TABACCO

    Enciclopedia Italiana (1937)

TABACCO. - Storia. - L'origine americana del tabacco è indubbia, perché - come sarà detto in seguito - l'enorme maggioranza delle specie del genere Nicotiana è nativa delle regioni intertropicali e subtropicali dell'America. Quindi gli antichi popoli europei ed asiatici non conoscevano il tabacco, ma fumavano altre piante. Probabilmente la prima origine del fumare deve essere ricercata in cerimonie magiche, di carattere propiziatorio, allo scopo di attirare la pioggia producendo nuvole di fumo: durante questi riti si deve essere scoperto che il fumo di certe erbe esercitava un potere narcotico o eccitante sull'organismo. L'uso di fumare deve essere antichissimo, giacché si sono trovate pipe dell'epoca del bronzo fatto di questo metallo.

Cristoforo Colombo e i suoi marinai, approdati nelle Indie Occidentali, osservarono che gli abitanti fumavano dei rotoli formati dalle foglie di una pianta strettamente avvolte in una delle foglie che ravvolgono le pannocchie del mais. Questi rotoli erano dagli indigeni chiamati col nome di tabacco, nome che in seguito fu dato all'erba della quale si fumavano le foglie. L'uso di fumare il tabacco in America doveva essere antichissimo, perché nelle varie regioni che poi hanno costituito gli Stati Uniti meridionali, nell'America Centrale e nella parte settentrionale dell'America Meridionale, successivamente scoperte e visitate dagli Europei, vennero osservate coltivazioni di tabacco e le difficoltà incontrate dai botanici nel classificare le diverse specie, varietà e forme di Nicoaana raccolte nei territorî americani e di riconoscere con esattezza i loro rapporti filogenetici e i loro centri d'origine, sono dovute appunto al fatto che questa coltura si doveva praticare localmente da tempi antichissimi. Questa pianta doveva essere coltivata dal Chile al Canada, e solamente nelle regioni del Río de la Plata, Uruguay, Paraguay il tabacco non venne mai coltivato nell'epoca precolombiana.

Gl'Indiani dell'America Settentrionale fumavano il tabacco per scopi religiosi e magici, in pipe tagliate in una speciale pietra rossa che si trova in una località del Minnesota, pietra che molto più tardi venne detta catlinite, dal pittore ed etnografo americano George Catlin, che fu il primo Bianco autorizzato dagl'Indiani a visitare la località, da essi considerata sacra, ove esisteva la cava di questa pietra, alla quale essi attribuivano origine divina per opera del Grande Spirito.

Anche i popoli dell'America Centrale hanno fumato tabacco in pipe di pietra come i Maya del Yucatán, nei cui templi sono stati trovati questi utensili sacri. Ma i Maya avvolgevano anche le foglie di tabacco nei teneri involucri delle pannocchie del mais, e le fumavano: davano a questi rotoli il nome di sicar, donde è derivata la parola "sigaro", nome che più o meno modificato si trova in tutte le lingue europee: essi lo masticavano anche per procurarsi uno stato di particolare ebbrezza, durante il quale credevano di mettersi in comunicazione con i loro morti. Gl'Indiani del Sud invece non conoscevano l'uso della pipa né fumavano i sigari, ma prendevano il tabacco da naso o aspiravano per mezzo di tubicini fatti d'ossa d'uccelli delle polveri profumate di composizione sconosciuta. Dopo la seconda spedizione di Colombo il frate Romano Pane che l'aveva accompagnato rimaneva a Haiti; a lui dobbiamo la prima e alquanto approssimativa descrizione della pianta del tabacco che gl'indigeni chiamavano cojibá, cohivá o goli. Egli credeva che gl'Indiani fumassero soprattutto per scacciare i moscerini; inoltre che l'erba fosse usata come medicinale in alcune malattie. E proprietà terapeutiche del tabacco venivano riconosciute anche dal missionario Pietro Martire. Anche il milanese Girolamo Benzoni, che fu nel Messico dal 1541 al 1555, parla dell'uso di fumare le foglie arrotolate di questa erba.

Ma la descrizione precisa della pianta fu data da Gonzalo Hernández de Oviedo y Valdés, governatore di San Domingo, territorio dove gli Spagnoli iniziarono le prime coltivazioni del tabacco, imitati poi dai Portoghesi nel Brasile e dagli Inglesi nella Virginia. Francisco Hernández Boncalo di Toledo, incaricato da Filippo II di scrivere una dissertazione sulle piante d'America, portava i primi semi in Spagna nel 1559. N. Monardes, medico e botanico spagnolo, nel suo libro sulle Indie Occidentali pubblicato a Siviglia nel 1573 riferisce che la pianta del tabacco veniva coltivata in Spagna per i suoi bei fiori rossi, ma nessuno pensava ancora in Europa di fumare le sue foglie seccate.

L'introduzione del tabacco in Francia si deve anzitutto a tentativi fatti da un certo monaco André Thevet che aveva portato nel 1556 i semi dal Brasile: più tardi Jean Nicot de Villemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, coltivò la pianta da semi ottenuti nei giardini reali portoghesi e nel 1560 ne mandava semi al re Francesco II e a Caterina de' Medici vantando le virtù medicinali dell'erba contro molte malattie e, poiché il tabacco venne anche coltivato dal Gran Priore di Francia della casa di Lorena (che aveva conosciuto la pianta nel suo soggiorno in Portogallo presso il Nicot), la pianta prese in Europa il nome di erba dell'Ambasciatore, erba della Regina, herba Prioris o herbe du Grand Prieur o anche venne chiamata con quello di erba santa per le sue vantate virtù medicinali. Il botanico J. Dalechamps, in onore del Nicot, nella sua Historia plantarum (1586) chiamò il tabacco herba Nicotiana e Carlo Linneo gli diede il nome scientifico di Nicotian tabacum.

L'uso del fumare il tabacco fu introdotto in Europa prima nella Spagna verso il 1570, poi in Inghilterra dalla Virginia nel 1586, ma era adoperato nei primi anni, specialmente in Francia, per combattere il male dei denti. Fu solo all'epoca di Luigi XIII che il fumare divenne un'abitudine voluttuaria, per quanto medici e scienziati cercassero di ostacolare questo "vizio abbominevole" che ritenevano causa di spaventose malattie, e Giacomo I re d'Inghilterra scrivesse un violento opuscolo per provare che il fumo era un'invenzione satanica. Carlo I d'Inghilterra pensò invece di ricavare un utile da questa abitudine voluttuaria e del commercio del tabacco fece un monopolio dello stato. Questo esempio venne poi seguito gradualmente dalla Francia e successivamente da altri paesi.

Ma si deve osservare che mentre l'abitudine del fumare si diffondeva fra le classi popolari - era però proibito fumare per la strada e nei luoghi pubblici, tanto che a Parigi e in Germania esistevano speciali locali detti tabagies - le classi elevate si mostravano restie al fumo, e invece si abituavano a prendere il tabacco da naso; nel sec. XVII l'uso di tabaccare era abituale in tutte le classi sociali. In Olanda l'uso del tabacco si diffuse generalmente nel sec. XVII e in questo paese la coltivazione cominciò a diffondersi nel 1615: l'Olanda divenne nel sec. XVIII il paese più importante dell'Europa per il commercio del tabacco, che veniva importato dalla Virginia, dalle Antille e dal Brasile oltre a quello prodotto nelle proprie piantagioni di Amersfoort, d'Utrecht, della Gheldria, della Zelanda e d'Overijssel. La coltivazione del tabacco in Inghilterra cominciò nel 1617, nell'Alsazia nel 1620, nella Lorena nel 1625 e verso il 1650 si diffuse in Germania.

Quando i governi videro che le proibizioni, le prediche dei moralisti, le catastrofiche previsioni dei medici non riuscivano a frenare l'uso del tabacco, anzi questo sempre più dilagava, pensarono di ricavare un utile da questa passione, tassando in elevata misura le coltivazioni e il prodotto.

Anche in Turchia, dove fu introdotto nel 1605, l'uso del tabacco fu aspramente e invano combattuto: Murad IV giunse perfino a far decapitare i fumatori. Si sospese allora il fumo e si usò il tabacco da naso, poi - quando il rigore delle proibizioni diminuì - si ritornò a fumare in modo tale che il detto "fumare come un Turco" è divenuto proverbiale. Anche in Russia furono adottati numerosi e vani provvedimenti draconiani per proibire il fumo.

Nel 1605 i Portoghesi portarono il tabacco in Giappone, donde si diffuse nell'Asia orientale e meridionale.

Dapprima si usò fumare la pipa, perché il costo dei sigari era elevatissimo, essendo questi importati dall'estero dove esistevano fabbriche (specialmente dall'Olanda, dall'Inghilterra, dalla Spagna e dall'America): poi l'arte di fabbricare i sigari e successivamente le sigarette si diffuse in tutti gli altri paesi d'Europa, dove s'è sviluppata e costituisce oramai un'industria importantissima che dà lavoro a migliaia di operaie, senza contare le migliaia di persone di ogni paese e di ogni razza che, in tutto il mondo, sono adibite alla coltivazione dei tabacchi.

Per il monopolio dei tabacchi, v. monopolio, XXIII, p. 697; vedi, inoltre, tabagismo.

Botanica. - Il genere Nicotiana (Linneo) appartiene alla famiglia Solanacee, tribù delle Cestree che comprende tutte piante americane e ne costituisce la sottotribù detta delle Nicotianine: è caratterizzato dai fiori actinomorfi o più raramente zigomorfi, con calice tubuloso, campanulato o ovoideo, quinquefido. La corolla è infundibuliforme o ipocrateromorfa o tubuloso-ventricosa col lembo plicato 5-lobo. Gli stami sono 5, inseriti sul tubo della corolla, inclusi, subeguali o ineguali; l'ovario è supero 2-loculare, più raramente 4-multiloculare, con molti ovuli a placentazione centrale. Lo stilo è semplice con stimma capitato. Il frutto è una capsula avvolta in parte dal calice persistente, 2-4 loculare, che si apre all'apice per 2 valve, più di rado per 4 o molte: i semi sono numerosi, piccoli, oblunghi, subreniformi, rugosi o foveolati. Le specie di Nicotiana sono piante erbacee annue o perenni, talora suffrutescenti o frutescenti, con foglie alterne intere o ondulatosinuate e i fiori sono riuniti in racemi terminali più o meno ramosi, talora penduli solitarî all'ascella delle foglie, bianchi, rossi, giallastri o rossastri

Secondo O. Comes questo genere comprende 41 specie con numerose varietà; secondo G. Hegi invece vi si debbono ascrivere 60 specie, la maggior parte delle quali sono originarie dell'America, 3 si trovano nelle Isole del Sonda, qualcuna è endemica delle isole dell'Oceano Pacifico (N. fragrans Hook. nell'Isola di Norfolk); la N. suaveolens Lehm. è propria de l'Australia (Nuova Olanda). Il genere Nicotiana presenta le maggiori a finità sistematiche col genere Petunia.

O. Comes, il quale ha fatto lunghi studî sulla sistematica dei tabacchi, divide il genere Nicotiana in 4 sezioni: I. Tabacum: con la sola specie N. tabacum L.; II. Rustica: con 16 specie; III. Petunioides: con 23 specie; IV. Polydiclia: con la sola N. quadrivalvis Pursh. Altri autori invece distinguono il genere in tre sezioni: I. Tabacum; II. Petum (che è uguale a Rustica); III. Petunioides; altri, come T. von Post, O. Kuntze, includono Petunia in Nicotiana facendone una speciale sezione.

Di tutte queste specie hanno importanza agraria, industriale e commerciale soprattutto le N. tabacum e N. rustica e le loro varietà, razze, forme, e ibridi. Alcune specie si coltivano come piante ornamentali e si sono rese qua e là avventizie, così: N. acuminata Hook., N. alata Lk. et Otto, N. glauca Grah., N. Langsdorffii Weinm., N. longiflora Cav., N. suaveolens Lehm., N. tomentosa Ruiz et Pav. (= N. colossea E. André), N. Sanderae, Hort. Sander, N. oulophylla Dun. Qui daremo sommarî cenni descrittivi delle varietà, razze e sorte di tabacchi più importanti rispetto alla loro coltivazione e utilizzazione, seguendo soprattutto il Comes e riferendo brevemente le opinioni di altri studiosi.

La N. tabacum L. è un'erba annua eretta - talora suffruticosa 2-3enne - pelosa o lanuginosa, viscida o glutinosa, col caule eretto cilindrico, ramificato nella parte superiore, le foglie sono semiamplessicauli, più o meno auricolate, sessili (solo nella var. fruticosa picciolate), decorrenti o subdecorrenti, ovate o oblunghe, o ellittiche o lanceolate; i fiori sono pedicellati, disposti in pannocchie racemose, bratteati; il calice è oblungo con le lacinie ineguali, la corolla, lanuginosa esteriormente, è 2-3 volte più lunga del calice, col tubo bianco o biancastro, il lembo patente, lobato (pentagono nella var. macrophylla) con i lobi acuti o acuminati, roseo o rosso; la capsula è subeguale al calice. Le principali varietà sono:

N. tabacum v. fruticosa: foglia picciolata con picciolo nudo o leggermente alato, fiori in pannocchia diffusa, rosei, con lobi corollini subtriangolari acuti; capsula conica più lunga del calice. È originaria del Messico e del Brasile: e tale varietà è coltivata nei giardini dall'epoca dell'introduzione del tabacco ed è inselvatichita nella regione mediterranea, al Capo di Buona Speranza e in Australia; è il tipo di tabacco più ricco di nicotina. Comprende due gruppi di forme distinti dal diverso aspetto delle foglie e detti appunto latifoliae e angustifoliae.

N. tabacum v. lancifolia: foglia lanceolata a margini ondulati crespi; fiori in pannocchia diffusa, ampia, con i lobi corollini triangolari-lineari; capsula ovata più lunga del calice. È propria dell'Ecuador e della Colombia, introdotta in altri paesi. I tabacchi Kentucky e Burley degli Stati Uniti, il Kentucky indigeno, il Cattaro leccese, il Brasile beneventano e altre pregiate razze coltivate appartengono a questa varietà come derivate da incroci con le var. Brasilensis e Havanensis. Il Kentucky è forma ibrida (lancifolia × Brasiliensis): è pianta alta, robusta, con foglie ampie quasi sessili, auricolate, a nervature pronunciate e tessuto consistente verde cupo: i fiori sono piuttosto lunghi a tubo poco ricurvo di color roseo cupo.

N. tabacum v. Virginica: foglia ovata più o meno acuminata, fiori a pannocchia subcorimbosa con i lobi corollini ovati e acuminati; capsula ovata. Forse è originaria dell'Orinoco. A questa varietà appartengono i tabacchi Virginia, Orinoco, ecc., coltivati negli Stati Uniti: sono forme derivate dall'incrocio delle var. Virginica, Brasiliensis, Havanensis.

N. tabacum v. Brasiliensis: foglia ovato-oblunga od oblunga; fiori in pannocchia subcorimbosa, lobi corollini largamente ovati, cuspidati; capsula piuttosto grossa, ellittica. È originaria del Brasile, Venezuela, Bolivia. A questa varietà appartengono gran numero di forme distinte in due gruppi:

Brasiliensis angustifolia: tabacco Brasile, Venezuela, Colombia, Paraguay e Uruguay (America); tabac du Lot-et-Garonne, d'Isère, de Savoie, d'Ille-et-Vilaine (Francia); Brasile beneventano, Spagnolo (Italia).

Brasiliensis latifolia: Szeged d'Ungheria; Secco e Rigadio di Sardegna, Spadone di Chiaravalle.

Queste, e altre forme, secondo il Comes, sareboero tutte d'origine ibrida

N. tabacum v. Havanensis: foglia ellittica o ellittico-lanceolata; fiori a pannocchia diffusa con lobi corollini subrotondati o apiculati o cuspidati; capsula ovato-ellittica. È originaria delle valli del Messico.

Le forme di questa varietà si distinguono in: genuinae: a) angustifoliae (Avana, Florida, Manilla, Sumatra, Giava, Borneo, Mexican tobacco, Persian); b) latifoliae (Cuba e Kadak di Giava); c) grandifoliae (tabacchi fini degli Stati Uniti: Spanish e Seed Leaf); d) hybridae.

Secondo il Comes sono forme ibride fra Havanensis e macrophylla i tabacchi turchi più pregiati (Yenidie, Ayasoluk, Drama, Praniste, Erzegovina, Samsun, ecc.): questi tabacchi sono coltivati nelle regioni intertropicali e in quelle temperate della Macedonia, della Turchia e nell'Italia meridionale. A Cuba si coltiva il Vuelta Abajo che fornisce i famosi tabacchi d'Avana; affine a questo è il Sumatra.

