1. Terza rima

    1. Definizione e struttura La terza rima è il metro della Divina Commedia. Se ne attribuisce concordemente l’invenzione a ➔ Dante, perciò è anche detta terzina dantesca. Con l’➔ottava rima, è il metro narrativo principe della tradizione italiana (Beltrami 20024: 105-109, 317-321)... Leggi

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  2. Dantismi

    La Commedia dantesca non è soltanto il primo dei testi capitali della letteratura italiana («assunta quasi a libro santo della nazione» fin dal Trecento; Migliorini 1994: 180), ma anche uno dei documenti linguistici più ricchi e complessi della nostra tradizione, per l’ampiezza dei temi trattati, del lessico, dei registri stilistici e per la varietà delle soluzioni, persino sperimentali, adottate... Leggi

  3. Regola

    1. Definizione La parola regola, applicata a una lingua, ha due significati fondamentali: quello di «descrizione di un meccanismo della lingua stessa» e quello di «precetto, ammonizione per parlare o scrivere bene». Individuare, raccogliere e illustrare le regole del primo tipo è proprio della grammatica descrittiva, mentre individuare, raccogliere e illustrare le regole del secondo tipo è proprio della grammatica normativa o prescrittiva... Leggi

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  4. Passato prossimo

    1. Definizione Il passato prossimo (denominato anche, raramente, perfetto composto) è uno dei ➔ tempi composti dell’➔indicativo, che ha come principale significato quello di indicare un evento concluso nel passato. Il processo che il passato prossimo esprime è avvenuto in genere prima del momento dell’enunciazione, ma, a differenza del ➔ passato remoto, in certe condizioni può essere situato in altri punti dell’asse cronologico, cioè anche dopo il momento dell’enunciazione (Bertinetto 1986 e 1991)... Leggi

    Categoria: Grammatica
  5. Storia della lingua

    1. Carattere di una storia L’italiano di oggi ha ancora in gran parte la stessa grammatica e usa ancora lo stesso lessico del fiorentino letterario del Trecento. Nella Divina Commedia, a cominciare dal I canto dell’Inferno, un italiano pur sprovvisto di cultura letteraria può leggere molti versi prima di trovare una parola che non capisce: la loro forma è quasi sempre quella attualmente in uso e quando non lo è, come esta del v. 5 o intrai del v. 10, l’equivalente moderno è... Leggi

  6. Italiano in Europa

    1. Premessa Sebbene con italiano si alluda qui alla lingua, non a chi la parla, la diffusione della lingua italiana fuori d’Italia può spesso essere desunta solo dal contatto con la civiltà italiana. Questa considerazione sta già alla base del libro di Gianfranco Folena (Folena 1983: IX segg.), intitolato L’italiano in Europa, appunto, e diventato un classico al riguardo. Per lo status attuale della lingua italiana e le iniziative della sua diffusione si rimanda a Turchetta (2005). Per altri aspetti connessi, ➔ immagine dell’italiano, ➔ italianismi e ➔ mondo, italiano nel... Leggi

  7. Aplologia

    L’aplologia (dal gr. haplôus «semplice» e lógos «discorso, parola») è un fenomeno di semplificazione fonica e grafica (in quest’ultimo caso si parla, più precisamente, di aplografia) che consiste nella scomparsa di una sillaba in parole che, etimologicamente, dovrebbero contenere due sillabe uguali o simili in sequenza. Questa sorta di processo dissimilatorio (➔ dissimilazione) tra la sillaba che cade e quella che resiste si verifica per evitare ripetizioni cacofoniche, sgradevoli per l’udito, e fastidiose per la pronuncia... Leggi

    Categoria: Grammatica
  8. Relazione, aggettivi di

    1. Definizione e funzione Gli aggettivi di relazione (o relazionali) sono un particolare tipo di aggettivi denominali (cioè derivati da nomi). La loro peculiarità risiede nel fatto che non denotano proprietà, ma indicano entità definite dai nomi a cui sono morfologicamente connessi (cfr. Bosque & Picallo 1996: 351). Questo aspetto può essere illustrato confrontando (1) con (2): (1) il sistema nervoso (2) un bambino gioioso Questi esempi presentano entrambi un aggettivo derivato da un nome (nervoso < nervo; gioioso < gioia)... Leggi

  9. Dialetto, usi letterari del

    1. Introduzione L’uso letterario del dialetto va considerato in rapporto alla scrittura nella lingua letteraria comune, così come la stessa nozione di dialetto è complementare a quella di lingua. Nella storia linguistica italiana, che si muove tra unità e molteplicità, la tendenza a una lingua come bene comune e la vitalità di variegate tradizioni locali (per i rinvii bibliografici relativi alle diverse aree, vedi i capitoli regionali di Cortelazzo et al... Leggi

  10. Infinito

    1. Definizione L’infinito è un modo non finito del verbo (➔ coniugazione verbale; ➔ modi del verbo), che nella tradizione grammaticale è considerato forma di base del verbo stesso ed è, di conseguenza, usato come forma di citazione (➔ definizione lessicale) nei vocabolari (differentemente da quello che accade nel latino, ove come forma di citazione si usa la prima persona singolare dell’indicativo). Pertanto, i verbi italiani si classificano in tre classi in base alle desinenze infinitive: -are, -ere e -ire... Leggi

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  11. Rimari e dizionari inversi

    1. Definizione Un rimario è un lemmario ordinato in base alla vocale tonica di ogni vocabolo e ai suoni che la seguono (➔ rima). Nei rimari moderni le parole sono raccolte in gruppi così costruiti e ordinati al loro interno secondo il consueto criterio alfabetico. Sono essenzialmente repertori pratici per versificatori e possono partire dal lessico di una lingua o dalla concordanza di uno o più poeti. Nei dizionari inversi, di uso più ristretto, le voci sono elencate alfabeticamente a partire dall’ultimo grafema e procedendo a ritroso. 2... Leggi

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  12. Sostantivato, infinito

    1. Definizione L’infinito sostantivato (detto anche, meno spesso, infinito nominale), secondo la definizione tradizionale è l’➔infinito introdotto da un determinante e accompagnato dai tipici elementi di un ➔ sintagma nominale (aggettivi, frasi relative, ecc.). Il determinante, in particolare, può essere l’➔articolo determinativo (1), l’articolo indeterminativo (2) oppure un dimostrativo (3): (1) Poteva mai esimersi, il marchese Barbicinti, dal condire ogni sua prosa di qualche svista ortografica? (Bassani 1991: 402) (2)a. udir mi parve un mormorar di fiume (Dante, Par... Leggi

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