DISNEY, Walt

DISNEY, Walt

Enciclopedia del Cinema (2003)
di Gianni Rondolino

Disney, Walt (propr. Walter Elias)

Regista statunitense del cinema d'animazione, cartoonist e produttore, nato a Chicago il 5 dicembre 1901 e morto a Burbank (California) il 15 dicembre 1966. Figura centrale del cinema d'animazione americano a partire dagli anni Trenta, creatore di personaggi famosi in tutto il mondo, da Mickey Mouse (Topolino) a Donald Duck (Paperino), ha costituito, nel bene e nel male, il punto di riferimento artistico e produttivo dei disegni animati di largo consumo. Al suo modello si è infatti ispirata, sul piano contenutistico e formale, la maggior parte degli artisti e dei produttori di film d'animazione americani, europei ed extraeuropei. Egli ha inoltre creato, attorno alla sua casa di produzione cinematografica, una serie di iniziative commerciali di grande successo, dai fumetti ai giocattoli e all'oggettistica, rivolte essenzialmente all'infanzia e alla gioventù. I film da lui prodotti hanno ricevuto venticinque Oscar e decine di nominations.

Figlio di un canadese di ascendenza irlandese e di una insegnante dell'Ohio di origine tedesca, D. passò l'infanzia in campagna e l'adolescenza a Kansas City. Nel 1918 si arruolò come volontario e, trasferito in Francia al termine della Prima guerra mondiale, cominciò ad affermarsi nell'esercito come disegnatore e caricaturista. Tornato in patria, insieme a Ub Iwkers lavorò presso la Kansas City Film Advertising Company, che produceva annunci pubblicitari a disegni animati. Nel 1922 fondò la Laugh-o'-Gram Films, iniziando una produzione di film d'animazione, fra cui Alice in Cartoonland, il primo di una serie che sarebbe stata distribuita in seguito con buon successo; ma nel 1923 l'azienda fallì. Trasferitosi a Hollywood, fondò con il fratello Roy, al suo fianco sino alla fine, la Walt Disney Productions, e produsse la serie di Alice, di cui realizzò una cinquantina di episodi fra il 1923 e il 1927. In questi film, che narrano le avventure di una bimba, la tecnica dell'animazione è unita alle riprese 'dal vero' (Alice è interpretata da Virginia Davis), con risultati spettacolari e certamente accattivanti per un pubblico infantile, ma spesso privi di forza poetica. Nel 1927 cominciò una nuova serie, tutta a disegni animati, Oswald the lucky rabbit, creando un personaggio di successo: i film furono distribuiti dalla Universal Pictures, che in seguito ne sottrasse a D. i diritti e continuò la produzione della serie affidandola a Walter Lantz. Con l'aiuto di Iwkers, D. diede quindi vita a un nuovo personaggio, Mickey Mouse, che comparve la prima volta (con il nome di Mortimer) in Plane crazy (1928) per affermarsi, alla fine di quello stesso anno, con Steamboat Willie e Gallopin' Gaucho, come il nuovo eroe dei disegni animati. Alla serie di Mickey Mouse, che proseguì nei decenni successivi, si aggiunsero altri personaggi, Pluto nel 1930, Donald Duck nel 1931, Goofy (Pippo) nel 1932, e altre serie imperniate su di essi. Contemporaneamente D. produceva la serie delle Silly symphonies (1929-1939), film più liberi e sperimentali, non legati a determinati personaggi, attingendo alla favolistica mondiale e ad altri soggetti 'poetici', con altrettanto successo di critica e di pubblico; per uno di essi, Flowers and trees (1932), il primo cartone animato a colori, ricevette il primo dei suoi molti Oscar. Questo filone fu sviluppato in seguito nei lungometraggi, a partire da Snow White and the seven dwarfs (1937; Biancaneve e i sette nani) diretto da David Hand, che costituì per la Disney una vera e propria svolta produttiva. In quegli anni D., abbandonato il lavoro di disegnatore e creatore di personaggi, si circondò di un'équipe di disegnatori, animatori, sceneggiatori e registi di notevole talento, occupandosi soprattutto di coordinare il loro lavoro e di soprintenderne i risultati. Da allora la Disney alternò cortometraggi e lungometraggi, ampliando ulteriormente il proprio pubblico e potenziando le strutture tecnico-produttive, e durante la Seconda guerra mondiale contribuì alla propaganda bellica con alcuni cortometraggi d'animazione. Ma il successo di Biancaneve spinse D. a dedicarsi con maggiore impegno alla favolistica e al cinema per l'infanzia: nacquero in questo modo Pinocchio (1940) di Ben Sharpsteen e Hamilton Luske, Dumbo (1941) di Sharpsteen, Bambi (1942) di Hand, Cinderella (1950; Cenerentola), Alice in Wonderland (1951; Alice nel Paese delle meraviglie), Peter Pan (1953; Le avventure di Peter Pan), Lady and the tramp (1955; Lilli e il vagabondo), tutti di Wilfred Jackson, Clyde Geronimi e Luske, Sleeping beauty (1959; La bella addormentata nel bosco) di Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, One hundred and one dalmatians (1961; La carica dei 101) di Reitherman, Luske e Geronimi, The sword in the stone (1963; La spada nella roccia) di Reitherman, che furono, qual più qual meno, film di buon livello spettacolare, nonostante certe cadute di gusto e non pochi stereotipi narrativi e figurativi. A questa produzione si affiancò, dalla fine degli anni Quaranta, quella, non meno ampia, dei documentari sulla natura ‒ da Seal island (1948; L'isola delle foche) a Beaver valley (1950; La valle dei castori) sino a The living desert (1953; Deserto che vive) e The vanishing prairie (1954; La grande prateria), tutti di James Algar ‒ e pochi anni dopo quella dei film a soggetto non d'animazione ‒ da Treasure island (1950; L'isola del tesoro) di Byron Haskin, a 20,000 leagues under the sea (1954; 20.000 leghe sotto i mari) di Richard Fleischer, a In search of the castaways (1962; I figli del capitano Grant) di Robert Stevenson, a The ugly dachshund (1966; Quattro bassotti per un danese) di Norman Tokar e moltissimi altri, per un totale di circa 150 film. Una produzione decisamente commerciale, che non trascurò tuttavia film per molti versi sperimentali sul piano tecnico e formale, con risultati interessanti sebbene non sempre convincenti, a cominciare da Fantasia (1940), composto da otto episodi che illustrano altrettanti brani musicali famosi (di J.S. Bach, P.I. Čajkovskij, M.P. Musorgskij, P. Dukas, I.F. Stravinskij, L. van Beethoven, A. Ponchielli, F. Schubert) supervisionati da Sharpsteen e diretti da Samuel Armstrong (Bach e Čajkovskij), Algar (Dukas), Bill Roberts e Paul Satterfield (Stravinskij), Luske, Jim Handley e Ford Beebe (Beethoven), Jackson (Musorgskij, Ponchielli e Schubert). In quest'ambito, con aspetti e contenuti diversi, possono essere compresi Saludos amigos (1943) supervisionato da Norman Ferguson e diretto da Luske, Roberts, Jack Kinney e Jackson, Make mine music (1946; Musica maestro!) di Kinney, Geronimi, Luske, Robert Cormack, Joshua Meador, Melody time (1948; Lo scrigno delle sette perle) di Geronimi, Jackson, Luske, Kinney, e anche una favola come Mary Poppins (1964) diretta da Stevenson.Questa linea produttiva fu seguita dalla Disney con altrettanto successo anche dopo la morte del fondatore, con The jungle book (1967; Il libro della giungla), The aristocats (1970; Gli aristogatti), Robin Hood (1973), tutti diretti da Reitherman, e molti altri, sino a Beauty and the beast (1991; La bella e la bestia) di Gary Trousdale e Kirk Wise, Aladdin (1992) di John Musker e Ron Clements, The lion king (1994; Il re leone) di Roger Allers e Rob Minkoff, e altri ancora, spesso realizzati con le nuove tecniche dell'animazione computerizzata. Basti pensare, da un lato, a Toy story (1995; Toy story ‒ Il mondo dei giocattoli) di John Lasseter, un film d'animazione tridimensionale realizzato con il computer, dall'altro al grottesco Who framed Roger Rabbit (1988; Chi ha incastrato Roger Rabbit) diretto da Robert Zemeckis, di tecnica mista, con attori e disegni animati. Anche nell'ambito del cinema dal vero, avventuroso e divertente, fu proseguita la produzione iniziata da D. con risultati di buon livello, da The love bug (1968; Un maggiolino tutto matto) di Stevenson, con la successiva serie delle avventure del 'maggiolino' Herbie, a Now you see him, now you don't (1972; Spruzza, sparisci e spara) di Robert Butler, a Tron (1982) di Steven Lisberger, Cheetah (1989; Un ghepardo per amico) di Jeff Blyth, a molti altri.