Il Kir o Yenidie, originario della Macedonia, è, secondo il Comes, ibrido Havanensis × macrophylla, invece, secondo l'Anastasia, Havanensis × Brasiliensis × purpurea: la foglia è di tessuto delicato e di color verde tenero e fornisce i migliori tabacchi levantini da sigarette. L'Erzegovina Stolak (dal nome del distretto dove cresce), secondo il Comes, è Brasiliensis × Havanensis × macrophylla, invece, secondo l'Anastasia, è Brasiliensis × Havanensis × purpurea.

Il Persucian o Porsucian di Macedonia fornisce i tabacchi turchi detti bashibagli. Altre buone sorta di tabacco, da riferirsi a questa varietà, sono l'Ayasoluk e il Samsum.

N. tabacum v. macrophylla: foglia oblunga o ovato-oblunga; fiori a pannocchia diffusa con lembo corollino subpentagono, lobi apiculati o mutici; capsula ovato-ellittica. È originaria del Messico. Si distingue in: angustifolia (Portorico, Maryland, Varinas d'America); cuneifolia (Missouri d'America, Debreczén d'Ungheria); subpetiolatifolia (tutte le forme di tabacchi italiani conosciuti col nome di Nostrano del Brenta, Avanone, Cucchetto, Avanella rotonda e liscia).

A forme ibride di questa varietà appartengono i tabacchi eritrei di Cheren e di Monkullo.

G. E. Anastasia, il quale ha studiato i tabacchi, prima col Comes e poi nel R. Istituto sperimentale dì Scafati, ritiene che nella N. tabacum esistano solo quattro varietà e precisamente: Havanensis, Brasiliensis, Virginica (che comprende le due varietà del Comes: Virginica e lancifolia) e purpurea (che comprende le due varietà del Comes: fruticosa e macrophylla). Queste sue concezioni determinarono una vivace polemica col Comes; non solo, ma l'Anastasia è andato ancora più in là, ammettendo che tutte le forme di N. tabacum derivino da lontani incroci di forme primordiali di N. rustica. e N. petunioides e non siano forme distinte derivate da una specie ancestrale N. tabacum. Quest'ultima opinione è certo eccessiva.

Del resto nella sistematica dei tabacchi, e specialmente in quella della N. tabacum, regna una grande confusione dovuta al fatto che, com'è sopra accennato, si tratta di vegetali coltivati, in America, da tempi remotissimi, che esiste un enorme numero d'ibridi, di meticci di origine oscura: sarebbe necessario studiare di nuovo la sistematica e la filogenesi dei tabacchi con i metodi e i moderni criterî della genetica, cercando se è possibile d'isolare le piccole specie o le forme elementari e di procedere all'ibridazione e all'incrocio di forme omozigote: solo così si possono avere ibridi di sicuro valore, dei quali è possibile studiare il comportamento in relazione alle leggi di Mendel. Certo che oggi in mezzo al grande numero d'ibridi, di meticci, di forme, è assolutamente impossibile orientarsi con certezza e, basandosi sui soli caratteri morfologici esterni, risalire alle forme primitive: questo spiega la grande e spesso inconciliabile disparità d'opinioni fra i varî studiosi dei tabacchi.

Gl'incroci dei tabacchi in Italia sono stati iniziati da Leonardo Angeloni e il primo venne eseguito a Cava dei Tirreni nel 1888.

Secondo l'Anastasia i caratteri fondamentali delle varietà di N. tabacum sarebbero registrati nella tabella in calce.

La N. rustica L. è pianta annua o 2-3nne, più o meno villosa, con caule cilindrico spesso ramoso fino dalla base; le foglie sono picciolate, un po' spesse, ovate o oblunghe, cordate od subcordate, integerrime, ottuse; i fiori pedicellati sono disposti in racemi terminali subpanicolati, muniti o privi di brattee; il calice ciatiforme è 5-fido, con lobi brevi ineguali, uno dei quali più grande degli altri; la corolla è 2-3 volte più lunga del calice, ristretta alla fauce, il lembo è glabro giallastro con 5 lobi brevi piegati nel mezzo, rotondati, apiculati, reflessi; la capsula è ovato-subglobosa.

È originaria del Messico e del Texas. È questo il tabacco coltivato e usato in America prima di Cristoforo Colombo, tanto che l'Anastasia lo ritiene uno degli stipiti dei tabacchi coltivati. Fu il primo ad essere introdotto in Europa, reso famoso dal Nicot e poi diffuso in tutto il Vecchio Mondo. Si possono distinguere, secondo Comes, sei varietà:

v. Texana: fu il primo tabacco introdotto dalla Florida in Portogallo, donde i semi furono portati in Francia dal Nicot;

v. Jamaicensis: è molto simile alla precedente, tanto che alcuni autori non la tengono distinta;

v. Brasilia: è la varietà più largamente coltivata in Europa, soprattutto per fiuto.

La sorte a foglie rotonde è coltivata in Italia a Cava dei Tirreni sotto il nome di erba santa; quella a foglie ovali è coltivata in Baviera sotto il nome di grossblätteriger Bauerntabak.

Nelle varie sorte a foglie ovali sono compresi i tabacchi: Veilchen e Dzsouchin Rau d'Ungheria; Ucraina russo; Brasile leccese di Lecce e Brasile selvaggio di Palermo;

v. Asiatica: è coltivata in Siria (Latakia), in Arabia, in Persia, in Tartaria, in Abissinia. Con questa varietà i monaci del Libano preparano uno speciale tabacco da fiuto, che forse è il migliore del mondo.

Le varietà humilis e scabra hanno poca importanza.

K. Preissecker, studioso austriaco di tabacchi, ha modificato l'ordinamento sistematico di Dunal-Comes nel modo seguente:

Il genere Nicotiana è diviso in due sottogruppi e in 4 sezioni:

A) Didiclia: Sez. I. Tabacum: fiori actinomorfi rosei o rossi.

N. tabacum L. e sue forme.

N. purpurea Anastasia: è questa la forma che il Comes ha chiamata N. tabacum var. macrophylla Schr. fo. rubriflora Com. = N. atropurpurea grandiflora Hort.

Sez. II. Sairanthus: infiorescenza terminale a grappolo semplice unilaterale, corolla rossastra.

N. glutinosa L.: originaria del Perù: già usata per tabacco da fumo.

Sez. III. Petunioides: fiori più o meno zigomorfi a corolla per lo più bianca, raramente rossa, rosea o altrimenti colorata.

N. alata Lk. et Otto: originaria del Brasile: corolla grande a tubo lungo. È erroneo ritenere che questa pianta fornisca il tabacco persiano detto Tumbeki o Schiraz: è coltivata solo per ornamento. Le sue foglie non sono adatte per fumare, perché contengono 0,048-0,078% di nicotina.

Sono fumate dagl'indigeni le foglie di N. repanda Willd. (Messico), N. suaveolens Lehm. (Australia), N. silvestris Speg. (Argentina), N. trigonophylla Dun. e N. Sanderae Hort. Sander, ma non hanno importanza nella tabacchicoltura.

Sez. IV. Rustica: corolla giallo-verdastra o gialla con tubo rigonfio.

N. rustica L.

var. Texana Naud.: corolla sfumata di bluastro;

var. Senegalensis Lort.: foglie rotonde o cuoriformi; pianta molto pelosa in tutte le sue parti;

var. Brasilia Schr.: foglie mediane profondamente cuoriformi, le superiori ovali. A questa varietà appartengono i tabacchi: Machorka panska e Bakum verde di Russia, Cserbel o Kaps d'Ungheria;

var. humilis Schr.: pianta più piccola in tutte le sue parti: Bakum giallo o Schwitzent di Russia, Lauskraut della Germania meridionale.

N. paniculata L.: foglie rotonde cuoriformi, corolla 6 volte più lunga del calice. Originaria del Perù: fornisce il vero Varinas.

N. glauca Grah.: è pianta glabra perenne con foglie verdi grige, ovali, allungate. Originaria di Buenos Aires. Secondo Sadebeck è coltivata nell'Africa meridionale sotto il nome di N. arborea Dietr.

N. Langsdorffii Weinm.: originaria del Brasile; deve essere stata fumata dagl'indigeni.

B) Polydiclia: capsula a 4 o più valve.

N. quadrivalvis Pursh: ovario 4-loculare. È pianta originaria del Missouri che deve essere stata coltivata dai Pellirosse degli Stati Uniti del NE.: fornisce un tabacco assai aromatico detto appunto Missouri.

N. multivalvis Gray: ovario 8-loculare.

Le foglie fresche del tabacco contengono in media da 85-90% di acqua. La composizione chimica delle foglie di tabacco seccate all'aria è la seguente: acqua 8,14% (5,5-10,7); sostanza azotata totale 3,68% (1,58-4,6); nicotina 2,09 (0,68-4,8); ammoniaca 0,41% (0,1-1,5); acido nitrico 0,86% (0,25-3,3;); grasso 4,50%; ceneri 20,73% (10-25).

Le ceneri, secondo C. Wehmer, contengono: calce 20-50%; potassa 18-40%; magnesia 1,5-15%; acido fosforico 2-10%; acido silicico 0,8-18%; acido solforico 2,7-6%; ossido di ferro 1,3-13%; sodio (Na2O) 1,3-8,6%; cloro 0,5-8%.

Struttura della foglia. - La struttura di quest'organo è della massima importanza, soprattutto per la pratica utilizzazione delle foglie. La lunghezza varia da 15 a 75 cm.; le foglie di tutti i tabacchi coltivati hanno i margini perfettamente interi e le due facce più o meno pelose. La struttura istologica delle diverse forme è fondamentalmente simile e appartiene al tipo dorsoventrale.

L'epidermide consta di cellule piuttosto grandi, a margini fortemente sinuosi specialmente nella faccia ventrale, con numerosi stomi sulle due facce: però nella pagina inferiore il numero degli stomi è maggiore che nella superiore e varia da 130 a 235 per mmq. Nella N. tabacum gli stomi hanno contorno ellittico, nella N. rustica sono piuttosto circolari. Alcune cellule epidermiche sono prolungate in peli; questi possono essere distinti nel modo seguente:1. peli semplici, sottili, acuti, fatti d'una sola serie di cellule; 2. peli ramificati; 3. peli sottili di una sola serie di cellule terminanti in una capocchia uni- o pluricellulare; 4. peli ghiandoliferi con breve e largo peduncolo 1-cellulare e con capocchia pluricellulare.

Di queste varie forme di peli solo quelli ramificati sono molto rari, gli altri invece sono numerosissimi. I peli ghiandoliferi brevi si trovano principalmente nella faccia dorsale e in quella ventrale in prossimità delle nervature principali, mentre quelli ghiandoliferi lunghi si trovano sulle nervature delle due facce. Secondo J. Moeller nella faccia inferiore la pelosità è minore; nella foglia disseccata cadono principalmente i peli ghiandoliferi.

Secondo K. Preissecker la struttura dell'epidermide superiore è assai importante per la coltivazione e l'industria del tabacco: quanto più fortemente è sviluppata l'ondulazione delle cellule epidermiche superiori, tanto più è adatta la foglia per rivestimento dei sigari. Questo avviene, ad esempio, nelle foglie di Avana e di Sumatra, che appartengono alle più nobili razze colturali di tabacco.

Il mesofillo consta di uno strato di tessuto a palizzata disposto sotto l'epidermide superiore e del tessuto spugnoso, più sviluppato e fatto di parecchi strati di cellule. Alcune cellule del parenchima spugnoso e delle nervature fogliari sono riempite da piccoli cristalli d'ossalato di calcio (cellule sabbiose) e insieme con i peli e con gli sferiti di malato di calcio, che si formano nelle foglie secche, costituiscono le caratteristiche farmacognostiche del vero tabacco.

Le nervature fogliari constano di fasci cribrovascolari bicollaterali, circondati da fibre collenchimatiche.

Coltivazione e raccolta. - Il tabacco è originario di regioni tropicali e subtropicali, ma per la rapidità del suo sviluppo si adatta a tutti i climi, tanto che la coltura si è estesa fino alla Finlandia (63° lat. N.): però la produzione e la qualità peggiorano con l'aumentare della latitudine, per cui il limite estremo di un prodotto discreto è rappresentato da 50° lat. N. Il ciclo vegetativo della pianta dura da 3 a 6 mesi a seconda delle regioni tropicali, temperate o settentrionali; le migliori condizioni di sviluppo si realizzano là dove la temperatura media primavera-estate varia da 18° a 25°.

Le qualità più pregiate per finezza di tessuto, aroma e gusto, come quelle di Avana, si producono in climi tropicali caldo-umidi: però anche in Macedonia e nell'Asia Minore, dove il clima è caldo secco, si producono tabacchi eccellenti e aromatici, che però servono esclusivamente per sigarette, mentre quelli di Avana si usano solo per i sigari.

I metodi di coltivazione presentano caratteristiche diverse - pur avendo comuni i principî fondamentali - secondo i diversi paesi: per cui non possono essere qui descritti in particolare.

Il seme del tabacco è piccolissimo (mm. 0,5), di colore che va dal bruno al marrone al nocciola a seconda delle varietà: e racchiude l'embrione ravvolto dall'endosperma. Un ditale da cucire contiene da 17 a 18 mila semi e basta per seminare una parcella di 1 mq., dalla quale si otterranno 500 piantine da mettere nel vivaio. Per la sua piccolezza e per la grandezza delle piante che sviluppa, il seme non può essere sparso direttamente sul terreno: è necessario fare dei semenzai, fatti di terra soffice ben lavorata, sulla quale per ottenere uniformità si sparge il seme mescolato con sabbia o con cenere bene stacciate; nei climi temperati i semenzai si devono fare in marzo, nei paesi subtropicali e tropicali si devono preparare durante un periodo secco che preceda immediatamente un periodo di piogge. Condizione ideale è che a questo periodo piovoso succeda un periodo più secco che coincida con la maturazione delle foglie e con la raccolta. I semenzai, a seconda delle regioni, debbono essere ricoperti da stuoie o graticciate o vetrate, che possano essere rimosse in alcune ore del giorno per dare libero accesso alla luce e all'aria. I semi germogliano in 2-3 settimane: nelle regioni tropicali bisogna difendere le piantine dal sole e nelle regioni settentrionali invece dal freddo della notte e delle prime ore del mattino.

È facile, specialmente nelle regioni tropicali, che le piantine siano colpite da una specie di marciume che devasta i semenzai e che si combatte con la distruzione di quelle malate e con irrorazioni con la poltiglia bordolese: alcuni afidi producono anche l'arricciamento delle giovani foglie, dannosissimo all'ulteriore sviluppo delle piante. Quando le piantine hanno foglie di 1 cm. si fa il trapianto in vivaio, dove si tengono fino a quando le piantine hanno 2-3 mesi e presentano 5-8 foglie: allora si mettono nel campo.

Il terreno, insieme col clima e con le cure colturali, ha una profonda influenza sul tabacco, soprattutto in rapporto alla costituzione morfologica e chimica delle foglie. Terreni ricchi di humus e umidi sviluppano molto il mesofillo, così da produrre foglie grosse e spesse: questo è un carattere negativo per gli scopi industriali, perché le migliori qualità di tabacco hanno il mesofillo sottile e, affinché questo avvenga, sono necessarî terreni argilloso-sabbiosi sciolti e posizioni soleggiate.

Nei terreni umidi e freddi, nei cretacei e nei sabbiosi secchi la coltura del tabacco non riesce bene. Esiste una relazione stretta fra la qualità del terreno e la tessitura delle foglie, come hanno dimostrato le accurate ricerche eseguite negli Stati Uniti d'America dal Bureau of Soils of Department of Agriculture di Washington, che è riuscito a determinare con precisione quale sia la tessitura dei terreni che meglio si adatta ai diversi tipi di tabacco.

I tabacchi fini, di aroma e gusto delicato vogliono terreni sciolti leggieri e soffici, chiari o rossastri; invece i tabacchi forti amano terreni di medio impasto, tendenti all'argilloso, ma con sottosuolo ben permeabile.

Nella migliore regione di Cuba, a Vuelta Abajo, il suolo contiene 9,60% di materia organica; 86,40% di silice; 3,40% di allumina; 1,20% d'ossido di ferro e tracce di calce. Invece nelle terre del Maryland, ove prospera il tabacco, il terreno è costituito da 82% di silice; 3,46% d'allumina; 0,31% di calce; 4,60% di potassa; 0,86% di magnesio; 3,36% di perossido di ferro e manganese; 0,50 di acido fosforico; 0,005 di cloro; 0,070 d'azoto; 2,55 di humus.

