Venezia

Venezia

Enciclopedie on line

Venezia Comune del Veneto (415,9 km2 con 268.993 ab. nel 2008, detti Veneziani), capoluogo di regione e di provincia. L’insediamento storico della città, posta al centro dell’omonima laguna, è tradizionalmente suddiviso in sei ‘sestieri’ (Cannaregio, Castello, Dorsoduro, San Marco, San Polo e Santa Croce) e si articola su un complesso di circa 120 isole, profondamente artificializzate e consolidate da una intensa opera palafitticola e di copertura lapidea, aggregate attorno alla doppia ansa della via d’acqua principale (il Canal Grande), elemento organizzatore di una fitta rete di 158 canali minori (rii). L’insediamento urbano rivela una forte continuità storica, pressoché priva di intrusioni, mostrandosi come un continuum densamente edificato su lotti allungati, di origine gotica, attestati sui canali direttamente, o attraverso la mediazione di percorsi pedonali (rive e fondamente), e organizzato con un fitto reticolo di calli e campi (rispettivamente, le vie e le piazze della tipica toponomastica veneziana). Piazza S. Marco, affacciata sull’omonimo bacino e coronata dalle cinquecentesche Procuratie, ha rappresentato per secoli il centro politico e amministrativo della città, con il Palazzo Ducale come sede civile e la basilica di S. Marco come sede religiosa. Rialto, simboleggiato dall’omonimo ponte edificato nel 1591 (in sostituzione di quello ligneo in sito dal 1180), è sempre stato il motore economico e commerciale della Serenissima, come testimoniano le numerose storiche botteghe, ma anche i toponimi dei limitrofi palazzi (per es., il Fondaco [dial. Fontego] dei Tedeschi, dove avevano sede i mercanti nordeuropei, e le sansoviniane Fabbriche Nuove, dove avevano sede le Magistrature giudicanti in affari di commercio) e rive (per es., la Riva del Carbon e la Riva del Vin, dove venivano commercializzati tali prodotti); oggi vi permane il mercato alimentare, testimoniato dai toponimi Naranzeria, Erberia, Pescaria, Beccarie e Ruga dei Speziali. Il Canal Grande connette idealmente e fisicamente questi due poli dell’attività urbana, con la sua doppia cortina di grandiosi palazzi signorili (tra cui la Ca’ da Mosto, la Ca’ d’Oro, il palazzo Grimani, il palazzo Grassi) e splendide chiese (come S. Maria della Salute). Ma la vocazione marinara della Serenissima si esprime compiutamente nell’Arsenale (sec. 12°-16°), vasta area nella parte orientale della città, destinata alle costruzioni navali e che, protesa verso il mare, rappresentava la vera porta di ingresso a Venezia.

Una tale concentrazione di beni storico-culturali non può non comportare difficoltà gestionali e conservative: il degrado fisico-funzionale diffuso è una delle principali questioni aperte, che si riflettono anche sulle condizioni di vita degli abitanti. Gli altissimi costi di intervento (cui va aggiunto il costo della vita, sostenuto dai costi supplementari di trasporto e dalla domanda turistica) comportano l’accettazione di notevoli disagi abitativi o si trasformano in un incentivo all’esodo. La diminuzione della popolazione presente appare inarrestabile: nel 1951 gli abitanti del centro storico assommavano a 175.000 unità, scese a poco più della metà nel 1981 e ad appena 60.300 nel 2008. Il fenomeno crea preoccupazione per la riduzione del presidio del patrimonio immobiliare e per l’aumento dei costi di erogazione dei servizi; il rischio è quello di una trasformazione in senso ‘museale’ della città, totalmente preda dell’attività turistica, certo non fugato dalla trasformazione di quote rilevanti delle abitazioni in seconde case. Il dato sulla popolazione residente nella V. storica non tiene però conto degli ingenti flussi di pendolari che, per motivi di lavoro o di studio, quotidianamente si riversano sulla città. A questi si aggiungono i flussi turistici di chi non pernotta in città e che possono toccare anche le 100.000 unità.

La realtà veneziana lagunare non è comunque assimilabile al solo centro storico: intorno a esso esiste tutta una costellazione di insediamenti (insulari e non) che viene convenzionalmente identificata con la denominazione di ‘estuario’ (30.100 ab. nel 2008). Le isole minori della laguna erano, nel 1850, una settantina: molte sono oggi completamente scomparse (come le favolose Ammiana e Costanziaca), inghiottite dalle dinamiche idrauliche; altre (come l’antico centro di Poveglia) in stato di abbandono. Vi sono, però, anche importanti esempi di vitalità, come Murano (dove si coltiva l’arte del vetro fin dal 1295, anno in cui tutte le fornaci furono qui segregate per limitare i pericoli di incendio) e Burano (famosa per i suoi merletti fin dal 16° sec.). Diversa appare la condizione dei litorali che separano la laguna dal Mar Adriatico. Il Lido di Venezia (11 km di spiagge), dall’apertura del primo stabilimento balneare avvenuta nel 1857, è diventato uno dei centri del turismo internazionale, con attrattive mondane come il Casinò e culturali come la Mostra internazionale del cinema; così come il Litorale del Cavallino che, con i suoi 13,5 km di spiagge, è una meta assai frequentata del turismo balneare.

