The Birth of a Nation

The Birth of a Nation

Enciclopedia del Cinema (2004)
di Paolo Cherchi Usai

The Birth of a Nation

(USA 1915, Nascita di una nazione, colorato, 190m a 16 fps); regia: David Wark Griffith; produzione: David Wark Griffith per Majestic Motion Picture Corporation; soggetto: dal romanzo The Clansman. An Historical Romance of the Ku Klux Klan di Thomas Dixon Jr.; sceneggiatura: David Wark Griffith, Frank E. Woods; fotografia: G.W. Bitzer; montaggio: James Smith, Rose Smith; scenografia: Frank 'Huck' Wortman; costumi: Robert Goldstein; musica: Joseph Carl Breil.

I figli dei Cameron e degli Stoneman diventano amici sui banchi di scuola. Phil Stoneman si innamora della figlia maggiore dei Cameron, Margaret. Ben, primogenito dei Cameron, si invaghisce di Elsie, sorella di Phil. Esplode la Guerra Civile, e tutti i ragazzi si arruolano. I più giovani muoiono in battaglia, mentre Ben viene ferito e catturato dalle truppe unioniste. Dopo la guerra, Austin Stoneman assume una posizione di potere nel governo e nomina il mulatto Silas Lynch quale supervisore della riforma elettorale che estende il diritto di voto agli afroamericani del Sud. Ben costituisce insieme ad altri il Ku Klux Klan per porre fine agli squilibri causati dalle riforme introdotte da Stoneman e Lynch. Il vecchio Cameron viene arrestato, ma i suoi servi riescono a liberarlo con l'aiuto di Phil Stoneman. Phil e i Cameron cercano rifugio in una capanna isolata mentre i membri della milizia afroamericana si precipitano ad assediarli. A Piedmont, intanto, Lynch ‒ da sempre innamorato di Elsie ‒ le chiede di sposarlo; al suo rifiuto, la tiene prigioniera in casa. Il Ku Klux Klan, guidato da Ben Cameron, interviene mettendo in salvo Elsie e la famiglia Cameron e disarmando la milizia. L'ordine è restaurato. In una duplice cerimonia, Ben sposa Elsie e Phil si unisce a Margaret.

Il primo capolavoro fra i lungometraggi americani nel periodo muto è anche il film più controverso nella storia del cinema e il più fortunato sul piano commerciale. Per decenni i critici di tutto il mondo lo hanno acclamato fra le dieci migliori pellicole mai realizzate. La sua influenza sull'arte e l'industria dei successivi decenni è enorme e duratura, coinvolgendo tuttora la produzione commerciale come quella d'autore (Kubrick, Spielberg, Coppola). Tradotti in moneta corrente e in rapporto alla popolazione dell'epoca, gli incassi di The Birth of a Nation superano di gran lunga quelli dei maggiori successi di età recente. Nessun'opera per il grande schermo è stata oggetto di altrettante proteste, censure e iniziative di boicottaggio. Prima ancora che il film fosse presentato a New York, la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) aveva cercato di impedirne l'uscita. A quasi un secolo di distanza, le reazioni negli Stati Uniti sono ancora più accese, al punto che ogni proiezione pubblica è accompagnata da incandescenti prese di posizione. Per quanto necessario, il dibattito sul contenuto politico di The Birth of a Nation ha messo in ombra i motivi per i quali esso è tuttora considerato un imprescindibile punto di riferimento nello sviluppo della tecnica e dello stile cinematografico. Con ciò non si vuole sostenere che molte delle invenzioni comunemente attribuite a David Wark Griffith non fossero già state adottate in film a lui anteriori (come dimostrano numerosi cortometraggi europei e americani del periodo 1900-1906), ma riconoscere che The Birth of a Nation le riassume in un potente veicolo di soluzioni drammatiche applicate con un notevole senso della suspense e con una sapiente valorizzazione del silenzio in quanto strumento espressivo.

