1. Religione

    Complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso (v. fig.). 1. Il concetto di religioneIl concetto di r. non è definibile astrattamente, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche. Il termine viene dal lat... Leggi

  2. Péguy ‹peġì›, Charles-Pierre

    Scrittore e poeta francese (Orléans 1873 - Plessis-l'Évêque, Seine-et-Marne, 1914). Consacratosi al socialismo, tornò poi alla fede cristiana, intesa però come religione libera dai dogmi. Influenzato dallo spiritualismo di H. Bergson, P. inventò una prosodia lenta e ridondante, epica e profetica.Vita.Di umile origine, allievo dell'École normale supérieure, dove seguì Bergson, interruppe i corsi non riuscendo ad assoggettarsi alla routine universitaria... Leggi

  3. Dogma

    Nella teologia cattolica, verità rivelata da Dio e, come tale, proposta dalla Chiesa, perché sia da tutti accettata: in quanto verità soprannaturale (credibile, ma non giustificabile per la mente umana), il d. si trova in modo esplicito o implicito nella rivelazione e ha quindi valore oggettivo e immutabile; essendo necessario per la definizione dogmatica l’intervento della Chiesa docente, si riconosce l’importanza dell’elaborazione storica e teologica per esplicare tutto il contenuto della rivelazione. Dati questi presupposti, non sono d... Leggi

  4. Pucci, Francesco

    Riformatore religioso (Figline 1543 - Roma 1597). Le sue idee lo avvicinavano al pensiero dei platonizzanti propensi a una larga tolleranza religiosa sulla base d'una semplificazione e riduzione dei dogmi. Contro F. Socino, egli sostenne in un'acre disputa (1577) a Basilea sostenendo la tesi - che rimase per lui fondamentale, e con la quale precorse i teorici della religione naturale - che l'uomo è stato creato immortale per natura. Sostenne tesi radicalmente opposte tanto... Leggi

  5. De Ghellinck ‹dë ghèliṅk›, Joseph

    Storico e filologo belga (Gand 1872 - Lovanio 1950). Gesuita, prof. a Lovanio di patristica (1906) e storia dei dogmi (1915), poi all'Univ. Gregoriana di Roma (1925-32). I suoi interessi per la storia della cultura medievale si sono prevalentemente orientati verso lo studio della formazione della scolastica, soprattutto nel sec. 12º, di cui ha studiato i molteplici aspetti in relazione allo sviluppo del pensiero teologico e canonistico (Le mouvement... Leggi

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  6. Réville ‹revìl›, Albert

    Teologo protestante e storico delle religioni (Dieppe 1826 - Parigi 1906); prof. (dal 1880) di storia delle religioni al Collège de France, dove (dal 1886) insegnò anche storia dei dogmi. Più tardi diresse la sezione di scienze religiose all'École pratique des hautes études. Caldeggiò l'Union nationale des Églises réformées de France. Tra le sue opere: De la rédemption (1859); Histoire du dogme de la divinité de Jésus-Christ (1869); Histoire du diable (1870... Leggi

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  7. Citazioni

    •     I dogmi sono direzioni di pensiero.

      Maurice Zundel

  8. Rivelazione

    Nella storia delle religioni, manifestazione da parte della divinità di sé stessa, della propria esistenza e natura, dei propri poteri (in tal caso r. può equivalere a epifania, ierofania, teofania), oppure della propria volontà e di alcune verità altrimenti inaccessibili alla mente umana, eventualmente consegnando così a un popolo o a un individuo una dottrina divina. La r. è in tutti i casi un atto sovrano della divinità, anche quando è richiesta o sollecitata, e perciò presuppone una divinità personale.La r... Leggi

  9. Volonta

    volontà Potere insito nell’uomo di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati. filosofia1. Sviluppi del concetto di volontàLa v. costituisce già nell’antichità uno dei principali problemi filosofici, soprattutto nel suo rapporto con la ragione. Nel pensiero greco la v. è subordinata alla ragione e strettamente dipendente dalla conoscenza. Secondo il Socrate platonico l’azione malvagia si spiega con l’ignoranza; la v. infatti tende per sé al bene e dipende dalla conoscenza di questo: nessuno fa il male volontariamente... Leggi

  10. Rousseau, Jean-Jacques

    Filosofo e scrittore (Ginevra 1712 - Ermenonville, Oise, 1778). Figlio di un orologiaio, non ebbe una regolare istruzione, e a soli tredici anni fu mandato come apprendista presso un incisore, occupazione che avrebbe ben presto abbandonato per fuggire in Savoia, iniziando una vita disordinata che sarebbe durata molti anni. Indirizzato dal parroco di Confignon, un villaggio vicino Ginevra, ad Annecy, presso M.me Louise-Eléonore de Warens, fu da questa a sua volta indirizzato a Torino, in un ospizio per catecumeni, dove R... Leggi

  11. Arcano

    Nella storia del cristianesimo, disciplina dell’a. è un’espressione (lat. disciplina arcani) che fu usata la prima volta dal protestante Jean Daillé (1666) per designare la regola in base alla quale i primi cristiani avrebbero tenuto celati i riti e i dogmi della loro religione. Essa spiegava la mancanza o estrema scarsità di testimonianze antiche che si veniva osservando nella polemica su basi storiche tra protestanti e cattolici, come, per es., nella controversia tra il cattolico E... Leggi

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  12. Sepoltura

    La maniera in cui si dispone del cadavere, in tutte le civiltà condizionata da tradizioni religiose. Secondo l’orientamento generale di ciascuna religione, un aspetto di quella complessa esperienza nella quale si esprimono le reazioni al fatto della morte può prevalere sugli altri, determinando, tra gli altri riti, anche quello della sepoltura.Uno degli aspetti più diffusamente rilevati è quello che si esprime nell’impurità attribuita al cadavere. Ciò che è impuro è anche pericoloso, perché l’impurità è contagiosa; onde la necessità di eliminare il cadavere... Leggi

  13. Logos

    Sostantivo greco (λόγος «parola, discorso, ragione»), variamente usato nel linguaggio filosofico e teologico. Per il più antico pensiero greco, incline a non distinguere l’aspetto verbale dall’aspetto razionale della verità, l. è la ragione che determina il mondo e la legge in cui essa si esprime (Eraclito). Nella sofistica l’elemento verbale del l. assorbe in sé l’altro: il l. è il «discorso» come strumento di vittoria nella lotta oratoria e dialettica. La reazione al verbalismo sofistico (Socrate, Platone, Aristotele) rivendica il valore razionale del l... Leggi

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