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Letterato (Milano 1741 - Roma 1816), figlio di Gabriele; fratello di Pietro e Carlo. Dopo avere studiato giurisprudenza e aver collaborato al Caffè, con una trentina di articoli (alcuni dei quali fieramente rivoluzionarî in materia di diritto e di lingua), si recò a Parigi (con l'amico C. Beccaria) e in Inghilterra (1766-67). Si trasferì poi a Roma, dove restò con brevi interruzioni fino alla morte, trattenuto anche dall'amore per la marchesa Margherita Boccapadule... Leggi
Economista e letterato (Milano 1728 - ivi 1797), figlio di Gabriele; fratello di Alessandro e di Carlo. Uomo d'assai varia cultura e di notevole indipendenza di pensiero, tipico rappresentante del riformismo settecentesco, dotato di senso del limite e del concreto, V. legò il suo nome alla costante lotta per lo sviluppo delle forze produttive della Lombardia, quale effetto della auspicata abolizione di ogni vincolismo all'interno del paese... Leggi
Scrittore italiano (Milano 7 marzo 1785 - ivi 22 maggio 1873). Autore tra i massimi della letteratura, con I promessi sposi realizzò, anche per l'uso di una lingua nazionale, un modello fondamentale per la successiva letteratura, che costituì inoltre l'esito supremo della parabola iniziale del romanzo in Italia. Vita e opereNato dall'infelice matrimonio di Giulia Beccaria, la figlia di Cesare, con un gentiluomo di lei molto più anziano, il conte Pietro M... Leggi
Stato dell’Europa meridionale, corrispondente a una delle regioni naturali europee meglio individuate, data la nettezza dei confini marittimi e di quello terrestre: la catena alpina, con la quale si collega all’Europa centrale (da O a E: Francia, Svizzera, Austria, Slovenia). Come regione naturale, tra lo spartiacque alpino e i tre mari (Adriatico, Ionio e Ligure-Tirreno) che la cingono, l’I. (con le isole giacenti sulla sua piattaforma continentale) ha una superficie di poco più di 300.000 km2... Leggi
Alle origini delle moderne letterature europee, ampio scritto in lingua volgare, dapprima in versi poi anche in prosa, che narra avventure eroiche in margine alla storia o di pura invenzione; così nel r. cavalleresco e nel r. cortese , anch’esso del tipo cavalleresco, ma con prevalenza del tema amoroso.Nell’uso moderno, componimento letterario in prosa, evoluzione della forma precedente, che si diffonde dalla metà circa del 16° sec. e si afferma nella letteratura europea a cominciare dal 17° sec., raggiungendo il suo maggiore sviluppo e le più varie articolazioni nel 19° sec... Leggi
Giureconsulto milanese (1695 - 1782). Alto magistrato, in questioni di politica legislativa tenne un atteggiamento conservatore, in contrasto con quello dei figli Pietro, Alessandro e Carlo. Ripubblicò le costituzioni milanesi del 1541, premettendovi un notevole Prodromus de origine et progressu juris mediolanensis (1747).... Leggi
Alessandro Verri, Viaggio a Parigi e a Londra (1766-67), in Carteggio di P. e A. Verri, Adelphi, Milano 1980. A cura di G. Gaspari.
Uomo politico (Milano 1743 - Verona 1823), fratello di Alessandro e di Pietro; nella Repubblica italiana accettò la carica di deputato al Corpo legislativo e di prefetto. Durante il Regno Italico fu membro del Consiglio legislativo (1805) e del Senato (1809); dopo la Restaurazione abbandonò la vita pubblica.... Leggi
VERRI, Alessandro. - Letterato e romanziere, nato a Milano il 9 novembre 1741, morto a Roma il 23 settembre 1816. Fratello di Pietro V., studiò nel collegio imperiale dei Barnabiti, poi attese alla giurisprudenza, e fu curiale, per volere del padre Gabriele. La natura sua lo spingeva alle lettere, e ancora ventenne lavorava negli archivi a comporre una storia d'Italia, da Romolo al 1761, a scopo divulgativo. Vi lavorò 5 anni, ma poi l'opera rimase manoscritta e fu abbandonata per sempre. Leggi
VERRI, Pietro. - Economista e letterato, fratello del precedente. Nacque il 12 dicembre 1728 a Milano; ivi morì il 28 giugno 1797. Iniziò gli studî a 9 anni, nel collegio dei gesuiti di Monza; poi passò alle scuole pubbliche di S. Alessandro, in Milano, tenute dai barnabiti, dove strinse con Paolo Frisi un'amicizia non mai interrotta di poi; dal 26 marzo 1744 proseguì gli studî nel Collegio Nazzareno di Roma per 18 mesi, che furono, nel ricordo suo, i più terribili della sua vita. Nel 1747. Leggi
