TERME

    Enciclopedia dell' Arte Antica (1966)

di H. Kähler

TERME (thermae, balnea, balneae). - Sono stabilimenti per bagni caldi che, malgrado la loro denominazione greca, appaiono soprattutto nel dominio della civiltà romana. Fino a poco tempo fa non vi erano, sia nell'Antico Oriente che nelle città greche dell'epoca preromana, edifici che potessero essere qualificati come t., mentre a Pompei stabilimenti del genere si trovano già nel II sec. a. C. Sorse quindi la presunzione che le t. rappresentassero un tipo di costruzione prettamente italico, diffuso poi dai Romani attraverso l'Impero. In seguito a scavi ed osservazioni compiute su alcuni edifici che a Delo e ad Olimpia furono riconosciuti come stabilimenti termali, questa interpretazione così esclusiva fu abbandonata, anche se è certo che l'uso di tali impianti è prevalente nella parte occidentale dell'Impero ed esistono caratteristiche differenze fra le costruzioni termali della parte latina e quelle della parte greca dell'Impero. È sicuro, in ogni caso, che l'architettura termale romana ha ben presto elaborato i più antichi schemi di stabilimenti in una forma di costruzione monumentale rispondente allo sviluppo generale dell'edilizia cittadina. La concentrazione di grandi masse di popolazione in uno spazio ristretto, soprattutto nella stessa Roma, e in pari tempo la costruzione di case di affitto a tre ed a quattro piani, non permettevano più ai singoli proprietari delle abitazioni una stanza da bagno propria, come se ne trovavano nella case greche più ricche dell'epoca classica, in Olinto, distrutta nel 348 circa, ed in molte case di campagna italiche. La difficoltà di creare stanze da bagno nei piani superiori delle case di affitto fece escludere dai fabbricati tali impianti, che venivano concentrati in bagni pubblici, i quali non seguivano, all'inizio criteri particolarmente artistici. In relazione al riordinamento di Roma durante il periodo neroniano, sorge un nuovo tipo di t. indicato come t. imperiali, e diffuso, oltre che nella capitale stessa, soprattutto nelle province africane e nel N dell'Impero. In esso l'edificio si compone di un conveniente raggruppamento dei locali in una forma architettonica artisticamente elaborata.