La geografia urbana ed economica di V. trova un riferimento fondamentale nella data del 4 gennaio 1846, quando vi giunse il primo treno attraverso un ponte ferroviario trans;lagunare (divenuto anche automobilistico nel 1933). Con la realizzazione della stazione ferroviaria di Santa Lucia, l’enorme ampliamento delle attività portuali sul Canale della Giudecca a Santa Marta, la nascita di attività industriali ovunque gli spazi lo consentissero (alla Giudecca, a Murano, ma anche a Cannaregio e perfino in piena città) e la realizzazione del terminale automobilistico in piazzale Roma, il baricentro della città si è spostato da E a O, dal mare alla terra. L’ultima epoca delle grandi scelte, per V., si concluse portando alle estreme conseguenze le tendenze in atto: tra il 1917 e il 1926 il territorio comunale fu ampliato, annettendo prima tutti i comuni lagunari tranne Chioggia e poi quelli, in terraferma, di Mestre e limitrofi. Tra il 1919 e il 1922 aveva infatti preso corpo la prima zona industriale di Porto Marghera, annessa al nuovo porto commerciale, con l’escavazione di un canale e la realizzazione di una annessa città-giardino operaia. La terraferma rappresenta, da allora, una terza entità fisica del comune di V., a lungo sede del suo sviluppo economico e demografico, se non culturale. La popolazione qui insediata contava, già nel 1945, 83.000 ab., divenuti 211.000 nel 1975, grazie allo sviluppo di uno dei maggiori agglomerati italiani di industria pesante (1300 ha) e accogliendo una cospicua emigrazione dal centro storico. Dalla metà degli anni 1970 si è manifestata un’inversione di tendenza: anche la terraferma comincia a perdere popolazione nei confronti dei comuni di cintura urbana, toccando, nel 2008, le 181.000 unità. Anche da un punto di vista economico gli anni 1970 hanno rappresentato una svolta per la terraferma, con la progressiva riduzione delle attività manifatturiere a favore di una decisa terziarizzazione. La crisi petrolifera, la riallocazione su scala mondiale delle attività produttive e una mancata riconversione industriale hanno colpito in modo particolare l’area industriale di Porto Marghera (cantieristica, petrolchimica, metallurgica), che, dall’apice di quasi 40.000 posti di lavoro è scesa, lentamente, grazie all’imponente sostegno pubblico, a meno di un quarto. Alla grave situazione di crisi dell’area, con molte attività in dismissione od obsolete e gravi problemi di risanamento ambientale, ha inteso porre rimedio un piano di rilancio, varato nella prima metà degli anni 1990, a cui si deve la costituzione di un parco scientifico per lo sviluppo di nuove tecnologie e produzioni (VEGA, Venice Gateway for Science and Technology) e l’avvio di una politica di bonifica ambientale.

storia

1. Le origini

L’origine della città è collegata alle invasioni barbariche, che fra il 5° e il 7° sec. devastarono l’Italia settentrionale. Sotto la pressione longobarda, la presenza bizantina si ridusse nel 7° sec. alle isole della laguna, dove si organizzò in un ducato dipendente dall’esarcato di Ravenna. Dopo il crollo di quest’ultimo (751), il ducato della V. si costituì a vita autonoma fissando la sede governativa prima a Cittanova, poi a Eraclea, infine a Malamocco da dove fu arrestata l’avanzata dei Franchi. Ragioni di sicurezza produssero il trasferimento a Rialto, dove fra il 9° e il 10° sec. veniva costituita la civitas, che fu prima civitas Rivoalti, poi civitas Venetiarum. Nell’828 vi veniva trasportata da Alessandria d’Egitto la reliquia di s. Marco Evangelista, proclamato patrono della nuova città, insieme al precedente, s. Teodoro. Regolati i rapporti esterni con il trattato franco-bizantino di Aquisgrana (811-814), poi confluito nell’840 nel pactum Lotharii, più volte rinnovato dagli imperatori occidentali, la città fioriva grazie agli intensi traffici mediterranei (specialmente con Bisanzio e l’Oriente). La progressiva espansione fu ottenuta anche con spedizione armate contro Slavi e Saraceni dal 9° sec., in particolare nel 1000 il doge Pietro Orseolo II poté fregiarsi del titolo di dux Dalmatiae e, in seguito, di dux Croatiae, giungendo al controllo dell’Adriatico. La Bolla d’Oro, concessa dall’imperatore bizantino Alessio Comneno (1082) in cambio dell’alleanza contro i Normanni fruttò privilegi commerciali altissimi, incrementati con empori e scali dalla partecipazione alle crociate e culminati nella quarta crociata che, dopo la conquista di Costantinopoli e la fondazione dell’Impero latino d’Oriente (1204), con i domini in Morea, a Creta e nell’arcipelago, fece di V. la padrona del Mediterraneo (v. fig.).

2. I domini della Serenissima

2.1 L’espansione ‘da terra’Per quanto riguarda la Terraferma, tra 13° e 14° sec. ebbe luogo un braccio di ferro con Genova conclusosi con la vittoria di Vettore Pisani nella guerra di Chioggia (1378-81) e la successiva Pace di Torino. Intanto gli equilibri interni furono modificati dalla cosiddetta Serrata del maggior consiglio (leggi di Pietro Gradenigo del 1297 e 1299), cui seguirono rivolte aristocratiche (Baiamonte Tiepolo e Marco Querini, 1309 e 1310; Marino Faliero, 1355). L’espansione, iniziata con Treviso e la costa istriana, proseguì fino al Mincio dopo la guerra di Chioggia, nella quale la pressione dei da Carrara di Padova e del re di Ungheria aveva dimostrato il rischio di una limitata presenza in Terraferma, importante bacino di reclutamento di uomini e mezzi da impiegare contro i Turchi. Nel 15° sec. questi ultimi costrinsero la Serenissima a cedere Negroponte, le Sporadi, Lemno, Argo e, in Albania, Croia e Scutari. In compenso V. conquistò Padova e Verona (1404-05), acquistò definitivamente la Dalmazia e si impossessò del patriarcato di Aquileia (1418-20). Ciò condusse all’inevitabile contrapposizione con Milano e i Visconti. La Pace di Ferrara (1428) portò Brescia e Bergamo; in seguito vennero unite nel 1447 Crema e il Polesine di Rovigo (1484), cui seguì l’estensione dell’influenza sulle città pugliesi (Otranto, Brindisi, Trani, Monopoli) e sulla Romagna nel 1504. Divenuta ormai temibile per tutti i potentati italiani, V. sembrava aspirare alla ‘monarchia d’Italia’. Ciò provocò un’alleanza, sollecitata da papa Giulio II, tra le potenze europee (Massimiliano d’Asburgo, che aspirava al Trentino, e il re di Francia Luigi XII, padrone della Lombardia e desideroso di recuperare le terre milanesi) nella Lega di Cambrai: la battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509, con la vittoria francese, seguita (1510) da quella di Polesella, segnò la fine dell’espansione veneziana e l’inizio di una secolare fase difensiva, anche grazie ai contrasti tra i suoi nemici. V. difese il confine di terraferma orientale con la guerra di Gradisca contro l’Austria (1616-17) e s’impegnò in Oriente contro Turchi fino all’inizio del 18° secolo. Dopo la perdita della Morea (1540), di Cipro (1569-73) e di Candia e dopo una più che ventennale lotta (1645-69), negli ultimi decenni del 17° sec. F. Morosini riconquistava la Morea (1684, Pace di Carlowitz 1699), ma, dopo un’altra guerra, con la Pace di Passarowitz (1718) V. dovette cedere nuovamente la Morea e quanto possedeva ancora nell’Egeo. Nella seconda metà del 18° sec., malgrado le vittorie di A. Emo sui Barbareschi, la potenza veneziana era ormai finita e la città lagunare era divenuta per gli Europei del 18° sec. soprattutto un polo di attrazione culturale.

