uguaglianza

uguaglianza

Dizionario di filosofia (2009)

uguaglianza Entrata nella cultura occidentale con lo stoicismo e soprattutto con il cristianesimo – che considera tutti gli uomini dotati della stessa dignità, in quanto figli di un medesimo Padre – l’idea che gli esseri umani siano uguali tra loro ha giocato un ruolo decisivo nelle vicende sociali e politiche soltanto a partire dal Seicento. I principali pensatori politici del 17° e 18° sec. – da ;Hobbes a Locke, da Rousseau a Kant – partono dall’ipotesi che gli uomini, nello stato di natura, siano liberi ed eguali e di conseguenza pongono l’origine dello Stato in un accordo volontario (il patto o contratto, ➔ contrattualismo) stipulato dagli individui stessi. Mentre per Platone e Aristotele esisteva una gerarchia naturale (fondata sull’intelligenza e sul sapere) tra chi è adatto al comando e chi è adatto all’obbedienza – gerarchia che durante il Medioevo si irrigidì nel criterio ereditario, fondato sulla nascita – per i moderni pensatori contrattualisti gli uomini dispongono di uguali diritti e di conseguenza l’ordine sociale e politico è qualcosa di ‘artificiale’, che gli individui costruiscono tramite accordi e in base alle loro convinzioni. Queste idee troveranno la loro realizzazione storica nelle due grandi rivoluzioni moderne, quella americana del 1776 e quella francese del 1789, i cui più famosi documenti si aprono ;proprio con un solenne richiamo all’idea di uguaglianza. All’inizio della Dichiarazione d’indipendenza americana (1776) troviamo un elenco di «verità» autoevidenti, la prima delle quali è «che tutti gli uomini sono creati uguali»; e nel primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) viene proclamato il principio secondo il quale «gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti».

I diversi tipi di uguaglianza. Il principio dell’u. si rivelò ben presto suscettibile di diverse interpretazioni: esso poteva infatti essere invocato sul piano civile, come u. di fronte alla legge e nei diritti di libertà (garanzie giudiziarie, libertà di coscienza, libertà di iniziativa economica); oppure sul piano politico, come uguale partecipazione al potere tramite il diritto di voto, a prescindere dalla condizione economica; oppure, sul piano sociale, come u. nel possesso di risorse economiche. La richiesta dell’u. civile ha caratterizzato, tra 18° e 19° sec., i movimenti politici di ispirazione liberale, la cui principale preoccupazione era la tutela della libertà individuale da ogni forma di potere collettivo; l’u. politica – con la connessa richiesta del suffragio universale – è stata invece, nella seconda metà del 19° sec., la ragion d’essere dei movimenti democratici, i quali consideravano la partecipazione di tutti al potere politico (cioè l’autogoverno collettivo) la forma più alta di libertà; l’u. sociale, infine, è stata la bandiera dei movimenti socialisti, che hanno teorizzato – sino alla prima metà del 20° sec. – la scomparsa della proprietà privata e del libero mercato, nella convinzione che la vera libertà potesse scaturire soltanto dall’uguale possesso delle risorse economiche e non dal possesso di ‘diritti astratti’. Tra questi diversi tipi di u. la differenza più grande è quella che separa l’u. formale da quella sostanziale. L’u. nei diritti civili e politici è un’u. formale, perché riguarda la sfera dei diritti e non quella dei beni; di conseguenza, è compatibile con un grado più o meno ampio di disuguaglianza sociale. Il fatto di essere uguali di fronte alla legge e nelle libertà individuali significa che ogni individuo non subisce discriminazioni e che dispone delle stesse facoltà: ma quanto ai risultati, sul piano sociale, questi dipenderanno dalle sue capacità e dal suo impegno. Anche l’u. politica non incide direttamente sulla sfera sociale, sebbene la partecipazione di tutti al voto (e quindi, indirettamente, alle decisioni legislative) possa far prevalere un orientamento favorevole all’intervento nella sfera economica e all’adozione di politiche di redistribuzione della ricchezza. L’u. sociale, invece, è un’u. di tipo sostanziale, giacché non riguarda i diritti, ma i bisogni, e si traduce nell’uguale distribuzione dei beni: poiché si tratta di una forma radicale di u., in questo caso si è soliti parlare di egualitarismo.

Diritti sociali e pari opportunità. Se per gran parte del 19° sec. lo scontro è stato soprattutto tra liberali e democratici (divisi dal tema del suffragio universale), nel 20° sec. lo scontro è stato tra liberali e democratici, da un lato, e socialisti e comunisti, dall’altro, divisi dal tema dei diritti civili, dei diritti politici e della libertà economica: dal punto di vista dei movimenti politici ispirati al marxismo, infatti, l’u. civile e politica era soltanto una maschera degli interessi economici della borghesia, i quali determinano la più reale e oppressiva delle disuguaglianze. Nel corso del Novecento, tuttavia, sono sorte correnti di socialismo democratico o riformista, che non rifiutavano i diritti conquistati da liberali e democratici, ma pensavano piuttosto a integrarli con una serie di diritti e politiche sociali (diritti sindacali, istruzione, assistenza sanitaria e pensionistica, assegni di disoccupazione, servizi sociali), il cui scopo era correggere gli squilibri dell’economia di mercato e ridurre le disuguaglianze sociali. Per altro verso, anche nel pensiero liberale si è manifestata una maggiore sensibilità sociale, che si è concretata nel principio dell’eguaglianza delle opportunità, che mira (attraverso le borse di studio, i prestiti d’onore e altri strumenti) a dotare tutti gli individui delle stesse possibilità, cioè a uguagliare i punti di partenza. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, il tema dell’u. ha giocato un ruolo decisivo nella questione femminile, ossia nella lotta per eliminare le discriminazioni e le disuguaglianze tra uomini e donne sul piano dei rapporti personali e dei ruoli pubblici. Il tema delle ‘pari opportunità’, in questo ambito, ha avuto in questi ultimi anni un grande risalto: sono sorte infatti apposite istituzioni il cui scopo è garantire, per le donne, uguali possibilità di carriera nel settore pubblico e privato e una maggiore presenza nella vita politica.

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