Non v'è dubbio che l'opera complessiva di D., con le ramificazioni nel campo dei fumetti, dei giocattoli, dei gadget sino ai parchi di attrazioni di Disneyland e di Disneyworld, si impone per la vastità dell'impresa, per il successo mondiale dei prodotti, per l'influenza che ebbe e continua ad avere sull'industria del divertimento (non solo per l'infanzia), e anche per il carattere che impresse al cinema d'animazione e al suo sviluppo tecnico. Va tuttavia sottolineato che proprio questa influenza massiccia e determinante produsse una limitazione delle potenzialità espressive e linguistiche dell'animazione, chiusa in un ambito particolare che gli impediva di sperimentare nuove forme. Infatti lo stile 'realistico' con il quale D. si accattivò la simpatia del grande pubblico, se da un lato rese il disegno animato più adulto, rivaleggiando con il cinema dal vero, dall'altro ne condizionò gli sviluppi estetici. Sicché, mentre sul piano della tecnica la produzione disneyana (anche dopo la sua morte) si andò affermando come la migliore in tutto il mondo, sul piano artistico e poetico parve chiusa in una formula stereotipata, con risultati sempre meno originali. Per questa ragione, negli Stati Uniti, negli anni Quaranta, avvenne la 'rivoluzione' antidisneyana della casa di produzione indipendente UPA (United Productions of America) di Stephen Bosustow, che era stato uno dei principali collaboratori di D., e dilagò la concorrenza della Warner Bros. e della Metro Goldwyn Mayer, con i film della cosiddetta scuola di Tex Avery. Di conseguenza, anche in Europa, si verificò l'affermazione di un cinema d'animazione anch'esso antidisneyano, più artigianale e legato alle poetiche dei singoli autori o alle radici culturali dei singoli Paesi. bibliografia

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