La calce ha poca importanza, anzi i terreni troppo calcarei (più del 15%) dànno generalmente tabacchi scadenti. I terreni migliori sono quelli che derivano dalla disgregazione delle rocce vulcaniche primitive e che sono ricchi di potassa.

La potassa è uno degli elementi essenziali per il tabacco, perché i terreni che ne sono poveri producono tabacchi incombustibili o che bruciano male, mentre una delle caratteristiche più importanti del tabacco è la perfetta combustibilità. Così un eccesso di cloruri nel suolo (più di 1‰) determina l'incombustibilità dei tabacchi. Il solfato, il carbonato, il nitrato di potassio sono invece favorevoli alla loro combustibilità.

Il problema delle concimazioni è più complesso: bisogna tenere in massimo conto il tipo del tabacco da coltivare e l'uso che se ne deve fare, perché talune concimazioni (ad es., il nitrato di soda) determinano un maggiore sviluppo delle foglie, ma questo peggiora la qualità delle foglie stesse. Concimazioni ricche di azoto aumentano il contenuto di nicotina e di sostanze albuminoidi: così si producono i tabacchi forti da fiuto; invece in terreno concimato con terriccio di bosco si ottengono piante che sviluppano foglie leggiere, ricche in nicozianina e profumate, ottime per tabacchi da fumo. La concimazione ha anche influenza sul colore delle foglie. È anche importante la distanza alla quale vengono poste le diverse piante nel campo, perché essa agisce sullo sviluppo delle foglie e sul loro contenuto: distanze brevi dànno piante alte a foglie piccole e assai aromatiche, invece distanze grandi producono piante di aspetto tarchiato con foglie grandi meno aromatiche. Secondo lo Schlössing la distanza fra le piante agisce anche sul contenuto in nicotina.

Sono state fatte molte esperienze per dimostrare l'importanza e l'influenza delle diverse concimazioni.

Così in un terreno sabbioso, da lunghi anni non concimato, si sono avuti i seguenti risultati: 1. senza concimazione, foglia kg. 1121 a ha.; 2. con 521 q. di stallatico, foglia kg. 1668 a ha.; 3. con 434 kg di superfosfato a 18%, 1173 kg.; 4. con 434 kg. di sali di potassio al 40%, 1321 kg.; 5. con 590 kg. di nitrato di sodio, 1833 kg.; 6. con 434 kg. di superfosfato a 18%, e altrettanto sale di potassio, 1460 kg.; 7. con la medesima quantità dei due sali più 590 kg. di nitrato di sodio, 2016 kg.; 8. con la medesima quantità dei tre sali, più 173 q. di calce di defecazione delle fabbriche di zucchero, 2372 kg.

L'aumento della parcella 8, con così grande aggiunta di calce, si spiega, perché il terreno essendo stato da lunghi anni non concimato si era straordinariamente impoverito di calce (da 0,207% il contenuto era giunto a 0,112%): ma generalmente bisogna evitare l'apporto di calce.

Il migliore concime potassico è il solfato: invece non bisogna utilizzare il cloruro e la kainite. Come sorgente di azoto la migliore è data dal solfato ammonico. In alcuni paesi si adoperano i panelli oleosi insieme con lo stallatico e i concimi chimici (nitrato di sodio, solfato di potassio, superfosfato, ecc.).

A Sumatra si usano concimi preparati così: 1. azoto ammoniacale 3, acido fosforico 10, potassa 5; 2. azoto ammoniacale 0, acido fosforico 10, potassa 10; 3. azoto ammoniacale 5, acido fosforico 10, potassa 5.

Questa miscela è distribuita in ragione di 6 gr. per pianta o col metodo secco, mettendone in buche 6 gr. mescolata con la terra bagnata che deve colmare le buche o col metodo umido, sciogliendo 60 gr. della miscela in 10 l. d'acqua e innaffiando con questa soluzione 10 buche prima della piantagione. Quest'ultimo metodo è quello che dà i migliori risultati.

Il trapianto definitivo si fa in terreno ben preparato, accuratamente lavorato, disponendo le piante distanti fra loro 54-60 cm. in file distanziate da 70 a 100 cm. l'una dall'altra; bisogna badare che siano ben riparate dal vento, che può danneggiare le foglie rompendole, mentre bisogna che queste siano integre più che sia possibile per dare un buon prodotto.

Le cure colturali sono numerose: estirpazione delle male erbe, sarchiature, rastrellature del terreno, rincalzature (queste devono essere ripetute 3 o 4 volte, a seconda delle regioni, per rinvigorire lo sviluppo delle piante), concimazioni da eseguirsi con le dovute cautele.

Quando le piante hanno raggiunto i 50-60 cm. e comincia a svilupparsi il germoglio fiorale, si procede alla "cimatura", cioè alla soppressione dell'estremità del fusto (e questo si fa con le dita e l'unghia del pollice della mano destra) per impedire alle piante di fiorire: si sviluppano in seguito a questa operazione dei germogli ascellari laterali, che anch'essi devono essere soppressi, lasciando su ciascuna pianta solo da 10 a 15 foglie perché vi crescano bene.

I metodi colturali variano: a Sumatra si coltiva il tabacco in terre vergini, appena dissodate, senza concimazione; nell'anno seguente vi si coltiva il riso e poi si abbandona per alcuni anni, per dissodare di nuovo e ricominciare la rotazione. Questo si può fare solo in paesi ove le terre abbondino e la mano d'opera costi pochissimo. Invece a Cuba si coltiva il tabacco per parecchi anni sullo stesso suolo, concimando abbondantemente: il sistema di associare banane e tabacco non è consigliabile, perché la banana sottrae nutrimento al tabacco.

Per difendere le piante da una eccessiva insolazione a Sumatra e a Cuba si usano le coltivazioni protette: si fa questo tendendo tele robuste e sottili a 2 m. e 2,50 d'altezza sulle piante (avvicinate a 20 cm. su linee distanti 50 cm.), che rimangono protette anche sui lati; si ottiene così un calore più costante e umidità più uniforme, ma il sistema è costoso e presenta inconvenienti per la scarsezza di luce e eccesso d'umidità, specialmente se la stagione è molto piovosa o nei climi dove piove molto. È un metodo quindi da applicarsi con criterio, a seconda delle località e dell'andamento delle stagioni.

In alcuni paesi si usa asportare dalla base di ciascuna pianta almeno un paio di foglie che sono sempre di qualità inferiore. Dopo il trapianto dal vivaio al campo la vegetazione del tabacco dura da tre mesi a tre mesi e mezzo.

Le foglie sono mature per la raccolta quando cominciano a ingiallire e il loro lembo stretto fra le dita si rompe con leggiero scricchiolamento.

Il famoso tabacco di Avana si coltiva in una stretta zona della costa occidentale dell'Isola di Cuba, la cosiddetta "Vuelta Abajo" o paese basso, che poi dà il nome al tabacco della migliore qualità: tale zona è lunga 110 km., larga 30 ed è limitata a nord dai monti e a sud dal mare. La zona è divisa in piantagioni di 13 ha. ciascuna, dove lavorano da 20 a 30 uomini tra Bianchi e di colore, e comprendono: un'abitazione, una stalla per il bestiame, una capanna per gli operai e un essiccatoio: qui il tabacco è coltivato durante il cosiddetto inverno, perché le condizioni atmosferiche e climatiche sono le più favorevoli per la produzione della foglia di aroma delicato e di gusto squisito che è il vanto dell'Avana.

Il tabacco è pianta da rinnovo, che non viene consociata e succede al grano, agli erbai autunno-vernini, al maggese o ai prati di trifoglio e di medica.

Quando dalle piante si voglia ottenere il seme, non si procede alla cimatura: si lascia fiorire il germoglio terminale, sopprimendo i laterali e lasciando solo 50-70 fiori, dei primi sbocciati, che daranno altrettante capsule: queste sono mature quando presentano una tinta rossastra e il loro peduncolo comincia a disseccarsi: da ogni pianta si ottengono circa 20 grammi di seme; questi corrispondono a 200-300 mila semi e servono per 40 mq. di semenzaio, da cui si ricavano piante sufficienti per rivestire un ha. di coltivazione.

Raccolta e preparazione. - La raccolta si fa in modo diverso. Cosi nell'America Settentrionale e in Persia si sradica tutta la pianta, lasciando poi le foglie sul fusto per una ulteriore maturazione. Invece in molti altri paesi si raccolgono direttamente le foglie dalle piante che stanno sul campo, e perché sia le une sia le altre hanno un diverso grado di maturazione, è questo un metodo migliore; inoltre raccogliendo direttamente le foglie si fa una prima e più importante scelta. Abitualmente si distinguono tre qualità: le più basse (feuilles de terre, Sandgut, lugs), le mediane che sono le migliori (Bestgut, leaves) e le superiori (Mittelgut, second).

A Sumatra si distinguono quattro categorie di foglie: le inferiori o zandblad, quelle più alte o voesblad, quelle mediane o middenblad e quelle della parte superiore della pianta o topblad.

In Turchia e in Dalmazia si distinguono le foglie più basse inferiori e superiori, le mediane inferiori medie e superiori e le più elevate inferiori e superiori. A Cuba si distinguono quattro qualità: Desecho (le foglie più alte), Desechito (le successive), Libra (le più piccole) e Injuriado (le più basse). Nel Connecticut si distinguono le foglie in Wrappers, Seconds e Fillers; nel Maryland e nella Virginia: Long, Short e Lugs; in altri degli Stati Uniti del Sud: Bright, Yellow e Dull.

Nella raccolta diretta delle foglie bisogna badare a spezzare nettamente il picciolo, senza danneggiare il fusto.

La raccolta si deve fare di mattina o verso sera, avendo cura che le foglie non siano bagnate dalla rugiada o dalla pioggia, altrimenti finiscono col guastarsi e perdere il loro aroma.

Il rendimento per ha. è variabile a seconda del clima, dell'andamento delle stagioni, delle varietà e dei metodi colturali, ma generalmente oscilla intorno ai 10 q. per ha.

Generalmente le foglie si riuniscono in mazzi di 10-12 e si lasciano sul terreno durante alcune ore (al riparo dalla rugiada, dalla pioggia, dal sole ardente) per farle un po' appassire. Poi si portano agli essiccatoi (v. oltre).

In alcuni paesi, come in Algeria, le foglie subiscono prima il cosiddetto javelage, cioè vengono disposte in strati di 15-20 cm. di spessore, ricoperti di paglia e lasciate due giorni così, in modo che prendano una tinta giallastra.

Classificazione commerciale e industriale. - Secondo l'uso che se ne fa, i tabacchi si dividono in tre categorie:

I. Tabacchi da fiuto: sono rappresentati da varietà della N. rustica; hanno le foglie aromatiche, ricche di nicotina, spesse e quasi incombustibili.

II. Tabacchi da fumo: sono rappresentati generalmente da varietà, forme, ibridi e meticci di N. tabacum; hanno foglie a tessitura fine, gusto e aroma gradevoli, ben combustibili. Questi si distinguono poi in: a) tabacchi da sigari per riempimento; b) tabacchi da trinciati per sigarette o per pipa; c) tabacchi da fasce, rappresentati da foglie a tessuto finissimo elastico, con nervature poco pronunciate, che servono a ravvolgere i sigari.

III. Tabacchi da masticare: hanno foglie color marrone chiaro a tessuto spugnoso, di sapore dolciastro.

In Italia si preparano solo tabacchi delle due prime categorie e precisamente si confezionano: polveri da fiuto (che però vanno perdendo d'importanza per il diminuito uso), sigarette, trinciati (dolci, chiari e forti), sigari; i tabacchi da masticare si preparano all'estero.

Quanto ai paesi d'origine si distinguono: 1. Tabacchi americani; 2. 'l'abacchi asiatici; 3. Tabacchi australiani; 4. Tabacchi europei; 5. Tabacchi africani.

1. Tabacchi americani. - I tabacchi americani sono poi distinti in tre gruppi:

a) Tabacchi dell'America Settentrionale. - Questi comprendono varî tipi:

Tabacchi Seed Leaf, coltivati nel Connecticut, nella Pennsylvania e nell'Ohio; provengono da seme dell'Avana importato da Cuba, forniscono le foglie più fine impiegate nella fabbricazione dei sigari e comprendono varietà a foglia larga (broad leaf), che si prestano per fasce e sono più fine, e varietà a foglia stretta (narrow leaf).

Tabacchi Kentucky, introdotti dallaVirginia nel 1670, sono coltivati nel Kentucky e nel Tennessee: la prima di queste regioni è uno dei centri di maggiore produzione nel mondo. Si distinguono in Kentucky leggiero, usato negli Stati Uniti, e pesante, usato per esportazione.

L'Italia acquista grandi quantità del pesante per confezionare sigari toscani e napoletani e si riconoscono tre tipi: foglia scelta per fasce, foglia media per fasce e ripieno, foglia di qualità inferiore per trinciati. Il Burley è un Kentucky usato in America per fumo e per masticare.

Tabacchi Virginia, coltivati da molto tempo nella Virginia e nella Carolina del Nord: si distinguono in scuro (dark) e chiaro o giallo (bright); quest'ultimo si usa esclusivamente per sigarette.

b) Tabacchi dell'America Centrale. - Sono coltivati nelle Antille, a Cuba, Portorico, San Domingo, e nel Messico. Rappresentano i migliori tabacchi del mondo con i famosi Avana di Cuba, la cui coltivazione fu portata in quest'isola dagli Spagnoli nel 1580 con seme importato dal Yucatán. I tabacchi di Cuba sono privi di quel gusto amaro, più o meno pronunciato, che possiedono gli altri tabacchi: hanno foglie a tessuto fine, elastico, vellutato, di colore marrone chiaro caratteristico (avana) con nervature tenui, aromatiche e di gusto eccellente. Si distinguono in Vuelta Abajo, che sono i migliori, Partidos, Vuelta Arriba e Capadura: con essi si confezionano i sigari d'Avana, celebri in tutto il mondo.

c) Tabacchi dell'America Meridionale. - Sono soprattutto rappresentati da quelli coltivati in Brasile nelle regioni di Cruz de Almas, S. Felipe e Gonzalo in provincia di Bahia, tanto che vanno sotto il nome di tabacchi di Bahia. Le foglie sono sottili, giallo-brune o giallo-rossicce, a lieve odor di cannella: le più chiare s'usano per sigari e per trinciati e le più scure per tabacchi da fiuto. I tabacchi brasiliani sono più aromatici degli Avana, ma meno piacevoli al gusto. Vi sono anche tabacchi del Venezuela, di Colombia, dell'Ecuador, del Paraguay, ma hanno minore importanza.

2. Tabacchi asiatici. - Comprendono i tabacchi di Levante, coltivati nei paesi balcanici, in Grecia, in Macedonia e nella Turchia asiatica. Quelli della Persia, dell'India, della Cina e del Giappone hanno scarso valore e poca importanza commerciale perché sono consumati sul posto. I tabacchi di Levante o turchi, a seconda che le foglie siano picciolate o sessili, prendono il nome di Bashi bagli (Porsucian, Samsun) e di Basma (Yenidie, Ayasoluk). Si distinguono in:

a) Tabacchi di Macedonia: sono coltivati a Xánthē, Yakà, Cavala, Makallà, Serrai, Zichna e appartengono alle razze Yenidie e Porsucian. I Basma di Macedonia sono tabacchi sceltissimi e i migliori per sigarette; comprendono i tipi: Giubek, Basma e Sira Pastal.

b) Tabacchi di Samsun e di Bafra: sono coltivati in Anatolia fra Sinope e Trebisonda, sono forti ma più combustibili dei tabacchi turchi.

c) Tabacchi di Smirne: sono coltivati soprattutto nella vallata del fiume Meandro. Somigliano al Yenidie di Macedonia e sono rappresentati dalla varietà Ayasoluk: per quanto il tessuto sia più grossolano, hanno aroma squisito così da competere coi migliori Giubek.

Recentemente il Giappone ha dato un grande impulso alla coltivazione dei tabacchi.

3. Tabacchi australiani. - Sono rappresentati da quelli coltivati a Sumatra, a Borneo, a Giava, alle Isole Filippine.

a) Tabacchi di Sumatra: competono con gli Avana perché hanno un tessuto più fine e più elastico, per quanto l'aroma sia meno delicato. Per queste caratteristiche sono assai ricercati per fasce e fanno concorrenza agli Avana.

b) Tabacchi delle Filippine: il tessuto è fine, elastico, ma sono meno aromatici dei tabacchi di Sumatra e di gusto amaro. I migliori si producono nell'Isola di Luçon e sono noti col nome di Manila.

4. Tabacchi europei. - In questa categoria si comprendono quelli coltivati in Austria, in Belgio, in Francia, in Germania, in Italia, in Olanda, in Russia, in Ungheria. Si consumano nei paesi di coltivazione.

