Torino

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Torino Comune del Piemonte (130,2 km2 con 908.263 ab. nel 2008), capoluogo di provincia e di regione. Sorge alla confluenza della Dora Riparia con il Po, in un’area alluvionale (239 m s.l.m.) compresa fra l’anfiteatro morenico di Rivoli e una serie di colline situate a oriente (fra cui, la collina di Superga).

1. Sviluppo urbano

La città presenta il caratteristico piano topografico ‘a reticolato’ che caratterizzava la pianta dell’antica colonia del tempo di Augusto. Tuttavia l’attuale perpendi­colarità delle vie del centro storico deriva da tre successivi ampliamenti che ebbero luogo dal 16° al 18° secolo. Con la fine dell’Ottocento, l’incipiente sviluppo industriale di T. e la formazione di un proletariato urbano portarono alla nascita dei primi quartieri operai. Nella seconda metà del Novecento, fu istituita l’area metropolitana torinese, definita con decreto regionale del 1972 e comprendente 52 comuni limitrofi (tra cui Moncalieri, Nichelino, Beinasco, Orbassano, Grugliasco, Collegno, Venaria, Settimo Torinese), ordinati secondo due corone concentriche. Il centro storico della città e l’area collinare sono abitati soprattutto da ceti medi e medio-elevati, mentre l’area a N della Dora Riparia e l’estrema periferia meridionale includono quartieri abitati da popolazione con basse qualifiche professionali e presentano una maggiore incidenza di situazioni di disagio sociale e di disoccupazione. Con il piano regolatore approvato nel 1995, T. ha attuato una vera ridefinizione del proprio assetto urbanistico, affrontando innanzi tutto il problema della ristrutturazione dei grandi spazi urbani liberi, costituiti per lo più da aree industriali dismesse (si tratta di una superficie di quasi 3.000.000 di m2). È stata prevista, e in parte già realizzata, una serie di interventi e di proposte di riuso: accanto al progetto del passante ferroviario, sistema di collegamenti ferroviari integrati che interessa l’area urbana, gli interventi di portata più consistente si sono concentrati lungo la cosiddetta Spina Centrale, un asse in direzione nord-sud lungo il quale si trovano ampi spazi industriali dismessi. Il sistema dei trasporti è stato potenziato dalla realizzazione della prima linea metropolitana cittadina, inaugurata nel febbraio 2006.

La popolazione del capoluogo ha registrato, negli ultimi due decenni del 20° sec., un notevole decremento demografico (−154.647 ab. nel decennio 1981-1991; −61.520 ab. nel decennio 1991-2001). Successivamente, la tendenza negativa sembra essersi arrestata e negli anni dal 2002 al 2008 la popolazione è rimasta sostanzialmente stazionaria. Il ridimensionamento demografico cui è andato incontro il Comune appare tanto più sensibile, tenendo conto che esso è stato, in larga misura/">misura, riequilibrato da consistenti flussi immigratori. A partire dagli anni 1990, infatti, T., come molte città dell’Italia centrale e settentrionale, è diventata meta di gruppi di extracomunitari, provenienti soprattutto dai paesi dell’Africa settentrionale (Marocco, Tunisia, Egitto), dai paesi europei ex socialisti (Romania, Albania), dall’Asia (Cina e Filippine) e dall’Africa subsahariana (Nigeria, Senegal).