2.2 I domini ‘da mar’I domini veneziani ‘da mar’ comprendevano, oltre ai possessi del Levante, anche quelli adriatici. Dalla Dalmazia all’Istria, poi, dopo la perdita di Ragusa, lungo il litorale albanese, V. impose in un primo tempo duchi o conti a vita mantenendo istituti amministrativi e politici locali. Tra il 12° e il 13° sec. si verificò la trasformazione del carattere e della struttura del governo veneto nei domini adriatici fino all’instaurarsi di un dominio diretto veneziano. In Istria tale dominio si affermò con una precoce unificazione alla fine del 13° sec., lasciando nelle singole città il reggimento locale, sottoposto a podestà scelti nel patriziato veneziano. In Dalmazia il diretto dominio veneziano si affermò con difficoltà: dopo la creazione di un arcivescovo primate di Dalmazia a Zara, con la quarta crociata (1203-04), conti, podestà e capitani, scelti fra sudditi veneti, assunsero nelle città dalmate carattere di diretti rappresentanti del governo veneziano. Il carattere unitario, politico e militare, di tale reggimento fu conseguito solo nel 15° sec., dopo che la Dalmazia fu perduta a vantaggio degli Ungheresi e poi recuperata tra il 1409 e il 1437 (Pace di Praga), e determinato dal fatto che alla pressione slava cominciava ad aggiungersi quella turca.

I possedimenti veneziani in Oriente successivi alla prima crociata costituivano delle colonie commerciali (San Giovanni d’Acri, Giaffa, Sidone, Tripoli di Siria, Tiro, per poi estendersi alle isole Egee, a Costantinopoli e sulle coste stesse del Mar Nero) rette o dagli stessi mercanti o da un ufficiale (console o bailo o podestà) designato dal governo della madrepatria. Le colonie beneficiavano di foro privilegiato, di esenzioni fiscali e anche di una zona extraterritoriale costituita da una o più contrade e di scali nel porto. Dopo la quarta crociata si formò un vero dominio coloniale territoriale veneziano in Oriente (l’isola di Candia, le isole dell’Egeo, alcuni punti della terraferma greca), sottoposto al doge, anche se sopravvissero stabilimenti commerciali, in territorio politicamente dipendente da altre autorità (a Costantinopoli, ad Aleppo, in Egitto). Le colonie furono amministrate in parte direttamente dalla Repubblica, che vi inviava un governatore (a Candia, Negroponte nell’Eubea ecc.), in parte concesse, con investitura, a sudditi veneziani (Nasso ai Sanudo, Andro ai Dandolo, Serifo e Chio ai Ghisi, Stampalia ai Querini, Cerigo ai Venier, Santorino ai Barozzi ecc.). Dalla fine del 14° sec. al principio del 15° la crescente pressione dei Turchi costrinse V. a estendere il proprio dominio diretto, imponendo un comando unico militare (provveditori generali). Questa unità di governo non resse l’impatto della penetrazione turca nei domini veneziani dell’Egeo, susseguente all’occupazione di Costantinopoli (1453). V. riuscì a conservare i grossi baluardi: Candia, la Morea e Cipro (annessa da V. nel 1482), posti a difesa delle proprie linee di traffico. Fino a che questi territori restarono in mano veneziana il dominio coloniale veneziano si esercitò attraverso provveditori generali (Dalmazia e Istria), provveditori straordinari (Albania e isole del Levante), il duca di Candia e i provveditori di Cipro e della Morea.

2.3 Istituzioni della Repubblica venetaL’ordinamento politico-amministrativo veneziano ereditò attraverso i Bizantini le strutture romane. Il doge non era che il dux romano-bizantino dal 584 dipendente dall’esarca d’Italia, poi, dopo la secessione del 726, designato dall’exercitus. La concio o placitum, l’assemblea generale dei cittadini membri dell’exercitus prende le decisioni fondamentali della vita politica. Il doge era assistito da alcuni dignitari civili (iudices), accanto ai quali sedevano nel placito anche i dignitari ecclesiastici: patriarca, vescovi, abati dei grandi monasteri.

Alla fine del 9° sec. la dignità ducale divenne elettiva, con l’intervento decisivo della concio o placitum nell’elezione ducale. Nel 1143 circa appare il consilium sapientium (formato da 6 membri) con funzioni legislative, primo passo verso l’ordinamento comunale, cui si affiancò un consiglio minore di 35 membri. Dal 1223 è ricordato il Consiglio dei Quaranta (o Quarantia) e dal 1230 circa il Consiglio dei Pregadi (o Rogati). Il Maggior Consiglio diventò il centro del sistema aumentando dal 13° sec. il numero dei membri, la loro qualità e le funzioni esercitate.

In seguito all’aggregazione in un unico corpo di consigli distinti, assorbiti di fatto e di nome dal Maggior Consiglio, questo risultò composto di due ordini di membri, quelli elettivi e quelli di diritto. Ma il perpetuarsi e il rinnovarsi annualmente nelle stesse persone o nelle stesse famiglie delle funzioni statali creavano a vantaggio di esse un privilegio e infine un diritto. È questa la genesi del patriziato che si affermerà a partire dal 14° sec. attraverso l’appartenenza al Maggior Consiglio. Le leggi della fine del 13° sec., conosciute sotto il nome di serrata del Maggior Consiglio, e quelle del principio del 14° che eliminarono progressivamente la procedura elettorale, trasformarono in ereditaria l’appartenenza al grande consesso. Contemporaneamente veniva precisata la prerogativa dell’elezione ducale, sottratta completamente all’assemblea popolare. Tuttavia la funzione politica del Maggior Consiglio andava rapidamente restringendosi a vantaggio di altri corpi. Il Consiglio dei Pregadi, o Senato, cominciò presto a esercitare anche funzioni politiche per delega del Maggior Consiglio, aggregandosi dalla fine del 13° sec. il Consiglio dei Quaranta per l’esercizio delle funzioni politico-amministrative. Il Consiglio dei Pregadi assumeva così l’esercizio effettivo di molte prerogative già spettanti al Maggior Consiglio, aggiungendo alla propria compagine dei membri straordinari (la zonta). Alle sedute partecipava la Signoria, composta dal doge, che presiedeva, da 6 consiglieri (Minor Consiglio) e dai 3 capi dei Quaranta. Nei Pregadi entrava anche il Consiglio dei Dieci istituito nel 1310 per giudicare i colpevoli della congiura di M. Querini e di B. Tiepolo. Nel 14° sec. il Consiglio dei Pregadi aveva ormai assorbito le principali funzioni spettanti al Maggior Consiglio; fu allora aumentato fino a 240 membri. Nei sec. 15° e 16° analogo processo si verificò per il Consiglio dei Dieci, la cui l’influenza politica tese a sovrapporsi a quella dei Pregadi, producendo un contrasto istituzionale che sfociò in un conflitto di competenza. Nel 1586 ai Pregadi furono restituite tutte le funzioni usurpate dai Dieci. Questi trovarono però un rafforzamento della loro competenza politico-giudiziaria con l’istituzione collaterale nel loro seno dei tre inquisitori di Stato. Il Senato tornò a essere l’arbitro della vita politica dello Stato e fra Maggior Consiglio, Consiglio dei Pregadi, Consiglio dei Dieci si stabilì un coordinamento funzionale. Difetto fondamentale della struttura istituzionale dello Stato veneziano fu il distacco, la radicale disparità di diritti fra la casta dominante e le classi che non avevano alcuna possibilità di partecipare alla vita politica.