I tabacchi italiani si possono distinguere in: varietà da seme indigeno, varietà da seme esotico, ibridi o meticci (questi sono dovuti all'opera di L. Angeloni e dell'Istituto di Scafati).

a) Varietà indigene: comprendono varietà di N. rustica, come l'Erba santa di Cava (coltivata a Cava e a Nocera Superiore) per polvere da fiuto; il Palermo (coltivato nel Palermitano dal 1765) che dà la polvere da fiuto di S. Antonino; il Brasile leccese (coltivato a Nardò e Lequile) che fornisce la polvere da fiuto leccese e Erba santa.

Le principali varietà indigene di N. tabacum sono: Moro di Cori (coltivato a Cori nel Lazio fino dal 1800) già usato per preparare le polveri da fiuto per il clero, poi per la polvere detta Nostrano S. Vincenzo: oggi s'usa soprattutto per trinciati e sigarette indigene. Cattaro di Lecce (coltivato nel Leccese) si distingue in irrigato e secco: col primo si preparano le polveri leccesi, con l'altro polveri e trinciati da fumo. Spagnolo di Comiso (coltivato a Palermo dalla fine del sec. XVIII, poi a Catania, Siracusa, Messina): serviva per la polvere Licodia apprezzata molto per il suo aroma; oggi serve generalmente per preparare Rapato nostrale, i Caradà comuni, lo Zenziglio e un poco anche per i trinciati.

Spadone di Chiaravalle (fino dal 1750 coltivato in questo territorio delle Marche) serve per polveri da fiuto; si distingue in giallo (per il Sun di Spagna), chiaro (per i Caradà), scuro (per i Rapati). Con le migliori foglie dello scuro si preparano anche trinciati. Secco e Rigadio di Sardegna (coltivati in provincia di Sassari dal 1650): il secco non è irrigato, mentre il Rigadio lo è; il Rigadio serve esclusivamente per preparare la polvere da fiuto Zenziglio; col Secco si preparano polveri e inoltre trinciati e sigarette di qualità inferiore. Nostrano del Brenta (coltivato dal 1750 nella vallata del Brenta a Valstagna, Oliero, Campolongo e Val Rosina) comprende l'Avanone, l'Avanetta e il Cucchetto; prima tali tabacchi servivano solo per polveri da fiuto, ora sono molto migliorati per selezione e incrocio e s'usano per trinciati e per alcuni tipi di sigari. Brasile beneventano (coltivato dal 1797 prima a Benevento, poi ad Avellino, Pontecorvo e Barcellona di Messina): s'usa per trinciati e sigari (a foggia svizzera e Cavour).

b) Varietà esotiche: prendono questo nome per quanto il seme si produca oggi anche in Italia.

Hanno un posto importante, e l'importanza aumenta sempre, nella tabacchicoltura italiana. Comprendono per lo più tabacchi di Levante, eccetto qualche incrocio di Kentucky coltivato in provincia di Salerno e in Toscana.

L'introduzione dei tabacchi levantini è recente: nel 1899 se ne coltivarono 50 ha. nel Leccese, invece oggi se ne coltivano oltre 10.000 con produzione di 12-13 mila tonnellate di foglia.

Sono rappresentati dal tabacco Erzegovina coltivato specialmente nella Campania, nella Puglia, nel Palermitano, nel Sassarese; dallo Xanti yakà che si coltiva principalmente nel Leccese e nella Campania; dal Porsucian che si coltiva nella Campania e in altre regioni.

Nelle colonie italiane d'Africa (Libia, Eritrea, Somalia) si vanno sperimentando varietà adatte al clima e all'ambiente e anche alle abitudini della popolazione indigena e dell'europea e lo stesso si farà nei territorî etiopici.

5. Tabacchi africani. - In Africa il tabacco viene coltivato dappertutto dagl'indigeni per uso locale, con metodi primitivi, che dànno prodotto molto forte, ricco di nicotina, scarsissimo di aroma. Ha una certa importanza la coltura del tabacco in Algeria, specialmente nella Cabilia; minore importanza hanno le coltivazioni della Tunisia e del Marocco. Anche nell'Unione Sudafricana e nel Niassa sono stati introdotti tabacchi di tipo americano e turco, che si coltivano su vaste superficie e s'esportano per la fabbricazione di sigari e di sigarette.

Malattie e cause nemiche. - Oltre alle avversità meteorologiche e in particolar modo al vento e alla grandine che, rompendo le foglie, le danneggiano gravemente, il tabacco ha nemici animali e vegetali.

Fra gli animali danneggiano le piantagioni del tabacco: topi, lombrichi, lumache, cavallette, grillotalpe; inoltre le larve di alcune farfalle come Plusia gamma L., Mamestra albicolor Hb., M. brassicae L., M. persicariae L., Agrotis segetum Hb., Thrips tabaci Lindem.

Il tabacco secco è attaccato dal Lasioderma serricorne F., Sitodrepa panicea L., Calandra oryzae L., Ptinus fur L.

Fra i parassiti vegetali che attaccano il tabacco si ricordano: Bacillus maculicola che produce la malattia del mosaico; Bacterium tabacum, che produce il tobacco wildfire; Phytophthora nicotianae Breda che determina la peronospora del tabacco; Pleospora herbarum Rabh.; Thielaviopsis basicola Zopf che, producendo il marciume radicale, danneggia grandemente i semenzai e i vivai; Erysiphe cichoriacearum DC., che produce la nebbia del tabacco (la sua forma conidica è detta Oidium tabaci Thüm.); Rhizoctonia violacea Tul., che con una sua forma attacca le radici delle giovani piante danneggiando i vivai.

Inoltre attaccano le coltivazioni anche alcune cuscute (Cuscuta europaea L., C. arvensis Beyr.), nonché Kopsia ramosa Dum. o orobanche del tabacco e Orobanche Mutelii Schulz.

Surrogati del tabacco. - Per il piacere e la necessità di fumare, in mancanza di tabacco, sono usate altre piante.

Nell'America Settentrionale si adoperano le foglie di Rhus glabra, Cornus sanguinea, Arctostaphylos uva -ursi e glauca, Datura stramonium, Kalmia latifolia, Vaccinium stamineum, Chimaphila umbellata, Eriodictyon californicum, Eupatorium Berlandieri, Elaeagnus, come pure le cortecce di salice, di Pinus, Cornus, Viburnum e di Carpinus caroliniana e anche la lavanda.

Durante la guerra mondiale negl'imperi centrali si usarono molti surrogati del tabacco che si possono distinguere in innocui e dannosi. Erano innocui le foglie di prunella, d'ortica, di genziana, di crescione, di Symphytum officinale, di patata, di noce, di nocciolo, di faggio, di betulla, di ciliegio, d'ibisco, di malva, di rabarbaro, di Ulex europaeus, ecc.; i petali di rosa, di malva e di rosolaccio; invece erano nocivi le parti della pianta del papavero da oppio, dell'Asperula odorata, del meliloto, come tutte le labiate, le artemisie, la Valeriana celtica, il Cytisus laburnum e le foglie di noce che sono state troppo lungamente sul terreno.

Poiché la citisina (ulexina) è molto affine alla nicotina, le foglie del Cytisus e quelle di Ulex europaeus costituiscono l'unico surrogato attivo del tabacco.

Usi medicinali - Solo in quattro nazioni (Grecia, Spagna, Portogallo, Romania) le foglie di tabacco sono mecinali e iscritte nelle rispettive farmacopee; devono essere però foglie naturali, cioè non sottoposte a fermentazione. Invece, come si è detto, nei primi tempi il tabacco era considerato quasi esclusivamente come pianta medicinale.

La nicotina ha azione insetticida, l'infuso di tabacco è conosciuto mezzo di lotta contro gli afidi.

Dati statistici. - La seguente tabella riunisce i dati relativi alla produzione mondiale e all'area coltivata dal 1909 al 1929:

quindi la produzione è andata aumentando proporzionalmente all'aumento di superficie coltivata.

Dalla precedente tabella risulta che il paese che produce maggior quantità di tabacco sono gli Stati Uniti, dove la produzione è andata considerevolmente aumentando. Infatti da 290 mila ha. coltivati nel 1890 con una produzione di 235.200 tonn. di tabacco si è giunti a una superficie di 816 mila ha. producente 680.800 tonn. di tabacco nel 1929: in un quarantennio superficie e produzione sono quasi triplicate.

La produzione italiana dell'ultimo venticinquennio è riportata nelle tabelle alla pagina precedente. Per il 1935 v. qui sotto.

Lavorazione industriale del tabacco.

La foglia del tabacco per diventare un buon prodotto industriale deve subire una serie di trasformazioni fisiche, fisico-chimiche e chimiche che le dànno le caratteristiche richieste dalle esigenze dei consumatori. Tali trasformazioni si raggiungono nei trattamenti che vanno sotto il nome di cura, di fermentazione e di stagionatura. Questi trattamenti insieme con le manipolazioni occorrenti per il confezionamento e il condizionamento del manufatto costituiscono la vera e propria lavorazione industriale della foglia di tabacco. La foglia di tabacco, staccata dalla pianta e seccata, ha scarso profumo, gusto poco gradevole e brucia male: come si suol dire "sa di erba". La cura trasforma la foglia raccolta in tabacco greggio, la fermentazione affina il tabacco greggio, la stagionatura perfeziona e uniforma le qualità organolettiche del manufatto.

Cura. - È il primo trattamento industriale al quale deve essere sottoposta la foglia di tabacco immediatamente dopo la sua raccolta al campo: è la più importante, perché è quella che le imprime i caratteri fondamentali del tabacco industriale e perché la sua buona riuscita decide di quella della successiva fermentazione. Un'ottima foglia, se mal curata, non potrà mai fornire un buon fermentato e di conseguenza un buon prodotto finale, mentre una foglia scadente, se ben curata, potrà sempre fornirne uno discreto.

Il processo di cura consiste essenzialmente nel far seccare la foglia in particolari condizioni, seguendo norme e cautele speciali. Questo trattamento della foglia, volgarmente ma impropriamente chiamato anche essiccazione, è perciò molto delicato.

La foglia, dopo che è stata raccolta, seguita a vivere per un periodo più o meno lungo secondo le riserve che essa aveva accumulate nei suoi tessuti e secondo il decorso della sua essiccazione. Il processo di cura consiste essenzialmente nell'accelerare o rallentare, e in qualche caso anche arrestare a un dato momento, quell'attività vitale residua secondo le caratteristiche che si vogliono ottenere nel tabacco greggio da preparare. Come le condizioni di clima, di terreno e di pratiche colturali riescono a dare alla pianta di tabacco coltivata un'impronta propria, così il processo di cura è destinato a sviluppare e fissare nella foglia quelle qualità merceologiche del tabacco greggio per il raggiungimento delle quali il coltivatore aveva scelto un dato tipo di tabacco, un certo terreno e clima e determinate pratiche colturali.

Per questo i diversi tipi di tabacco debbono essere curati con procedimenti diversi, in condizioni cioè nelle quali l'essiccazione della foglia proceda in modo diverso nel tempo e nell'ambiente offertole.

Come regola generale si può dire: i tabacchi pesanti, con foglia ad ampia paginatura, con alto contenuto di nicotina (3,5-6%), a tessuto spesso e sostanzioso, i quali forniscono prodotti scuri e forti, si curano in locali chiusi (quasi sempre in muratura), della superficie coperta di circa 100 mq. (capaci di contenere il prodotto di un ettaro e mezzo, circa 18.000 piante), scaldati internamente con fuochi di legna. Questo processo è normale per i tabacchi tipo Kentucky e prende il nome di cura a fuoco diretto.

I tabacchi più leggieri, con foglie di media paginatura, con tenore di nicotina piuttosto basso (2-3%), a tessuto più fino e delicato, e che sono destinati alla confezione di sigari di lusso (tipo Avana) si curano all'ombra e a temperatura ambiente in locali rustici di legname, a tetto a tenuta di acqua e con pareti a pezzi mobili in modo da permettere la ventilazione del locale e l'illuminazione a sola luce diffusa. Questo processo tipico per i tabacchi di Avana, del Brasile, di Sumatra e di Giava ha preso il nome di cura ad aria.

I tabacchi fini e leggieri, a piccole foglie, con basso contenuto di nicotina (meno del 2%) destinati a fornire prodotti gialli, si curano all'aperto e perciò questo processo, che è tipico per i cosiddetti tabacchi levantini o turchi o gialli, ha preso il nome di cura al sole.

Altro classico sistema di cura è quello limitato alla foglia del Virginia Bright e perciò detto cura Bright o anche a fuoco indiretto, perché la foglia viene curata in locali simili a quelli usati per la cura a fuoco diretto ma riscaldati indirettamente e in modo da poter raggiungere e mantenere nel locale temperature fino a 80°-85°.

La cura viene generalmente eseguita a foglia staccata, e allora le foglie dopo la loro raccolta e dopoché sono state lasciate appassire all'ombra o all'oscurità per 24-48 ore, vengono stese a festoni nei locali di cura con filze ottenute passando uno spago attraverso la base della nervatura principale e legando le estremità dello spago a canne o bastoni che vengono poi poggiati su impalcature costruite nell'interno del locale.

Nella cura a fuoco diretto, e in qualche caso anche in quella ad aria, la foglia può essere curata anche a pianta intera: allora la pianta di tabacco, recisa al piede alla sua raccolta, viene appesa nel locale lungo corde pendenti dall'alto o mediante chiodi infissi lungo bastoni correnti nelle impalcature. In ogni caso durante la cura la foglia è mantenuta verticalmente e con la punta in basso.

Per quanto i caratteri del tabacco greggio varino col variare dei diversi sistemi di cura, tuttavia nel processo di cura si possono distinguere quattro periodi ben distinti, tanto per i caratteri fisici che assume la foglia, quanto per la natura e l'entità delle trasformazioni fisico-chimiche e chimiche che nella foglia si compiono. Questi quattro periodi o stadî del processo di cura sono: ingiallimento, ammarronamento o fissazione del color giallo per i tabacchi leggieri e per il Virginia Bright, essiccazione lembi ed essiccazione costole.

Cura a fuoco diretto. - È molto usata in America per il Kentucky e in Italia per il Kentucky indigeno e suoi meticci. Si lasciano prima ingiallire le foglie senza scaldare, se pure queste non sono state ingiallite sul campo e a pianta intera (questo avviene quando i locali di cura sono molto distanti e in America si dice scaffolding). Si procede all'ammarronamento per mezzo di fuochi di legna, che devono dare solo brace e fumo evitando di affumicare troppo e perciò non usando né legna verde né paglia bagnata: nel 1° giorno la temperatura deve oscillare fra 28° e 30°, nel 2° giorno si eleva fino a 32°-35° per raggiungere nel 3° giorno 40°; tale aumento si ottiene accrescendo il numero dei fuochi. Bisogna badare che la foglia si mantenga morbida e pastosa, non bagnata, ché altrimenti si produce la lessatura, seguita poi dallo sviluppo di Botrytis cinerea sulle foglie, sotto forma di macchie circolari, e allora il prodotto è irrimediabilmente perduto. Se la foglia è troppo secca si diminuiscono i fuochi e si chiude il locale, magari sospendendo la cura; se è eccessivamente umida, si attiva la ventilazione e si rinforzano i fuochi.

Si opera l'essiccazione dei lembi innalzando gradatamente la temperatura fino a 50°: in tre giorni la lamina diventa marrone e fragile, mentre la costola è ancora umida. Il locale deve avere tetto disperdente e finestre per smaltire la grande quantità di vapor acqueo eliminato dalle foglie, specie quando s'inizia l'ammarronamento.

Per l'essiccazione delle costole bisogna sospendere i fuochi per far ritornare morbida la lamina, che è vitrea e fragile, e poi si riaccendono portando la temperatura gradualmente a 50°; quando la lamina è divenuta nuovamente vitrea si spengono di nuovo, finché non torni a essere morbida e così si continua alternativamente fino a quando le costole o parte dello stelo non siano ben secchi. La cura è ben riuscita se la lamina si presenta di un bel marrone, elastica e morbida e la costola è più scura e si spezza nella metà inferiore, mentre nella superiore è morbida come la lamina.

La legna per il fuoco dev'essere di essenze forti (circa 50 q. per il tabacco prodotto da un ha.); ora si adoperano anche mattonelle di torba e lignite.

Cura ad aria. - S'usa per i tabacchi fini: negli Stati Uniti per i tabacchi Seed Leaf; a Cuba per gli Avana; nel Brasile, a Sumatra e in Italia per i tabacchi leggieri e i meticci leggieri da incrocio fra Kentucky e tabacchi fini intertropicali.

