TAVOLA

TAVOLA

Enciclopedia Italiana (1937)
di Aristide CALDERlNl - A. Jahn RUSCONI -

TAVOLA. - Antichità classica. - L'uso della tavola (gr. τράπεζα; lat. mensa) è assai antico e vario nel mondo greco-romano e le tavole stesse assumono forme diverse e talora assai elaborate. Circa l'uso distinguiamo le tavole cultuali, quelle dell'industria e del commercio e quelle della casa privata. Le tavole cultuali hanno non piccola parte nel culto greco; dinnanzi all'immagine divina presso l'altare, è solitamente una tavola, o anche più, che serve ad accogliere le offerte non destinate a essere bruciate sull'altare. E il culto romano fa pure uso di codesto mezzo per radunare le offerte; inoltre già in età anteriore al cristianesimo lo scambio della terminologia e in parte della forma tra altare e mensa dovette essere frequente e significativo. Spesso la bottega o l'officina antica è fornita di tavole e gli scrittori stessi non mancano occasionalmente di farvi cenno: il macellaio, il banchiere, il pescatore tra gli altri ne fanno uso: anzi la parola τράπεζα greca e la corrispondente latina mensa si trovano assunte a indicare la pubblica banca, mentre mensa ponderaria vediamo chiamata la tavola posta in luogo pubblico, dove sono le misure tipiche della città. Nella casa privata la tavola fa la sua comparsa fino dall'età omerica; a cena ogni invitato ne ha una piccola e dopo il pasto la mensa viene rimossa; per l'età classica abbiamo gli accenni degli autori e le rappresentazioni dell'arte. Semplici le mense romane delle origini e quali si addicevano a un popolo di rurali; ma tuttavia varie di qualità e di uso; poi a poco a poco intervenne la consuetudine di ricche mense, soprattutto importate dall'Asia Minore, e se ne ebbero varietà con nomi anche particolari: l'abaco, per esempio, che serve da supporto a vasi e ad altri oggetti artistici: le mense delfiche (v. sotto), ecc.

I più antichi campioni di tavole in Egitto, erano rotondi, e con un solo piede, una sorta di tavolino leggiero che corrisponde al moderno guéridon. Ma non sembra che Greci, Romani ed Etruschi abbiano usato molto questo tipo, per quanto tavole di questa forma si siano trovate a Pompei fino ai tempi dell'Impero; essi preferivano mobili più solidi e più comodi.

La forma più antica di tavola, che sembra di provenienza greca, e che appare già in alcune figurazioni di vasi corinzî e cirenaici, è una tavola rettangolare posata su tre piedi. L'uso se ne propagò rapidamente per tutto il bacino mediterraneo, e nelle pitture etrusche di scene conviviali si trova spesso raffigurata.

La forma ne è quasi immutabile: un piano largo quanto la distanza delle gambe, raramente sporgente, e le gambe semplici, lisce, e di rado scanalate.

Un tipo particolarmente in uso in Grecia, donde forse proviene, è una tavola a gamba centrale suddivisa in tre parti, che spesso hanno forma di zampe d'animali. Questo tipo, detto mensa delphica, sembra derivare dal tripode consacrato al dio di Delfi, tripode al quale, invece d'un lebete, è stato assicurato un piano orizzontale.

Esso ebbe grande voga in Grecia donde poi venne a Roma, dove pure fu assai diffuso. E la fantasia degli artisti o il gusto dei committenti si sbizzarrì nelle forme dei supporti, che generalmente sono zampe animalesche, ma spesso si complicano con figure umane: talvolta sono erme dionisiache, e anche a queste spesso si aggiungono figure varie: un busto di giovane satiro, un busto di fanciullo che suona la siringa, un Eros alato, un busto di Vittoria, una testa di sfinge, o financo una sfinge intera come si vede in un esemplare del Museo nazionale di Napoli. Con questi tipi più complicati appare anche una ricca decorazione, che gira intorno alla fascia che nasconde l'attacco delle gambe alla tavola. Quanto al materiale, queste tavole erano di legno, di marmo, di bronzo.

Una forma assai caratteristica di tavola di bronzo, che forse è piuttosto di uso sacro, è stata ritrovata recentemente negli scavi di Enkomi (Isola di Cipro). Consta di un vasto piatto rotondo, sostenuto da quattro fasce semicircolari che partono dal centro e raggiungono i bordi del piano.

La tavola, generalmente rettangolare, a 4 gambe era pure in uso in Egitto e in Assiria.

Da questa deriva la ricca tavola in uso specialmente a Roma, con le gambe riunite a due a due in trapezofori, che la fantasia degli artisti ha arricchito di forme generalmente animalesche, d'una grande varietà e di una grande ricchezza.

Da questo tipo di tavola deriva anche quello a gambe incrociate, che fu in uso in Etruria, ma specialmente a Roma, e che è generalmente sostenuto da gambe animalesche assai varie.

Gli scavi di Pompei ci hanno tramandato alcuni interessanti esemplari del genere, come la tavola in bronzo a gambe pieghevoli e la numerosa serie di tavole sostenute da trapezofori.