3. V. nel Lombardo-Veneto e nello Stato italiano

Con il Trattato di Campoformio (1797) V. fu ceduta all’Austria da Napoleone e, perduta l’indipendenza, andò a far parte del Lombardo-Veneto. Nel 1848, alla notizia della rivoluzione di Vienna (giunta a V. il 16 marzo 1848), forti agitazioni popolari portarono alla liberazione di N. Tommaseo, D. Manin e altri detenuti politici. A seguito delle voci dell’insurrezione di Milano scoppiarono nuovi tumulti che sortirono nella cacciata degli Austriaci (22 marzo), nella formazione di un governo provvisorio guidato da Manin e alla fusione di V. con il Regno di Sardegna (5 luglio). Dopo i fermenti popolari seguiti alla sconfitta di Custoza (23-25 luglio) e all’armistizio Salasco (9 agosto), Manin proclamò la Repubblica organizzando, sotto la guida di G. Pepe, la difesa della città. Il blocco austriaco intorno a V. divenne un assedio dopo la disfatta piemontese a Novara (23 marzo 1849); colpita anche da epidemie e dalla fame, la città, malgrado una strenua resistenza, il 23 agosto si arrese.

Con la perdita dell’indipendenza e poi con l’annessione al Regno d’Italia (nel 1866, in seguito alla guerra austro-prussiana e alla sconfitta degli austriaci a Sadowa), V. con la sua laguna diveniva una ‘porzione indifferenziata’ all’interno di un organismo statale, che in generale si mostrò indifferente alla specificità della sua morfologia, mentre si presentava l’aggravante di una rivoluzione industriale che accelerava i processi di sviluppo e di modifica ambientale. L’unità della laguna, mantenuta dalle accorte politiche della Repubblica, veniva disaggregata a causa di insediamenti e attività in conflitto con il suo equilibrio.

4. Paci e trattati

4.1 Trattato del 1201Concluso fra Venezia, la Francia e i Fiamminghi. V. si impegnava a fornire le navi per il trasporto dei partecipanti alla quarta crociata, 50 navi da guerra e il vettovagliamento dell’esercito per un anno, in cambio di 86.000 marchi d’argento. Il mancato pagamento comportò la deviazione della spedizione contro Zara, ribelle a Venezia.

4.2 Lega del 1495Alleanza fra V., il papa Alessandro VI, il duca di Milano, l’imperatore Massimiliano e il re di Spagna, in risposta alla discesa in Italia di Carlo VIII di Francia; può essere considerata la prima lega formatasi nella storia moderna per l’equilibrio europeo.

4.3 Trattato del 1684Stabiliva una lega fra V., il papa Innocenzo XI, l’imperatore Leopoldo, il re Giovanni Sobieski di Polonia e altri principi cristiani, in funzione antiturca, dopo la vittoria austro-polacca di Kahlenberg (1683).

4.4 Trattato del 1866Conclusa la guerra austro-italo-prussiana, costituì l’atto formale della duplice cessione del Veneto dall’Austria alla Francia e da questa all’Italia.

5. Patriarcato di Venezia

Una prima organizzazione delle chiese delle isole della laguna fu attuata nella seconda metà dell’8° sec. con l’istituzione di un episcopato nel centro militare di Olivolo; dal 1050 il vescovato mutò il nome in quello di Castello. Nel 1451 Niccolò V., sopprimendo il patriarcato di Grado e il vescovato di Castello e fondendone rendite, diritti e giurisdizioni, costituì il patriarcato di V., nominando primo patriarca Lorenzo Giustiniani ultimo vescovo di Castello. La giurisdizione metropolita del nuovo patriarcato si estendeva sulle diocesi di Caorle, Torcello, Chioggia. Nel 1818 Pio VI soppresse e unì alla diocesi di V. quelle di Torcello e Caorle e insieme assegnò al patriarcato di V., come suffraganee, le diocesi di Adria, Belluno e Feltre, Ceneda, Chioggia, Concordia, Padova, Treviso, Verona, Vicenza e Udine.

arte e architettura

1. Sviluppo monumentale e artistico

1.1 Il complesso di S. MarcoLa basilica di S. Marco è il centro del complesso urbanistico-monumentale costituito dalla piazza e dalla contigua piazzetta di S. Marco, sulle quali sorgono inoltre il campanile, il Palazzo Ducale, le Procuratie Vecchie e Nuove, la Torre dell’Orologio, la Libreria, la Zecca. La basilica (829, ricostruita 976-78) si presenta nella riedificazione voluta (1063) dal doge D. Contarini, e con numerosi interventi dei secoli successivi. Lo schema, simile a quello dei SS. Apostoli a Costantinopoli, è a croce greca, con cinque cupole sui bracci e sulla crociera. Un atrio di ingresso circonda su tre lati il braccio occidentale. Numerose le opere riportate dall’Oriente: i Tetrarchi in porfido (4° sec.), i Cavalli per la facciata (sostituiti da copie; 4°-3° sec. a.C., Museo di S. Marco), la Madonna Nicopea (10° sec.). La facciata è conclusa da cinque archi con coronamento gotico di edicole, pinnacoli, trafori e sculture (N. e P. Lamberti). Sui portali sono rilievi romanici con figurazioni dei Mesi, delle Virtù. Delle porte di bronzo, sono bizantine quella di S. Clemente (11° sec.) e quella centrale (1112-38). Di grande interesse è il rivestimento musivo dell’atrio e della basilica (soprattutto sec. 11°-13°) di scuola locale di cultura bizantina, anche nel ricco programma iconografico (proseguito nei secoli successivi anche su disegno di artisti come Paolo Uccello, Andrea del Castagno, M. Giambono). Il campanile romanico, rinnovato all’inizio del 16° sec. e crollato nel 1902, fu ricostruito (1903-12). Sulla Piazzetta sono le enormi colonne di granito orientale con le statue di S. Teodoro e del Leone (capitelli e basi 12° sec.).