I locali per tale cura sono rustici, di legname, molto aereati, illuminati solo a luce diffusa, muniti nell'interno di stenditoio per le filze di foglie o per i tronchi di piante, secondo il sistema di raccolta. Le foglie o i fusti spezzati portanti ciascuno due o tre foglie, si lasciano sul campo o si mettono su pertiche all'aria libera per una giornata ad appassire; quindi con le foglie, passando uno spago con appositi aghi lunghi e piatti attraverso la costola principale, si fanno filze di 100 a 200 foglie ciascuna, che si mettono nel locale. La durata della cura è varia, secondo le regioni e l'andamento delle stagioni; in media va da 40 a 60 giorni, ma non si può condurre bene nelle zone in cui si ha incostanza nella stagione estivo-autunnale. Durante il bel tempo il locale dev'essere bene aereato; con tempo umido bisogna ventilare molto per smaltire l'umidità; con tempo molto secco bisogna evitare - chiudendo il locale - un'essicazione troppo rapida e quindi una cura incompleta.

Se l'ingiallimento delle foglie non procede uniformemente o si formano piccole macchie verdastre, è consigliabile ammassare in leggieri strati le foglie e lasciarle un giorno o due a fermentare leggermente (macera o concalda). poi si stende di nuovo il prodotto.

La cura è ultimata quando la costola mediana sia ben secca ma per scaricare il locale è bene aspettare una giornata umida, perché le foglie possano maneggiarsi senza spezzarsi.

Cura al sole. - Sì usa per i tabacchi turchi e levantini nei luoghi d'origine e in Italia nella Penisola Salentina, e nell'Abruzzo dove essi si coltivano estesamente.

In Macedonia e in Turchia le foglie appena raccolte si stendono in un solo strato nei porticati o nelle stanze delle case coloniche e si lasciano appassire per uno o due giorni; quando sono ingiallite si infilano in filze di 200 foglie ciascuna a leggiero contatto fra loro e si tengono appese su piccoli telai o al muro tenendole un paio di giorni al buio per completare l'ingiallimento e l'appassimento. Quindi si portano i telai al sole oppure si appendono le filze sulle pareti della casa esposte a mezzogiorno, si ritirano durante la notte. IN 15-30 giorni la cura si può ritenere finita. Le filze si appendono poi riunite in corone in una stanza o in un qualsiasi locale tenendo aperta la finestra esposta a mezzogiorno durante il tempo buono e si conservano così fino alla successiva lavorazione.

Cura a fuoco indiretto o cura Bright. - Per eseguire questa cura vi sono due sistemi: di Ragland e di Hall.

Col primo si riscalda il locale per circa un giorno e mezzo a 32°; quando il tabacco è sufficientemente ingiallito, si eleva la temperatura a 35°, spingendola poi a 38° e mantenendovela per un paio d'ore. Se la foglia si bagna, bisogna aprire le finestre e abbassare la temperatura anche di 5°. Se invece a 38° non si manifestano inconvenienti, si porta il calore a 40°,5 per due ore e poi gradualmente ogni due ore si aumenta la temperatura di 2°,5 fino a 45°,5. Si ottiene così la fissazione del colore giallo e comincia l'essiccazione delle nervature. Si mantiene la temperatura per quattro ore a 45°,5, quindi si aumenta ogni ora la temperatura di 2°,5 fino a circa 80° e si mantiene questa temperatura per alcune ore, per uccidere gli enzimi ossidanti che potrebbero ammarronare la foglia.

Col sistema di Hall si riscalda invece subito il tabacco a 27° e si lascia raffreddare dopo una giornata: così avviene l'avvizzimento. Quindi si porta la temperatura a 32° e si lascia raffreddare; il trattamento si ripete finché il prodotto, per metà, non abbia assunto il color giallo. Poi gradualmente si riscalda fino a 54° per ottenere l'essiccazione dei lembi fogliari e poi si porta, sempre gradualmente, la temperatura a 70° perché avvenga l'essiccazione delle nervature.

Trasformazioni subite dalle foglie durante la cura. - Dal punto di vista chimico e biochimico il processo di cura può essere diviso in due periodi distinti. Il primo periodo comprende quello dell'ingiallimento e buona parte di quello della fissazione del colore, durante il quale le trasformazioni sono più profonde, e sono in rapporto diretto con l'attività cellulare, col processo vitale; il secondo s'inizia poco prima della fine del periodo fisico della fissazione del colore e va fino alla cura completa o essiccazione della foglia: durante esso le trasformazioni chimiche divengono sempre meno imponenti, più lente e senza rapporto diretto con la vita, perché la fissazione del colore è il segno della sopravvenuta morte cellulare.

La foglia colta dalla pianta, e ancora più quella lasciata sullo stelo reciso, allorché ha raggiunto la sua maturità fisiologica (momento dopo il quale deve essere raccolta) è ancora viva e tale si mantiene per un tempo più o meno lungo secondo che le condizioni di ambiente sono più o meno favorevoli a prolungarne la vitalità. Durante questa vita a sé, la foglia, condannata al digiuno per il mancato arrivo della linfa nutritiva, cerca di reagire alla morte utilizzando le sostanze accumulate come riserve nei proprî tessuti e che nelle condizioni normali del ciclo vegetativo della pianta avrebbero dovuto migrare per la fioritura e per la fruttificazione. Quest'utilizzazione, che si compie principalmente a spese dell'amido, delle sostanze azotate di riserva e delle sostanze grasse, avviene mediante il processo respiratorio delle cellule ancora viventi e mediante altri processi enzimatici ad azione idrolitica.

Questi processi, fra i quali quello ossidativo (della respirazione) e quello idrolitico (della scissione in composti semplici delle complesse molecole idrocarbonate e proteiche), hanno la loro massima intensità nei primi due o tre giorni che susseguono alla raccolta della foglia e precisamente nel periodo dell'ingiallimento, che è il più importante perché appunto in esso si hanno le più profonde e importanti modificazioni chimiche del contenuto cellulare e conseguentemente si originano fino da questo momento le caratteristiche fisiche e fisico-chimiche del tessuto fogliare del futuro tabacco greggio.

La fase dell'ingiallimento in condizioni favorevoli (oscurità, calore e umidità), in quelle cioè che favoriscono la vita cellulare e l'attività degli enzimi, siano essi endocellulari e agenti perciò fino a che dura la vita, siano essi ectocellulari o funzionanti post mortem, si raggiunge in breve tempo, in circa 48 ore, come, ad esempio, nella macera o concalda. In condizioni meno favorevoli (come, ad esempio, nello scaffolding) questa fase si compie in più giorni, fino anche a una settimana.

Comunque avvenga nel tempo, la foglia quando è ingiallita non contiene quasi più amido, e gli zuccheri, da questo originatisi, sono stati in gran parte consumati, ossidati ad acqua e anidride carbonica dal processo respiratorio, e in piccola parte trasformati in acidi organici. Sorte quasi simile ha subito parte delle sostanze grasse, mentre la massa delle sostanze azotate di riserva sono state scisse per idrolisi nelle loro semplici forme, in ammino-acidi.

Conseguenza misurabile dei fenomeni che si compiono durante il processo di cura, con ritmo accelerato durante il periodo dell'ingiallimento e con velocità sempre decrescente nei successivi, è la perdita di sostanza secca (diminuzione del peso assoluto della foglia): di essa i due terzi si perdono nella fase dell'ingiallimento.

L'importanza del processo di cura può essere dimostrata dal fatto che della perdita totale di peso che la foglia subisce percorrendo tutto il suo cammino industriale (cura, fermentazione e stagionatura) più dei due terzi avviene durante la cura. Ecco perché il processo di cura segna il destino della riuscita degli altri trattamenti industriali, ed ecco perché una foglia curata, nella quale la fase dell'ingiallimento non si sia ben compiuta, resta, come si dice in termine tecnico, "cruda". Dal tabacco greggio crudo non è più possibile ottenere un buon fermentato.

Per i tabacchi scuri, che si curano a fuoco diretto o ad aria in appositi locali e per i quali di conseguenza il processo di cura è favorito, la totale scomparsa dell'amido e degli zuccheri è l'indice più significativo della riuscita della cura. Nelle foglie curate al sole o a fuoco indiretto, con un sistema cioè nel quale a un dato momento (poco dopo o appena compiuta la fase dell'ingiallimento) ogni trasformazione in corso viene arestata per la rapida eliminazione dell'acqua dalla foglia, eliminazione che ferma ogni attività enzimatica, si riscontrano invece ancora piccole quantità di amido e quantità più o meno elevate di zuccheri semplici (poche unità in quelle curate al sole, fino oltre il 10% in quelle curate a fuoco indiretto, ad esempio nel Virginia Bright) e da ciò il nome di tabacchi dolci ai tabacchi gialli turchi o orientali o levantini e al Virginia giallo.

Fermentazione. - È l'operazione che segue la cura. Qualcuno la chiama anche concia, perché molti profani ritengono ancora che le qualità del tabacco industriale si sviluppino per virtù di trattamenti con liquidi speciali.

La fermentazione (o maturazione) del tabacco greggio consiste generalmente nell'ammassare la foglia curata, bagnandola più o meno con acqua, in balle o in cumuli di varia grandezza (secondo il tipo di tabacco greggio da fermentare) e nel lasciare in quelle condizioni il materiale per un certo periodo di tempo.

Per molti tipi di tabacchi essa si compie anche senza aggiunta di acqua, non solo, ma tutti i tabacchi greggi (anche quelli che si fanno fermentare inumiditi) subiscono già una maturazione nei colli o nelle botti dove vengono conservati e pressati a cura ultimata.

La durata della fermentazione è breve per foglia bagnata e in cumuli o masse imponenti, più lunga per foglia inumidita e ammassata in balle o piccoli cumuli, più lunga ancora per foglia posta in piccole balle con la sua normale umidità.

Allorché la foglia curata viene ammassata, se l'umidità di essa è sufficiente (basta per alcuni tipi di foglia la normale umidità o, come si dice in termine tecnico, la normale pastosità della foglia) si riscalda più o meno rapidamente, ma gradatamente, e la rapidità e l'innalzamento della temperatura sono tanto maggiori quanto più alta è l'umidità del materiale accumulato.

Il riscaldamento della massa da pochi gradi (oltre quelli della temperatura normale ambiente) può giungere ai 60° e più; esso è l'indice e la conseguenza di una serie di trasformazioni chimico-fisiche e chimiche in seguito alle quali la foglia curata perde l'aroma e il gusto di greggio, diviene più combustibile e acquista il colore, l'aroma e il gusto che sono caratteristici dei diversi prodotti da fumo.

Il processo fermentativo del tabacco può essere dunque variato e regolato variando opportunamente l'umidità e la quantità ammassata. E, come per la coltivazione e la cura, così per la fermentazione diversi sono i processi applicati secondo i vari tipi di tabacco.

I fattori principali, che regolano il processo fermentativo del tabacco, sono, come si disse, la massa e l'umidità, cui occorre aggiungere l'arieggiamento; fra questi il grado di umidità e l'arieggiamento sono i più importanti perché mentre insieme con l'altro fattore, quello della massa, regolano lo sviluppo e la velocità delle trasformazioni fisico-chimiche e chimiche del materiale fermentante, sono quelli che determinano l'andamento della curva della temperatura e delle reazioni, e conseguentemente la durata della fermentazione.

Quanto più la foglia viene bagnata, quanto più è imponente la quantità accumulata e l'arieggiamento è favorito, tanto più il processo fermentativo si svolge rapido, violento e profondo: pertanto la regola generale è quella di limitare, magari fino a zero, il bagnamento della foglia da fermentare quanto più questa è delicata, cioè quanto meno spesso e sostanzioso è il suo tessuto, e quanto meno materiale fermentescibile essa contiene.

I tabacchi gialli (detti levantini, orientali o turchi) si fanno fermentare in piccole quantità di poche diecine di chilogrammi confezionate con la foglia curata al sole e a umidità normale, la quale da un minimo del 12-13% (per la bassa foglia) tocca raramente il massimo del 25%. I tabacchi fini, aromatici intertropicali (come quelli ad esempio dell'Avana, dello stato di Bahia del Brasile) vengono fatti fermentare in balle del peso di circa 50 kg., formate da foglia curata ad aria leggermente inumidita (25 e 30% di umidità totale al massimo); quelli di Sumatra e Giava in balle di circa 100 kg. I tabacchi cosiddetti pesanti, a tessuto spesso e sostanzioso (come i tipi Kentucky), vengono fatti fermentare in grandi masse del peso di diverse migliaia di kg. e con foglia bagnata (dal 35 fino anche al 60% di umidità totale).

L'inumidimento della foglia si eseguisce con acqua semplice; solo in qualche regione (Cuba, per es.) s'inumidisce la foglia con la cosiddetta concia; tale pratica è chiamata betunaggio da betun che è il conciante ottenuto facendo macerare nell'acqua foglie di scarto di tabacco.

Le trasformazioni che subisce il tabacco greggio durante la fermentazione sono di carattere fisico, fisico-chimico e chimico al pari di quelle che subisce la foglia durante la cura; sennonché, mentre nella cura le trasformazioni chimiche sono importanti agli effetti industriali più di quelle fisiche e fisico-chimiche, nella fermentazione quelle fisiche e fisico-chimiche hanno una parte più importante. E questo si comprende bene quando si tenga presente che le trasformazioni subite dalla foglia in quei due processi possono essere misurate dalla perdita di peso assoluto (perdita di sostanza secca), e che tale perdita è nel processo di cura almeno doppia, come s'è detto, di quella che si produce nella fermentazione.

La differenza degli effetti delle trasformazioni durante la cura e la fermentazione è rilevabile dal seguente specchietto:

Fermentazione dei tabacchi detti levantini, orientali o turchi. - I coltivatori consegnano ai magazzini dei negozianti, che governano tali tabacchi, la foglia curata al sole in massette provvisoriamente avviluppate in tele (Macedonia e Turchia), o in filze (Italia). Nei magazzini le massette o le filze vengono disfatte e la foglia è sottoposta a diligenti cernite per costituire le classi o i tipi richiesti dal commercio. Fatta la cernita si formano le balle in cui il tabacco rimane fino alla vendita al manifatturiero.

La confezione della balletta viene effettuata entro una cassa aperta alle facciate più larghe e con le due pareti laterali mobili, in modo che si possono avvicinare o allontanare parallelamente a sé stesse secondo la lunghezza della foglia, che è quella che determina la grandezza della balla. L'operaia dispone in questa cassa le foglie spianate (Basmà) o i manocchi (Bashibagli) con le punte rivolte all'interno e le basi o i piccioli all'esterno, in modo che le foglie di una fila si sovrappongano fino a circa la metà su quelle della fila opposta, sicché lo spessore della balletta risulta di una volta e mezza la lunghezza della foglia.

La quantità di foglia impiegata varia con la qualità o classe della foglia stessa: con i prodotti scadenti si fanno balle da 20 a 40 kg., con quelli fini (Giubek e Basmà) si fanno balle da 8 a 12 chilogrammi.

Formata la balletta questa viene rivestita con tessuto di pelo di capra (o, in mancaza, anche di tela iuta) lungo i tre lati più stretti: della balletta restano così scoperti la quarta faccia più stretta e le due facciate larghe.

Per tenere aderente la fasciatura, una corda viene allacciata all'involucro ed è fatta scorrere lungo le facciate scoperte in modo da poterla, occorrendo, stringere o rallentare.

Le ballette vengono collocate in stive o in locali asciutti su stuoie o assiti di legno e poste sempre in posizione verticale, in modo che la balletta superiore prema sull'inferiore dalle parti facciali della foglia.

In queste condizioni, la foglia compie la sua fermentazione; processo che si svela con l'aumento della temperatura che giunge ai 35°-40°. La condotta di questo processo di fermentazione è un'operazione delicatissima e deve essere sorvegliata da personale provetto; le stive ogni tre o quattro giorni normalmente, o a periodi diversi, secondo quanto giudica lo stivatore (tecnico adibito a sorvegliare le ballette), debbono essere rimosse e le ballette devono essere alternate nella stiva in modo che quelle di sopra vengano a trovarsi sotto e viceversa. Inoltre, se la temperatura delle ballette o il loro stato fisico e di profumo, che sono la vera guida sicura dello stivatore, indicano che il processo fermentativo si svolge troppo rapidamente o si arresta, le ballette vengono isolate e poste orizzontalmente, o rispettivamente vengono ristrette nella stiva, comprimendole più o meno col rallentare o stringere le corde che fermano la fasciatura della balletta.

In Asia Minore, e ora anche in Italia, la foglia è anche condizionata in balle di maggior peso, fino a kg. 50, e senza che la foglia (che si può allora lasciare in filze) subisca operazioni di classificazione per dimensioni e di spianamento. In tal caso la balla prende il nome di Kalup o di Tonga.

