LUXORO, Tammar

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 66 (2007)

di Francesca Franco

LUXORO, Tammar. - Nacque a Genova l'11 febbr. 1825, figlio secondogenito di Giovanni Battista e Caterina Semeria. Nel 1842 si iscrisse all'Accademia ligustica di belle arti, frequentando contemporaneamente lo studio del vedutista di tradizione settecentesca P.D. Cambiaso.

Attento alle novità della contemporanea pittura di paesaggio, fu presto attratto dal romanticismo del ginevrino A. Calame, l'influenza del quale è riscontrabile in Paesaggio con pastore (1845 circa: Genova, collezione privata). Attivamente presente nella vita culturale della sua città, nel 1848 promosse una lotteria di bozzetti e oggetti d'arte a beneficio delle famiglie dei volontari della prima guerra d'indipendenza. Da questa iniziativa nacque, l'anno successivo, la Società promotrice di belle arti di Genova, di cui il L. fu uno dei membri fondatori, nonché consigliere dal 1863 al 1865 e dal 1871 al 1874. Nata sul modello di quella torinese e animata da interessi politici filocavouriani, la società aveva lo scopo di incoraggiare gli artisti attraverso l'ordinamento di esposizioni annuali presso l'Accademia ligustica, alle quali il L. partecipò regolarmente dal 1850 al 1871.

La presenza, tra il 1849 e il 1854, a Genova del vedutista bellunese I. Caffi influenzò la ricerca pittorica del L. che espose nel 1854 Effetto luna; ma determinante per i successivi sviluppi della sua arte fu l'incontro con A. Fontanesi, che soggiornò in Liguria nel 1856 e nel 1857. Da Fontanesi - avviatosi allora alla maturità espressiva attraverso la meditazione sul naturalismo di C.-F. Daubigny e sul realismo di C. Corot - il L. apprese la tecnica del fusain e trasse suggerimenti utili che lo portarono a liberarsi dai rigidi schemi accademici così come dalla maniera calamista. In segno di gratitudine, alla Promotrice del 1856 espose un disegno di Paese, a lui donato dal maestro, e il dipinto Ponte dei Fieschi sull'Entella presso Chiavari (Genova, palazzo della Prefettura) in cui il L. si volgeva all'osservazione acuta e partecipe del motivo naturalistico. Inviata quell'anno anche alla XV Promotrice torinese, l'opera comparve nuovamente a Genova nel 1857 insieme con un gruppo di paesaggi che affermarono la definitiva adesione dell'artista alla poesia del vero. Tra questi si ricordano Bosco d'ulivi e Ponte a Voltri ora distrutto (Genova, Camera di commercio), frutto delle escursioni che egli effettuava nelle Riviere e nel basso Piemonte. Durante queste esplorazioni egli coglieva l'occasione per visitare resti archeologici e complessi monumentali; e, quando nel 1858 fu istituita la Società ligure di storia patria, ne divenne socio effettivo, ottenendo l'incarico di segretario per la sezione di belle arti (1858-60) e poi di consigliere (1863). Nel contempo si interessò alla pittura di macchia, più sciolta e schietta, rappresentata in quegli anni alle Promotrici genovesi dalle opere dei toscani S. De Tivoli e C. Ademollo, provenienti dall'esperienza di Staggia, e da T. Signorini. Stabilì rapporti tra pittori liguri e macchiaioli toscani, all'epoca impegnati nella definizione della nuova pittura anche grazie ai contributi dei napoletani F.S. Altamura, aggiornato sulla tecnica del ton gris francese, e di D. Morelli.

Divenuto un fautore appassionato della moderna pittura di paesaggio, seppe conquistare alla lezione fontanesiana i migliori artisti della nuova generazione, tra i quali vi erano E. Rayper e l'architetto portoghese A. D'Andrade. Con loro, intorno al 1860, iniziò un sodalizio che ebbe a Carcare il suo punto privilegiato di incontro e di lavoro, da cui prese vita la Scuola grigia genovese che ebbe tra i suoi principali promotori e testimoni lo scrittore A.G. Barrili (Amori alla macchia. Novella, Milano 1885).

Accomunati dalla predilezione per i grigi e per una tavolozza capace di accentuare gli aspetti lirici del paesaggio, gli artisti che si radunavano a Carcare opposero il loro tonalismo d'emozione all'enfasi retorica della pittura ufficiale, innescando in Liguria una vera frattura tra tradizionalismo e innovazione. Per quanto la sua formazione gli impedisse l'assunzione di scelte radicalmente realiste nella tematica e nell'impostazione d'insieme, nei primi anni Sessanta il L. approdò a una resa pittorica del dato di natura improntata a un accentuato verismo, come testimonia il paesaggio Intra Sestri e Chiavari s'aduna una fiumana bella (Genova-Nervi, Galleria d'arte moderna, in deposito presso il palazzo della Prefettura) che, ispirato ai vv. 100-101 del canto XIX del Purgatorio dantesco, fu acquistato dal principe Odone di Savoia alla Promotrice del 1862 e più volte replicato.