1.2 Altre chiese medievaliLe prime chiese degli ordini mendicanti (S. Maria Gloriosa dei Frari, SS. Giovanni e Paolo), fondate alla metà del 13° sec., furono rinnovate tra fine 14° sec. e inizio 15°: a pianta basilicale, hanno volte a crociera su piloni cilindrici collegati da catene lignee. S. Zaccaria, ricostruita dal 1458 in forme gotiche, con alte volte a crociera e deambulatorio con quattro cappelle radiali, fu proseguita in forme rinascimentali da M. Codussi, autore anche della facciata, dal tipico coronamento a frontoni e spioventi curvilinei o lobati, comune a molte chiese veneziane (S. Aponal, S. Giovanni in Bragora ecc.). I monumenti sepolcrali conservati nelle chiese testimoniano l’evoluzione del genere, in cui influssi toscani o emiliani incidono sulla tipologia locale, con sarcofago sospeso a parete, sovrastato da rilievi e statue entro nicchie o su mensole.

1.3 Edilizia civileTra le più antiche costruzioni civili sono le case (sec. 12°-13°, rimaneggiate) nel cosiddetto stile veneto-bizantino (palazzo Falier, Ca’ Businello, Ca’ Lion, Ca’ Da Mosto), con portico nella parte centrale e loggia sovrastante, paramento esterno riccamente decorato e merlature. Lo stile gotico perdura nella seconda metà del 15° sec. (Ca’ d’Oro, case dei Foscari, dei Pisani, dei Pesaro a S. Benedetto, dei Soranzo Van Axel a S. Canciano, casa Contarini Fasan, casa di Dario). Al 9° sec. risale la fondazione del Palazzo Ducale, ricostruito tra 14° e 15° sec., con una contaminazione di elementi gotici e orientali; sopra i portici, ad archi acuti su robuste colonne, è un loggiato sormontato da paramento a losanghe in marmi bianchi e rosa, coronato da merlature; al centro delle due facciate sono due balconi (verso il molo: 1404, P. e I. Dalle Masegne; sulla piazzetta, 1536). Vi lavorarono scultori lombardi e veneziani, tra cui G. e B. Buon (Porta della Carta, 1438-42).

1.4 Pittura e architettura del RinascimentoLa commissione dei teleri per la Sala del Maggior Consiglio a Gentile Bellini (1474), in sostituzione degli affreschi del Guariento, dà l’avvio alla grande impresa decorativa nel Palazzo Ducale, che proseguirà nei sec. 15°-16° con Giovanni Bellini, Carpaccio, Tiziano, Pordenone, Veronese, Tintoretto ecc. (molte tele furono distrutte nell’incendio del 1577). L’uso della tela diviene consueto anche come supporto per la pittura a olio, perfezionata dai pittori veneziani (Carpaccio, teleri delle scuole di S. Orsola, Gallerie dell’Accademia, e di S. Giorgio degli Schiavoni). Accanto ai Vivarini e a Cima da Conegliano, Giovanni Bellini è figura dominante tra la seconda metà del 15° e l’inizio del 16° sec., con la sua fiorente bottega. Fondamentale per lo sviluppo della pittura è inoltre la presenza nella città di Antonello da Messina (1475-76).

Il Rinascimento in architettura si afferma attraverso compromessi con la precedente tradizione (portale dei SS. Giovanni e Paolo, 1458; arco Foscari del Palazzo Ducale, attribuito ad A. Rizzo, autore anche della Scala dei Giganti e della facciata sul Rio di Palazzo Ducale, completata da P. Lombardo, 1510 circa). Del 1460 circa è la Porta dell’Arsenale, primo coerente riferimento al linguaggio architettonico umanistico. Dopo il 1470 all’opera dei Lombardo e di M. Codussi vanno ascritte alcune tra le maggiori realizzazioni della città. Di Verrocchio è il monumento equestre a B. Colleoni in Campo SS. Giovanni e Paolo (terminato da A. Leopardi, 1496).

1.5 I sec. 16° e 17°Dell’inizio del 16° sec. sono il Fondaco dei Tedeschi, il Palazzo dei Dieci Savi (ambedue dello Scarpagnino), il Palazzo dei Camerlenghi di Guglielmo Bergamasco. Una parentesi in senso classicista, cui contribuì la pubblicazione a V. del trattato di S. Serlio (1537), si deve all’opera architettonica e scultorea di I. Sansovino, venuto da Roma nel 1527 (Loggetta del Campanile, Libreria, Zecca, Ca’ Grande Corner ecc.) e alle opere di A. Palladio (S. Giorgio Maggiore, il Redentore, facciata di S. Francesco della Vigna ecc.). L’architettura del 16° sec. è caratterizzata inoltre dall’opera di M. Sanmicheli (palazzi Grimani, Corner Mocenigo, forte di S. Andrea), V. Scamozzi (Procuratie Nuove, terminate da B. Longhena; S. Lazzaro dei Mendicanti; palazzo Contarini degli Scrigni), G.A. Rusconi, A. Da Ponte (autori delle Prigioni). Dalla fine del secolo lavora A. Vittoria (progetto della cappella del Rosario in SS. Giovanni e Paolo), del quale va ricordata la notevole attività di scultore.

La breve ma intensa attività artistica di Giorgione, legata ai nuovi circoli umanistici, segna la pittura del primo Cinquecento. In pittura è Tiziano che raccoglie l’eredità di Giovanni Bellini. Il grandioso linguaggio decorativo di P. Veronese emerge nelle tele per Palazzo Ducale, mentre la pittura drammatica di I. Tintoretto trova espressione nei grandi cicli narrativi (Scuola di S. Marco; Scuola Grande di S. Rocco).