Lo scavo di un bagno situato sulle rive del Kladeos ad Olimpia ha fornito preziosi chiarimenti per la conoscenza delle t. greche dell'epoca preromana, rivelandone le fasi dello sviluppo dagli inizî, nella prima metà del V sec. a. C., fino al 100 circa a. C. La prima costruzione è una semplice casa rettangolare di m 21,50 × 5,50 con un pozzo, cui verso il 450, viene annesso un impianto di bagni a tipo semicupio, con li vasche ed un bacino ad immersione. Nel 400 circa esso viene provvisto di una caldaia per la preparazione dell'acqua calda. Quasi contemporanea è la costruzione di una piscina collocata accanto alla casa dei bagni. Verso il 300 l'edificio viene ampliato e possiede, oltre ad un vestibolo, una sala più grande per bagni freddi, di cui è certamente conservata soltanto la striscia selciata con le connessure protette contro la penetrazione dell'umidità, ed un impianto di 20 vasche a semicupio, di cui sussiste una stufa per acqua calda. Dopo varie ricostruzioni questo impianto fu distrutto nel 170, e verso il 100 a. C. al nucleo dell'antica costruzione viene aggiunta una sala da bagno a vòlta, di m 5 × 8, con riscaldamento sotto il pavimento. In una abside annessa alla sala vi era una stufa, o più probabilmente un bacino, mentre nell'angolo opposto della sala si trovava una vasca. Alcune rappresentazioni di edifici termali, come già se ne trovano su vasi a figure nere, ed erroneamente indicati quali fontane, possono dare un'idea dei bagni di Olimpia nelle loro prime fasi. A completare la descritta costruzione di Olimpia, già nella prima metà del V sec. a. C., sorse un bagno diaforetico (sudatorium) separato, a pianta quadrata, costituito da un ampio vestibolo, un vano per il riscaldamento ed una thòlos, un vano per sudare, dove ci si sedeva su di un banco circolare lungo il muro. Esso veniva riscaldato mediante caldaie. (Per il nome v. Polibio, xxx, 20, 3). Mentre già alla fine del II sec. d. C. thòlos e piscina caddero in disuso, fino al 100 d. C. circa, l'edificio termale rimase in funzione per venir poi sostituito da una costruzione molto piccola. Al bagno ellenistico di Olimpia si ricollega uno stabilimento pubblico termale sorto verso il 150 a. C. a Delo, derivato dalla trasformazione di due case private e munito di tre vasche a semicupio e tre per bagni in piedi. Gli scavi eseguiti ad Olinto e in altri luoghi hanno fornito matenale per quel che riguarda l'arredamento degli impianti termali greci, soprattutto per le vasche. Resta da chiarire se l'ultima fase dello sviluppo, il bagno con riscaldamento mediante ipocausto, non sia già da riportare all'influenza romana o a quella italica. A Gela, in Sicila, sono stati trovati i resti di bagni di età ellenistica. Anche le T. Stabiane di Pompei, le più antiche conservate in Italia, originarie ancora dell'epoca sannitica della città, modificate dopo la fondazione della Colonia (8o circa a. C.), mostrano larga correlazione con la contemporanea costruzione di Olimpia. La costruzione delle T. Stabiane era però destinata ad una città più estesa di quella di Olimpia; si notano già in essa i presupposti di una separazione dei locali adibiti agli uomini da quelli per le donne, coi relativi ingressi indipendenti. Uno spogliatoio è annesso ad un vestibolo accessibile dalla strada mediante un passaggio; dietro a questo, un vano circolare a cupola, con vasca rotonda, interrata, per il bagno freddo (frigidarium). Lateralmente ed adiacente all'apodyterium si trova un vano con riscaldamento ad ipocausto, il tepidarium. Ad esso segue il caldarium, il vano maggiore e più importante dello stabilimento, ugualmente provvisto di riscaldamento sotto il pavimento e munito, su uno dei lati corti, di una vasca da bagno mentre sul lato opposto, in un'abside semicircolare, è situato un bacino fornito di acqua calda, per il lavaggio del viso e delle mani. Il ritorno si effettua secondo la successione inversa, per cui il frigidarium viene utilizzato per ultimo. Il reparto per le donne è più semplice, pur contenendo lo stesso numero di vani, con la sola differenza che qui la vasca per il bagno freddo, che è quello che conclude l'intero procedimento, è incorporata nel vano dello spogliatoio. Si riconosce in questo antico bagno italico lo sforzo di riunire quelli che erano tre differenti costruzioni, thòlos, stabilimento di bagni in vasca e piscina, e cioè tre separate installazioni, in un unico e significativo complesso. Inoltre il vano ad aria tiepida incluso fra l'apodyterium ed il caldarium ha evidentemente la funzione di impedire la dispersione di calore dal vano del bagno caldo, accessibile da un'unica porta e riscaldato da stufe immediatamente attigue. Il frigidarium non è invece ancora volutamente incorporato nella successione dei vani, ma piuttosto esiste come accessorio, come in certo modo anche la piscina natatoria costruita in seguito e annessa all'edificio. Soltanto nelle T. Centrali di Pompei, sorte quando le precedenti costruzioni per le loro dimensioni e per il loro arredamento non corrispondevano più alle esigenze dell'epoca, e non ancora completate quando, nel 79 d. C. la capitale aveva già le sue prime costruzioni monumentali, tutti gli ambienti sono riuniti in organica coerenza. L'apodyterium viene sostituito da spogliatoi a cabina. Il frigidarium rettangolare contiene una vasca lungo il lato corto; al tepidarium che segue è annesso un sudatorium a guisa di thòlos o laconicum, attraverso il quale si può raggiungere il caldarium, accessibile anche direttamente dal tepidarium e che contiene sui lati corti due vasche grandi ed una piccola sul lato lungo. Manca l'abside con il labrum, nonché un bagno separato per le donne.

Una stretta affinità con le T. Centrali di Pompei, derivanti da più antiche costruzioni del genere e in cui si riscontra la forma più semplice di bagno romano nella sua più pura configurazione, presentano, in Italia, le t. di Fiesole (senza sudatorium), ma anche, e soprattutto, una serie di bagni minori nei centri romani della Germania, come quella di Hüfingen, le t. di Kempten, il bagno annesso al Pretorio di Heddernheim con doppio apodyterium, il cosiddetto Bagno Verde nelle t. imperiali di Treviri, le t. di Canac in Francia, con doppio frigidarium e con influsso del tipo imperiale sul disegno della pianta; e parimenti per le t. di Devant. A Vivil Evreux si trova questo schema, raddoppiato come nelle T. Stabiane, ma solo con una simmetrica disposizione dei bagni per gli uomini e di quelli per le donne, senza comunicazione interna fra i vani situati in fuga fra due cortili. Questo sistema può venire ampliato mediante inserzione di vani riscaldabili fra frigidarium e tepidarium, per cui in questo come negli altri stabilimenti citati, la via per l'andata e quella per il ritorno è la stessa; così forse una sala fra frigidarium e tepidarium nei bagni del castellum di Marienfels, Stockstadt, Niederbieder, due sale nelle t. di Ostia, dove l'apodyterium viene arricchito di vani accessori, mentre nelle t. di cura di Badenweiler, accanto alle quattro grandi sale con piscine per la cura termale, esistono doppi frigidarium e tepidarium, e fra essi un singolo caldarium.

