di Alessandro Niccoli
volta. - Lo spettro di azione di questo sostantivo, documentato da oltre 180 occorrenze, è riconducibile a due significati fondamentali; in appena 14 esempi, tutti appartenenti alle Rime e alla Commedia, il suo uso si collega in senso proprio o estensivo all'atto del voltare o del voltarsi; in tutti gli altri casi, distribuiti in misura abbastanza uniforme in tutte le opere meno che nel Detto, esso indica il ripetersi anche non periodico di un fatto e contribuisce alla formazione di locuzioni avverbiali o congiuntivali riconducibili a questo valore.
1. È riferito al volgersi di uno strumento che gira su sé stesso, in Pd V 56 Ma non trasmuti carco a la sua spalla / per suo arbitrio alcun, sanza la volta / e de la chiave bianca e de la gialla, cioè, fuor di metafora, nessuno muti l'oggetto del suo voto senza esserne stato liberato dalla Chiesa, rappresentata nella sua autorità dalle chiavi d'argento e d'oro che girano nella serratura.
Abbastanza frequente è l'espressione ‛ dar v. ', con varie accezioni: " rigirarsi ", " cambiar posizione ": Pg VI 151 quella inferma / che non può trovar posa in su le piume / ... con dar volta suo dolore scherma; " tornare indietro ": V 41 giunti là, con li altri a noi dier volta, " si voltarono " correndo nella nostra direzione; e così in VIII 107 (con lo stesso senso, in If IX 2 tornare in volta); " muoversi ", " spostarsi ": If XXX 94 " Qui li trovai - e poi volta non dierno - ", / rispuose, " quando piovvi in questo greppo... " (così Mastro Adamo indica a D. la moglie di Putifarre e Sinone, suoi compagni di pena resi immobili dalla febbre); " svoltare ", " volgersi in una direzione diversa da quella fino allora seguita ": XXI 136 Per l'argine sinistro volta dienno; Pg XXIV 140; anche di cose: XXIX 11 Non eran cento tra ‛ suoi passi e ' miei, quando le ripe igualmente dier volta, " mutarono direzione ". Meno comune è la locuzione ‛ dar la v. ', documentata anche nel Pucci, nel Passavanti e nel Sacchetti (cfr. Tommaseo, Dizionario) e ricorrente in D., con il significato di " allontanarsi ", in Rime LXVII 21 li occhi... / de la bella donna... / con le insegne d'Amor dieder la volta, fuor di metafora " cessarono le apparenti dimostrazioni amorose " (Contini).
Gli esempi di uso estensivo sono due. In Rime C 38 li dolzi pensier non mi son tolti / né mi son dati per volta di tempo, è da intendersi " per variar di stagioni " (con implicito riferimento al fatto che le stagioni sono un effetto del moto circolare dei cieli; cfr. Pd X 16-21). Il significato del vocabolo in Pg VI 3 (Quando si parte il gioco de la zara, / colui che perde si rimane dolente, / ripetendo le volte, e tristo impara) è così chiarito dal Serravalle: " Quando in ludo taxillorum sunt tres taxilli, numerus punctorum vocatur volta "; il traslato appare però più chiaro se si riflette che il giocatore, per far cadere i dadi sul tavoliere, deve ‛ voltare ' il bossolo che li contiene, il che suggerisce di dare a v. l'accezione di " mandate ", " gettate ".
Per v. come termine tecnico, vedi la voce seguente.
2. In quanto dotati di un moto circolare e uniforme intorno alla Terra, i cieli sono ‛ volte ', corpi ruotanti, come in altri passi sono detti ‛ giri ' o ‛ volumi ': Pd XXVIII 50 nel mondo sensibile si puote veder le volte tanto più divine, quant'elle son dal centro più remote. E così in Pg XXVIII 104 in circuito tutto quanto / l'aere si volge con la prima volta, dove per quasi tutti i commentatori la prima volta è il Primo Mobile, dal cui moto rapidissimo dipendono quello degli altri cieli e delle sfere elementari sottostanti al cielo della Luna, e solo alcuni intendono la sfera del fuoco o il cielo della Luna.
3. Quando v. indica la ripetizione di un fatto, è spesso determinato da un numerale: Pg XXIII 70 E non pur una volta, questo spazzo / girando, si rinfresca nostra pena. E così due volte (Pg XXVI 52, XXXIII 57; Cv III V 19 due volte l'anno); tre volte (If XXVI 139, Pg II 80, IX 111, XXX 12, Pd X 77, XIV 31, XXIV 152); cinque volte (If XXVI 130); sette volte (Pg VIII 134); otto volte (If XXVII 125); cinquanta volte (X 79); con valore approssimativo: Pg VII 2 tre e quattro volte; If VIII 98 più di sette / volte; Pd IV 8 mille volte; Fiore CCXXXI 10 mille e mille volte. Con un aggettivo numerale ordinale: CCXXIX 14 La prima volta.