2. Attività economiche

L’economia torinese si è sempre basata, sin dagli albori dello sviluppo industriale della città, sul settore metalmeccanico: basti pensare che già nel 1889 le industrie metalmeccaniche occupavano il 40% degli operai. In particolare, l’industria automobilistica si presenta come la specializzazione dominante: nel 1907 le industrie produttrici di autoveicoli erano 37, mentre il successivo fallimento di 27 di esse avrebbe consentito l’affermazione e l’egemonia della FIAT. Lo sviluppo di quest’ultima avvenne, a partire dai primi anni del 20° sec., all’insegna del ‘fordismo’, ovvero di un sistema orientato alla produzione di massa di beni standardizzati, basato sulla grande concentrazione industriale e su una rigida divisione del lavoro. L’importanza della FIAT nell’economia torinese non si è limitata al sistema produttivo automobilistico, ma ha esercitato una notevole influenza sull’intero indotto e sulla formazione di società di servizi, oltre che sulla generica struttura urbana. Sebbene le trasformazioni economiche degli anni 1980 e 1990 abbiano modificato l’immagine di T. come città fondata sul controllo della grande impresa, a causa della crisi dell’industria tradizionale e delle trasformazioni organizzative subite da quest’ultima, è sull’eredità delle precedenti fasi di industrializzazione che continua a giocarsi oggi il vantaggio competitivo del capoluogo e del suo sistema metropolitano. La tradizione manifatturiera, in particolare la specializzazione meccanica e automobilistica, rappresenta un patrimonio di conoscenze, competenze, saperi tecnici e pratici, reti di relazioni (non solo economiche, ma anche sociali e culturali) sul quale si sono costituite nuove esperienze imprenditoriali e nuove specializzazioni produttive che hanno diversificato la base economica del sistema metropolitano torinese. Negli ultimi due decenni l’indotto gravitante sulla FIAT ha registrato trasformazioni significative che ne hanno modificato parzialmente la fisionomia: in primo luogo, il peso delle aziende medio-grandi di proprietà locale è andato progressivamente diminuendo, mentre si sono affermati, quali fornitori di livello primario, grandi gruppi multinazionali e imprese di piccole dimensioni organizzate in consorzi e joint venture; in secondo luogo, altre imprese dell’indotto (soprattutto, produttori di semilavorati non appartenenti al comparto automobilistico e di componenti non originali destinate al mercato dei ricambi) hanno cercato di ridurre la propria dipendenza dalla FIAT rivolgendosi a nuovi mercati e diversificandosi lungo nuovi cicli di produzione.

Accanto alla filiera dell’automobile, il nucleo strategico del sistema produttivo torinese è rappresentato dal sistema dei beni strumentali e dalle attività di design e progettazione: il primo, fortemente radicato a livello locale, ha incrementato il proprio grado di autonomia rispetto alla FIAT, che in passato rappresentava il principale mercato di domanda per le macchine utensili, rivolgendosi verso l’estero mediante l’offerta di nuove specializzazioni (elettronica, robotica); le seconde costituiscono il segmento più innovativo dell’industria torinese e sono formate da un comparto estremamente articolato del design industriale. Vitali si mostrano inoltre i settori aerospaziale, delle telecomunicazioni, della stampa e della grafica, insieme a specializzazioni quali, per es., la produzione di dispositivi anti-intrusione e antifurto, in cui si trovano imprese leader su scala europea.

La presenza di funzioni direzionali, di ricerca, universitarie e, in generale, formative fa del capoluogo piemontese una metropoli terziaria di rango europeo, dotata di una propria, specifica ‘cultura’ della produzione. Un certo rilievo rivestono inoltre il turismo congressuale, che usufruisce degli spazi recuperati dall’area del complesso FIAT del Lingotto, e quello culturale, con importanti fiere quali il Salone dell’automobile e il Salone internazionale del Libro, sempre al Lingotto.

T. è un importante nodo della rete viaria nazionale ed europea, soprattutto per quanto riguarda i collegamenti con la Francia (da T. parte la linea ferroviaria per Modane e Parigi). Nel dicembre 2009 è divenuto operativo il collegamento ferroviario ad alta velocità tra T. e Milano. Tale progetto, noto come ‘Torino Milano 2010’ o anche ‘Mi-To’, va ben oltre il potenziamento dei trasporti, mirando a istituire tra le due città una cooperazione volta alla creazione di un grande sistema policentrico, dotato delle più moderne infrastrutture e in grado di fornire servizi avanzati, competitivi a livello europeo.

storia

Augusta Taurinorum fu città romana della regione XI augustea (Transpadana), nel territorio dei Taurini. Fondata come colonia militare, forse sul luogo dell’antica capitale Taurasia, divenne ben presto importante grazie alla sua posizione geografica centrale nella regione subalpina.

