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D. ricorda S. già in Cv IV XXV 6 come lo dolce poeta. Si sarebbe tentati di pensare che così definendolo egli alludesse alle Silvae. Ma del poeta egli ignorava proprio quest'opera, che fra l'altro gli avrebbe evitato l'errore di fargli dire (Pg XXI 89) che, tolosano, a sé mi trasse Roma, confondendolo cioè, sulle orme di s. Girolamo e di Fulgenzio, col contemporaneo retore L. Stazio Ursulo (v.) di Tolosa; ché in Silv. III 5 S... Leggi