Fermentazione dei tabacchi fini tropicali. - Tabacchi dell'Avana. - A questi tabacchi si fanno subire due fermentazioni successive: una prima, quando la 10glia curata è sempre attaccata ai tronconi di stelo e senza alcun inumidimento; una seconda, dopo che la foglia è stata tolta dallo stelo, cernita, classificata e inumidita con acqua o col betun.

Il tabacco viene tolto dallo stendaggio dei locali di cura quando è completamente prosciugato (dopo circa 5 o 6 settimane dalla raccolta) e senza spogliare i tronchi portanti le foglie; questi ultimi vengono posti in fila lungo un muro sopra un letto di foglie e con le testate degli steli all'esterno e la punta delle foglie volta verso l'interno. Per sovrapposizione di strati si forma così una massa di circa 70 cm. di larghezza, 1-1,50 m. di lunghezza e 1 di altezza e di non più di 100 kg. di peso. Le masse sono disposte una accanto all'altra, ricoperte con paglia e fogliame e lasciate così per circa un mese.

Durante questo periodo si stabilisce una leggiera fermentazione: la temperatura non arriva a passare i 35° per l'attiva circolazione d'aria che si stabilisce nella massa ed è dovuta alla grande porosità conferitale dalla presenza dei tronconi di stelo. Il colore delle foglie si uniforma, comincia a svilupparsi il profumo e il tessuto diviene elastico. Allora le massette sono demolite, la foglia è staccata dallo stelo, classificata e raccolta in fascicoli detti manaios.

A questo punto si fa subire alle foglie la seconda e definitiva fermentazione: i fascicoli sono sparsi in piccolo strato, sul pavimento e mediante spazzole sono aspersi con acqua o con betun, fino a che il prodotto abbia aumentato il suo peso dal 5 al 10% secondo la secchezza e la qualità della foglia. In seguito i fascicoli vengono disposti in masse a base circolare dell'altezza di circa mezzo metro, e la massa è lasciata a sé per 36-48 ore, affinché il liquido d'inumidimento si ripartisca e si diffonda uniformemente nella massa. Quindi, la massa è disfatta, e i fascicoli vengono imballati in massette di circa 50 kg. Le ballette vengono tenute e fermate in un involucro di foglie di palma: vi si attiva una fermentazione che di norma non sorpassa i 60° e che si compie in qualche mese.

Tabacchi del Brasile. - I fascicoli di foglie sono formati subito appena sfogliate le piante, dopo la cura e non vengono assoggettati ad alcun inumidimento; ma, come all'Avana, la foglia subisce una prima fermentazione preliminare in massa e una seconda definitiva in balle. Appena formati, i fascicoli (da 4 a 10 foglie) sono posti in estese masse e ivi lasciati per circa 15-20 giorni. In questo periodo la temperatura sale prima fino a 40°, indi lentamente discende: quando la massa è raffreddata, questa viene disfatta e si formano balle da 70-80 kg., le quali si proteggono ai fianchi con foglie di banano tenute da legacci di liane e in modo da lasciare scoperte le testate della balla. La balla è quindi avviluppata da involucri di tela.

Tabacchi di Sumatra. - La cura si fa a foglia staccata, e con le foglie curate si formano grandi manocchi che si dispongono in masse per una prima fermentazione. Quando la massa ha raggiunto i 40°, viene disfatta e la foglia viene assoggettata a un'accurata cernita per la sua divisione in classi e per la formazione dei fascicoli definitivi (da 20 a 40 foglie ciascuno). I fascicoli sono di nuovo posti in massa a fermentare, avendo cura d'inaffiare il pavimento del locale, se la foglia e l'aria sono molto secche, di tenere le masse coperte con stuoie e di rivoltarle, se la fermentazione corre troppo attiva e irregolare, se cioè la temperatura di esse tende a superare i 50° o a non essere uniforme nella massa stessa.

Fermentazione dei tabacchi fini degli Stati Uniti (p. es., Seed Leaf, Virginia scuro e giallo). - La foglia dopo la cura viene riunita in fascicoli o manocchi e questi vengono disposti in botti o casse a strati, in modo da non avere vuoti tra di loro, e poi pressati con presse a vite o torchi idraulici: i tabacchi più scuri e pesanti sono fortemente pressati, quelli leggieri poco o nulla.

Fermentazione dei tabacchi pesanti e forti (tipo Kentucky). - I tabacchi pesanti tipo Kentucky impiegati per la preparazione di lavorati forti vengono in Italia assoggettati a un processo di fermentazione che varia nelle sue modalità secondo che il tabacco sia destinato alla confezione di sigari forti (napoletani) o fermentati (toscani).

Questi due processi differiscono essenzialmente nel grado di umidità dato alla foglia, nell'imponenza della massa di fermentazione e, di conseguenza, nella durata del processo fermentativo. Hanno in comune una operazione preliminare, che precede la formazione delle masse dopo il bagnamento in acqua dei fascicoli tolti dalle botti (stato in cui il prodotto giunge alla manifattura) detta scoscolatura, poiché i soli lembi della foglia sono assoggettati al processo di fermentazione.

Le masse di fermentazione si formano con circa 6000 kg. di foglia bagnata al 30% di umidità nel caso dei forti, con 2500-4000 kg. di foglia e con un'umidità del 50% nel caso dei fermentati, disponendo la foglia ben rimossa su piani circolari sollevati di circa 10 o 20 cm. da terra e formati da tavole o correnti di legno posti a graticola. La massa è formata in modo da costruire un cilindro di un'altezza complessiva all'incirca uguale al diametro della base.

Il processo fermentativo per sigari forti si svolge in 30-40 giorni, secondo la stagione: in questo periodo la temperatura della massa (che è sorvegliata giornalmente) sale lentamente e progressivamente fino a 600, e poi ordinariamente si arresta per accennare a decrescere. Allora la massa viene disfatta e il materiale va ai laboratorî di manipolazione del sigaro.

Dalla massa in disfacimento emana un odore etereo e caratteristico, che ricorda quello del pane appena sfornato e che dipende dalla trasformazione degl'idrati di carbonio complessi della foglia.

Invece nella fermentazione per sigari fermentati, dopo due o tre giorni dalla formazione della massa l'interno di questa raggiunge i 30-35°; allora viene disfatta per uniformare il materiale, perché altrimenti l'andamento della fermentazione sarebbe irregolare e porterebbe la foglia situata nell'interno verso processi putrefattivi e di umificazione.

Il disfacimento della massa e la sua nuova formazione prende il nome di rivolgimento: è un'operazione importante che richiede operai provetti, perché non basta l'osservazione della temperatura per condurre bene una fermentazione, ma occorre anche la conoscenza degli odori caratteristici che emanano dalla foglia fermentante.

Quando si demolisce la massa, si deve sciogliere la foglia per arieggiarla bene e nel riformarla si deve aver cura di porre nell'interno ciò che formava il mantello della precedente.

Dopo il rivolgimento la fermentazione si riattiva; infatti la temperatura, la quale nella prima massa aveva raggiunto il massimo di 35-38°, al 4°-5° giorno dalla sua nuova formazione raggiunge e sorpassa i 40-450. A questo punto si opera il secondo rivolgimento e con le stesse avvertenze si ricostituisce nuovamente la massa per riattivare così la fermentazione. Questa, infatti, in meno di una settimana circa raggiunge e supera i 60°: a questo punto il processo va arrestato.

È facile anche al semplice esame visivo e olfattivo notare differenze notevoli nel materiale fermentato con i due sistemi. Nella massa per fermentati fino dal primo rivolgimento misto a un odore etereo-alcoolico si può avvertire un odore acuto piridico-ammonico, che nel secondo si fa piccante e pungente, e che provoca la lacrimazione al disfacímento finale della massa, e anche disturbi a chi non vi sia abituato. La foglia acquista un colore più bruno e assume una reazione decisamente alcalina, mentre fermentata in massa per forti si conserva più chiara e con succo debolmente, ma decisamente, acido.

Teorie sulla fermentazione. - Discordi sono le opinioni sulle cause dei fenomeni che avvengono nel processo di fermentazione. Il processo oggi si ritiene sia determinato prevalentemente da enzimi preesistenti nella foglia.

Prima che i metodi odierni d'investigazione batteriologica fossero conosciuti, si ritenne che la fermentazione del tabacco fosse una fermentazione batterica.

Lo studio della fermentazione del tabacco ha occupato, dal 1822 a oggi, una numerosa schiera di ricercatori che hanno affrontato il problema dal punto di vista chimico, chimico-biologico e batteriologico.

Hermstädt fu il primo (1822) a stabilire che durante la fermentazione il tabacco subisce una diminuzione di peso che il Fries (1856) fissa nella cifra di 8-10%. Il Nessler comincia (1867) a chiarire la questione e indica come trasformazioni chimiche prodotte dalla fermentazione: la scomparsa della clorofilla, la diminuzione della nicotina e la formazione dell'ammoniaca. In seguito, le ricerche di Müller-Turgau (1885), di Fesca e Imai (1888), di Schlösing (1888), di Johnson (1892), di Behrens (1896), di Beknhout e Otto de Vries (1909) e quelle condotte in Italia dal Pezzolato e più recentemente dal Bernardini, dal Paris e altri (1914-1915), hanno stabilito che il tabacco greggio perde nella fermentazione da poche unità (nei processi fermentativi in cui il tabacco è accumulato e compresso in botti o in balle senza subire alcun inumidimento) al 10% di sostanza secca al massimo (in quelli in cui il tabacco è fatto fermentare bagnato e la massa fermentante è spesso rivoltata). Questa perdita avviene a spese degl'idrati di carbonio solubili, degli acidi organici, dell'estratto etereo, delle sostanze semplici azotate (ammido-composti) e della nicotina, la quale può subire, nella fermentazione a decorso rapido, una perdita del 30%. La cellulosa e la sostamza proteica rimasta nella foglia curata non subirebbero trasformazione alcuna, a meno che la fermentazione, per poca sorveglianza o altre condizioni particolari, non si avvii verso un principio di putrefazione.

Fino dall'anno 1822 il Hermstädt considerò il processo di perfezionamento del tabacco greggio come un vero processo di fermentazione batterica e da allora fino ai lavori dello Schlösing, apparsi fra il 1884 e 1889, nessuno fra i numerosi ricercatori dubitò menomamente che il processo potesse dipendere da altre cause. I lavori dello Schlösing cominciarono a scuotere questa teoria batterica: secondo lui il fenomeno è un processo di semplice ossidazione chimica che s'inizierebbe quando il tabacco ammassato ha raggiunto i 40° e perciò l'intervento batterico non sarebbe la sola e vera causa determinante il fenomeno. L'azione batterica limiterebbe il suo ufficio a portare il materiale fermentante alla temperatura necessaria perché possa iniziarsi l'ossidazione.

Malgrado i lavori dello Schlösing, la teoria batterica seguitò ad allettare gli studiosi; essa è stata sempre strenuamente sostenuta da Beknhout, König e Behrens principalmente, e sembrò definitivamente imporsi quando fu illustrata la pratica del betunaggio praticata all'Avana (e introdotta anche negli Stati Uniti) e soprattutto quando nel 1894 apparvero i lavori del Suchsland, ideatore e sostenitore dell'introduzione dei fermenti selezionati anche nell'industria del tabacco. I fermenti del Suchsland non hanno corrisposto alle speranze che in loro venivano riposte, e l'importanza e la funzione del betunaggio nel determinare particolari miglioramenti nella fermentazione del tabacco è rimasta scossa da controlli sperimentali eseguiti dallo Splendore, nell'Istituto sperimentale dei tabacchi di Scafati. Lo Splendore, facendo fermentare tabacco bagnato con liquidi di betunaggio preparati con infusioni di diversi tabacchi, non solo non ha notato la comparsa o il manifestarsi di aroma o profumi diversi, ma ha potuto constatare altresì che il miglioramento ottenuto con le migliori qualità dei betun era raggiunto, e forse in misura maggiore, con la semplice sostituzione al liquido di betunaggio, di una soluzione molto diluita (il 20% circa) di carbonato di ammonio, e questo è stato confermato anche dal Bernardini.

Nel 1889 apparvero i lavori del Loew e la teoria batterica, che, malgrado l'insuccesso dell'applicazione dei fermenti selezionati (perfezionamento del betunaggio), seguitava a riscuotere le simpatie, ebbe contrapposta una nuova teoria che può spiegare fenomeni e fatti che l'altra non riuscirebbe a giustificare.

Il Loew sostiene che la fermentazione, che il tabacco greggio subisce, sarebbe dovuta a una semplice ossidazione, come pensava lo Schlösing, che non ha bisogno dell'intervento batterico per iniziarsi, essendo essa catalizzata da due enzimi ossidanti, un'ossidasi e una perossidasi, preesistenti nella foglia viva, presenti ancora nella foglia curata, e dei quali il Loew avrebbe provato e dimostrato la presenza, determinate le condizioni di azione e il diverso comportamento termolabile.

La ossidasi e la perossidasi sarebbero favorite nella loro azione catalitica dal manifestarsi dell'alcalinità del mezzo (durante la fermentazione il tabacco da una reazione nettamente acida tende ad assumere quella nettamente alcalina e tanto più quanto più è attivo il processo fermentativo) e, mentre la prima sarebbe distrutta verso i 60°, la seconda resisterebbe fino ai 70°.

Questa teoria che fornisce la migliore spiegazione della necessità dell'aereazione delle masse fermentanti a rapido decorso (per quanto alcuni ne trovino la spiegazione, come il Pezzolato e altri, nella necessità di impedire l'accumularsi di prodotti gassosi, ad es., ammoniaca e anidride carbonica, derivanti dal processo fermentativo e perciò dannosi agli agenti stessi della fermentazione) spiegherebbe bene altresì perché una maturazione avvenga anche nei tabacchi che sono fermentati con scarsissima umidità, e soprattutto spiega come il fenomeno possa continuare al disopra dei 50°, temperatura alla quale l'attività batterica cessa.

Píù recentemente, Beknhout e Otto de Vries (1909), in seguito a ricerche condotte parallelamente nello studio dell'auto-riscaldamento del fieno e della fermentazione del tabacco, hanno sostenuto che tali analoghi fenomeni sono dovuti a processi di ossidazione dove né l'intervento batterico né quello puramente enzimatico sarebbero le cause determinanti; l'ossidazione che si compie a spese dell'ossigeno dell'aria sarebbe semplicemente catalizzata da catalizzatori inorganici - il ferro, ad esempio - presenti nelle foglie.

Senza voler entrare nella critica delle teorie emesse per spiegare la fermentazione del tabacco e analizzare quanto possa esservi di vero sia nella teoria batterica nel senso voluto dal Behrens e dal Suchsland, sia in quella chimico-batteriologica dello Schlösing, sia in quella enzimatica del Loew, o in quella puramente fisico-chimica del Beknhout, si deve riconoscere che, dall'esame delle condizioni in cui si compie la fermentazione del tabacco nei suoi varî sistemi e per i diversi tipi di esso e delle trasformazioni che in questo processo avvengono (trasformazioni che possono essere considerate tutte come risultanti da semplici azioni ossidative), risulta abbastanza chiaro che non in tutti i sistemi di fermentazione si può invocare l'intervento batterico come causa unica, se non altro per mancanza di condizioni adatte alla vita batterica. Questa opinione è stata recentissimamente espressa anche dal De Rossi.

Se in qualche sistema di fermentazione si osservano forme organizzate nella massa fermentante e in ambiente favorevole al loro attecchimento, il loro ufficio deve essere secondario. Le azioni batteriche dovrebbero essere cioè considerate come epifenomeni concomitanti e utili, ma non indispensabili, come dimostrano le recenti ricerche del Jensen, che sarebbe riuscito a ottenere la fermentazione del tabacco anche con materiale inumidito o bagnato con soluzione di sublimato o in ambiente asettico o anestetizzato con formaldeide e cloroformio.

Manifatturazione dei prodotti da fumo. - I prodotti fondamentali da fumo sono il trinciato, il sigaro e la sigaretta.

Trinciato. - Il trinciato può essere adoperato direttamente dal consumatore (trinciato per pipa) o serve per la confezione delle sigarette. La foglia è portata al taglio in macchine dette trinciatrici, ben conosciute perché comuni a molte industrie e con le quali la foglia è ridotta in striscioline di due o tre millimetri al massimo di larghezza, o addirittura in fili di meno di un millimetro di larghezza.

Il trinciato per pipa può essere forte o dolce, secondo che proviene da tabacchi scuri e forti o da tabacchi chiari e leggieri. Se il trinciato è forte si parte da foglia curata, greggia, la quale viene prima inumidita o addirittura lavata (per alleggerire il prodotto) per immersione più o meno prolungata in acqua, e quindi (previa idroestrazione) portata alla trinciatura, facendo poi fermentare il trinciato in cumuli di diverse centinaia di kg.