Venuta in possesso dei re longobardi, fu sede di un vasto ducato, baluardo del Regno longobardo contro i Franchi. Il duca più famoso fu Agilulfo, che alla morte di Autari (590) s’impadronì del regno e sposò la regina Teodolinda. I Franchi fecero di T. il centro di una contea e signori franchi conservarono la città e la contea anche nel primo periodo del Regno d’Italia. Verso il 940 il re Ugo collocò a T., come conte, Arduino Glabrione, con il quale si stabilì nella città la dinastia degli Arduinici (➔ Arduinica, marca) e vi costituì la marca di T.; il periodo marchionale rappresentò un momento di prosperità. Verso la fine dell’11° sec. si affermò l’autorità del vescovo e dei visconti della città, mentre Umberto II di Savoia, erede dei diritti sabaudi sulla marca, assunse il titolo di conte e di marchese di T., pur senza riuscire a occupare la città. Nel 1136 Lotario III concedeva ai Torinesi le libertà comunali sotto la protezione dell’Impero. Nel 1159 Federico Barbarossa riconosceva al vescovo la completa signoria comitale su T. e su tutto il suo territorio. Nel 1235 la lunga lotta fra T. e il conte di Savoia parve finire con un trattato perpetuo di pace. Dopo la battaglia di Cortenuova (1237) Federico II impose il governo di un suo capitano imperiale; nel 1248, per acquistarsi il favore dei Savoia, concesse la città in feudo a Tommaso, fratello di Amedeo IV, che si trovò presto in lotta con Asti, Chieri e Moncalieri. Sconfitto a Montebruno (1255), Tommaso dovette rinunciare ai suoi diritti su T., che allora si ricostituì in libero comune, ma sotto il predominio del Comune di Asti. Nel 1270 T. dovette riconoscere la signoria angioina e nel 1276 quella di Guglielmo VII marchese di Monferrato, che nel 1280 fu costretto a cedere la città a Tommaso III di Savoia. Nel 1285 T. e i territori italiani dei Savoia furono concessi come feudo della contea di Savoia da Amedeo V al nipote Filippo. Stroncato da Amedeo VI di Savoia il tentativo di Giacomo di Savoia-Acaia di costituire con i territori subalpini un piccolo Stato indipendente, T. fu occupata dal Conte Verde, che riconfermò gli statuti cittadini, eliminando però le maggiori tracce dell’autonomia comunale (1360), e restituì poi la città e tutto il territorio subalpino a Giacomo di Savoia-Acaia.

L’unificazione definitiva dello Stato sabaudo avvenne nel 1418 allo spegnersi della linea Savoia-Acaia, quando il duca di Savoia Amedeo VIII provvide a una prima unificazione amministrativa e stabilì a T. il centro dei territori sabaudi subalpini. Nel 1536 la città fu occupata dai Francesi. Quando per il trattato di Blois Emanuele Filiberto poté entrare a T. (febbraio 1563), vi stabilì definitivamente la capitale. Nel 1640 T., contesa fra la duchessa Cristina (Madama Cristina), vedova di Vittorio Amedeo I e reggente per il giovane Carlo Emanuele II, sostenuta dalla Francia, e i cognati, il cardinale Maurizio e il principe Tommaso di Carignano, appoggiati dalla Spagna, fu assediata dai Francesi; il principe Tommaso dovette arrendersi e la città fu consegnata a Cristina. Di fatto, T. durante tutto il regno di Carlo Emanuele II (1638-75) rimase sotto il controllo della Francia, mentre Vittorio Amedeo II difese la città contro i tentativi di Luigi XIV d’impadronirsene, culminati nel terribile assedio del 1706. Durante il 18° sec. T. divenne una città ricca di attività economiche e culturali. Nel 1798 fu occupata dai Francesi, che ne fecero il capoluogo del dipartimento dell’Eridano. Conquistata il 25 maggio 1799 dalle truppe del maresciallo Suvorov e riconsegnata nominalmente al governo sabaudo, poi ancora dai Francesi nel giugno 1800, il 12 aprile 1801 fu nuovamente annessa alla Francia e fece parte della 27ª divisione militare.