Segretario ispettore dell'Accademia ligustica sin dal 1851, nel 1863 ne divenne ragioniere e nel 1864 accademico di merito, in un momento cruciale del dibattito artistico che vedeva fronteggiarsi gli opposti schieramenti dei conservatori, rappresentati da F. Alizeri e dal pittore G. Isola, e dei progressisti difesi dal Luxoro. Ospitato dai due maggiori quotidiani locali, la Gazzetta di Genova e Il Corriere mercantile, lo scontro vide uniti pittori liguri e toscani in un duro attacco contro gli accademici genovesi, sferrato sotto forma di lettera aperta al L. (Appendice. All'egregio signor T. L. pittore, in Il Corriere mercantile, 23 giugno 1864), il quale, nei suoi ripetuti passaggi fiorentini, aveva conosciuto un po' tutti i frequentatori del caffè Michelangelo. A legittimare definitivamente l'esperienza del paesaggio dal vero furono soprattutto, però, le scelte operate dal principe Odone di Savoia alle Promotrici del 1864 e 1865, compiute con l'idea di costituire una galleria d'arte contemporanea nella villa Durazzo a Cornigliano. Nominato nel 1865 presidente onorario della Promotrice, il giovane principe, allievo di Cambiaso, fu in stretti rapporti con il L. "che nella sua stessa camera, ancor due giorni prima che il principe morisse, tratteggiava [(] paesaggi e vedute marine" (V. Anzino, S.a.r. il principe Odone di Savoia duca di Monferrato, Torino 1867, p. 70) e per il quale egli richiese l'assegnazione della piccola croce mauriziana. Abbandonando i retaggi romantici ancora presenti nel Paesaggio (anche noto come Dante e l'Entella: Genova-Nervi, Galleria d'arte moderna), acquistato da Odone nel 1865, il L. espose nel 1866 una veduta del porto di Savona (Marina: ibid.), caratterizzata da un ampio taglio prospettico vicino, compositivamente, a Il golfo di Spezia (1864: Genova, Accademia ligustica di belle arti), e un Oliveto richiesto in premio dal marchese M. Spinola, vicepresidente della Promotrice. Lo stesso dipinto, insieme con altri, come L'Entella, fiume presso Chiavari, Ponte a Voltri ora distrutto del 1857 e Paesaggio notturno, fu scelto dal pittore per l'Esposizione artistico-archeologico-industriale del 1868, ordinata dall'Accademia per la visita dei principi Umberto e Margherita di Savoia.

La mostra, che intendeva presentare un quadro completo della storia delle arti e dell'artigianato liguri, coinvolse il L. sia come artista espositore sia come membro della sottocommissione per la classe di pittura e scultura sia, infine, come prestatore di un atlante idrografico attribuito al cartografo genovese P. Vesconte (Genova, Biblioteca civica Berio), al quale egli stesso aveva dedicato una pubblicazione (Atlante idrografico del Medio Evo posseduto dal prof. T. L., pubblicato a fac-simile e annotato da Desimoni e L.T. Belgrano, Genova 1867).

Nello stesso anno, con Rayper, D'Andrade, lo spagnolo S. D'Avendano e A. Issel, iniziò a frequentare lo studio di C. Pittara a Rivara Canavese, dove la scuola di paesaggio ligure visse una seconda stagione accanto ai pittori piemontesi. Il sodalizio tra le due esperienze settentrionali e la loro osmosi con le altre scuole innovatrici della penisola furono sanciti dai riconoscimenti ufficiali pronunciati nel 1870 e nel 1872 da T. Signorini e dall'architetto C. Boito in occasione delle esposizioni nazionali artistiche, rispettivamente, di Parma e Milano. All'esposizione parmense il L. ottenne la medaglia d'argento con un soggetto originale legato alla realtà e alle conquiste del progresso, La via ferrata (o Il fumo della vaporiera: Genova-Nervi, Galleria d'arte moderna). Esposto nello stesso anno alla Promotrice genovese e l'anno successivo alla XXX Promotrice torinese, nel 1872 il quadro fu tradotto in incisione da Rayper (Riviera ligure, acquaforte: ibid.).

