Scamòzzi ‹-zzi›, Vincenzo

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Scamòzzi-zzi›, Vincenzo. - Architetto e trattatista (Vicenza 1548 o 1552 - Venezia 1616), tra i maggiori esponenti dell'architettura veneta. Ricevette una prima educazione dal padre, l'architetto-carpentiere Giandomenico (1526 circa - 1582), noto soprattutto come assiduo studioso dell'opera teorica di S. Serlio, di cui preparò anche un compendio pubblicato postumo col decisivo contributo del figlio Vincenzo (1584). Sebbene venga ricordato essenzialmente come autore di un ambizioso trattato in sei volumi (Dell'idea dell'architettura universale, iniziato nel 1591 e pubblicato a Venezia nel 1615), S. si impone, tra i teorici del sec. 16º, anche per aver realizzato un cospicuo numero di architetture. Contemporaneamente alle sue prime esperienze costruttive (palazzo Godi a Vicenza, 1569, rimaneggiato; villa Verlato a Villaverla, 1574; villa detta Rocca Pisana a Lonigo, 1576; palazzo Trissino, oggi Trissino-Trento, a Vicenza, 1577-79), S. avviava la sua costante produzione teorica pubblicando il Trattatello sulla prospettiva (1576) e i Discorsi sopra le antichità di Roma (commento a 40 disegni di B. Pittoni, 1582). I ripetuti viaggi a Roma (1578-81, 1585-86, 1598, dove ebbe modo di studiare e rilevare le architetture antiche) e gli stimoli ricevuti dalle opere di A. Palladio, M. Sanmicheli, J. Sansovino, o dai suoi committenti veneziani (M. Barbaro e Jacopo Contarini), contribuiranno alla configurazione della sua originale architettura basata su sperimentali accostamenti degli elementi del linguaggio classico, tendenti a una sorta di eclettismo fondato su principî metodologici scientifico-razionali che attiveranno anche l'interessamento di architetti anglosassoni, quali I. Jones. Attivo anche a Venezia fin dagli anni Settanta, oltre a varî progetti (due per il ponte di Rialto) e interventi nel complesso di S. Niccolò dei Tolentini (1590-95), nella chiesa di S. Trovaso (1609) o in S. Giacomo di Rialto (altare della Scuola degli orefici, 1601-06) costruì, a completamento della libreria sansoviniana di S. Marco, le Procuratie Nuove (1581-98, fino alla decima arcata, completate da B. Longhena nel 1663) e il palazzo Contarini a S. Trovaso (1609-16). Nei primi anni del Seicento viaggiò presso le principali corti d'Europa: fu chiamato a redigere progetti per la cattedrale e per il palazzo vescovile di Salisburgo (1604-07 e 1611-12). Tra le sue numerose opere, di cui molte alterate o distrutte, si ricordano inoltre quelle vicentine (completamento della scena del teatro Olimpico di Palladio, 1584; palazzo Trissino al Corso, odierno municipio, 1592-1616), cui si aggiungono il teatro di Sabbioneta (1588-90, di cui restano facciata e gradinata con loggia) e varî completamenti o progetti di ville (villa Girolamo Cornaro a Piombino Dese, 1591-95; villa Duodo e cappella di S. Giorgio a Monselice, 1591-97; villa Godi a Sarmego, 1597-98; ecc.).

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