In numerose ville romane, soprattutto del N dell'Impero il tipo di t. è ridotto, in quanto edifici privati, alla minore mole possibile, o a costruzione indipendente, per esempio nella villa di Nennig; più spesso però in stretto collegamento con la casa padronale o con uno degli edifici di servizio. Spesso i bagni si limitano a due vani, dei quali uno contiene una vasca grande infossata al livello del pavimento, per il bagno freddo e un'altra più piccola per quello caldo. I bagni privati assumono di frequente proporzioni più vaste, in parte per il raddoppiamento dei vani allo scopo di separare le persone dei due sessi, oppure i padroni dai domestici, come avviene nella villa romana di Konz, del 300 circa d. C. I vani essenziali dei bagni vengono a volte integrati da stanze varie. Finora vi sono ricerche sistematiche soltanto per i bagni privati delle ville in Germania e nella Gallia Belgica, ma il recente ed approfondito studio del Koethe su questo tipo di t. nel territorio di Treviri contiene anche, nel materiale di paragone ivi elencato, le più importanti t. di Francia e d'Inghilterra. Il cosiddetto Teatro Marittimo della Villa Adriana contiene delle microterme private; ad esso è annessa una latrina. Le t. sono qui completate dal triclinium e dalla biblioteca, a somiglianza degli stabilimenti monumentali delle grandi città. È da osservare che questo bagno non era unico nella villa dove, accanto a varî bagni privati dell'imperatore, esistevano almeno altri tre più grandi costruzioni termali per il numeroso personale, gli ospiti ed i funzionarî di servizio. La presenza di due edifici in immediata vicinanza dipende dal divieto di Adriano dei bagni in comune per persone dei due sessi (Cass. Dio, 8, 2).

A differenza dei bagni finora menzionati, che vengono usati ripercorrendone una seconda volta a ritroso tutti i vani, eccetto il caldarium, in altre costruzioni l'itinerario si segue visitando la serie dei vani, oltre diverse sale interposte, con un aumento del caldarium ed un passaggio finale al tepidarium ed al frigidarium; così Galeno prescrive la cura termale (De methodo medendi, xi, 15), prima con una sosta in un vano ad aria calda, cui segue il bagno caldo, ed in ultimo il bagno freddo. A questo tipo appartengono le t. di Gighti, le due t. di Madaurus, le t. di Bongara. Non si può definire singolarmente l'uso di tutti i vani, ad eccezione dei principali e di quelli più caratteristici. Luciano (Hippias, sive balneum, 4) nella descrizione delle t. erette dall'architetto Hippias, cita, immediatamente dopo l'ingresso, la presenza di stanze di servizio e sale di ristoro, prima del frigidarium; inoltre, nella parte riservata all'impianto termale propriamente detto, fra il tepidarium ed il caldarium, ancora tre vani intermedi riscaldati e riccamente arredati, indicati come sala delle unzioni, sala dei massaggi e sala di transito, senza una speciale individuabile attribuzione. È anche fatto cenno che non è necessario ripercorrere dopo il bagno gli stessi vani, ma invece, mercé la loro reciproca indipendenza, poter ritornare dal caldarium nel frigidarium, attraverso il tepidarium.

Dalle costruzioni finora citate, in cui, nella composizione dei vani, appare caratteristica la prevalenza di un criterio funzionale ed utilitario su quello estetico dell'insieme, si distingue il gruppo delle t. monumentali che tentano di armonizzare l'aspetto artisticamente rappresentativo del complesso architettonico con una data organizzazione pratica degli impianti. Ciò non era possibile senza usare una certa violenza alla funzionalità della costruzione, dato che una delle basilari esigenze dell'edilizia monumentale romana risiede nella simmetria rispetto ad un asse. Nel piano delle t. ne deriva da un lato il raddoppiamento dei vani corrispondenti fra loro, dall'altro però anche la riunione al centro delle sale principali, frigidarium e caldarium. Perciò la forma delle t. monumentali non favorisce in alcun modo la creazione dei reparti separati per i due sessi. È verosimile l'origine romana del tipo di t. monumentali, che si suole indicare col nome di t. imperiali poiché a Roma il fondatore di tali edifici era generalmente l'imperatore. Nella città più grande dell'Impero l'allestimento di bagni pubblici era, per le ragioni più sopra citate, una precisa necessità.

