5 risultati
L'età sveva può essere definita, per l'Italia meridionale, l'età del trionfo definitivo della latinità, nel suo secolare incontro-scontro con le altre civiltà e lingue che avevano convissuto nel Mezzogiorno nei secoli precedenti... Leggi
Scriveva Ruggero Bacone intorno al 1271 nel suo Compendium studii philosophiae (1859) che la condizione critica in cui versavano gli studi tanto teologici quanto filosofici nell'Occidente latino al suo tempo era dovuta in buona parte all'ignoranza di lingue dotte come l'ebraico e il greco. L'uso di pessime traduzioni latine ‒ quelle che vi erano Bacone di sua mano le avrebbe bruciate tutte ‒ era deleterio per la comprensione di autori che non potevano essere letti in originale... Leggi
"I seni fecondi della retorica nutrono gli ingegni raccolti nella corte sveva" (Huillard-Bréholles, 1895, p. 372): così Pier della Vigna stigmatizza il carattere pervasivo dell'ars rhetorica, citando Boezio (Cons. Phil. I, ii, 2) ma con significativo passaggio discendente: dalla filosofia alla retorica vi è infatti il trapasso eloquente che qualifica il rapporto istituito a corte fra parola e potere, un legame educato da colui che ne è appunto il logotheta, 'uno che dispone parole'. Non dovette trattarsi solo di una letteraria battaglia fra le arti (d'Andeli, 1881, v... Leggi
Nell'Alto Medioevo occidentale la medicina resta, in generale, al di fuori del campo delle 'scienze' vere e proprie (arti del Quadrivio). Solo assai raramente la figura del medico è vista come quella di uno scienziato che opera sulla base di una dottrina definita, con una teoria e una prassi codificate e autonome. La salute dell'uomo viene percepita come prevalente ‒ se non esclusiva ‒ prerogativa della volontà divina, e l'intervento in caso di malattia è molto più taumaturgico che terapeutico... Leggi
Su questo poeta, che, sul finire del XII sec. scrisse in latino carmi di tipo storico-encomiastico e didascalico, possediamo solo poche notizie, che derivano in gran parte dai suoi stessi componimenti... Leggi