LACCETTI, Valerico

LACCETTI, Valerico

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 63 (2004)
di Elena De Luca

LACCETTI, Valerico. - Nacque a Vasto il 18 giugno 1836 da Antonio, capo plotone della guardia d'onore del re, e da Glafira dei conti Mayo.

Ricevette una buona formazione letteraria, studiando nella città natale privatamente; la passione per le opere di W. Shakespeare ispirò i suoi primi disegni di scene teatrali, che ne rivelarono il precoce talento. A soli diciassette anni, nel 1853, si iscrisse alla Reale Accademia di belle arti di Napoli, dove si trasferì.

A Napoli studiò disegno con G. Mancinelli ed ebbe presto modo di mettersi in luce. Vinse, nel 1855, il premio di prospettiva all'Esposizione napoletana e l'anno successivo affrontò il concorso finale dell'Accademia di belle arti, nonostante il parere contrario dei professori. Vinse il terzo premio con Aiace d'Oileo si salva dalla tempesta. Il quadro, subito venduto, è oggi disperso.

Il L. completò la sua formazione con il cugino Filippo Palizzi che lo indirizzò verso la pittura dal vero e lo portò a specializzarsi nel genere animalistico.

Nel 1862 presentò alla prima esposizione della Promotrice di belle arti di Napoli, il Tarlo. L'anno successivo nella stessa manifestazione mise in mostra un quadro di Figure ed animali, acquistato dal re Vittorio Emanuele II e oggi conservato al Museo nazionale di Capodimonte. Tentò il concorso per il pensionato di Roma, ma la fazione degli accademici contraria ai Palizzi impedì al L. di vincere.

Le gravi condizioni economiche in cui versava spinsero il L. ad abbandonare Napoli nel 1863 per cercare fortuna a Roma, dove riuscì presto ad affermarsi. I suoi studi dal vero di animali nella Campagna romana furono accolti con favore dal pubblico straniero (Due caprette e Un somarello furono tra i temi più richiesti) e dalle giovani generazioni d'artisti.

Raggiunto un buon successo commerciale, nel 1872 si trasferì per sette mesi a Parigi. Qui fu ospite del cugino Giuseppe Palizzi e strinse amicizia con Thomas Couture. I suoi paesaggi risentirono dell'influenza della scuola di Barbizon, come nel Souvenir de Fontainebleau, che espose alla Promotrice di Napoli del 1872 e che fu subito venduto. Alcuni soggetti realizzati in Francia vennero esposti anche a Roma nel 1873 in occasione della mostra annuale degli Amatori e cultori di belle arti. Ancora nel 1873 inviò all'Esposizione di Vienna Il ritorno dal lavoro e Parasole in pericolo.

A Parigi venne ammesso al Salon del 1875 dove presentò Pendant l'orage e Après l'orage. Nel catalogo della mostra è presentato come allievo di G. Palizzi, con il quale condivideva lo studio a Parigi. Nel Salon del 1876 espose due quadri: La Campagna di Roma nel mese di giugno e Un moderno Orfeo. Il successo internazionale di queste opere gli valse in patria la croce dell'Ordine della Corona d'Italia.

Nel 1875 tornò a esporre alla mostra romana degli Amatori e cultori, nelle sale di piazza del Popolo. Presentò in questa occasione due quadri dove affrontò il tema della figura umana, grande, dal vero (La vedova e La ragazza). Nel 1878 espose un altro olio con figure studiate dal vero: Una madre che scherza con il bambino.

Intorno al 1880 il L. decise di abbandonare il genere animalistico e paesaggistico, per concentrarsi sulla pittura di storia. Si dedicò per quattro anni alla composizione del Christus imperat, quadro storico di notevoli dimensioni che celebra la vittoria del cristianesimo sul paganesimo.

