CASTELLI, Teramo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 21 (1978)

di Luigi Cajani

CASTELLI, Teramo. - Nacque a Genova nel 1597 da una ricca famiglia appartenente alla nobiltà. Ancor giovane si trasferì a Palermo, dove si dedicò allo studio della filosofia e della teologia, manifestando un forte interesse per la vita religiosa e in particolare per l’attività missionaria. Nel 1631, quindi, avendo saputo che il teatino Pietro Avitabile stava organizzando una missione in Georgia, assunse il sacerdozio ed entrò nello stesso Ordine, prendendo il nome di Cristoforo. Il 9 ottobre di quello stesso anno partì da Napoli con alcuni confratelli e il 10 luglio 1632 giunse a Gori, nel regno di Kartli (Georgia orientale), su cui regnava allora Teimuraz I, che era anche re di Kakheti.

Le missioni cattoliche in Georgia, che era retta spiritualmente da una Chiesa autocefala greco-scismatica, furono la risposta della S. Sede ai ripetuti tentativi di ristabilire i contatti con l’Occidente fatti agli inizi del secolo da vari sovrani georgiani. Teimuraz I, in particolare, aveva inviato nel 1626 il monaco basiliano Niceforo Erbachi a fare atto di sottomissione al papa e a cercare l’allea a della Spagna, poiché Turchi e Persiani sottoponevano il paese a frequenti e rovinose invasioni. Le condizioni economiche e sociali della Georgia erano piuttosto difficili. In decadenza era anche la vita religiosa: il clero ortodosso era per lo più ignorante e corrotto, e malvisto dalla popolazione.

Nel corso della sua missione il C. visitò quasi tutta la regione georgiana. Nel 1634, insieme con un altro teatino, Antonio Giardina, e con un fratello laico, fondò una nuova missione ad Ozurgety, nella Guria, presso il principe Malachia II, patriarca della Georgia occidentale. Questi li protesse e li aiutò con ogni mezzo, ed essi poterono istituire fra l’altro un collegio; alla sua morte, però, nel 1639, gli successe un principe ostile ai cattolici, e la missione dovette essere abbandonata. Il C. raggiunse allora gli altri confratelli che già operavano in Mingrelia, nella città di Cippurias, e qui passò i restanti anni della sua missione, tranne un periodo (1644-46), che trascorse da solo in Imeretia, su invito del re Alessandro III. Gli onori e il successo da lui ottenuti in questa occasione – il re gli fece anche battezzare il principe ereditario – furono tali che lo stesso patriarca di Alessandria Niceforo, dopo essersi consultato con il suo collega di Costantinopoli, si recò da Alessandro III per chiederne l’allontanamento, ma senza risultato. Questo episodio mostra con quanta preoccupazione le autorità della Chiesa ortodossa vedevano la penetrazione cattolica in Georgia. Il C. fu poi richiamato in Mingrelia dal re Levan II Dadian, e poiché nessuno poté sostituirlo anche la missione d’Imeretia fini.

I missionari teatini incontrarono quasi sempre il favore della popolazione. Oltre che della predicazione, essi si preoccupavano di ribattezzare sub conditione, perché spesso i preti ortodossi amministravano il battesimo con una formula non valida. Questi ultimi ebbero di solito un atteggiamento ostile nei loro confronti, e li fecero talvolta segno ad atti di violenza. Solo di rado si stabilì un clima di collaborazione, ed allora i missionari insegnarono loro le corrette pratiche liturgiche. Essi cercarono inoltre di combattere i frequenti infanticidi e l’uso di vendere servi e parenti come schiavi ai Turchi, riuscendo a persuadere Levan II Dadian a proibirlo con una legge. Il C. fu uno dei più attivi del gruppo, e si distinse inoltre come pittore di immagini sacre e nell’esercizio della medicina, che aveva appreso prima di partire: a Kutais, capitale d’Imeretia, fondò anche un ospedale. Nel 1654, o nel 1657, ormai malandato in salute, fece ritorno a Palermo, dove morì il 3 ott. 1659.

Secondo un suo biografo, il Cottone, il C. avrebbe pubblicato anonime, quando era ancora laico, le Meditazioni, ed orazioni giaculatorie sopra i misterj della Passione di Christo. Durante il periodo missionario avrebbe poi composto due opere in georgiano, rimaste manoscritte: Le tenerezze del divino Amore, dedicata alla principessa georgiana Elena Artabachi, e le Meditazioni sulla Passione di Cristo, dedicata al patriarca Malachia II. Di esse non abbiamo altre notizie.

Nella Biblioteca comunale di Palermo (coll. 3 Qq E 92-98) sono oggi conservati sette volumi manoscritti nei quali il C. raccolse vari appunti e scritti ed oltre un migliaio di disegni e schizzi fatti in Georgia, di notevole interesse etnologico e storico. Dando prova di una certa abilità di disegnatore, egli compose una specie di originale diario per immagini, che rappresentano episodi della sua avventura missionaria, scene di vita quotidiana, giochi, giostre, suppellettili casalinghe. Vi è poi una serie di disegni di edifici vari, chiese, fortezze, villaggi, ed un’altra di ritratti, talora molto espressivi, di principi e personaggi georgiani. Altri disegni rappresentano costumi di diverse genti, per lo più turchi, e vi è infine un gruppo di disegni che trattano argomenti religiosi e fantastici.

Fonti e Bibl.: G. Silos, Historiarum Clericorum Regularium a Congregatione condita, II, Romae 1655, pp. 612-613, 632; III, Panormi 1666, pp. 175, 303-308; A. Lamberti, Colchide sacra, Napoli 1657, passim; Carteggio ined. di Pietro Della Valle col p. Avitabile e i missionari teatini della Georgia, a cura di F. Andreu, in Regnum Dei. Collectanea theatina, VI (1950), pp. 71, 76-79; VII (1951), pp. 134-136; B. Ferro, Istoria delle missioni de’ Chierici regolari teatini, I, Roma 1704, pp. 161-163, 510, 530, 686-744; C. M. Cottone, De Scriptor. venerabilis domus Divi Iosephi Cleric. Regular. urbis Panormi, Panormi 1733, pp. 92-100; P. Amat di San Filippo, Biogr. dei viaggiatori ital. e bibl. delle loro opere, Roma 1875, pp. 202 s.; V. Bellio, La Georgia e la Mingrelia secondo un missionario ital. del sec. XVII, in Boll. della Soc. geogr. ital., s. 2, IX (1884), pp. 673-708 (studio dettagliato sui manoscritti conservati a Palermo: vi sono riprodotti molti disegni); M. Tamarati, Histoire du catholicisme en Géorgie, Tiflis 1902, pp. 644-647, 649-651 (l’opera è in georgiano; riporta in italiano quattro lettere del C. conservate nell’Arch. della Congregaz. de Propaganda Fide); Id., L’Eglise géorgienne des origines iusqu’à nos jours, Rome 1910, ad Indicem (con molte riproduz. di disegni); W. E. D. Allen, A History of the Georgian People, London 1932 (con molte riproduz. di disegni del C.); C. Picone Chiodo, Un siciliano in Georgia: T. C., in Arch. stor. sicil., s. 3, XVIII (1968), pp. 267-277; A. Eszer, Missionen in Randzonen der Weltgeschichte: Krim, Kaukasien und Georgien, in Sacrae Congregationis de Propaganda Fide Memoria Rerum 1622-1972, Rom-Freiburg-Wien 1971, I, 1, pp. 665 s., 668 s.; Dict. de théol. cathol., VI, coll. 1281 s.

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