La particolare configurazione dell’architettura barocca veneziana è rappresentata soprattutto da B. Longhena, che innesta una vena vitale e fantasiosa sulla tradizione palladiana (S. Maria della Salute; palazzi Rezzonico e Pesaro). Da ricordare la Dogana (G. Benoni), la facciata di S. Moisè (A. Tremignon), di S. Maria del Giglio, degli Scalzi, di S. Salvador (tutte di G. Sardi). La scultura decorativa è rappresentata da J. de Corte, F. Caprioli, T. Ruer, M. Ungaro (attivi in S. Maria della Salute); allo scorcio del secolo lavora H. Meyring (S. Moisè).

1.6 Dal 18° secoloUna memoria palladiana informa l’architettura del 18° sec.; dai riferimenti presenti in soluzioni ancora barocche di inizio secolo (chiesa dei Gesuiti e di S. Stae, D. Rossi), attraverso l’opera di G. Massari (palazzo Grassi, chiesa della Pietà) e G.A. Scalfarotto (S. Simeone Piccolo) si giunge al rigoroso classicismo di T. Temanza (chiesa della Maddalena) e di G.A. Selva (teatro della Fenice). Tra i rappresentanti della scultura rococò figurano G.P. Marchiori e G.M. Morlaiter; nella scultura in legno emerge A. Brustolon. Alla fine del secolo, di grande importanza nella scultura veneziana è l’attività di A. Canova.

A differenza del secolo precedente, in pittura nel 18° sec. la scuola veneziana torna ad affermarsi, con S. Ricci, con G. Piazzetta e soprattutto con G.B. Tiepolo, che rinnova la grande tradizione decorativa veronesiana. La pittura del 18° sec. è caratterizzata inoltre dall’attività dei vedutisti L. Carlevariis, Canaletto, B. Bellotto e, in una diversa interpretazione del genere, F. Guardi; di grande successo la ritrattistica di R. Carriera e di A. Longhi, e le scene di genere di P. Longhi. Durante il governo francese Selva realizzò i giardini nel sestiere di Castello; G.A. Antolini e G.M. Soli eressero la Fabbrica Nuova di piazza S. Marco.

Nel 19° sec. esigenze di razionalizzazione dei sistemi viari portarono alla realizzazione dei ponti sul Canal Grande e di numerosi ponticelli metallici per l’attraversamento dei rii; alla costruzione della stazione ferroviaria (1861-66, rifatta nel 1955) e della Stazione marittima (dal 1880); all’apertura di grandi vie (Strada Nuova, da S. Fosca a SS. Apostoli, 1867-71), con alterazioni del tessuto urbano. Le stesse esigenze portarono alla stesura (1886-91) del piano regolatore e di risanamento: zone centrali con, tra le varie funzioni, abitazioni alto borghesi in un linguaggio eclettico; edilizia popolare nelle zone più marginali di Castello, Cannaregio, Dorsoduro; il quartiere di S. Elena (dopo il 1924) con interventi non unicamente destinati all’edilizia popolare.

Al volgere del secolo anche il Lido, sotto la spinta di interessi turistico-balneari, ebbe una rapida urbanizzazione: case rurali a Malamocco, i complessi del Grand Hotel des Bains (1900, F. Marsich) e del Grand Hotel Excelsior (1908, G. Sardi) in stile moresco, e le numerose ville, in particolare quelle di G. Sullam (autore anche dell’ingresso al nuovo cimitero israelitico, 1911, sempre al Lido), vicine al linguaggio modernista. Nel 1933 al ponte ferroviario fu affiancato un viadotto e sul piazzale Roma fu costruito in un linguaggio d’ispirazione razionalista il Garage INA (1934, E. Miozzi).

La particolare natura della città e la sempre più problematica esigenza della sua salvaguardia ha dato spazio a qualificati interventi di architettura contemporanea. Vanno ricordati alcuni progetti non realizzati: il nuovo ospedale (Le Corbusier, 1964-65), Palazzo dei Congressi (L.I. Kahn, 1969); tra quelli realizzati: uffici INAIL a S. Simeone Piccolo (G. Samonà, 1952-56), casa alle Zattere (I. Gardella, 1954-57), sistemazione della Fondazione Querini Stampalia (C. Scarpa, 1961-63); ristrutturazione dell’ospedale civile (L. Semerani e G. Tamaro, 1978-89); complessi di case popolari sull’isola del Mulino Stucky alla Giudecca (G. Valle, 1980-86), nell’isola di Mazzorbo (G. De Carlo, 1985) e a Cannaregio (V. Gregotti, 1981-89), trasformazione a uso residenziale delle ex Birrerie Veneziane Dreher (G. Gambirasio, 1988); ristutturazione del Mulino Stucky (2007); Ponte della Costituzione (S. Calatrava, 2008).

2. Istituti di cultura, biblioteche e musei

Tra gli istituti di cultura si ricordano la Fondazione Querini Stampalia, la Fondazione Bevilacqua La Masa, la Fondazione Giorgio Cini, e Palazzo Grassi, sede espositiva dal 1986. La Biblioteca Nazionale Marciana è di antica fondazione (‘Libreria vecchia’ e Palazzo della Zecca). Altre notevoli biblioteche, quelle della Casa del Goldoni, della Fondazione Cini, Querini Stampalia; di S. Michele in Isola della Congregazione dei mechitaristi (manoscritti in lingua armena dei sec. 7°-13°) ecc.

I principali musei e gallerie sono: Gallerie dell’Accademia, negli ambienti della chiesa e Scuola della Carità e del convento dei Canonici Lateranensi; Galleria G. Franchetti alla Ca’ d’Oro; Galleria internazionale d’arte moderna, a Ca’ Pesaro (opere acquistate alle Biennali d’Arte); Museo archeologico alle Procuratie Nuove; Museo d’arte orientale a Ca’ Pesaro; Civico Museo Correr; Museo Fortuny nell’omonimo palazzo; Museo del Settecento veneziano a Ca’ Rezzonico; Peggy Guggenheim Collection a palazzo Venier dei Leoni; Pinacoteca Querini Stampalia ecc.

musica

La vita musicale veneziana, le cui prime testimonianze, legate alla musica bizantina, risalgono al 6° sec., fu particolarmente attiva tra il 15° e il 19° sec., quando V. divenne un centro musicale di importanza europea. La cosiddetta scuola veneziana si espresse in due direzioni: la polifonia vocale e strumentale della cappella di S. Marco e l’opera teatrale seicentesca.