Ambientato nelle terme di Caracalla a Roma, che l'artista studiò dal vero, fu in mostra all'Esposizione di belle arti a Roma del 1883 e all'Esposizione generale italiana a Torino nell'anno successivo. La tela fu apprezzata dai contemporanei per il verismo e la cura archeologica con cui l'artista descrisse i costumi e per la piena aderenza fra immagine e significato storico. Il Christus imperat doveva essere acquistato dalla Galleria nazionale di Roma, ma la commissione, avversa al L., ne impedì l'ingresso al museo; il quadro venne acquistato poi dal Consiglio provinciale di Chieti, nel 1885, ed esposto nella sala del Consiglio. In questa occasione al L. venne conferita la cittadinanza onoraria della città. Inoltre, il ministro della Pubblica Istruzione G. Baccelli gli assegnò la commenda dell'Ordine della Corona d'Italia, e venne nominato membro dell'Accademia di Bologna.

L'incresciosa vicenda legata al mancato acquisto del Christus imperat da parte della Galleria nazionale e l'amarezza che ne seguì spinsero il L. ad abbandonare la realizzazione di Ipatia filosofessa greca e delle composizioni di grandi dimensioni in genere. Presso l'Esposizione nazionale artistica di Venezia nel 1887 espose Animali, un quadro di piccolo formato.

Tornò su un soggetto cristiano con l'opera Christus vincit, che andò in mostra all'Esposizione di belle arti in Roma nel 1891.

Il quadro, in cui affrontò il tema del perdono del peccatore, fu giudicato negativamente per l'eccesso di retorica; mentre venne al solito esaltata la bravura del L. nel descrivere il paesaggio.

Alla mostra romana della Società degli amatori e cultori di belle arti, nel 1900, il L. fu presente nuovamente con la pittura di paese (Campagna romana ed Effetto di un fulmine). Due anni dopo nella stessa manifestazione espose Un filosofo.

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla scrittura di opere teatrali. Il dramma storico Arrigo VIII re e papa, tragedia sullo scisma d'Inghilterra ispirata dal romanzo di B. Davanzati, venne pubblicato nel 1902 a Lanciano. Nel 1906 fu pubblicato a Roma il S. Francesco d'Assisi, tragedia in cinque atti.

Il L. morì a Roma l'8 marzo 1909.

Fonti e Bibl.: G. Gozzoli, Gli artisti viventi, Roma 1881, pp. 159 s.; V. Bindi, Artisti abruzzesi: pittori, scultori, architetti… dagli antichi a' moderni. Notizie e documenti, Napoli 1883, pp. 162 s.; V. L. di Vasto, in L'Italia, III (1885), 6, p. 92; S. Lauriti, Vita abruzzese. V. L. e l'opera sua, in La Vita italiana, III (1895), 15, pp. 180 s.; L. Anelli, Ricordi di storia vastese, Vasto 1906, pp. 30, 219 s.; B. Costantini, Un pittore poeta V. L., in Riv. abruzzese di scienze, lettere ed arti, XXV (1910), 5-6, pp. 279-296; A. Iraci, D. Bruschi e l'arte sua, Perugia 1911, pp. 10 s.; S. Gnisci, in La pittura in Italia. L'Ottocento, II, Milano 1991, pp. 876 s.; Ottocento. Catalogo dell'arte italiana dell'Ottocento, n. 28, Milano 1999, p. 197; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXII, pp. 174 s.; A.M. Comanducci, Diz. illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, III, Milano 1972, pp. 1656 s.; Diz. encicl. Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani…, II, Torino 1974, p. 328.

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    Enciclopedia Italiana (1933)
    Anatomico e chirurgo, nato il 19 novembre 1844 a Vasto (Chieti), morto a Napoli il 25 settembre 1910. Ebbe nel 1891 la libera docenza in anatomia descrittiva e topografica, nel 1896 fu professore d'anatomia nell'Istituto di belle arti di Napoli, nel 1903 venne incaricato dell'insegnamento dell'anatomia ...