Variabili e invariabili, parole [prontuario]

    Enciclopedia dell'Italiano (2011)

di Andrea Viviani

variabili e invariabili, parole [prontuario]

1. Differenza

In italiano le parole appartenenti ad alcune ➔ parti del discorso sono soggette a flessione; presentano cioè diverse terminazioni a seconda del ➔ numero, del ➔ genere, o (come particolarmente i verbi) della ➔ persona, del tempo (➔ coniugazione verbale) e del modo (➔ modi del verbo). Queste parti del discorso sono perciò dette variabili. Altre parti del discorso contengono, invece, parole che mantengono sempre la stessa forma: sono gli ➔ avverbi e le locuzioni avverbiali (➔ avverbiali, locuzioni), le ➔ preposizioni (purché non articolate, altrimenti la flessione si verifica normalmente), le congiunzioni e le interiezioni (➔ interiezione). Queste parti del discorso vengono perciò dette invariabili.

Nondimeno sono invariabili anche alcune parole che fanno parte di parti del discorso generalmente variabili. Esse si presentano in un’unica forma, sempre la stessa per numero (crisi, caffè) e anche per genere (cantante, giudice, pianista, ecc.; sono i cosiddetti nomi di genere comune).

2. Incertezza ed errori

Incertezze ed errori vengono, nel caso delle parole variabili, dalle numerose eccezioni all’insieme delle regole che presiedono al funzionamento del sistema flessivo. Esistono infatti casi come i seguenti:

(a) l’unico caso di femminile in -o: la mano, con anche plurali in -i: le mani (tutti gli altri femminili in -o sono invariabili: la motole moto);

(b) alternanze di genere tra il singolare e il plurale: l’uovole uova, il bracciole braccia;

(c) modificazioni nei temi verbali (➔ suppletivismo): ho, abbiamo, vado, andiamo;

(d) irregolarità nei participi passati: nato, mosso, spento e numerosissime altre ancora che infittiscono gli elenchi dei grammatici.

Nell’ordine, sono invariabili:

(a) tutti i termini con vocale finale accentata: città, caffè, virtù, anche se composti (tiramisù) o ➔ monosillabi con vocale tonica (gnu, gru);

(b) alcuni maschili in -a/-ia tra cui esotismi: boa, puma, burka, paria, e termini autoctoni: sosia, vaglia; oscilla pigiama, attestato anche in -i: pigiami;

(c) gli accorciamenti di altri nomi: bici(cletta), cinema(tografo), turbo(compressore), metro(politana) (anche possibile accentato sulla seconda sillaba, metrò; nel qual caso è maschile: il metrò);

(d) i femminili in -ie: barbarie, serie; ciò non vale per superficie, che ha per plurale superfici;

(e) i termini uscenti in -i già al singolare: ipotesi, oasi;

(f) i composti verbo + verbo: dormiveglia, leccalecca, toccasana (altre parole complesse oscillano e presentano, ma con minore frequenza, plurali: agriturismo, pronto soccorso, corto circuito, buono pasto; pronto soccorso e sabato sono spesso usati come invariabili);

(g) gli aggettivi di colore (tranne quelli basici, come bianco, giallo, rosso, nero, ecc.): fucsia, rosa, lilla e viola (oscillano arancione e marrone, che hanno anche i plurali in -i; ➔ colore, termini di);

(h) i ► nomi propri, eccezion fatta per gli usi parodistici: i Padri Pii e i riferimenti a opere di artisti o letterati noti con il nome proprio: che incantevoli Raffaelli!

Da citare anche come invariabili i nipponismi kamikaze e kimono (➔ orientalismi); i termini panda, commando, biro e polo; pachino come nome di pomodoro e, ultimo ma non meno importante, il nome della moneta europea: l’euro (ma la forma plurale euri si trova anche presso persone non incolte).

3. Parole straniere

È bene ricordare come sia buona prassi lasciare invariabili i termini stranieri non adattati: si evitano così, come con l’angloamericano e i suoi plurali in -s/-es, terminazioni estranee al sistema morfologico italiano: exit polls, boxes. In questi casi il numero e il genere (pur se non previsto nella lingua d’origine) viene segnalato da elementi di accompagnamento, come gli articoli (ecco gli exit poll), gli aggettivi (nuovi box auto in vendita) e participi passati (o presenti: sono arrivati gli exit poll più aggiornati?).

Alcune parole tedesche possono creare problemi: il plurale di Lied è in tedesco Lieder, quello di Land è Länder: nell’uso italiano, la prima parola è usata spesso nella forma plurale per indicare un singolare (il lieder), la seconda è usata come invariabile o, con plurale errato, come Lander.

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