AURIA, Vincenzo

AURIA, Vincenzo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 4 (1962)
di Roberto Zapperi

AURIA, Vincenzo. - Appartenente a una nobile famiglia che vantava una discendenza dai Doria di Genova, nacque a Palermo il 5 ag. 1625 da Federico e Cecilia Muta, parente del noto giurista Mario Muta. Rimasto giovanissimo orfano del padre, fu avviato agli studi dallo zio Giovanni Francesco.

Dopo avere compiuto un primo corso di studi, prevalentemente umanistico-letterari, presso il collegio palermitano dei gesuiti, affrontò, seguendo la traffizione famigliare, le discipline giuridiche senza trascurare però la sua originaria vocazione che continuò a coltivare sotto la guida del noto letterato palermitano Luigi Tantillo. Laureatosi in legge all'università di Catania (15 luglio 1652), esercitò la professione forense a Palermo con notevole successo. Nel 1679, avendo già al suo attivo parecchi lavori di varia erudizione, fu nominato, per intercessione del visitatore generale spagnolo Pedro Valero Diaz, archivista reale, incarico che gli permise di abbandonare la professione forense e di dedicarsi completamente agli studi storici e letterari fino alla morte, avvenuta a Palermo il 6 dic. 1710.

Fece parte di varie accademie, quella dei Riaccesi di Palermo, di cui fu per lungo tempo segretario e censore, degli Assodati di Marsala (1661), degli Spensierati di Rossano (1705) e dell'Arcadia di Roma (1705), e fu m relazione con alcuni dei più noti esponenti della cultura italiana del Seicento, dall'Allacci all'Ughelli, all'Aprosio e al Crescimbeni.

Animato da una coscienza accesamente regionalistica del passato e delle tradizioni siciliane, conformò tutta la sua opera di storico e di erudito alla mitologia politica del più angusto sicilianismo. Tutto proteso ad esaltare le glorie e i privilegi di Palermo, centro e cuore del Regno, difendendo l'ossequio ai gruppi baronali dominanti e la fedeltà al viceregno spagnolo, l'A. divenne ben presto il letterato ufficiale dell'ultiino periodo del viceregno spagnolo in Sicilia.

Scrisse moltissimo, ma la sua vasta e varia produzione non esce quasi mai dalla temperie culturale e morale dei suo tempo, dominata dal municipalismo e dal più gretto spirito controriformistico. Particolarmente indicative, in questo senso, le sue vite di santi siciliani (Vita della gloriosa s. Venera e Veneranda,Palermo 1661; Vita di S. Rosalia Vergine palermitana,Palermo 1669; Il beato Agostino Novello palermitano...Palermo 1710), che, per la loro scoperta tendenziosità, suscitarono acri ed interminabili polemiche, soprattutto con gli eruditi messinesi. Meno scopertamente tendenziose sono quelle opere cui l'A. pensava di legare più durevolmente la propria fama (Historia cronologica delli Signori Viceré...,commissionatagli dal viceré F. Bonadies nel 1687 e pubblicata a Palermo nel 1697; La Sicilia inventrice, ovvero le invenzioni notevoli nate in Sicilia,Palermo 1704). Al di là delle opere maggiori, il meglio dell'attività erudita dell'A. è da ricercare in qualche lavoro marginale di storia municipale, e soprattutto in quei Diari,pubblicati dal Di Marzo, che, nonostante la nota tendenziosità, qui però più contenuta, e certa farraginosa disorganicità della narrazione, rappresentano tuttavia una preziosa raccolta di notizie, accuratamente documentate e, talvolta, acutamente illummate.

L'A. svolse anche una vasta attività poetica e letteraria (Il Fillidoro, poesie, Palermo 1665; Canzoni siciliane; Canzoni siciliane burlesche; Canzoni siciliane sacre, in Muse Siciliane, Palermo 1662). Ma la sua poesia, dominata da quegli stessi motivi che alimentavano la sua opera di erudito (gare municipali, polemiche religiose, ecc.), si muove sempre nell'ambito degli schemi accademici del suo tempo. Fondamentalmente poeta d'occasione, riesce a trovare qual~he accento più sincero solo nelle poesie d'amore.

Bibl.: A. Mongitore, Vita di V.A., in G. M. Crescimbeni, Le Vite degli Arcadi illustri, III,Roma 1714, pp. 109-128; G. Di Marzo, Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, III, Palermo 1869, pp. I-XIX(i Diari sono compresi nei volumi I, III, V, VI, Palermo 1869-70); S. Piccitto, La lirica siciliana nel Seicento, Ragusa 1904,pp. 103-113; F. De Stefano, Storia della Sicilia,Bari 1948, pp. 203 s.

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