passeggiare

Enciclopedia Dantesca (1970)

di Alessandro Niccoli

passeggiare. - Ricorre solo nella Commedia e, una volta, nel Fiore.

Quando è transitivo, ha il valore di " percorrere camminando ": Pg VII 59 Ben si poria... tornare in giuso / e passeggiar la costa intorno errando; così XXXII 31, Fiore CC 2. In un caso compare nella forma passiva: If XVII 6 accennole che venisse a proda, / vicino al fin d'i passeggiati marmi, degli argini di pietra " che avevamo percorsi " (dove si ha una variante scadente passeggianti del gruppo del Cento).

Usato assolutamente, come intransitivo, ha l'accezione di " camminare, senza correre ": If XXXII 77 passeggiando tra le teste, / forte percossi 'l piè nel viso ad una; Pg XXIV 71 l'uom che di trottare è lasso / ... sì passeggia / fin che si sfoghi l'affollar del casso, " riprende l'andatura normale " fin quando non sia più oppresso dall'affanno; è questa l'interpretazione comunemente accolta; solo il Porena legge si passeggia e chiosa: " pseudoriflessivo: ‛ passeggia (va di passo) per suo conto ' ". Per la questione v. Petrocchi, ad locum.

Discussa è l'interpretazione di Pd XXXI 46 su per la viva luce [della candida rosa] passeggiando, / menava ïo li occhi per li gradi, / mo sù, mo giù e mo recirculando. La maggior parte dei commentatori considerano passeggiando un gerundio con funzione di participio e spiegano " facevo scorrere lo sguardo su per la viva luce della rosa, di gradino in gradino ", confortando quest'ipotesi esegetica, del tutto convincente, con le analoghe metafore di If IX 109 (l'occhio intorno invio) e XVII 61 (procedendo di mio sguardo il curro). Solo Scartazzini-Vandelli, tra i moderni, riprendono l'altra interpretazione, che risale a una chiosa del Buti (" su per la viva luce... che era nel fondo della rosa... io Dante e Beatrice andando a passo a passo "); interpretazione, questa, che non solo " rende grottesca " (Sapegno) la situazione, ma che, come osserva a ragione il Chimenz, implicherebbe o che D. si movesse da solo (il che è impossibile) o che fosse ancora guidato da Beatrice, mentre, come risulta dai vv. 58 ss., questa si è già allontanata da lui.

A chiose discordanti di antichi commentatori, sintomo di per sé di difficoltà esegetiche, hanno offerto occasione i rimproveri di Beatrice a D.: E quali agevolezze o quali avanzi / ne la fronte de li altri si mostrano, / per che dovessi lor passeggiare anzi? (Pg XXXI 30). Così, e le citazioni hanno solo valore esemplificativo, Benvenuto chiosa " perché dovessi anzi, idest, potius, passeggiar loro, idest, sequi eas? "; Buti " farti loro incontra ", Landino " Proceder avanti et non ti partire da loro ". Una soluzione del problema venne avviata dall'interpretazione del Daniello: " Devessi lor passeggiar anzi, cioè vagheggiarle, et far con esse l'amore; passando sovente i vagheggini davanti alle case delle innamorate loro ". Oggi questa spiegazione è comunemente accolta dai commentatori, anche perché confortata da numerosi riferimenti di analoghe espressioni (" passare davanti o avanti ", " far le passate dinanzi ", " andar innanzi ") portate a riscontro dal Barbi (Problemi I 232), tutte ispirate al costume, confermato anche da un passo del Contrasto di Cielo d'Alcamo (cfr. v. 13), di corteggiare la donna passando e ripassando davanti alla casa di lei. Tutta la terzina andrà perciò spiegata: " quali speranze di facile diletto e di utilità ti si presentarono allo sguardo nell'aspetto (ne la fronte) degli altri beni, perché tu fossi indotto a vagheggiarli? ". Il Sapegno osserva che questa spiegazione riuscirebbe più persuasiva, se si accogliesse la variante le altre, attestata dalla tradizione e coerente con il contesto dei rimproveri di Beatrice (cfr. XXX 126, XXXI 59-60). Il Petrocchi (ad l.) ha esaminato la questione, anche perché la variante le altre aveva ispirato le chiose del Lana e di Benvenuto (" aliarum dominarum, idest scientiarum "), ma ne ha dato una soluzione negativa per ragioni testuali e anche esegetiche. Scarso o nessun consenso hanno trovato le altre ipotesi interpretative. Così, il Torraca propose di leggere passi gir anzi nel senso di " prevenire ", ma gravi e persuasive obbiezioni gli furono rivolte dal Barbi (Problemi I 232-233); il Porena spiega altri come " altri desideri " e dà a lor passeggiare anzi il senso di " preferire di percorrere quelli "; lo Steiner infine, rifacendosi alla locuzione biblica ‛ ambulare coram Deo ', usitatissima (cfr. III Reg. 8, 23; 9, 4; ecc.) nel senso traslato di " ubbidire alla legge di lui ", interpreta la frase controversa come " essere ligio a quei beni fallaci ".