Con la Restaurazione, l’attività degli arsenali e quella delle nuove industrie attirarono a T., ormai capitale del più importante Stato italiano, numerosi elementi dalle province: nel 1830 la popolazione toccò i 100.000 abitanti. T. non risentì degli avvenimenti del 1848-49, anzi conobbe subito dopo un periodo di slancio, mentre l’emigrazione politica da tutte le parti d’Italia ne fece la capitale morale di tutta l’Italia. Nel 1865 la partenza della corte, del governo e degli organi centrali della burocrazia statale costituì un grave danno per la città. Ma presto T. superò la crisi, diventando un centro industriale di prim’ordine, come testimoniarono le grandi esposizioni industriali del 1884, 1898, 1911, e la rapida ripresa demografica.

architettura e arte

1. Lo sviluppo artistico e architettonico

Già sede di popolazioni celto-liguri, T. vide in età augustea la prima formazione di un impianto di colonia destinato a segnarne profondamente lo sviluppo urbano. La città romana venne compresa in un perimetro quadrangolare, circondato da mura intervallate da torri, che rimase in uso come apparato difensivo per tutto il Medioevo. Si conservano resti della porta Palatina, della porta Praetoria e del teatro; tracce di assi viari e abitazioni; recente il rinvenimento di un mosaico a cocciopesto.

Dell’epoca romanica rimane il campanile di S. Andrea, ora della Consolata. Gotica è S. Domenico con affreschi trecenteschi; tardogotica la facciata posteriore di Palazzo Madama, antico castello del 13°-14° sec., rifatto nel 15°. Della fine del 15° sec. è la costruzione (sul luogo di tre basiliche paleocristiane) del duomo a opera di Meo del Caprina; nella scultura e nella pittura resta predominante l’influenza lombarda.

Per Emanuele Filiberto F. Paciotto costruì la nuova cittadella (1564) di cui rimane solo un mastio. Sotto Carlo Emanuele I, A. Vittozzi progettò piazza Castello (1584) e tracciò la Via Nuova (via Roma); Vittozzi fornì anche il modello per le facciate degli edifici, uniformi nell’allineamento prospettico della via. C. di Castellamonte continuò l’opera di Vittozzi, prolungando la Via Nuova al di là della piazza S. Carlo (suo progetto, 1637), fino a Porta Nuova. Sotto Carlo Emanuele II, A. di Castellamonte progettò la rettilinea via Po; suo anche il Palazzo Reale (1658). Al 1633-38 risale il castello del Valentino. Di F. Lanfranchi sono il Palazzo di Cit­tà e la chiesa della Visitazione.

Nel 17° sec., una forte impronta alla città venne dalle opere di G. Guarini: cappella della Sacra Sindone, Collegio dei Nobili (Accademia delle Scienze), Palazzo Carignano, S. Lorenzo. Alle grandiose iniziative edilizie di Vittorio Amedeo II rispose pienamente F. Juvarra, che completò le costruzioni di Venaria Reale, studiò la sistemazione della zona nord-occidentale della città, eresse, tra le opere principali, le chiese del Carmine, di S. Cristina (facciata), di S. Croce, di S. Filippo Neri, i palazzi Martini di Cigala, Birago di Borgaro, la facciata occidentale di Palazzo Madama e lo splendido scalone; fuori T., la basilica di Superga e il Casino di caccia di Stupinigi. L’arte di Juvarra ebbe largo seguito a T. specie per opera di B.A. Vittone e di B. Alfieri (lavori per i palazzi di Città, di Giustizia, Solaro del Borgo, Chiablese; Teatro Regio e Teatro Carignano, rifatto nel 1787 da G.B. Feroggio). A G.B. Tiepolo si ispirarono i Galliari, famiglia di decoratori attivi a T. nel Settecento.

Per ricordare l’esodo dei Francesi sorse il neoclassico tempio della Gran Madre di Dio (F. Bonsignore, 1818-31). Sotto Carlo Felice la città s’ingrandì verso il Po e Porta Nuova (od. stazione ferroviaria); fu definitivamente tracciata la grande piazza, poi Vittorio Veneto. Nella seconda metà del 19° sec., fu aperta la via Pietro Micca; quasi tutte le piazze e i giardini furono ornati di monumenti (quello a Emanuele Filiberto è di C. Marochetti, 1838); nel 1863 A. Antonelli iniziò la costruzione della Mole Antonelliana; la stazione di Porta Nuova (1866-68, A. Mazzuchetti e C. Ceppi) è un elegante esempio di architettura industriale. Tributo al tardo romanticismo è il complesso del castello e borgo medievale di A. D’Andrade (1884). Il liberty trova felice espressione nelle sculture di L. Bistolfi e nelle palazzine di P. Fenoglio e s’impone con l’Esposizione universale del 1902 (R. d’Aronco).

