zaffiro

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zaffiro Minerale, varietà di corindone colorato in diverse tonalità di azzurro (indaco, di Prussia ecc.), gli esemplari a tinta uniforme e trasparenti sono usati come pietre preziose e la tinta più pregiata è quella che s’avvicina al fiordaliso.

Gli z. chiari vanno in commercio sotto il nome di z. di Ceylon e quelli di colore intenso con il nome di z. di Birmania. Le varietà che presentano fenomeni d’asterismo sono dette z. stellato o asteria, quelle con riflesso interno rettilineo o tondeggiante, z. occhio di gatto o girasole orientale. Gli z. cosiddetti orientali provengono dai giacimenti dello Sri Lanka, della Thailandia, del Myanmar, del Kashmir, del Madagascar, del Montana (USA) e dell’Australia. I giacimenti europei della regione delle sorgenti dell’Isère e del dipartimento dell’Alta Loira (Francia) oggi non hanno alcuna importanza industriale, in passato però gli z. francesi erano molto conosciuti in Italia.

Il termine z. è usato in Germania e nei paesi di lingua inglese per ogni varietà di corindone nobile, eccezione fatta per il rubino; perciò i nomi z. giallo, z. violetto, z. bianco sono adoperati rispettivamente invece di topazio orientale, ametista orientale e leucozaffiro. Sono diversi i minerali che, per il colore, vanno in gioielleria con il nome di z. con l’aggiunta di attributi diversi: z. d’acqua, z. del Brasile, z. falso, z. spinello sono rispettivamente le varietà azzurre di cordierite, topazio o tormalina, fluorite e spinello. Z. australiano o z. di Mogock, o z. d’oriente sono chiamati, rispettivamente, quelli blu con sfumature di diverso colore, blu assai luminoso e blu violetto. Z. di Francia, calcedonio di colore blu chiaro. Z. sintetici Sono z. (ricostituiti o artificiali) di dimensioni tali da poter essere usati facilmente come gemme; sono stati ottenuti con lo stesso processo di fabbricazione del rubino orientale (metodo Verneuil; rubino), ma usando come sostanza colorante, invece del cromo, una miscela di ossido ferroso-ferrico e di ossido di titanio.