I trinciati gialli, dolci, si ottengono invece portando alla trinciatura i tabacchi levantini o il Virginia giallo o Bright già maturati nelle loro ballette (o nelle botti per il caso del Virginia) e rinvinciditi in aria umida (il rinvincidimento ha lo scopo di ridurne lo sfrido alla trinciatura).

I trinciati per pipa vengono poi essiccati e impaccati.

L'essiccazione dei trinciati per sigarette viene invece limitata.

A certi tipi di trinciato (particolarmente a quelli ottenuti da un miscuglio di foglie di tipo e colore diverso) si fa subire la cosiddetta torrefazione, che consiste nel farlo passare, umido quale proviene dalle trinciatrici, attraverso lunghi cilindri rotanti (torrefattori), le pareti dei quali sono riscaldate e attraverso i quali viene fatta circolare un'appropriata corrente di aria. Con la torrefazione il trinciato perde l'acqua di bagnamento e si alleggerisce ancora per diminuzione di nicotina (trasportata dalla corrente di aria umida e calda) si uniforma nel colore e diviene lucente (per il diffondersi delle cere e delle resine) e si arriccia per l'aggrovigliamento dei fili provocato dalla loro contrazione.

Sigaro. - La confezione dei sigari attuali è fatta quasi esclusivamente a mano e richiede perciò un'abilità speciale, e di conseguenza una maestranza bene addestrata.

Il sigaro è confezionato in quasi tutto il mondo in quella forma e foggia sotto la quale noi siamo abituati a vederla nei sigari di lusso, volgarmente detti Avana e tecnicamente in Italia chiamati a foggia estera. Si presentano generalmente sotto due forme: una ricorda un fuso più o meno ingrossato al centro che ha un'estremità troncata e aperta (parte che si accende) e l'altra, che dopo tagliata si mette in bocca, terminante a punta chiusa; la seconda è un cilindro con la parte destinata a imboccarsi terminante a calotta chiusa più o meno arrotondata. Comprendono tre parti essenziali: il ripieno, la sottofascia e la fascia; il ripieno è formato da foglia che l'operaia divide accuratamente in pezzi per poi avvolgerli nella sottofascia, pezzo di foglia che può anche essere di qualità diversa a quella del ripieno; la fascia è la parte esterna formata da un lembo di foglia (quasi sempre di qualità diversa) sagomata dall'operaia stessa (mediante un coltello su di una tavoletta) in modo da permetterle di avvolgervi il ripieno già foggiato a fuso o cilindro mediante la sottofascia.

Prima di andare alla fasciatura definitiva il ripieno già ravvolto nella sottofascia, si lascia imprigionato per qualche tempo in stampi di legno per fargli conservare la forma caratteristica voluta. Infine il sigaro completamente confezionato viene pressato per dargli quella forma leggermente schiacciata che è caratteristica di questi tipi di sigari.

Un tipo di sigaro esclusivamente italiano è quello detto fermentato, ma che è universalmente conosciuto col nome di toscano, perché nato in Toscana verso i primi del sec. XIX per opera di liberi lavoratori prima ancora che funzionasse una manifattura vera e propria con maestranze addestrate. Una lapide nell'ex convento di S. Orsola in Firenze ricorda come nel 1818 per concessione e munificenza del granduca Ferdinando II fu attrezzata in quel luogo (dove esiste tuttora una R. Manifattura di tabacchi) una speciale manifattura per il confezionamento dei sigari toscani.

Dal 1932, con la stessa materia prima che serve per il confezionamento del sigaro toscano, si allestisce un altro sigaro di dimensioni più piccole (detto sigaretto Roma). Questo nuovo prodotto, è confezionato, come il toscano, a mano, e anche a macchina.

Il toscano non ha sottofascia e la sua confezione, per quanto richieda un'abilità speciale, è di grande semplicità; desta sorpresa vedere con quanta destrezza e rapidità venga allestito dalla sigaraia. Una tavoletta di legno rettangolare, un coltello a lama corta e arrotondata e una ciotoletta di colla d'amido sono i soli arnesi con i quali la provetta operaia riesce a confezionare in circa 7-8 ore di lavoro anche fino a mille sigari.

A fianco della tavoletta di lavoro la sigaraia ha i lembi di foglia per la fascia (foglia di Kentucky semplicemente curata ma scelta fra le foglie migliori per combustibilità, colore, elasticità e resistenza del tessuto) e nel suo grembo tiene la foglia per il ripieno, il quale è costituito da lembi fogliari di Kentucky fermentati. La sigaraia con le dita asperge di colla d'amido la tavoletta, sulla quale stende il lembo di foglia per la fasciatura sagomandolo col coltello nella forma appropriata; indi foggia accuratamente nella sua mano il ripieno a forma di fuso allungato che depone sulla tavoletta, sopra la fascia avvolgendolo con questa. Altro tipo caratteristico di sigaro è quello cosiddetto alla paglia e del quale il sigaro Virginia è il rappresentante più conosciuto: questo sigaro è confezionato con foglia di tabacco Virginia scuro o Dark, curata e lavata.

Il sigaro alla paglia è provvisto di un bocchino costituito da un cannello di paglia di segale e porta nell'interno un filamento di sparto situato secondo l'asse longitudinale del sigaro stesso.

Sigaretta. - La sigaretta è molto più recente del sigaro, ma la data della sua comparsa è incerta, tanto che si è formata una storia a base di leggende secondo le quali il vanto di priorità della sua creazione è conteso da diversi paesi. Gli Americani rivendicano all'America, oltre che l'abitudine del fumare, anche l'origine della sigaretta; ma i cultori di storia del tabacco accettano la tradizione secondo la quale la sigaretta sarebbe stata creata dai soldati musulmani di Ibrahim pascià durante l'assedio di S. Giovanni d'Acri, assedio che si svolse tra gli ultimi mesi del 1831 e la prima metà del 1832. Secondo questa tradizione, quei soldati non potendo fumare, per le occupazioni di guerra, nel loro abituale narghilè idearono di fumare il tabacco posto in tubetti di carta sottile che allora si usavano per contenere la polvere nera destinata alla confezione delle cariche.

La sigaretta comparve in Europa fra il 1840 e il 1850: in Italia sembra certo che sia stata fatta conoscere nel 1857 dai reduci della spedizione piemontese in Crimea, determinando in tal modo la prima corrente d'importazione di sigarette in Italia dall'Oriente. Da vecchie statistiche si può desumere che già nel 1869 si vendevano in Itafia circa 6 mila kg. di sigarette e tutte d'importazione.

Incerto è anche l'anno nel quale in Italia se ne iniziò la fabbricazione: l'unico dato certo che possediamo è che nel 1900 le sigarette fabbricate in Italia non raggiungevano i 5900 kg. annui e che la loro percentuale non raggiungeva il 0,03% nel complesso dei prodotti fabbricati dalle privative di stato di allora. Oggi la sigaretta si è assicurata la percentuale del 52% della vendita complessiva dei tabacchi nel regno d'Italia.

La detronizzazione della pipa e del sigaro per opera della sigaretta è dovuta principalmente alla guerra mondiale. Nel quadro che segue è, ad esempio, riportato il consumo di sigarette in migliaia di pezzi (ogni pezzo pesa nella grande media da 1 a 1,5 gr.) negli anni 1913 e 1928.

La preparazione del trinciato destinato al confezionamento di un dato tipo di sigaretta è la risultante di complesse fasi di lavoro e di delicati fattori. La foglia deve prima essere scelta (quasi una ad una nel cosiddetto spulardamento), e va alla trinciatura una mescolanza di diverse qualità e tipi di foglia (la cosiddetta ricetta di fabbricazione) perché il gusto e l'aroma dei diversi tipi di sigaretta si ottengono appunto da mescolanze opportune di foglie diverse per qualità organolettiche (aroma, gusto, combustibilità, ecc.), mescolanze che solo in linea generale possono essere fissate nei loro componenti. La ricetta di fabbricazione comprende foglie (che formano il fondo) di qualità meno pregiate per profumo e aroma, quasi neutre, come si dice in termine tecnico, ma eminentemente combustibili e foglie (che si potrebbero chiamare di condimento) pregiate e tipiche, a seconda del tipo della sigaretta, specialmente per gusto, aroma e profumo.

Le prime sigarette venivano confezionate a mano, ma quando verso il 1890 le manifatture dovettero iniziare la produzione di quel manufatto su vasta scala, la tecnica si orientò verso la fabbricazione a macchina. Oggi vi sono macchine che producono fino a 1000 sigarette al minuto.

La macchina per il confezionamento della sigaretta è assai complessa. Il trinciato è caricato in una tramoggia e da questa è distribuito su di un nastro continuo di tela che lo porta su di un altro nastro di carta velina che si svolge da una bobina. Il nastro di carta velina è costretto ad avvolgersi intorno al tabacco passando per un canaletto del diametro della sigaretta, dove avviene anche la sovrapposizione dei lembi della carta velina e la loro incollatura o aggraffatura. Si forma così la sigaretta continua (il cosiddetto baco), che viene tagliata da un coltello circolare alla lunghezza voluta. Una complicata serie d'ingranaggi e rulli provvede automaticamente e sincronicamente, prima che il nastro di carta raccolga il tabacco, alla stampigliatura delle marche e all'applicazione delle strisce dorate o di sughero o di seta, ecc., formanti il bocchino.

Oltre al toscano, un altro prodotto delle manifatture dei tabacchi italiane è apprezzato in tutto il mondo fin dal 1900: la sigaretta Macedonia, così chiamata perché un tempo confezionata con le qualità migliori dei tabacchi levantini di Grecia, Bulgaria e Turchia, opportunamente miscelate con quelle meno pregiate e più correnti.

Oggi in Italia la Macedonia, come le altre sigarette d'uso corrente, è quasi completamente confezionata con tabacchi italiani: in Italia infatti la produzione di tabacchi tipo levantino nel Salento e nell'Abruzzo è giunta a tali risultati quantitativi e qualitativi da offrire, specie per le sigarette di tipo intemedio, tabacchi che non solo gareggiano assai bene con i tipi correnti che possono essere acquistati sui mercati orientali, ma anche sono divenuti articolo di esportazione.

Per le sigarette di tipo superiore l'Italia si approvvigiona in Grecia, Bulgaria e Turchia a mezzo di appositi centri di attività dell'Ente azienda tabacchi italiani.

Stagionatura o maturazione dei manufatti. - Le sigarette e i trinciati confezionati con tabacchi tipo levantino (e anche con Virginia giallo o Bright, con Burley e Maryland) con foglia già fermentata e stagionata nelle ballette, sono smerciati dopo poco tempo dalla loro manifatturazione. Gli altri lavorati, poiché escono dalle macchine o dalle mani dell'operaia più o meno umidi e principalmeme poiché sono costituiti da foglia diversa sia per diverso grado di affinamento sia anche spesso per tipo e qualità, debbono subire una stagionatura, durante la quale, oltre a perdere l'eccesso di umidità, maturano. La stagionatura o maturazione è un proseguimento di processi simili a quelli che avvengono nella fermentazione e ha per scopo fondamentale il raggiungimento nel manufatto della fusione armonica dei diversi caratteri dei suoi componenti.

L'uniformarsi del gusto e l'armonizzazione del profumo e dell'aroma è un fenomeno che si compie lentamente e tanto meglio avviene quanto più è lasciato svolgere in ambiente naturale.

Come si è visto, nei manufatti da fumo (e ciò avviene anche nelle polveri da fiuto o da naso) il materiale non è uniforme e omogeneo (diversità dovuta sia a diverso stato di affinamento tecnologico sia a diverso tipo e qualità di foglia) e pertanto anche se le diverse qualità di foglia che li compongono hanno caratteristiche singolarmente pregevoli, non è possibile avere nel manufatto un aroma e un gusto gradevole se non sia trascorso un tempo più o meno lungo, durante il quale avviene la fusione dei diversi caratteri che si traduce in una piacevole e armonica sensazione al gusto e all'olfatto.

Per la stagionatura dei prodotti da fumo si può affermare in linea generale che essa è richiesta per un periodo più lungo per i lavorati confezionati con tabacchi forti e a fermentazione spinta, il che, come si è visto, è conseguenza anche di una maggiore umidità del materiale. Per questi dunque oltre che una stagionatura per l'uniformazione dei caratteri diversi dei diversi materiali impiegati occorre eliminare l'eccesso di umidità, perché i manufatti, per conservarsi e per fumarsi bene, debbono avere un'umidità del 12-13% circa.

L'essiccazione dei sigari, del toscano, per esempio che esce dalle mani della sigaraia con un'umidità totale del 50% circa, avviene oggi in celle essiccanti disposte in ciclo o in armadî speciali di essiccazione, a pressione normale o ridotta.

V. tavv. XXXIII-XXXVIII e tav. a colori.

Commercio.

In tutti i paesi il commercio di tabacchi è attivissimo, dato il grande consumo che se ne fa dappertutto, e le correnti di esportazione si avviano quasi totalmente da poche regioni forti produttrici di tabacco verso il resto del mondo. Questi paesi sono gli Stati Uniti, le Indie Occidentali (Cuba, ecc.), quelle Olandesi (Sumatra e Giava), il Brasile e i paesi che si chiamano del Levante: cioè quelli della Penisola Balcanica e dell'Asia Minore.

Stati Uniti. - Dei circa 700 milioni di kg. di foglia di tabacco che questa nazione produce annualmente, più di un terzo viene esportato. La sola Europa nel 1934 ha importato dagli Stati Uniti più di 400 milioni di libbre di tabacco in foglia.

I paesi che acquistano tabacco greggio negli Stati Uniti sono quasi un centinaio. L'esportazione per le diverse qualità di tabacco nel 1933 e nel 1934 è data dalla terza tabella a pag. 153.

I centri di mercato e vendita dei tabacchi americani si trovano nelle città dei diversi stati della confederazione dove si ha la produzione di un particolare tipo di tabacco e dove le diverse nazioni acquirenti hanno i loro agenti e le loro agenzie speciali. Il Monopolio italiano, per es., aveva un'importante agenzia a New York con personale che veniva distaccato negli Stati del Kentucky e del Tennessee specialmente, agenzia che ormai ha solo funzioni di osservatrice del mercato.

Indie Occidentali. - Le Indie Occidentali con Cuba, Portorico e S. Domingo, ma particolarmente con la prima, forniscono a tutto il mondo i sigari di lusso più pregiati o il tabacco per confezionarli.

L'industria del tabacco a Cuba, come del resto in generale quella dei tabacchi fini per sigari di lusso, è in grave crisi: l'esportazione dei tabacchi e dei sigari dall'Avana in questi ultimi tre o quattro anni si è ridotta di oltre il 50%. Il 1930 segnò l'ultimo anno della prosperità sia per la raccolta sia per l'esportazione sia per il prezzo di vendita; l'esportazione, tanto della foglia per fascia e sottofascia e da ripieno quanto dei sigari e delle sigarette, che nel 1930 aveva toccato i 33,5 milioni di dollari, già nel 1932 era scesa a 13 milioni con tendenza a calare negli anni successivi.

Il tabacco in foglia comprende come tipi principali: il Vuelta Abajo che è il più rinomato, i Remedios, i Partidos e il S. Clara. I sigari che si esportano attualmente dall'Avana, confezionati e condizionati da centinaia di piccole e grandi manifatture (in massima parte concentrate all'Avana), si aggirano intorno ai 20 milioni di pezzi.

I principali acquirenti di tabacchi, sigari e sigartte di Cuba sono gli Stati Uniti e la Germania, la quale ha fatto di Brema e di Amburgo i due più importanti mercati d'Europa sia dei prodotti delle Grandi Antille sia di quelli dello stato di Bahia del Brasile.

Brasile. - I migliori tabacchi per sigari, dopo quelli di Cuba, sono reputati quelli di Bahia, stato che produce quasi i due terzi di tutto il tabacco brasiliano.

Fra i tabacchi di Bahia i più ricercati sono quelli di S. Felix (e fra questi specialmente quelli delle regioni di Cruz das Almas, Capella da Almeida), di S. Antonio e di S. Gonzalo. Essi sono a tessuto meno fino di quelli dell'Avana, ma hanno il pregio di possedere un profumo in generale preferito e di non dare il gusto amarognolo caratteristico dei sigari Avana.

Indie Olandesi. - Sumatra e Giava forniscono a tutto il mondo le migliori foglie per fascia e sottofascia per sigari fini e di lusso, per la delicatezza del loro tessuto quasi sericeo, per il loro gusto neutro, per la loro eccezionale combustibilità e perché per il loro tipico colore si prestano a surrogare le costose fasce di Avana.