Le t. che nel 25 a. C. Agrippa cominciò a costruire, nel Campo Marzio, (v. roma, viii, 1, a) non sembrano esser state assoggettate ad uno schema severamente simmetrico. Se quindi le t. di Nerone, (v. roma, viii, 1, b) costruite nel 62 o più probabilmente dopo l'incendio del 64 nel Campo Marzio e restaurate da Alessandro Severo appaiono rigidamente simmetriche nei disegni degli architetti del XVI sec., esse sembrano essere le più antiche t. monumentali del tipo imperiale. È caratteristica la concentrazione nell'asse centrale del frigidarium, tepidarium e caldarium, mentre la "chiusa" di calore inserita fra le due sale principali è alquanto piccola. Il caldarium rettangolare sporge molto in fuori verso S rispetto al rimanente blocco contiguo di 190 × 120 m, per concedere luce sufficiente agli annessi locali delle vasche. Nel frigidarium rettangolare sono disposte alle pareti dei lati lunghi, fra i potenti pilastri di sostegno delle vòlte a crociera, grandi vasche per l'acqua fredda. Una grande piscina natatoria fiancheggiata da una palestra con esedra, che presumibilmente serviva da biblioteca, è prospiciente al frigidarium verso N. Adiacenti ad essa, sui lati del frigidarium, gli apodyteria con stanze e sale per bagni speciali e massaggi. Questo piano sarà quello che caratterizzerà le grandi costruzioni balneari delle epoche posteriori, non soltanto a Roma ma anche nelle province. Le t. di Tito, (v. roma, viii, 1, c) completate da Domiziano, non sarebbero state accessibili dal N ma dal S, mediante una grande scalea, sì che come facciata veniva messo in evidenza il lato 5 del vasto caldarium. Quasi altrettanto problematica risulta la storia delle t. iniziate da Domiziano e inaugurate da Traiano nel 110 d. C. (v. roma, viii, 1, d), cronologicamente posteriori alle t. di Tito. Esse rappresentano l'edificio balneare vero e proprio con la complessa successione dei suoi ambienti. A causa del cattivo stato di conservazione delle tre t. suddette, solo quelle che nel 216 d. C. Caracalla fece erigere sulla via Appia (v. roma, viii, 1, f) possono fornire il quadro di un bagno monumentale di una città romana. Ciò che nella pianta è compreso entro un rettangolo, appare assai meno unitario quando si cerca d'immaginare l'intero edificio. Risulta allora chiaro che la costruzione non aveva in alcun modo la fisionomia di un blocco unico, ma che invece i singoli ambienti, soprattutto quelli nell'asse mediano, apparivano al tempo stesso anche come corpi di fabbrica. Il natatorium all'aperto, a N, i cortili funzionanti da pozzi di luce accanto al tepidarium relativamente basso, danno al frigidarium rettangolare ed al caldarium cilindrico, l'aspetto di costruzioni indipendenti, come anche le due palestre, che allentano l'unità della struttura. Solo adottando questa ricchezza di peristilî, natatorî e cortili per la luce, si può ottemperare alla necessità di aria e di luce in una costruzione grandiosa, la maggiore fra le t. romane, che i Tetrarchi fecero erigere fra il 298-306 sull'altura del Viminale, col nome di t. di Diocleziano (v. roma, viii, 1, h). Il fatto che, in un tempo posteriore alle t. di Diocleziano, la basilica di Massenzio sia sorta come una sala isolata, lascia comprendere quanto uno stabilimento termale, con i suoi ambienti variamente modellati, sia una composizione di singoli corpi di fabbrica. Nelle t. costruite da Costantino sul Quirinale (v. roma, viii, 1, i), probabilmente subito dopo la sua vittoria di Ponte Milvio nel 312, la forte concentrazione della costruzione sull'asse mediano dovuta a circostanze di luogo, può anche essere dovuta ad una nuova intenzione arcaicizzante o forse un infiltrarsi di particolarità provinciali; poiché è singolare la rinunzia delle palestre come cortili intermedî, la preferenza per i vani centrali e la installazione di una palestra a N, con recinto semicircolare in muratura, e la grande esedra a S.