Con l'aggiunta di altra determinazione quantitativa: nulla volta (Vn II 9); molte volte (II 8 [due volte]; XI 3 e 4, XVI 2, XXVIII 3, XXXVI 2, XXXVII 1, XXXVIII 1 [due volte], XXXIX 3 [due volte], XL 7; Cv I III 4, XI 8, II IX 5, XIII 21, III IX 13, X 9, IV V 1, VIII 6, IX 13, XIII 13, XIV 12, XXII 11; If IV 147, Pg IV 19, XII 19, Pd XVI 71; Fiore IV 12, CXX 11, CXXXVII 13, CLIV 1, CXCVI 12); per molte volte (XCIX 12, CXLIV 4, CXLVI 13, CXLVII 9, CLXXIX 14, CCV 13); per volte mante (CXXXI 13); più volte (Vn XXXVII 2, XXXVIII 4; Rime XCIX 7, CXIV 5; Cv II XIV 1, IV II 8, V 17, XI 8, 9 e 10, XV 3; If I 36 i' fui per ritornar più volte volto, IX 96, XII 43, XXVIII 3, Pg II 96, XXII 28, Pd IV 90, XIII 118, XXIV 144; Fiore LXI 4); le più volte (Cv I II 6); per più volte (Fiore CCXXX 1); rade volte (Cv I V 5, II XI 3 [due volte], IV XI 11 [due volte]; Pg VII 121, Pd I 28); spesse volte (Vn V 1, XVI 3, XXXIX 9 7; Rime dubbie XXX 22; Cv II VII 5 e 6, III VIII 9, IV V 1, VIII 6, IX 12, XIV 9; If XXV 27, XXXIII 125, Pg XXXIII 125). Vadano qui anche Pg VI 145 quante volte, del tempo che rimembre, / legge, moneta, officio e costume hai tu mutato; Cv IV VI 20 annumerate quante volte lo die questo fine... v'è additato; XXVII 11 pietà mi stringe... qual volta leggo, qual volta scrivo cosa che....
Quando è determinato da ‛ altro ', si riferisce a un fatto accaduto precedentemente, che non sempre si suppone possa ripetersi: If XXI 63 altra volta fui a tal baratta (e qui Virgilio vuoi dar rilievo che ora si trova ad affrontare una difficoltà pari a quella da lui già superata in passato); Fiore LXV 11 altra volta n'è stata beffata (e spera di non esserlo più); e così, a seconda del contesto, con l'una o l'altra sfumatura, in Cv IV II 4; If XVII 94; e anche Fiore CCIII 10 a l'altra volta, CCXXVII 12 Per altre volte. La stessa espressione può essere usata con riferimento a cosa che si attende, che si desidera: Pg II 91 Per tornar altra volta / là dov'io son, fo io questo vïaggio, e XXXI 44; anche a proposito di avvenimento futuro che si teme possa accadere: XX 88 Veggiolo un'altra volta esser deriso; Rime CIII 51. Al plurale, in senso indeterminato, con riferimento a vicende sia trascorse che future: If XVI 79 Se l'altre volte sì poco ti costa / .... il satisfare altrui, felice te. E vada qui anche VIII 20 " Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a voto ", disse lo mio signore, " a questa volta... ".
Nella maggior parte degli esempi ‛ alcuna v. ' ricorre con l'accezione di " talora ", " di tanto in tanto ", con riferimento a fatti che possono ripetersi o no: If XVI 107 con essa pensai alcuna volta / prender la lonza; XX 129, Vn XXXI 12 41, Rime LXVII 17, Cv II IX 6, IV XXVII 9; Pg XXXII 153 basciavansi insieme alcuna volta; Fiore LXXXVIII 5. In correlazione con ‛ altra (v.) ' , in Cv III IX 5 alcuna volta, la veritade si discorda da l'apparenza, e, altra, per diverso rispetto si puote tra[nsmu]tare (un altro esempio nello stesso paragrafo). Cfr. TALVOLTA. Può indicare anche fatto che si ripete frequentemente: Pg XXIV 65 gli augei... / alcuna volta in aere fanno schiera, e 94, Pd XVIII 22. In un esempio, per indicare una vicenda che accadrà: Vn XXIII 3 convene che... Beatrice alcuna volta [" un giorno o l'altro "] si muoia.
Preceduto da un numerale, v. consente di esprimere il rapporto fra due lunghezze: Cv IV VIII 7 lo diametro del corpo del sole è cinque volte quanto quello de la terra, e anche una mezza volta; Pg X 24 Da la sua sponda... / al piè de l'alta ripa... / misurrebbe in tre volte un corpo umano; e così in Cv II VI 10 (seconda occorrenza). In altri casi i riferimenti impliciti nel sintagma sono di altra natura; così, per dire che Beatrice era morta nel 1290, D. usa la perifrasi ella si partio in quello anno... in cui lo perfetto numero [cioè il 10] nove volte era compiuto in quello centinaio nel quale in questo mondo ella fue posta (Vn XXIX 1); il nobile castello del Limbo sette volte [è] cerchiato d'alte mura (If IV 107); nel cielo di Giove le anime si dispongono in modo da formare, lettera per lettera, la frase diligite iustitiam qui iudicatis terram: Mostrarsi dunque in cinque volte sette / vocali e consonanti (Pd XVIII 88).
Gli esempi di locuzioni congiuntive non sono molto numerosi: Vn III 2 quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire a li miei orecchi, e Pd XVI 144; Cv III III 7 tutte volte che lo gigante era stanco, e Vn XII 8 (tutte le volte); Rime XCI 71 Io non la vidi tante volte ancora / ch'io non trovasse in lei nuova bellezza; If V 11 cignesi con la coda tante volte / quantunque gradi vuol che giù sia messa; Rime dubbie III 5 10 ciò face Amor qual volta mi rammenta / la dolce mano, e Cv II VI 10 (prima occorrenza), IV XXVII 11 (due volte); Vn XXXIII 5 1 Quantunque volte, lasso !, mi rimembra (anticipato al § 4).
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Athos (gr. ῎Αϑως) Rilievo (2033 m) con il quale culmina la catena che traversa la penisola di Hàgion Oros (il più orientale dei tre prolungamenti della Calcidica, nella Grecia settentrionale). La parte terminale della