Il I Congresso artistico italiano del 1870 decretò anche il trionfo della proposta del L. per una radicale riforma della didattica accademica, finalizzata al recupero culturale delle arti applicate e all'introduzione di corsi di paesaggio dal vero. Riforma ratificata due anni dopo dal Congresso di Milano che ne estese l'applicazione a tutte le accademie del Regno. Nonostante le polemiche dei professori più anziani e, in particolare, di Isola e di G.B. Villa, il L., diventato nel 1871 direttore delle sale libere di studio della Ligustica, riuscì a imporre nel 1874 l'istituzione in seno all'Accademia di una scuola di paesaggio dal vero che egli stesso diresse fino al 1888. A lui si deve anche l'apertura nel 1871 di una scuola femminile di disegno industriale (oggi civico istituto tecnico professionale Duchessa di Galliera) in via Ss. Giacomo e Filippo, intitolata nel 1879 a Maria Brignole Sale De Ferrari duchessa di Galliera. La scuola, in cui il L. insegnò disegno industriale, ottenne la medaglia di bronzo all'Esposizione nazionale di Torino del 1878 e riconoscimenti nel 1887 a Roma in occasione del giubileo sacerdotale di papa Leone XIII.

Questa scelta di campo in favore dell'istanza moderna era nel contempo ribadita dal L. anche all'interno della propria personale ricerca pittorica con dipinti quali Il palo telegrafico e Il molo nuovo a Genova presentati, rispettivamente, alle Promotrici fiorentine del 1873 e 1874.

Queste opere, che l'artista dovette ritenere rappresentative della sua ultima indagine, furono presentate in diverse mostre negli anni successivi: all'Esposizione nazionale di belle arti di Napoli nel 1877, la prima; alla Promotrice di Torino del 1875 e all'Esposizione nazionale di Milano nel 1881, la seconda. Con altrettanta consapevolezza partecipò attivamente al dibattito sulla tutela dei monumenti antichi genovesi, proponendo sin dal 1873 la trasformazione del convento di S. Agostino a Sampierdarena in Museo di belle arti e antichità. Iniziò a collaborare con la rivista Arte in Italia e con il Giornale ligustico con articoli su questioni di restauro e conservazione del patrimonio artistico: intervenne sui vetri istoriati realizzati da P. Bertini per la rosa della cattedrale di S. Lorenzo (Dei nuovi vetri colorati nella cattedrale di Genova, in Arte in Italia, III [1871], 1, p. 10); riferì le scoperte da lui compiute durante le perlustrazioni del territorio regionale, che lo avevano portato a studiare la chiesa tardoromanica dei Ss. Giacomo e Filippo ad Andora (Di alcune antichità a Laigueglia e nella valle di Andora, in Giornale ligustico, I [1874], pp. 3-10) o a scoprire, sin dal 1849, gli affreschi di Manfredino da Pistoia nella chiesa di S. Michele a Fassolo, abbattuta per far posto alla stazione ferroviaria occidentale di Genova (Dell'ufficiuolo e di alcune altre opere d'arte in Liguria, ibid., II [1875], pp. 257-264).

L'attenzione e l'impegno con i quali affrontò tali questioni gli valsero la nomina a membro della Commissione conservatrice dei monumenti, carica che venne allora ad assommarsi a quella di presidente dell'Accademia ligustica. Nel 1881 iniziò lo studio sistematico del complesso di S. Agostino a Sampierdarena, conclusosi con un progetto di adattamento di una parte dell'ex convento a sede provvisoria del Museo archeologico di Genova, elaborato in collaborazione con l'ingegnere F.M. Parodi. L'anno successivo seguì i lavori di restauro di porta Soprana e, con lo scultore A. Allegro e D'Andrade, si occupò della demolizione del monastero di S. Tommaso di Fassolo e della salvaguardia dei resti di valore artistico e documentario del monumento. Fece parte del comitato preposto a seguire il ripristino di porta S. Andrea progettato da D'Andrade, comitato di cui il L. fu eletto segretario, mantenendo tale carica fino alla morte, nonostante le dimissioni presentate nel 1890 a causa dei numerosi impegni professionali.

Dal 1886 il L. faceva infatti parte anche del Comitato promotore delle celebrazioni previste nel 1892 per il quarto centenario della scoperta dell'America e dell'organizzazione dell'Esposizione universale prevista alla Foce, dove i lavori realizzati dall'istituto tecnico da lui diretto ottennero nuovi riconoscimenti. Dopo aver preso parte al dibattito preliminare sui restauri della cattedrale di S. Lorenzo - per finanziare i quali sin dal 1890 aveva proposto l'esposizione del tesoro della cattedrale nella loggia sovrastante l'endonartece - nel 1894 fece parte del gruppo di esperti incaricato di vagliare il progetto di parziale restauro del monumento elaborato da M.A. Crotta e C. Campora.