Il tipo severamente simmetrico delle t. imperiali romane ha senza dubbio influito fortemente su quello delle maggiori t. della provincia, senza che peraltro si possa parlare di copie. Le t. provinciali sono, anzitutto, di minori dimensioni; esse non sono, inoltre, situate, come le t. romane, dal tempo di Traiano, nel centro di un'area circondata da costruzioni supplementari, soprattutto biblioteche, sale da conferenze e da ristoro. In esse, quando quest'area esiste, è generalmente adibita ad uso di palestra e situata davanti all'edificio dei bagni, vale a dire davanti al frigidarium, verso N, circa come nelle t. del campo di Lambesi o nelle t. di Barbara a Treviri. A volte, come in queste costruzioni, si trova, anche sul lato opposto a quello dove il caldarium sporge dal blocco dell'edificio, un cortile per favorire al massimo e da tutti i lati la penetrazione della luce solare, e collegare così il bagno in vasca con quello di sole. Questo cortile sembra però essere stato utilizzato semplicemente a scopo di servizio, mentre nelle t. delle città romane il traffico si svolgeva principalmente proprio davanti e di fronte al caldarium, per concludersi nell'area del recinto, verso le esedre. Per la minore superficie delle t. provinciali del tipo di quelle imperiali, mancano i peristilî situati fra le sale, indispensabili, invece alle grandiose terme romane. A differenza del rettangolo chiuso delle piante di t. romane, da cui sporgeva semplicemente il caldarium, manca, nel maggior numero dei casi, alle t. provinciali, l'isolamento del blocco, giacché l'edificio non sorgeva libero su di una piazza. Al contrario è caratteristico nelle t. provinciali, lo sporgere di singole sale dal profilo esterno della muratura, la conformazione ad aggetti delle t. di Barbara a Treviri, delle grandi t. di Lambesi, delle grandi t. di Leptis Magna, delle t. N di Timgad, delle t. di Guelma. Sono t. provinciali del tipo imperiale le seguenti, elencate in ordine cronologico e con i dati circa la mole dell'edificio propriamente detto (prima cifra la larghezza): le grandi t. di Leptis Magna con natatorium, dell'epoca di Adriano, ricostruite sotto Settimio Severo (m 70 × 78). T. settentrionali di Timgad del 150 circa (m 77 × 70). T. del campo di Lambesi, con palestra antistante e cortile di servizio annesso, del 150 circa (m 59 × 46). T. di Barbara in Treviri con palestra antistante e cortile di servizio annesso; la facciata del caldarium riguardo alla posizione del fabbricato, rappresenta una specie di arco di trionfo, del 170 circa. Grandi t. di Cherchel, con frigidarium trasformato in epoca posteriore, 200 circa. Grandi t. di Lambesi con palestra antistante e grande sala: fine del III sec. (m 67 × 55). T. imperiali di Treviri con palestra antistante della prima epoca costantiniana, trasformate in palazzo in epoca posteriore (m 139 × 121).

Senza possibilità di approssimativa datazione: grandi t. di Djemila, con accentuata concentrazione sull'asse e sala antistante (m 42 × 71). T. di Thelepte a pianta quasi quadrata e 2 caldaria (m 51 × 53). Fra tali edifici si distinguono per la loro speciale grandezza le t. Barbara e le t. imperiali di Treviri, e le grandi t. di Cherchel. In Oriente questo tipo si trova nelle t. di Antonino Pio ad Efeso, con cambiamenti molto caratteristici, fra cui uno riguardante il caldarium, che, situato verso O, non sporge dal blocco del fabbricato (77 × 80); e nel piccolo bagno sul Hermeitepe a Mileto (29 × 18 m), dove ugualmente il caldarium non è marcato all'esterno.

Per il tipo di t. imperiali si può citare, come bagno tipico dell'Oriente greco, quello assolutamente asimmetrico denominato t. di Faustina a Mileto, con un lungo atrio adibito nello stesso tempo ad apodyterium ed a saia di trattenimento, con annesso frigidarium, minuscolo tepidarium e caldarium riccamente modellato.

Bibl.: Fondamentale opera con riferimenti a singole t.: D. Krencker, Die Trierer Kaiserthermen, I, Augsburg 1929. Per le t. di Olimpia: M. Schleif, in Olympia Bericht, IV, 1940-41, p. 32 ss. T. di Delo: J. Chamonard, Délos, VIII, 1929. Per le t. più antiche: D. Robinson, Excavations at Olynthos, 1930, II, p. 47 ss.; W. Déonna, in Délos, XVIII, 1938, Le mobilier, p. 83. Sui bagni privati romani: H. Koethe, in 30. Ber. Röm. Germ. Kommission, 1940, p. 43. Per il bagno nel Teatro Marittimo di Villa Adriana: H. Kähler, Hadrian und seine Villa bei Tivoli, Berlino 1950, p. 48. Per Gela: Not. Scavi, 1960, p. 182 ss.

(H. Kähler)

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