La cappella di S. Marco giunse ad avere propria organizzazione nel 1491, con la nomina di P. de Fossis a ‘maestro di cappella’. Con il suo successore, A. Willaert, nel 1527, ebbe inizio la scuola polifonica veneziana. La massima ascesa e purificazione dello stile veneziano, caratterizzato dal cromatismo, dalla spezzatura dei cori (cioè l’antifonia tra una metà e l’altra della massa corale, ognuna appoggiata a uno dei due organi grandi), oltre che da stilemi interni diversi, si avrà con G. e A. Gabrieli, i quali inoltre risollevarono, insieme con L.A. Cavazzoni, le sorti della musica strumentale, per troppo tempo subordinata alle esigenze della musica vocale. In questo periodo operarono a V. musicisti di fama europea come C. De Rore, G. Zarlino e C. Monteverdi. Tra gli organisti di S. Marco il maggior contributo allo sviluppo della musica per tastiera è da attribuirsi ad A. Padovano, C. Merulo e ai Gabrieli. Alla fine del 16° sec. V. rappresentava un punto di irradiazione di importanza capitale. Alla sua scuola vennero musicisti di ogni paese, tra i quali H.L. Hassler e H. Schütz, ‘il padre della musica tedesca’.

Gli stilemi della polifonia veneziana vennero poi trasfusi all’interno del nascente stile concertante elaborato da Monteverdi, e in tale solco la tradizione del melodramma veneziano venne sviluppandosi secondo direttrici proprie, anche dal punto di vista strettamente spettacolare (per es., accogliendo figure comiche vicino alle eroiche e passando ben presto dagli argomenti mitologici agli argomenti storici e cavallereschi). È da ricordare, inoltre, che proprio a V. si deve l’apertura del primo teatro pubblico, il celebre San Cassiano inaugurato nel 1637. Numerosi altri teatri furono aperti in seguito e nel solo 17° sec. (cioè nel primo secolo di esistenza dell’opera) furono allestite 356 opere di 72 compositori.

Nel 18° sec. lo stile veneziano puro si contaminò accogliendo influenze esterne. V. si distinse nell’opera comica, il cui maggiore esponente fu B. Galuppi, e nell’opera seria, influenzata però dai napoletani. La passione per il teatro musicale favorì la nascita di una serie di importanti istituzioni, quali i conservatori (‘Ospedali’) della Pietà, dei Mendicanti, degli Incurabili, dell’Ospedaletto. La grande corrente strumentale seicentesca, sfociata nel 18° sec. nel trionfo vivaldiano, trovò ancora a V. nuovi impulsi stilistici nel genere clavicembalistico, di cui massimi esponenti furono tra gli altri G. Platti, D. Alberti, B. Galuppi. Nella musica d’insieme (concerto grosso, concerto per violino e orchestra), ad A. Vivaldi si affiancano i nomi di T. Albinoni e di G. Tartini. Al 19° sec. V. non offrì un contributo artistico autonomo, anche se nel corso dell’Ottocento venne sviluppandosi la tradizione gloriosa del teatro La Fenice, fondato nel 1729. Per tutto il 20° sec. il rinnovamento della vita musicale veneziana si è basato sul ripreso studio, anche archivistico, delle grandi tradizioni dei sec. 16°-18°, sul Civico liceo musicale B. Marcello fondato nel 1877, sulle sue associazioni culturali, sui suoi teatri. Dal 1930 ha luogo a V. un Festival internazionale di musica contemporanea, inizialmente in forma biennale (perché nell’ambito della Biennale d’arte), poi annuale: la manifestazione, che ha ottenuto subito una grande notorietà internazionale, comprende concerti, opere e balletti.

Biennale di VeneziaEsposizione internazionale di arti figurative e applicate, ideata nel 1893 da R. Selvatico e da A. Fradeletto: la prima edizione (1895) fu allestita nel padiglione (poi padiglione Italia) nei Giardini di Castello, intorno al quale sorsero, dal 1907, i padiglioni delle nazioni partecipanti su progetti di numerosi noti architetti delle rispettive nazioni; la sistemazione dell’ingresso (1952) si deve a C. Scarpa; di J. Stirling & M. Wilford è il padiglione del Libro (1991). In seguito ha acquisito altri spazi espositivi: Tese e Corderie dell’Arsenale, Magazzini del sale, antichi Granai alla Giudecca ecc. Dal 1980 l’architettura è presente in forma autonoma con la Mostra internazionale di architettura. Nel 2004 la Biennale di V. è stata costituita in fondazione.

Organizzato dall’Ente autonomo della Biennale di V. è anche il Festival internazionale del teatro di Venezia che deriva dalle manifestazioni teatrali che, sempre in seno alla Biennale d’arte, si svolsero a V. dal 1934 al 1941. Il primo festival ebbe luogo nel 1948 e si chiamò IX festival, per sottolineare la continuità con le manifestazioni precedenti; ai festival sono invitate compagnie italiane e straniere.

Laguna di VeneziaVasta zona umida compresa tra l’antica foce del Piave (ora occupata dal fiume Sile), a N, e la foce del Brenta, a S, che si estende parallelamente alla costa per circa 52 km, con una larghezza compresa tra gli 8 e i 14 km, per una superficie complessiva di 552 km2. La sua formazione è probabilmente da connettersi con la scarsa profondità marina in prossimità della costa, fatto che ha permesso il deposito dei sedimenti fluviali in scanni, successivamente evolutisi in lidi. L’effetto combinato di fenomeni di eustatismo e subsidenza ha permesso, successivamente, il completamento della caratteristica morfologia lagunare, che, nel caso specifico, appare profondamente modificata dall’intervento antropico. La sequenza dei cordoni litoranei (da nord a sud: Penisola del Cavallino, isole del Lido e di Pellestrina, Lido di Chioggia) è interrotta da tre `bocche di porto’ (rispettivamente del Lido, di Malamocco e di Chioggia), aperture che permettono l’ingressione della marea e, quindi, il ricambio e la riossigenazione delle acque interne lagunari. La morfologia di questo ambito è stata profondamente modificata dall’intervento dell’uomo, non solo con la progressiva colonizzazione, ma anche con l’approfondimento delle bocche di porto (per permettere l’accesso delle moderne grandi navi alle zone portuali di V. e Porto Marghera) e l’approntamento di difese a mare (come i murazzi ideati da V.M. Coronelli, realizzati a metà del 18° sec., e rifatti dopo la catastrofica alluvione del 4 novembre 1966). Il paesaggio delle acque interne non è caratterizzato solo dagli storici interventi sulle isole, ma soprattutto dall’azione di erosione/deposito che porta alla formazione di quelle che sono chiamate velme, vere e proprie isole di fango sommerse durante l’alta marea ed emerse durante la bassa. Le barene invece, pur avendo la stessa origine, si presentano colonizzate dalla vegetazione, che comincia a stabilizzare la massa fangosa.