Il più rinomato prodotto è il Deli di Sumatra, il quale è avviato insieme con gli altri tabacchi delle Indie Olandesi in Olanda, ai mercati di Rotterdam e Amsterdam. La Sumatra's Oostkust Tabak Maatschappij regola il commercio e la produzione specialmente della ricercata foglia di Deli. La foglia dei tabacchi di Giava è un prodotto meno pregiato di quella di Deli, di Langkat e del Serdang di Sumatra: la foglia più scadente è quella venduta direttamente dai coltivatori ed è conosciuta col nome di Krossock.

Al contrario degli altri paesi esportatori di tabacchi tipo tropicale, le Indie Olandesi per la perfetta organizzazione commerciale delle sue grandi ditte non hanno avuto, negli ultimi anni, una contrazione sensibile sul commercio dei tabacchi.

Tabacchi levantini o d'Oriente. - I paesi esportatori dei tabacchi levantini (detti anche orientali o turchi) sono principalmente la Grecia, la Bulgaria e la Turchia. Esportano anche, ma in minore misura, Italia, Iugoslavia e Romania.

La Grecia produce oltre 40 milioni annui di kg. di foglia pronta e di questa ne esporta più dei due terzi.

I tabacchi greci sono classificati secondo le circoscrizioni della loro produzione e precisamente secondo le seguenti regioni: Tracia, Macedonia orientale, Macedonia centrale e occidentale, Tessaglia, Ftiotide e Focide, Etolia, Acarnania ed Epiro, Peloponneso, Isole e Attica.

I migliori tabacchi sono quelli delle circoscrizioni della Macedonia orientale e occidentale e della Tracia e fra questi i più ricercati sono i basmá Xanti, Xeres, Makalla, Cavala, Zichna, e il bashi-bagli Porsucian e Drama.

Di questi ultimi i più importanti centri di commercio sono il porto di Cavala per i tabacchi della Tracia e della Macedonia orientale, e quello di Salonicco per quelli della Macedonia centrale e occidentale.

La Bulgaria produce annualmente intorno ai 25-30 milioni di kg. di foglia di tabacco che esporta per la massima parte.

I tabacchi bulgari sono generalmente a foglia più scura e a paginatura più ampia di quelli della Macedonia, sono perciò meno pregiati di questi ultimi; tuttavia alcuni di essi sono ricercati come il Perustitza. Quasi tutti i tabacchi bulgari sono condizionati a bashi-bagli; a basmà è condizionato il Djebel.

I principali centri di commercio dei tabacchi bulgari sono: Sofia, Filippopoli sulla Marizza e Kastrovo per i bashi-bagli, Kărdžali per il basmà.

I tabacchi della Turchia (Asia Minore) si distinguono in due grandi classi: quelli della zona del Mar Nero e quelli dell'Anatolia.

La zona del Mar Nero comprende cinque regioni, le quali forniscono ciascuna tabacchi completamente differenti gli uni dagli altri. Generalmente questi tabacchi sono a foglia molto sviluppata, piuttosto forti e di colore scuro. Solamente due regioni producono tabacchi pregiati e questi sono i basci-bagli di Samsun e di Befra, i quali insieme con i basmà della Macedonia (e con i tabacchi della regione di Smirne) costituiscono il fior fiore dei tabacchi d'Oriente. La produzione media annuale della zona di Samsun è di circa 2 milioni di kg., quella di Bafra di circa 3 milioni. I porti di Samsun e Trebisonda sono i centri di commercio e di partenza di questi tabacchi.

La zona dell'Anatolia comprende diverse regioni: le più importanti sono quelle di Dadya, Izmit (Kocaeli), Hendek, Geyve, Akhisar, Gebze, Bursa e Balikesir. L'Anatolia è il ponte di passaggio fra l'Europa e l'Asia e perciò è il punto naturale d'incontro dei tipi di tabacco della regione balcanica e di quelli dell'Asia vera e propria. I tabacchi dell'Anatolia sono a foglia sessile, come quelli della massima parte della Macedonia, e perciò vengono a preferenza condizionati a basmà. Attualmente, e per conseguenza del breve dominio della Grecia sulla regione di Smirne specialmente, ai tipici tabacchi di quella regione si sono aggiunti anche quelli del tipo Yenidé importativi dai coltivatori della Macedonia. I tabacchi dell'Anatolia sono in generale a gusto piuttosto forte e anche acre; ma vi sono dei basmà con ottime qualità e che sono ricercati specialmente dai manifatturieri egiziani e da quelli che confezionano le sigarette di quel tipo. I migliori tabacchi sono quelli dei vilâyet di Smirne, di Magnesia, di Aydin e di Balïkesir: quelli del vilâyet di Smirne venivano una volta chiamati Aya-Soluk, dal nome di una piccola borgata oggi più comunemente conosciuta col nome di Seldyiuk e situata dove sorgeva l'antica Efeso. Oggi si riserva il nome di Aya-Soluk alla qualità più fine e delicata dei tabacchi della regione di Smirne, porto che ne rappresenta il grande centro commerciale. I tipi più caratteristici dei tabacchi della regione di Smirne sono: Aya-Soluk, Yuzu-Vasili o Zuluk, Seferi-Hissat, Karakokulu e Oedenich. La produzione media annuale dei buoni tabacchi dell'Anatolia, quelli cioè che sono oggetto di esportazione, si aggira intorno ai 14 milioni di chilogrammi.

Il regime fiscale del tabacco. - Non esistonoo statistiche che facciano conoscere il numero dei fumatori, ma, dato che in questi ultimi anni l'abitudine del fumare si è estesa anche alle donne, si può affermare che la massima parte della gente adulta sia composta di fumatori. Il tabacco pertanto presenta al più alto grado i requisiti per essere soggetto ad imposte anche elevate, perché appunto è un prodotto di largo consumo. Tutti gli stati traggono infatti oggi dal tabacco con tasse di diversa natura ingenti somme per i bisogni dei loro erarî.

Riguardo al sistema fiscale, i paesi che applicano imposte sul tabacco possono essere divisi in tre categorie: paesi nei quali la fabbricazione e vendita dei prodotti da fumo è in regime di libertà assoluta con tasse di diversa natura applicate sui prodotti fabbricati, paesi a regime di monopolio di fabbricazione e vendita gestiti direttamente dallo stato e paesi nei quali il monopolio è concesso a una compagnia o ditta privata dietro il pagamento di un canone annuo.

In Europa esercitano il monopolio di stato l'Italia, la Francia, l'Austria, l'Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Iugoslavia, la Russia e la Romania. Hanno anche monopolio statale la Turchia, la Tunisia, la Persia e il Giappone.

Esempî di monopolio concesso a compagnie o ditte private si hanno per la Spagna, per il Portogallo, per la Svezia e per il Marocco.

Secondo statistiche recenti il consumo annuale di tabacco per abitante nei diversi paesi si aggira intorno alle seguenti cifre:

Monopolio italiano dei tabacchi. - Dopo la Costituzione del regno d'Italia, con la legge del 13 luglio 1862 vennero fuse e unificate le legislazioni sul monopolio e sulle gabelle dei tabacchi vigenti nei singoli stati e la fabbricazione e vendita dei tabacchi fu assunta in gestione diretta dallo stato. Ma la gestione diretta non rispose allora alle speranze che l'amministrazione statale aveva riposto sul gettito del monopolio, sicché nel 1868 Quintino Sella, allora ministro delle Finanze, fece attuare una Regia cointeressata, mediante la quale all'industria statale dei tabacchi veniva associata l'iniziativa e l'attività privata. La convenzione relativa entrò in vigore il 1° gennaio 1869 ed ebbe la durata di 15 anni; scaduta al 10 gennaio 1884, lo stato assunse nuovamente la gestione diretta del monopolio e i servizî di quella furono concentrati in quattro divisioni della Direzione generale delle gabelle presso il Ministero delle finanze.

Nel settembre 1893 venne creata la Direzione generale delle privative, la quale nel 1927 fu riorganizzata nell'attuale Amministrazione autonoma dei monopolî di stato.

La gestione dei monopolî di stato ha attualmente un bilancio autonomo sicché può con più sveltezza e libertà seguire lo svolgimento, il rendimento e le necessità funzionali della grande azienda statale. A questa affluiscono il 20% dei proventi della vendita dei tabacchi lavorati nel regno: il rimanente 80% viene fino dall'origine acquisito come gettito dell'imposta al bilancio dello stato, al quale a fine di esercizio viene anche versato l'avanzo della gestione finanziaria.

La gestione dei monopolî è affidata a un consiglio di amministrazione, il quale, sostituendo gli organi statali consultivi generici, ha la possibilità di seguire tutta l'attività dell'azienda e perciò può più accuratamente valutarne i bisogni e provvedervi subito con giusta visione secondo i criterî e i metodi delle grandi organizzazioni industriali.

La Direzione generale dei monopolî di stato, con sede in Roma, comprende 4 servizî generali: 1. coltivazione tabacchi; 2. manifatture; 3. saline e chinino di stato; 4. distribuzione e vendita.

Il servizio coltivazione tabacchi si espleta per mezzo di un istituto sperimentale per la coltivazione dei tabaechi e di direzioni compartimentali con sede in Verona, Bologna, Firenze, Arezzo, Perugia, Benevento, Cava dei Tirreni, Lecce, Palermo e Sassari.

L'Istituto sperimentale, che s'intitola al nome di Leonardo Angeloni, tecnico e pioniere della coltivazione indigena, sorge in Scafati (Salerno): è attrezzato di ogni mezzo moderno d'indagine e di studio e pubblica dal 1907 un bollettino. Esso ha una sezione staccata presso la direzione compartimentale di Verona.

Il servizio manifatture comprende un laboratorio chimico sperimentale e una manifattura sperimentale presso la direzione generale e 24 stabilimenti scaglionati in tutta la penisola, dei quali tre nelle grandi isole e quattro nelle città redente. Sono stabilimenti di antica e tradizionale industria del tabacco: quelli di S. Orsola in Firenze, di Lucca, di Chiaravalle e di Catania; gli altri sorgono a Torino, Sestri Ponente, Milano, Verona, Rovereto, Modena, Venezia, Rovigno, Pola, Fiume, Zara, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Lecce, Palermo e Cagliari. Fîrenze oltre alla Manifattura di S. Orsola ha l'altra Manifattura di S. Pancrazio dove si confezionano i prodotti di lusso (sigari e sigarette) e così pure Napoli ha due manifatture: quella di S. Pietro Martire per le sigarette e quella dei Ss. Apostoli per i sigari.

Tutte queste manifatture dànno lavoro a circa tremilaseicento operai e a circa 14 mila operaie specializzate.

Ciascuna manifattura produce generalmente diversi manufatti, ma ognuna si può dire che abbia la sua impronta caratteristica per la prevalenza di qualche manufatto sugli altri.

Così, ad esempio, Lucca, Firenze (S. Orsola), Chiaravalle, Sestri Ponente, Modena, Cagliari, Napoli (Ss. Apostoli) e Catania hanno una produzione totale o prevalente di sigari toscani; Bologna, Roma, Napoli (S. Pietro Martire), Firenze (S. Pancrazio) e Fiume producono specialmente le sigarette più fini; Venezia insieme con Rovereto e Rovigno è caratteristica per i sigari alla paglia; Lecce, Catania e Palermo vantano la più antica produzione delle migliori polveri da naso, come il brasile leccese, il licodia e il S. Antonino.

Presso la grande manifattura di Milano, oggi caratteristica per un'importante produzione di sigaretti Roma a macchina, vi è un impianto di produzione di estratto di tabacco, il quale, insieme con quello prodotto anche a Rovereto e a Venezia, fornisce uno dei più ricercati insetticidi per l'agricoltura e la zootecnica.

Inoltre a Piacenza da più di due anni funziona uno stabilimento, dipendente dalla manifattura di Milano, adibito esclusivamente alla produzione di solfato di nicotina ad alta concentrazione (25 e 50% di nicotina) e al confezionamento, con questo prodotto, d'insetticidi, quali il monital e il sapone alla nicotina, per combattere rispettivamente gl'insetti parassiti e dannosi alle piante (fruttifere specialmente) e agli animali domestici. In tale stabilimento si utilizzano avanzi inservibili e rifiuti della produzione e manifatturazione dei tabacchi: i processi che s'impiegano per l'estrazione della nicotina e per la produzione degl'insetticidi sono per intero dovuti a studî di funzionarî tecnici dei Monopolî di stato.

Il servizio fiscale e eommerciale si occupa della vendita al pubblico dei manufatti: questi dalle manifatture passano a 32 grandi depositi, distribuiti per il regno e gestiti direttamente dal Monopolio. Da questi grandi depositi il manufatto (già condizionato nelle manifatture nel suo definitivo imballaggio di vendita) passa agli organi di vendita all'ingrosso rappresentati da circa 600 magazzini irradiati in tutte le provincie, gestiti in appalto da privati e dai quali si approvvigionano le rivendite al pubblico. Le rivendite che sono oltre 46 mila, sono concesse parte in appalto e parte in concessioni speciali con particolare riguardo a benemerenze patriottiche: esse traggono i loro utili da una forma di aggio commerciale sul valore della vendita.

Tutto il servizio commerciale è ripartito in 5 grandi zone d'ispezione superiore e in 24 sezioni compartimentali d'ispezione periferica.

Il Monopolio di stato gestisce direttamente le cosiddette rivendite di stato, quali centri di osservazione commerciale, di Roma, di Napoli, di Milano, di Venezia e di Trieste.

La potenza economica dell'industria italiana dei tabacco e lo sbalzo prodottosi dall'anteguerra sono visibili nella tabella che segue, dove sono riportate le cifre della produzione e del reddito negli esercizî dal 1913.

Bibl.: F. Dunal, in A. De Candolle, Prodr. Syst. Natur. Regni Veget., XIII; Parigi 1852, p. 556 segg.; O. Comes, Monogr. du genre Nicotiana, Napoli 1899; id., Histoire, géographie et statistique du tabac, ivi 1900; id., Delle razze dei tabacchi, filogenesi, qualità, uso, ivi 1905; L. Angeloni, Costituzione e fissazione delle razze dei tabacchi a mezzo di meticciamento, Scafati 1906; G. E. Anastasia, Le varietà tipiche della N. tabacum L., ivi 1906; C. J. Koning, Der Tabak. Studien über seine Kultur und Biologie, Lipsia 1900; E. Rouant, Le Tabac, culture et industrie, Parigi 1901; K. Preissecker, Über die zum freien Anbau erbauten Tabakpflanzenarten, in Mittheil. d. k. k. österr. Tabakregie, Vienna 1902; id., Einiges über die Systematik der Gattung Nicotiana, ibid., ivi 1907; id., Bedeutung der Oberhaut-Struktur des Tabakblattes für Pflanzer und Fabrikanten, ibid., 1908; id., Der Tabakbau und die Ausbildung des Tabaks zum industriellen Rohstoffe, ibid., 1914; G. Beversen, Il tabacco, Milano 1909; J. Moeller, in J. von Wiesner, Die Rohstoffe des Pflanzenreiches, III, pp. 565-80, Vienna 1921; A. Tschirch, Handbuch der Pharmak0gnosie, III, Lipsia 1921-25, pp. 231-47; R. Kissling, Handbuch der Tabakkunde, des Tabakbaues und der Tabakfabrikation, Berlino 1925; G. Capus, F. Leulliot, E. Foëz, Le tabac, voll. 2, Parigi 1929; Bollettino dell'Istituto sperimentale di Scafati, già Boll. tecnico dei tabacchi (pubblicazione mensile iniziata nel 1902).

Approfondimenti

TABACCO > Enciclopedia Italiana - II Appendice (1949)

TABACCO (XXXIII, p. 145). - Produzione agricola mondiale. - Un costante incremento è da registrare nella produzione mondiale di tabacco. La media annua per il quinquennio 1934-38 è stata di 2.675.800 t. su una superficie coltivata di 2.770.000 ha. (c... Leggi

TABACCO > Enciclopedia Italiana - III Appendice (1961)

TABACCO (XXXIII, p. 145; App. II, 11, p. 940). - Coltura e rendimento. - Nel decennio 1950-1959, la coltura del t. nel mondo non ha subìto nel suo complesso troppo profondi cambiamenti (cfr. tab. 1). Durante la guerra, la superficie a t. era diminuit... Leggi

TABACCO > Enciclopedia Italiana - IV Appendice (1981)

TABACCO (XXXIII, p. 145; App. II, 11, p. 940; III, 11, p. 888). - Produzione mondiale. - Sulla spinta dei sempre crescenti consumi, specialmente nei paesi ad alto tenore di vita, si è assistito, nel periodo 1960-74, a una continua espansione della co... Leggi

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