Queste tavole erano generalmente di legno o di marmo comune, ma altre erano costruite di legni rari, thuia o cedro: esse erano appunto dette mensae citreae ed erano arricchite di piedi d'avorio, di bronzo, d'argento, di rame argentato, o d'oro, e incrostate di pietre rare.

Nel sec. XIII e nel XIV in Italia alcune di queste forme erano ancora in uso per quanto assai più semplici dei ricchi modelli romani.

Medioevo ed età moderna. - Per lungo periodo, fino al sec. XIV, non restano che le rappresentazioni offerteci da affreschi, da miniature, da sculture nelle quali la tavola ha forme derivate dall'antichità oppure ridotte alla struttura essenziale dei sostegni e del piano. Per mensa si usava una lunga e stretta asse che posava su due o tre cavalletti, generalmente a 3 gambe, disposti con le due gambe appaiate verso l'esterno e la terza dal lato dei convitati. Tavola e sostegni erano nudi e lisci perché nell'uso erano coperti da tovaglie o tappeti. La tavola era usata solo per il pasto, finito il quale veniva smontata e asportata, donde derivò l'espressione "levar le mense". Accanto a questo tipo ve ne era un altro in uso nel sec. XIV, consistente in un asse lungo e stretto, posante su due ritti quadrangolari che terminavano in basso in un doppio piede a forma di mensola rovesciata. Usavano anche tavole a sostegni formati da due assi perpendicolari collegati fra loro da una traversa. Dal secolo XIV al XVI questo tipo di tavola che era diventato d'uso generale ebbe molte varianti. Alle tavole nude e semplici vennero ad aggiungersi tavole sempre più ricche anche a imitazione delle antiche. Ai nudi sostegni si sostituirono gambe finemente lavorate, le più a forma di zampa di leone, che ben presto vennero anche adornate di figure di grifi, di chimere, foglie d'acanto, ecc.

Alla fine del sec. XVI, da forme particolari dell'architetturi prese a prestito nell'arte del legno, vennero le zampe a balaustro, ch'ebbero tanta fortuna in Francia.

Questi tipi di tavole da mensa si sono conservati quasi immutati fino ai nostri giorni, variando solo nell'aspetto della decorazione delle gambe che ha spesso, ma non sempre, seguito lo stile del tempo.

L'arte del Novecento ha cercato anche in questo di affermare la sua originalità, ma per la tavola da mensa si è contentata di semplificare le linee, di darle nobiltà aumentando l'aspetto massiccio della tavola e ricorrendo a varietà di legni rari e per sé soli piacevoli di colore e di grana. Novità ha apportato solo nei tavoli da scrittoio o da studio, specialmente con l'uso dei sostegni di acciaio tubolari, piegati ad angolo retto, in basso, e uniti a due a due, che sostituiscono le comuni gambe diritte e isolate.

Accanto alla tavola da mensa furono largamente usate, specie dal sec. XV in poi, tavole per varî usi, da quelle per scrivere a quelle che si possono dire ornamentali. Esse ebbero forma assai varia: ottangolari su fulcro piantato in basso su un sostegno ottagono, e altre con piede multiplo (Firenze, Casa Guicciardini: tavola dello storico Francesco Guicciardini); rettangolari con cassetti, che talvolta son disposti nel fianco; altre con piano a ribalta; quelle, da refettorio conventuale, con piano lungo e stretto, ecc. Spesso non soltanto gli ornati ma anche la forma distingue le tavole da mensa e d'ogni genere delle diverse regioni italiane e straniere.

Il tavolo da scrivere dapprincipio ebbe una specie di leggio mobile composto di un piano inclinato sopra una cassetta; poi fu variamente modificato, come si può rilevare specialmente in rappresentazioni antiche, finché non cedette il posto a un mobile più determinato nel suo scopo, cioè alla scrivania.

Fra le tavole puramente decorative sono le belle tavole, specialmente fiorentine, nelle quali il piano è costituito da musaico di pietre dure (v.); la ricca e varia serie di tavole a mensola (v.) che vennero specialmente in moda nel sec. XVIII, quando costituirono un elemento essenziale nella decorazione delle ricche sale dei palazzi. (V. tavv. LXIX-LXXII).

Bibl.: H. Blümner, Technologie und Terminologie der Gewerbe und Künste, II, 1875, p. 238 segg.; A. De Ridder, in Daremberg e Saglio, Dictionn. des ant., III (1904), p. 1720; Kruse, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., XV, coll. 937-948; W. Bode, Die italienischen Hausmöbel der Renaissance, Lipsia 1920; G. Ferraris, Il legno e la mobilia nell'arte, Milano 1926; G. Bianchi e C. Torricelli, Il mobilio antico fiorentino, Firenze 1927; F. Schottmüller, I mobili e l'abitazione del Rinascimento in Italia, 2a ed., Stoccarda 1928; M. Tinti, Il mobilio fiorentino, Roma-Milano 1929.

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