Nel corso dei secoli, la Repubblica di V. compì grandiose opere idrauliche di diversione dei fiumi dal bacino scolante lagunare (quella del Brenta, per es., fu iniziata nel 13° sec., mentre quella del Piave risale al 17°), al fine di evitare l’interrimento e l’impaludamento dell’intero sistema. Anche sfruttando i paleoalvei fluviali, il flusso delle maree ha escavato i fondali della laguna viva (la parte dove intenso è l’effetto della marea, contrapposta alla laguna morta), costruendo la rete dei canali utilizzati per la navigazione interna a causa della loro maggiore profondità rispetto ai 50 cm del valore medio. Proprio le vie d’acqua ben rappresentano le contraddizioni del sistema lagunare. Se da una parte vi è la necessità di garantirne la profondità, al fine di permettere il necessario ricambio d’acqua (l’escavazione dei rii del centro storico di V. è stata ripresa nel 1995, dopo oltre 50 anni di abbandono), e l’accessibilità alle zone portuali, dall’altra proprio l’approfondimento dei canali è una fra le cause delle cosiddette acque alte (quella del 4 novembre 1966, giunse a quasi 2 m sul livello medio del mare, ma basta la metà per allagare le parti più basse della città). Questo effetto di sommersione di gran parte del centro abitato è causato sì da fenomeni naturali, quale la concomitanza dell’alta marea con lo spirare di vento di scirocco, ma anche da fenomeni di origine antropica, quali la subsidenza, legata all’emungimento delle falde sotterranee avvenuto in passato per scopi industriali, e la progressiva riduzione della superficie lagunare, dovuta soprattutto all’imbonimento per scopi produttivi. La risoluzione del problema delle acque alte è oggi affidata al progetto MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), un sistema integrato di opere di difesa costituito da schiere di paratie che chiudono le bocche della laguna quando è prevista una marea superiore ai 110 cm. I lavori di realizzazione, iniziati nel 2003, dovrebbero essere completati entro il 2012.

Provincia di Venezia(2466 km2 con 844.606 ab. nel 2008, ripartiti in 44 comuni; densità 342 ab./km2) Si configura come una stretta fascia occupante (a esclusione del delta del Po) tutta la costiera veneta. Alla base dell’attuale provincia è il Dogado (il territorio delle lagune storicamente sotto il dominio diretto della Serenissima), cui è stata annessa la Riviera del Brenta, quella del Miranese e altri territori nelle zone di San Donà di Piave e di Portogruaro. Da un punto di vista fisico, la provincia veneziana si presenta conformata dal tratto terminale dei fiumi Tagliamento, Livenza, Piave, Sile, Bacchiglione-Brenta e Adige. Infatti i terreni della provincia sono costituiti soprattutto dai loro depositi alluvionali, alternati a terreni di origine lagunare e palustre, con relitti di paleodune, testimonianza del progressivo avanzamento della linea di costa.

La popolazione provinciale è da tempo in diminuzione, anche se in misura assai meno pronunciata rispetto al capoluogo: oltre a quest’ultimo, alcuni fra i maggiori comuni del territorio (Chioggia, Caorle ecc.) hanno subito una contrazione, mentre le aree situate lungo le principali direttrici di comunicazione, in particolare verso Padova, Treviso e in direzione del confine friulano, hanno registrato incrementi demografici legati all’intensa diffusione di attività imprenditoriali e produttive. La struttura economica appare, nel suo complesso, piuttosto articolata. Diffuse sono la coltura del mais e le coltivazioni industriali (in particolare soia e barbabietole). L’area di Jesolo è specializzata nella frutticoltura (melo, pero, pesco), quella di Pramaggiore nella viticoltura DOC e quella di Chioggia nell’orticoltura. Altra attività tradizionale è rappresentata dall’itticoltura e dalla pesca, sia d’altura sia di valle, concentrata nei porti di Chioggia, V. e Caorle. Se si esclude l’area industriale di Porto Marghera, il tessuto produttivo della provincia è composto da imprese medio-piccole e da attività artigiane, la cui caratteristica fondamentale è la grande specializzazione e dispersione sul territorio. Tali imprese (spesso di importanza nazionale e internazionale) talvolta si organizzano in distretti industriali omogenei, come nel caso del vetro a V., delle calzature lungo la Riviera del Brenta, del mobilio nella sezione orientale. La grande maggioranza degli attivi opera nel terziario: attività direzionali, commercio, pubblica amministrazione rappresentano storicamente i settori di maggiore occupazione, cui va aggiunto quello importantissimo del turismo. Le risorse turistiche sono rappresentate dalle città d’arte (soprattutto V.) e dalle spiagge, articolate nel cordone litoraneo della laguna (Sottomarina, Pellestrina, Lido di V. e Cavallino, per un totale di circa 45 km di arenile) e nel sistema orientale (Lido di Jesolo, Eraclea, Caorle e Bibione, 47 km).

Per la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ➔ Venezia, Mostra internazionale d’arte cinematografica di

Categorie

Altri risultati per Venezia

  • Venezia
    Dizionario di Storia (2011)
    Città del Veneto, capoluogo della regione, posta al centro dell’omonima laguna. L’origine della città è collegata alle invasioni barbariche, che, fra il sec. 5° e il 7°, devastarono l’Italia settentrionale, e soprattutto alla pressione dei longobardi. Questi eventi intensificarono la migrazione di genti ...
  • Venezia
    Enciclopedia Italiana - VII Appendice (2007)
    Popolazione La città storica di Venezia sta assistendo a un progressivo decremento demografico in favore dei centri urbani situati sulla terraferma. La crescita della corona suburbana, comunque, risulta più lenta rispetto a quella delle altre province venete e ha guadagnato annualmente, a partire dalla ...
  • Venezia
    Enciclopedia dei ragazzi (2006)
    La città sull’acqua L’acqua è l’elemento dominante di Venezia, la città sulla laguna che ha sedotto generazioni di artisti e scrittori per il mirabile scenario dei suoi meravigliosi edifici, immortalati da grandi vedutisti come Giovanni Antonio Canal detto Canaletto, Bernardo Bellotto, Francesco ...
  • VENEZIA
    Federiciana (2005)
    L'età di Federico II coincide con anni di speciale vigore per Venezia. Gli elementi che la caratterizzano sono da tempo consolidati e la statualità veneziana procede nel segno di un forte pragmatismo e di un'empiria che orientano sia le scelte ideologiche che i comportamenti concreti. Siamo in una fase ...