Contrario in linea teorica alle tesi conservative di Boito e D'Andrade, il L. si espresse per il ripristino delle strutture medievali, tramite la demolizione, nei limiti del possibile, delle sovrastrutture di epoca cinquecentesca e barocca. Il dibattito provocò le critiche di monsignor E. Bonino contro l'attività della commissione in nome delle ragioni della devozione e del culto (I. Agatone, Gli Italiani e la indipendenza del papa, Genova 1897, p. 208), alle quali il L. replicò sulle pagine del Caffaro (Dufour Bozzo - Marcenaro, p. 219). Fautore, all'interno della commissione, di un generale programma di recupero degli edifici medievali cittadini nella loro forma originaria (T. Luxoro, La Giunta superiore di belle arti in Genova, Firenze 1894), il L. seppe cogliere una precisa correlazione tra l'attività di restauro e il gusto neomedievaleggiante allora emergente nella locale borghesia. Con tali motivazioni ordinò il sopralluogo su un sepolcro da poco scoperto a Crocefieschi (1894), dispose il restauro del trittico duecentesco con S. Bartolomeo apostolo attribuito a G. Porcello rinvenuto nella parrocchia di Promontorio (1895) e, quando i lavori di restauro del carcere di S. Andrea a Levanto portarono alla scoperta nella chiesa di un affresco seicentesco, si preoccupò anche della salvaguardia delle strutture e delle possibili pitture di epoca medievale.

Fino alla morte continuò a lavorare all'interno dell'Accademia ligustica, difendendo la necessità dell'insegnamento della storia dell'arte per sensibilizzare le nuove generazioni ai problemi di tutela del patrimonio storico-artistico.

Il L. morì a Genova il 25 nov. 1899.

Fonti e Bibl.: A. Cappellini, La pittura genovese dell'Ottocento, Genova 1938, pp. 15 s., 19, 75 s.; Mostra di pittori liguri dell'Ottocento, Genova 1938, pp. 14-16, 60; Pittura neoclassica e romantica in Liguria 1770-1860 (catal.), a cura di F. Sborgi, Genova 1975, pp. 168 s.; V. Rocchiero, Scuole, gruppi e pittori dell'Ottocento ligure, Roma 1981, pp. 115 s.; G. Bruno, La pittura in Liguria dal 1850 al divisionismo, Genova 1982, pp. 11-13, 19, 25, 27-29, 39 s., 43, 45, 47 s., 51, 53, 457; Medioevo restaurato. Genova 1860-1940, a cura di C. Dufour Bozzo, Genova 1984, pp. 47, 102, 205 s., 208, 212, 218 s., 243-245, 267, 411 s.; La Scuola grigia a Carcare (catal., Carcare), a cura di G. Bruno - L. Perissinotti, Genova 1989, pp. 10-13, 16, 19-22, 108; La pittura di paesaggio in Liguria tra Otto e Novecento. Collezionismo pubblico e privato nelle raccolte della Galleria d'arte moderna di Genova (catal.), a cura di M.F. Giubilei et al., Genova 1990, pp. 16-20, 22, 24, 26 s., 133 s.; F. Sborgi, in La pittura in Italia. L'Ottocento, Milano 1990, I, pp. 29, 31 s., 34 s., 43, tav. 36; C. Morandi, ibid., II, p. 889; M. Bartoletti, in Medioevo demolito. Genova 1860-1940, a cura di C. Dufour Bozzo - M. Marcenaro, Genova 1990, pp. 16, 21, 39 s., 52, 92 s., 98, 103, 106, 115-117, 137, 252 s., 257, 259, 268, 276-278, 281 s., 289, 293, 295 s., 318, 321 s., 328, 345; M.F. Giubilei, Lo studio Luxoro e l'Ottocento artistico genovese: un contributo autografico e storico di Maria Luxoro. Anticipazioni di un significativo inedito sulle vicende artistiche genovesi di fine Ottocento, in Boll. dei Musei civici genovesi, XIV (1992), 40-42, pp. 93 s.; L'alba del vero. Pittura del secondo Ottocento in Liguria (catal.), a cura di G. Bruno, Genova 1993, pp. 85-96; Odone di Savoia 1846-1866. Le collezioni di un principe per Genova (catal., Genova), a cura di M.F. Giubilei - E. Papone, Milano 1996, pp. 85, 91, 209, 212-214, 250. F. Franco

Invia articolo Chiudi