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Nel senso comune, e cioè relativamente al genere narrativo, in Cv IV XXX 4 come dice Esopo poeta ne la prima Favola, e in If XXIII 4 Vòlt'era in su la favola d'Isopo / lo mio pensier, dove la f. del topo e della rana legati insieme e ghermiti dal nibbio dovrebbe esser suggerita al lettore dall'episodio della rissa dei diavoli.Significa più in generale la finzione poetica intesa a esprimere una veritade ascosa sotto bella menzogna; e propriamente, nella partizione dei quattro sensi delle Scritture, f... Leggi
Personaggio mitologico. La storia del suo amore per Piramo è argomento di una delle più delicate favole ovidiane (Met. IV 55-166), che fu cara al Medioevo e venne diffusa, attraverso varie rielaborazioni, in poemetti e cantari.Al momento più patetico della vicenda (per la quale v. PIRAMO), si richiama D. in Pg XXVII 37 Come al nome di Tisbe aperse il ciglio / Piramo in su la morte, e riguardolla, / allor che 'l gelso diventò vermiglio.La similitudine è atta a esprimere il sentimento di... Leggi
Il nome del celebre favolista greco, che si ritiene vissuto all'inizio del sec. VI a. C. e della cui opera autentica nulla è rimasto, ricorre due volte nell'opera dantesca, con riferimento a due favole a lui attribuite in base a una delle raccolte di ‛ favole esopiche ' diffuse nel Medioevo.In Cv IV XXX 4, a conferma del principio che è vana cosa rivolgere un discorso elevato a chi è digiuno di filosofia, subito dopo la citazione del passo di Matt... Leggi
" Intessuto di favole ", " non vero ": latinismo presente solo in Vn II 10 E però che soprastare a le passioni e atti di tanta gioventudine pare alcuno parlare fabuloso, mi partirò da esse. Così in Boccaccio: " E perocché molti non intendenti credono la poesia niun'altra cosa essere che solamente un fabuloso parlare " (Vita di D., § 9). Secondo il Tateo (Sulla genesi dell'allegorismo dantesco, in Studi storici in onore di G. Pepe, Bari 1970, nota 21), f. è usato qui " per indicare... Leggi
La parola ricorre in una limitata serie di esempi, con usi ben distinti e perspicui. In Cv I IV 4 quasi menzogna reputano ciò che prima udito hanno, m., usato predicativamente, vale " falso ", " non vero ". Verità rivelata e assoluta è quella di cui è depositaria la Chiesa, la quale perciò non può dire menzogna (II III 10). In II I 3 il senso allegorico è definito una veritade ascosa sotto bella menzogna, con allusione alle favole mitologiche, " finzioni letterarie " (" mendacia... Leggi
Personaggio della mitologia classica; amante di Tisbe secondo la favola di Ovidio (Met. IV 55-166), che suppone una complessa elaborazione letteraria.I due ebbero case contigue a Babilonia e parlavano d'amore tra di loro segretamente attraverso una lieve fessura della parete, essendosi i loro genitori opposti a che si unissero in nozze. Decisero così di abbandonare la casa paterna e si diedero convegno presso il sepolcro di Nino, sotto un gelso... Leggi
Favoloso mostro a tre teste della mitologia greca, figlio di Tifeo e di Echidna, posto a guardia dell'Ade. È ripetutamente ricordato nei poemi antichi, greci e latini: Virgilio descrive questo " ianitor Orci " in mezzo ad ossa sparse in un antro sanguinolento (Aen. VIII 296-297), mostro di immane grandezza (VI 417 e 423 " ingens "; 422 " immania terga "), con i tre colli irti di serpenti e rabbiosamente pronto a latrare contro gli estranei. Ovidio aggiunge a questi elementi la bava velenosa (Met. IV 501, VII 416-424).La Sibilla ed Enea (Aen... Leggi
Animale favoloso, biforme (un leone con testa e ali di aquila), che D. immagina al timone del carro nella processione nel Paradiso terrestre (Pg XXIX 108, XXX 8, XXXI 80-81 [la fiera / ch'è sola una persona in due nature], 113, 120 e 122 [la doppia fiera]; XXXII 26, 43, 89 e 96 [la biforme fiera]). Tutti i commentatori, antichi e moderni, sono concordi nel riconoscere nel g. Gesù Cristo, nella sua doppia natura, la divina e l'umana, congiunte nell'unità della sua persona. Cristo-g. trae e conduce il carro, cioè la Chiesa universale... Leggi
L'avverbio affermativo francese antico (in francese moderno oui: ‹ hoc ille [fecit] >), assente nell'italiano di D., compare varie volte nel De vulg. Eloquentia. Una prima volta quando D... Leggi
Per valutare correttamente il posto occupato dall'a. nell'opera sia di D. che di qualunque altro, bisogna intendersi anzitutto sul significato del termine.La nozione di A. - Le due allegorie. - La cosa migliore è partire dalla definizione cento volte ripetuta nell'antichità sia classica che cristiana, e che verrà ripresa nel Medioevo a cominciare dallo stesso D., come presto vedremo. Conformemente all'etimologia greca, l'a. è una figura retorica consistente nel " dire altro " da ciò che vuol significare (cfr. Eraclito Quaest. homer. V 2)... Leggi
Esclusivo della poesia, con una sola eccezione nel Convivio; ricorre per lo più in senso proprio. In Pg XIII 47 vidi ombre con manti / al color de la pietra non diversi, il termine non sembra avere un significato particolare, come in If XXXI 66, dove l'espressione loco... dov'omo affibbia 'l manto indica semplicemente la gola o la spalla. Ancora nel senso proprio di " mantello " (v.), cfr. Pg XXX 32 e Pd XXI 133.In If XXIII 67 il faticoso manto è la cappa di piombo dorato che grava sulle spalle degl'ipocriti... Leggi
Educato dal Caloprese ai principi del cartesianesimo, il G. porta nella sua opera di critico e teorico di poesia quel gusto della chiarezza e della ragionevolezza che caratterizza la nascente Arcadia, e al quale deve collegarsi il suo classicismo.Già nel Ragionamento sopra l'Endimione del Guidi (1692) il G. riconosce solo a D... Leggi