L’insegnamento di P. Toesca e L. Venturi, la pittura di F. Casorati, il mecenatismo di R. Gualino, l’impegno di architetti razionalisti come G. Pagano, G. Levi-Montalcini, E. Sottsass, illustrano la vivacità dell’ambiente torinese nei primi decenni del 20° secolo. Nel secondo dopoguerra, il quartiere della Falchera (dal 1950; G. Astengo e altri) è una delle migliori soluzioni dell’edilizia residenziale sovvenzionata italiana. Oltre agli interventi connessi con la mostra del centenario Italia ’61 (Palazzo del Lavoro di P.L. e A. Nervi; Palazzo delle Mostre di A. e G. Rigotti; Palazzo dello Sport di A. Vitellozzi), al complesso Torino-Esposizioni (trasformazione del Palazzo della Moda, costruito da E. Sottsass nel 1938, con strutture di P. Nervi, 1950, e R. Morandi, 1960), di particolare rilievo sono le opere di C. Mollino (Camera del Commercio, 1964-72; nuovo Teatro Regio, 1965-73), R. Gabetti e A. Isola (Borsa Valori, 1952-56; Bottega d’Erasmo, 1954-56; isolato di via S. Agostino, 1980-83), A. Rossi (edificio per uffici ‘Casa Aurora’, 1984-88). L’attenzione per il riuso del patrimonio edilizio ha trovato emblematiche soluzioni nel seicentesco Palazzo Lascaris (sede del Consiglio regionale; 1976, F. Albini e F. Helg), e soprattutto nello stabilimento FIAT-Lingotto, di G. Matté Trucco, opera significativa della prima architettura funzionale (1915-21), ristrutturato come centro polifunzionale (spazio fiere/esposizioni, centro congressi/auditorium, 1988-94, e Pinacoteca G. e M. Agnelli, 2002, di R. Piano).

2. Musei, istituti di cultura, biblioteche

Tra i musei vanno citati: l’Accademia Albertina di Belle Arti (con pinacoteca donata nel 1829 dall’arcivescovo Mossi Morano Pallavicino); la Galleria Sabauda (dal 1832); l’Armeria Reale (1837); il Museo Egizio (uno dei più importanti del mondo); il Museo di Antichità; la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea (edificio di C. Bassi e G. Boschetti, 1957; ristrutturato nel 1993); il Museo civico d’arte antica; il Museo nazionale del Risorgimento in Palazzo Carignano; il Museo civico di numismatica, etnografia e arti orientali (1989); a Rivoli, il Castello di Rivoli - Museo di arte contemporanea (nella storica residenza riprogettata da Juvarra, restaurata da A. Bruno, 1978). Importanti anche: il Museo nazionale d’artiglieria, il Museo nazionale dell’automobile, il Museo nazionale della Montagna ‘Duca degli Abruzzi’, il Museo nazionale del cine­ma (dal 2000 nella Mole Antonelliana).

Tra gli istituti di cultura, si ricordano:l’università, fondata nel 1404 da Ludovico di Savoia-Acaia (nel 1506 vi si laureò Erasmo da Rotterdam), riformata da Emanuele Filiberto e poi da Vittorio Amedeo II (1729) con l’aiuto dei giuristi N. Pensabene e F. d’Aguirre; il politecnico; il conservatorio di musica ‘G. Verdi’; l’Accademia delle scienze; l’Istituto nazionale elettronico ‘G. Ferraris’.