CAFFE, Il. - Titolo di un giornale lombardo del '700, diretto da Pietro Verri. Al ritorno in patria dalla Sassonia, questi fondò l'Accademia dei Pugni, alla quale appartenevano, fra gli altri, G.R. Carli, Cesare Beccaria, Alessandro Verri, Alfonso Longo, Paolo Frisi e Ruggero Boscovich. Da essa, nel 1764, oltre al celebre opuscolo del Beccaria, Dei delitti e delle pene, ebbe origine Il Caffè, periodico che si proponeva di diffondere le idee propugnate da quell'accolta di arditi ingegni. Leggi
BECCARIA, Cesare. - Figlio del marchese Giovanni Saverio Beccaria Bonesana e di donna Maria Visconti da Rho, nacque a Milano il 15 marzo 1738. Fu educato nel collegio dei gesuiti di Parma, e nel 1758 si laureò in giurisprudenza nell'università di Pavia. Il 22 febbraio 1761, nonostante l'opposizione del padre, sposò Teresa de' Blasco, ma in breve tempo si ridusse in miseria, sì da dover chiedere al padre la concessione degli alimenti. Leggi
ITALIA (A. T., 22-23, 24-25-26, 24-25-26 bis, 27-28-29, 29 bis).Il nome. - Secondo Antioco di Siracusa (Dion. Halic., I, 35), il nome d' Italia derivava da quello di un potente principe di stirpe enotrica, Italo, il quale avrebbe cominciato col ridurre sotto di sé il territorio estremo della penisola italiana, compreso tra lo stretto di Messina e i golfi di Squillace e di Sant'Eufemia, e, chiamata questa regione da sé stesso Italia, avrebbe poi conquistato molte altre città. Leggi
ROMA (A. T., 24-25-26). SOMMARIO. - Il nome (p. 589); Roma antica (p. 593); Roma medievale (p. 749); Roma nel Rinascimento (p. 780); Roma nel Sei e Settecento (p. 802); Roma dalla fine del Settecento al 1870 (p. 827); Roma capitale (p. 841); L'idea di Roma (p. 906). TAVOLE CXLI-CCXLVIII; TAVOLE A COLORI. IL NOME. - Già gli antichi, naturalmente, si erano domandato quale fosse l'etimologia del nome dell'Urbe; ma le loro spiegazioni non reggono alla critica. Che Roma derivi da Romulus è impossibile, e ovvio, invece, il contrario (cfr., del resto, già Philarg., Ad Verg. Ecl. Leggi
AZARA, José Nicolas de, marchese di Nibbiano. - Nato a Barbuñales in Aragona nel 1730, inviato nel 1765 agente generale della Spagna presso Clemente XIII e, dal 1784, ministro plenipotenziario. Sotto i pontificati di Clemente XIV, di cui pare godesse la personale amicizia, di Pio VI e Pio VII, rivelò grande abilità diplomatica, specie nelle trattative relative all'espulsione dei gesuiti dalla Spagna. Per l'opera svolta a vantaggio della persona del papa e dei Romani durante la Rivoluzione francese, gli fu coniata una medaglia (1796) quale praesidium et decus Romae. Leggi
ROMANZO. - Oriente. - Se la differenziazione del romanzo dalla novella va cercata in una diversità quantitativa, cioè in una maggiore lunghezza e complessità del racconto, non si può dire che ci siano conservati saggi di romanzo nell'antichissima letteratura egiziana, né, almeno direttamente, in quella assiro-babilonese; ché novella sembra, ad es., da considerare il noto racconto egizio di Sinûhe, mentre d'altra parte le composizioni narrative babilonesi-assire rientrano piuttosto nell'epica religiosa. Un vero e proprio "romanzo" orientale si può dire invece quello di Aḥīqār (v. Leggi
ANTICHI e MODERNI. - La famosa questione degli antichi e dei moderni (querelle des anciens et des modernes), che fu molto dibattuta in Francia nell'ultimo trentennio del sec. XVII, e nei primi anni del sec. XVIII, ebbe, in verità, nascimento in Italia prima che in Francia. Si potrebbe risalire al Quattrocento, ai difensori della letteratura volgare dagli assalti di rigidi umanisti contro i grandi Toscani del Trecento, al Cinquecento e ai suoi scapigliati, come il Lasca e Ortensio Lando, spregiatori dell'antico, adoratori del nuovo, e ai suoi critici novatori, come lo Speroni. Leggi
SEPOLCRALE, POESIA. - Con questo termine si designa un gruppo di opere composte nel sec. XVIII e all'inizio del XIX, nelle quali le meditazioni ispirate dalle sepolture hanno una parte prevalente ed essenziale. Questa poesia si ricollega e talora si confonde con quella della notte e delle rovine: e, come la poesia ossianica, attesta nel sec. XVIII l'aspirazione a una poesia più intima di quella classicistica, e, molto spesso, nella stessa ricerca d'intimità, una mancanza d'intimità vera, che traspare dall'ostentazione del sentimento e dall'insistenza su immagini di facile effetto. Leggi