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PUGLIESE DI NASCITA, SICILIANO D’AMORE, NAPOLETANO D’ADOZIONE

Domenico Modugno tra gli Italiani illustri della Treccani

«Quella delle sottaciute origini pugliesi del Modugno, che a lungo preferì farsi credere “siciliano” per meglio divulgare la sua immagine, fu una vexata quaestio destinata ad accompagnarlo nel corso degli anni. Sicché, alle rimostranze, talvolta anche accese, dei conterranei, il Modugno giustappose di fatto una “meridionalità” come categoria dello spirito, senza distinzioni, se – come diplomaticamente affermò più volte – si considerava pugliese di nascita, siciliano d’amore e napoletano d’adozione». Con queste parole si apre la biografia di Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994), curata da Riccardo D’Anna, presente nel 75° volume (MIRANDA – MONTANO) del Dizionario Biografico degli Italiani , recentemente pubblicato dall’ Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. E, sottolinea ancora l’autore della voce, fu Fulvio Calmieri, direttore dei programmi RAI, a suggerirgli di sfruttare la sua vena schietta e popolare e, soprattutto, di farsi credere siciliano per meglio veicolare la sua immagine all’estero, oltre che in Italia.  Diplomatosi nel 1952 presso il Centro sperimentale di cinematografia, Domenico Modugno cominciò a lavorare alla radio, imponendosi nel 1953 con la trasmissione Amuri amuri. La sua carriera artistica si è da sempre dipanata sul doppio binario della canzone e della recitazione. Fu, secondo D’Anna, il primo cantautore italiano a tutti gli effetti, sia in chiave folk sia nel percepire il polso della società contemporanea. Vincitore di quattro Festival della canzone italiana di Sanremo, fu autore di moltissime canzoni di successo, destinate a fare epoca e a scavare un solco nella storia della musica leggera italiana; ricordiamo, tra le tante, Vecchio frack (1955), Lazzarella (1957), Piove (1959), Addio addio (1962), Tu si’ ‘na cosa grande (1964), Dio, come ti amo (1966), Meraviglioso (1968), La lontananza (1970). Un discorso a parte merita Nel blu, dipinto di blu, con la quale Domenico Modugno vinse il Festival di Sanremo nel 1958 e grazie alla quale divenne uno degli Italiani più conosciuto e celebrato di sempre: Volare, come è universalmente nota, vendette 22 milioni di esemplari nei primi 12 mesi e praticamente altrettanto nei cinquant’anni successivi (negli Stati Uniti furono acquistate anche 60.000 copie al giorno). Questa canzone, che Modugno aveva scritto con Franco Migliacci ma che cantò solo per non aver trovato alcun cantante disposto a interpretarla, «segnò per l’Italia l’entrata nell’era moderna della musica leggera, divenne in breve compendio di un’epoca, cifra di un Paese in piena rinascita che si proietta in avanti, con la guerra alle spalle». Della sua attività di attore, oltre a una lunga serie di partecipazioni e comparsate a film di genere diverso (I pompieri di Viggiù, 1949; Filumena Marturano, 1951; Carica eroica, 1953; Giudizio universale, 1961), vanno ricordati i ruoli di mattatore in Rinaldo in campo del 1961 (primo esempio di moderna commedia musicale, capace di coniugare e alternare spunti narrativi e canori) e in Scaramouche del 1965.  La biografia dell’artista presente nel Biografico Treccani non trascura nemmeno l’impegno costante e non occasionale di Domenico Modugno in campo civile e sociale. È, ad esempio, il caso della canzone L’anniversario del 1974, composta in manifesto appoggio per il referendum sul divorzio e di cui versò i diritti d’autore ottenuti per contribuire alla causa. Colpito da ictus nel 1984 e costretto a una parziale immobilità, dall’esperienza della malattia nacque in lui la voglia di far confluire la consapevolezza acquisita in una forma di impegno in favore dei diritti dei malati e dei detenuti. Fu presidente del Partito radicale nel 1986 con Marco Pannella e Bruno Zevi, deputato nel 1987 e senatore nel 1990, anno in cui fu anche eletto consigliere comunale di Agrigento.

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