La Biblioteca nazionale universitaria, aperta nel 1723 agli studenti dell’università, per volontà di Vittorio Amedeo II, che la incrementò con il dono di un suo fondo privato, divenne nazionale nel 1876. Possiede oltre 900.000 volumi, 3800 manoscritti, 1600 incunaboli, 10.000 periodici; vanta, tra le sue opere più importanti, la raccolta dei codici di Bobbio acquisita nel 1820. La Biblioteca Civica fu istituita nel 1869 da Giuseppe Pomba: i suoi fondi sono importanti nell’ambito degli studi sul Risorgimento italiano, sulla storia del teatro e dell’arte. La Biblioteca reale, istituita nel 1837 da Carlo Alberto che vi raccolse tutte le antiche librerie sabaude; possiede oltre 150.000 volumi a stampa e 4000 manoscritti, il Libro del volo degli uccelli di Leonardo, preziosi incunaboli e stampe rare piemontesi, portolani manoscritti del 16° sec. e una collezione di disegni. Tra le altre biblioteche, la Biblioteca dell’Accademia delle scienze, costituita contemporaneamente all’Accademia nel 1874, possiede una notevole raccolta di medaglie; alla Biblioteca della Deputazione subalpina di storia patria, fondata nel 1833, è annessa la raccolta della Società storica subalpina.

musica

La vita musicale presso la corte sabauda fu profondamente influenzata dal legame geografico e dinastico con il regno di Francia. A metà del Quattrocento venne fondata la cappella ducale presso la cattedrale e nel Seicento si ebbe l’affermazione di manifestazioni musicali di ascendenza francese, primo fra tutti il ballet de cour. Musico di camera all’inizio del secolo fu il palermitano S. d’India, il quale, con la Zalizura (1612), diede l’avvio agli spettacoli d’opera nei due principali teatri: il Regio per le rappresentazioni di opere serie e il Carignano per l’opera buffa. Nel corso del Settecento sorse anche all’interno della Cappella, divenuta Regia, un vivaio di strumentisti che diedero vita a una celebre scuola violinistica. Il fondatore fu G.B. Somis: da lui discesero celebri virtuosi come Gaetano G. Pugnani e G.B. Viotti. Nel 1740 venne costruito il nuovo grandioso Teatro Regio (opera di B. Alfieri), distrutto da un incendio nel 1936, poi ricostruito su progetto di C. Mollino e inaugurato nel 1973. L’attività concertistica godette di un momento di grande splendore nella seconda metà del 19° sec. quando sorsero istituzioni prestigiose come i Concerti Popolari (1872) la Società di Concerti (1895), mentre nel 1894 era nata l’Orchestra municipale, prima orchestra stabile italiana, diretta da A. Toscanini. Nel 1931 fu istituita l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, completamente rinnovata nel 1994. Dal 2004 si svolge a T. il ciclo Rai Nuova musica, una rassegna dedicata alla produzione contemporanea.

Assedio di T. Fu posto dai Francesi, nel corso della guerra per la successione di Spagna, il 13 maggio 1706. Prima che l’accerchiamento fosse completo, il duca Vittorio Amedeo II abbandonò T., lasciando il comando della piazza al generale W. P. Daun. La difesa fu assai energica (fu in questa occasione che si ebbe l’eroico gesto di Pietro Micca) e dopo tre mesi gli assedianti non erano riusciti ad aver ragione della piazza, nonostante la perdita di circa 10.000 uomini. Il 7 settembre le forze imperiali, guidate da Eugenio di Savoia, e piemontesi, al comando di Vittorio Amedeo II, mossero all’attacco e, messo in fuga il nemico, entrarono in città.

Marca di T. Il primo marchese di T. fu nel 10° sec. Arduino Glabrione. Il dominio dei marchesi arduinici comprendeva le contee di T., Auriate (Cuneo), Asti, Alba, Bredulo (Mondovì), Ventimiglia, Albenga: andava cioè dal Po al mare. Verso il 970 vi fu aggiunta la valle della Doria Riparia (Susa). Gli Arduinici dominarono la marca fino al 1035; dopo Manfredo I, Olderico Manfredi, e nel 1035 il figlio ed erede di questo (noto solo come conte di Mombaldone), l’imperatore Corrado II assegnò la marca al proprio figliastro Ermanno duca di Svevia che sposò la primogenita di Olderico e di Berta, Adelaide. Nel 1048 l’imperatore Enrico III investì della marca Oddone di Savoia, terzo marito di Adelaide. A Oddone succedettero i figli Pietro e Amedeo, poi Federico di Montbéliard, marito di Agnese figlia di Pietro. Nel 1091 la marca fu divisa fra gli eredi della contessa Adelaide: i conti di Savoia che occuparono una parte della Valle di Susa, i marchesi del Monferrato che si allargarono nel Sud e i Delfini di Grenoble che entrarono pure nella Valle di Susa.

