino. linguistica Ha la stessa origine remota di v, w, y, da un’unica lettera dell’alfabeto fenicio; e con v ha una storia comune fino a tempi molto vicini ai nostri. I latini avevano infatti in
i Nona lettera dell’alfabeto latino. linguisticaLa forma primitiva della lettera i nell’alfabeto fenicio era ✂ e il suo valore fonetico era quello di un i semiconsonante. La forma si venne via via semplificando: presso gli Ebrei, finendo