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Mill, John Stuart Filosofo ed economista inglese (Londra 1806 - Avignone 1873). La formazione. Figlio del filosofo ed economista James M., nacque a Londra, dove il padre si era trasferito dalla natia Scozia per seguire la propria vocazione intellettuale. Il nome per il primogenito fu scelto dal padre in segno di riconoscenza nei confronti di sir John Stuart di Fettercairn, barone dello Scacchiere di Scozia, sotto la cui protezione James M. aveva potuto compiere gli studi all’univ. di Edimburgo... Leggi
J.S... Leggi
annoverati gli inglesi J. Stuart Mill e Spencer e l’italiano Ardigò... Leggi
Opera di J. Stuart Mill, originariamente pubblicata in tre parti nel Fraser’s magazine, tra l’ott. e il dic. del 1861, quindi raccolta in volume e pubblicata a Londra nel 1863. Strutturato in cinque capitoli (I. Considerazioni generali; II. Che cos’è l’utilitarismo; III. La sanzione ultima del principio di utilità; IV. Quale tipo di prova si possa ammettere per il principio di utilità; V... Leggi
Uno dei quattro metodi d’induzione sperimentale illustrati da John Stuart Mill per l’individuazione delle cause dei fenomeni. Si enuncia nel modo seguente: «Se due o più casi, in cui un fenomeno si verifica, differiscono per tutte le circostanze tranne che per una, si può ritenere che questa circostanza, per cui concordano, sia o causa o effetto del fenomeno»... Leggi
Benché storicamente il concetto di riferimento (o denotazione) sia stato elaborato all’interno della più ampia teoria del significato, è soprattutto nel 19° sec. che, nell’ambito della filosofia del linguaggio, comincia a delinearsi una vera e propria teoria del r. con un grado di autonomia dalla teoria del significato. Le tesi di J. Stuart Mill costituiscono la fonte principale delle teorie novecentesche del r... Leggi
Esponente e ideologo della socialdemocrazia tedesca (Praga 1854 - Amsterdam 1938). Compiuti i primi studi a Vienna, vide destarsi assai presto l’interesse politico, sotto l’effetto della Comune di Parigi e della lettura della prima stampa socialista. Al periodo degli anni universitari risale lo studio di quegli autori che più avrebbero inciso sulla sua formazione: Buckle, Darwin, Lange, Smith, Ricardo, John Stuart Mill, Roscher, Marx... Leggi
Filosofo della scienza boemo, naturalizzato statunitense (Nové Mĕsto, Boemia, 1901- New York 1985). Trasferitosi in giovane età negli Stati Uniti, studiò con M.R. Cohen al City College di New York e, dopo aver conseguito il dottorato, insegnò alla Columbia University. È esponente, con John H. Randall e Justus Buchler, della scuola naturalistica della Columbia University, che considera la scienza come metodo privilegiato per l’analisi della realtà e identifica poi la realtà con la natura, nella quale rientra, in un continuum unitario, anche l’uomo con i suoi valori. N... Leggi
Concetto impiegato da Aristotele, che nella Metafisica ne individua le diverse accezioni (V, 1022 b 22 - 1023 a 7). È riferito fondamentalmente al divenire, e indica la mancanza di una forma, rivelata da una sorta di predisposizione ad acquisirla (Metafisica, XII, 1069 b 33). La p. (στέρησις) non indica una‘assenza’, una negazione (ἀπόφασις), ma un tendere, la predisposizione di un ente al possesso (ἕξις) di ciò di cui è privo: «la negazione non è altro se non assenza […] invece nel caso della p. vi è anche un sostrato naturale che fa da predicato alla p... Leggi
Procedimento con cui si perviene all’enunciazione delle leggi scientifiche, mediante conferma (o smentita) sperimentale di ipotesi... Leggi
Filosofo inglese (Londra 1873 - Cambridge 1958). Studiò (dal 1892) al Trinity College di Cambridge, dove, dopo il primo biennio, passò, specialmente per consiglio di Russell, dagli studi classici alla filosofia. Frequentò in partic. le lezioni di Sidgwick, J. Ward, Stout e McTaggart. Dal 1898 al 1904 fu fellow del Trinity College. A questi anni risalgono i primi scritti di M... Leggi
Nella filosofia antica il c. (come λόγος) indica l’essenza, ciò che rimane stabile al di là della mutevolezza del dato sensibile e della molteplicità delle apparenze, la realtà autentica e immutabile. Dalla tradizione platonico-aristotelica a Husserl. La dottrina platonica (e prima ancora quella di Socrate, cui già Aristotele attribuiva la scoperta del c.) intende il c. come ciò che è comune a più specie e, subordinatamente, a più individui, l’universale in cui si coglie la realtà stessa; nei c. si rivelano le idee esistenti al di là e al di sopra del mondo sensibile, in sé stesse... Leggi