Paci e trattati di T. L’8 agosto 1381 fu conclusa a T., tra i rappresentanti di Venezia, di Genova, del re di Ungheria, del signore di Padova e del patriarca di Aquileia, la pace che pose fine alla guerra di Chioggia. Trattato del 1696 Fu firmato il 26 agosto, durante la guerra della Grande alleanza, tra Francia e Vittorio Amedeo II duca di Savoia: quest’ultimo recuperava Pinerolo (perduta nel 1631), acconsentiva al matrimonio della primogenita Maria Adelaide col duca di Borgogna, figlio del Delfino, e passava senz’altro nel campo francese. Trattato del 1703Fu concluso l’8 novembre 1703, nel corso della guerra di successione spagnola, tra l’Impero e il ducato di Savoia. Vittorio Amedeo II si impegnò ad abbandonare l’alleanza francese, ottenendo in compenso la Lomellina, la Valsesia, Valenza, Alessandria e i feudi delle Langhe. Articoli segreti gli promettevano inoltre il Vigevanasco, cinque terre del Novarese e gli eventuali acquisti nel Delfinato e nella Provenza. Trattato del 1733 Fu firmato come trattato di alleanza in funzione antiaustriaca: il re di Sardegna era autorizzato ad annettersi, appena riuscisse a occuparla, Milano, di cui però avrebbe preso l’investitura dall’Impero. Con articoli segreti il trattato escludeva l’Austria, oltre che dalla Lombardia, dai Presidi e dalle Due Sicilie, destinati a Don Carlos di Parma, e stabiliva che il re di Spagna fosse invitato dalla Francia ad aderire al trattato e alla guerra. Trattato del 1860Sottoscritto il 24 marzo tra Regno di Sardegna e Francia, a conferma del trattato segreto con cui Vittorio Emanuele II aveva ceduto alla Francia la Savoia e Nizza, fu promulgato l’11 giugno dopo l’approvazione del Parlamento, malgrado l’opposizione di Garibaldi.

Provincia di T.(6830 km2 con 2.277.686 ab. nel 2008, ripartiti in 315 Comuni; densità 328 ab./km2). Il territorio della provincia è quanto mai vario e comprende zone a prevalenza montana, collinare o pianeggiante. In montagna domina il clima alpino, rigido d’inverno e fresco d’estate, mentre in pianura il clima è temperato, con una notevole escursione termica tra inverno ed estate. Le precipitazioni sono abbondanti (oltre 2000 mm annui) soprattutto nella fascia alpina. L’idrografia è rappresentata dal ventaglio di affluenti che drenano l’alto bacino del Po (Orco, Stura di Lanzo, Dora Riparia, Pellice), con i relativi subaffluenti.

La demografia, fortemente influenzata dal peso del capoluogo, risulta debole, come in tutta la regione piemontese, dal punto di vista naturale, con eccedenza della mortalità sulla natalità. I movimenti migratori, che hanno visto nel passato lo spopolamento dell’area montana e forti afflussi (specie dalle regioni dell’Italia meridionale) nell’area metropolitana torinese, si sono fortemente attenuati, sostituiti in parte da quelli provenienti dai paesi extracomunitari.

Maggiori poli urbani provinciali, dopo il capoluogo, sono Pinerolo, cittadina a vocazione terziaria, e Ivrea, centro storico dell’Olivetti e oggi sede di numerose aziende specializzate nelle tecnologie avanzate. Per quanto riguarda il settore primario, l’agricoltura e l’allevamento si concentrano nella pianura meridionale, nella zona di confine con le province di Asti e Cuneo. Il territorio alpino è caratterizzato dalla presenza di numerosi centri turistici (tra i più celebri, Bardonecchia, Cesana Torinese, Cuorgnè, Sauze d’Oulx, Sestriere).

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