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1. Delimitazione Nella fenomenologia dell’➔interferenza linguistica un posto particolare è occupato dalle condizioni di sostrato, adstrato e superstrato. In senso ampio, tali nozioni fanno riferimento al prestigio linguistico, riflesso diretto di un’egemonia politico-culturale: nel caso di prestigio comparabile si parla di adstrato, se esso è ineguale si tratterà per la lingua dominante di superstrato e di sostrato per quella dominata, spesso destinata all’assorbimento (Hock & Joseph 1996: §§ 14, 16.1-3; cfr. Silvestri 1977-1982)... Leggi
1. Premessa Il termine indebolimento indica una serie di fenomeni fonetici e fonologici che hanno come effetto la riduzione del grado di forza articolatoria di un suono (➔ fonetica articolatoria). Da un punto di vista tipologico, i processi di indebolimento sono mutamenti naturali, essendo ben attestati nelle lingue del mondo, tanto in diacronia quanto in sincronia. I fenomeni di indebolimento coinvolgono sia le ➔ vocali che le ➔ consonanti. L’indebolimento può incidere ad es... Leggi
1. La transizione I primi testi volgari d’area italiana sono tradizionalmente considerati i Placiti capuani (marzo 960 - ottobre 963): un debutto tardo rispetto a quello francese (i Giuramenti di Strasburgo, primo documento noto in un volgare neolatino, sono del febbraio 842); dopo inizi stentati, però, le attestazioni crescono rapidamente. I Placiti sono comunque preceduti da testi liminari che mostrano l’articolazione di varietà volgari già mature (l’indovinello veronese, il graffito della catacomba di Commodilla, il glossario di Monza; ➔ origini, lingua delle)... Leggi
1. Fonetica e fonologia 1.1 Definizione La fonetica linguistica è lo studio dei suoni (o foni; ➔ fonetica articolatoria, nozioni e termini di) prodotti dai parlanti nell’atto di pronunciare una lingua. Ciò non esaurisce la totalità dei suoni che l’apparato fonatorio umano può produrre (si pensi ai vari suoni o richiami di cui siamo capaci: imitazioni di voci animali, simulazione del russare, soffiare, fischiare, ecc.), ma, per quanto varie siano le nostre possibilità fonatorie, soltanto una parte dei suoni si presta a essere sfruttata nel linguaggio... Leggi
1. Definizione In linguistica, il termine collocazione indica la combinazione (tecnicamente co-occorrenza) di due o più parole, che tendono a presentarsi insieme (contigue o a distanza) più spesso di quanto si potrebbe prevedere (Krishnamurthy 20062) o, per dirla con Jezek (2005: 178), «una combinazione di parole soggetta a una restrizione lessicale, per cui la scelta di una specifica parola (il collocato) per esprimere un determinato significato, è condizionata da una seconda parola (la base) alla quale questo significato è riferito»... Leggi
1. Premessa Sebbene con italiano si alluda qui alla lingua, non a chi la parla, la diffusione della lingua italiana fuori d’Italia può spesso essere desunta solo dal contatto con la civiltà italiana. Questa considerazione sta già alla base del libro di Gianfranco Folena (Folena 1983: IX segg.), intitolato L’italiano in Europa, appunto, e diventato un classico al riguardo. Per lo status attuale della lingua italiana e le iniziative della sua diffusione si rimanda a Turchetta (2005). Per altri aspetti connessi, ➔ immagine dell’italiano, ➔ italianismi e ➔ mondo, italiano nel... Leggi
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1. Gli avverbi come classe di parole Insieme a nomi, verbi e aggettivi, gli avverbi costituiscono una delle classi aperte di parole nel lessico dell’italiano. Uno degli aspetti più difficili nell’analisi degli avverbi riguarda la loro definizione come classe di parole, in quanto non sempre è facile distinguerli dai membri delle altre classi. In particolare, gli avverbi mostrano una certa affinità con le preposizioni... Leggi
1. Osservazioni introduttive In generale, un linguaggio settoriale è il modo di esprimersi (parole, espressioni, termini tecnici, ecc.) proprio di un ambito specialistico, in particolare (ma non soltanto) di natura tecnica o scientifica. In tal senso, il linguaggio settoriale ha delle affinità con i gerghi professionali e di mestiere (➔ gerghi di mestiere), di cui rappresenta una evoluzione, anche se se ne distingue per la maggior precisione e in taluni casi (si pensi al linguaggio della matematica o della fisica) per la formalizzazione esplicita... Leggi
1. Introduzione I verbi transitivi e quelli intransitivi (la cui definizione e la cui terminologia furono fissate già nella grammatica antica) rappresentano un’opposizione fondamentale tra i ➔ verbi di una lingua. Nella definizione della grammatica tradizionale i verbi transitivi (dal lat. transire «passare a, attraverso») denotano il ‘passaggio’ dell’azione sull’oggetto. Nei verbi intransitivi, invece, ciò non si verifica, perché essi sono privi di oggetto. Negli studi moderni questa definizione, pur rifinita ed elaborata, non è stata del tutto scartata... Leggi
1. Definizione Assieme ai ➔ nomi, i verbi sono una categoria di parole (➔ parti del discorso) cruciale nell’organizzazione lessicale e grammaticale delle lingue, al punto da essere considerati un universale linguistico: mentre infatti nelle lingue questa o quella classe di parole può mancare (per es., secondo Dixon 1977, alcune lingue austronesiane sono prive di aggettivi), nomi e verbi non mancano mai (Sapir 1921)... Leggi
1. Definizione Gli affissi sono elementi (tecnicamente morfi legati) che si aggiungono a una radice per formare una parola morfologicamente complessa: per es., in invisibile in- e -bile sono affissi che si collegano alla radice -vis-. Gli affissi non sono presenti in tutte le parole. Una parola può infatti essere formata da un solo morfo (per es., ieri, bar, sopra). In italiano invece la maggior parte delle parole è formata da un morfo lessicale accompagnato da uno o più affissi, di cui almeno uno flessivo (per es., libr+o, cas+ett+a, ri+puli+tur+a) (➔ flessione)... Leggi