L'assenza della parola assume valore drammatico in diverse sequenze del film, dallo sguardo accorato di una sentinella al passaggio di Elsie Stoneman, allo struggente abbraccio dei Cameron al ritorno del figlio dalla guerra. La rivoluzione di The Birth of a Nation si estende alla caratterizzazione psicologica, qui libera di esprimersi con una complessità ignota alla maggior parte dei predecessori. È a partire da questo film che Griffith riesce a dare spazio adeguato alla dialettica fra sentimento individuale e fenomeno collettivo. Il dramma interiore acquista in lui un valore tanto più pregnante quanto più esso è collocato sullo sfondo della Storia; The Birth of a Nation è una saga familiare (l'amicizia, la rivalità e la riconciliazione fra i Cameron e gli Stoneman), ma la controversa epopea della Guerra Civile (con il suo travolgente finale al servizio della pacificazione nazionale e dello status quo) la presenta come una parabola di valore universale. La questione razziale in The Birth of a Nation (di gran lunga predominante nella sterminata letteratura critica sul film) riemerge così come riflesso della posizione di Griffith nei riguardi della civiltà. Non si può comprendere il pensiero politico del regista prescindendo dalla sua visione della natura umana: una visione improntata a un profondo pessimismo, derivante da un'altrettanto profonda sfiducia nella modernità. In termini culturali, Griffith è un uomo del diciannovesimo secolo; se il suo modello di riferimento estetico è il melodramma teatrale, quello filosofico è un utopismo millenarista segnato da una risoluta negazione della Storia, anche quando essa è presa a modello di verità eterne. La sua concezione del mondo rifiuta i concetti di progresso e di dinamica sociale, e oppone ad essi una realtà tragica e immutabile, la cui unica speranza di redenzione è legata alla supremazia del cuore e del vincolo di sangue sulle forze del caos. Non deve sorprendere che Griffith si dimostri sorpreso e ferito dalle accuse di razzismo in The Birth of a Nation, né serve indignarsi per la sua idealizzazione della figura muliebre in un giardino dell'Eden che non ha ancora conosciuto il peccato: l'identità razziale e la separazione fra i sessi sono per lui inevitabili dati di natura, comunque meno importanti della diuturna lotta contro un ordine sociale repressivo e dell'amore come unica risposta possibile alla crudeltà della condizione umana.

Interpreti e personaggi: Henry B. Walthall (colonnello Ben Cameron), Miriam Cooper (Margaret Cameron), Mae Marsh (Flora Cameron), Josephine Crowell (Mrs. Cameron), Spottiswoode Aitken (Dr. Cameron), George Andre Beranger (Wade Cameron), Maxfield Stanley (Duke Cameron), Jennie Lee (Mammy, la serva di colore dei Cameron), Ralph Lewis (Austin Stoneman), Lillian Gish (Elsie Stoneman), Elmer Clifton (Phil Stoneman), Robert Harron (Tod Stoneman), Wallace Reid (Jeff, il fabbro), Mary Alden (Lydia Brown, la serva mulatta degli Stoneman), George Siegmann (Silas Lynch), Walter Long (Gus), Joseph Henabery (Abraham Lincoln), Alberta Lee (Mrs. Lincoln), Raoul Walsh (John Wilkes Booth), Donald Crisp (generale Grant), Howard Gaye (generale Robert E. Lee).

bibliografia

D. W. Griffith, The Rise and Fall of Free Speech in America, Los Angeles 1916.

Focus on Griffith, a cura di H.M. Geduld, Englewood Cliffs, NJ 1971.

Focus on 'The Birth of a Nation' , a cura di F. Silva, Englewood Cliffs, NJ, 1971.

R. Merritt, A. Dixon, Griffith and the Southern Legend, in "Cinema Journal", fall 1972.

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F. Vanoye, Rhétorique de la douleur, in "Vertigo", n. 6-7, 1991.

The Birth of a Nation, a cura di R. Lang, New Brunswick, NJ, 1994.

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C. Keil et al., The Birth of a Nation, in The Griffith Project, 8° vol., a cura di P. Cherchi Usai, London 2004.

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